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Come favorire la rilevazione e analisi di near miss e infortuni?

Come favorire la rilevazione e analisi di near miss e infortuni?
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Infortuni sul lavoro

25/05/2021

Perché registrare e analizzare i near miss? Come farlo? Ci sono strumenti gratuiti per registrare e analizzare near miss, infortuni e non conformità? Ne parliamo con Michele Montresor, ATS della Val Padana.

Brescia, 25 Mag – Abbiamo ricordato più volte nei nostri articoli, recentemente anche attraverso un recente contributo dell’Ing. Catanoso, quanto i near miss, i mancati infortuni e tutte le non conformità rilevate rappresentino informazioni molto importanti per un’azienda.

Queste informazioni evidenziano segnali e criticità e sono - se rilevate, registrate e analizzate - una importante occasione, per un’organizzazione aziendale, di migliorare il proprio sistema prevenzionale.

 

Il problema è che questa rilevazione, questa analisi, benché utile e importante, raramente viene fatta. Perché? E quali strumenti potrebbero favorirla?

 

Per rispondere a queste semplici domande e continuando la nostra “attenzione” al tema - iniziata già nel 2015 con l’organizzazione del convegno “ Gli incidenti mancati e la consapevolezza del lavoratore” - abbiamo deciso di realizzare un’intervista per presentare uno strumento utile e gratuito per le aziende, il Progetto PRASSI (Procedura Aziendale Sbagliando S’Impara), che permette un’analisi degli incidenti, degli infortuni, dei near miss e delle criticità che vengono a crearsi successivamente ad un incidente.

 

Per conoscere questo progetto e le potenzialità relative alla rilevazione e analisi dei near miss abbiamo intervistato Michele Montresor ( ATS della Val Padana - Sede territoriale di Mantova - SPSAL - Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro).

 

 

È opportuno, per un’azienda, registrare e analizzare anche i near miss? E come si pone il vostro Servizio di Prevenzione, la vostra ATS riguardo al tema opportunità o eventuale obbligo?

Quali sono gli ostacoli più rilevanti alla registrazione dei near miss?

Quali sono le caratteristiche del progetto e del modello Sbagliando s’Impara?

Attraverso il progetto è possibile registrare tutti gli eventi avversi e gli infortuni, anche gravi e plurimi? Servono particolari competenze?

Ci sono sgravi sui costi della sicurezza per le aziende che aderiscono al Progetto?

Il Progetto Prassi è disponibile e gratuito per tutte le aziende? Come aderire al Progetto?

La normativa dovrebbe in futuro prevedere degli obblighi di registrazione e analisi dei near miss?

 

In conclusione di articolo/intervista riportiamo anche il testo di un protocollo territoriale (Mantova), firmato il 27 luglio 2020, che fa esplicito riferimento al Progetto Prassi.

 

L’intervistato, in risposta alle nostre domande, si sofferma su vari argomenti:


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Definizione e importanza dei near miss come indicatori di rischio

Prima di affrontare il Progetto PRASSI, riguardo alla gestione di tutti gli eventi avversi per un’efficace prevenzione nei luoghi di lavoro, cerchiamo di capire se e perché è opportuno, per un’azienda, registrare e analizzare non solo gli infortuni veri e propri, ma anche i near miss, gli eventi che non provocano infortuni ma hanno il potenziale per farlo?

 

Michele Montresor: Mi scuso con i lettori ma prima mi sento in dovere di fare una precisazione terminologica. Parlare di near miss mi mette un attimo in difficoltà perché mi sono reso conto di recente che anche tra gli addetti ai lavori non sussiste un’univocità nella definizione di tale concetto di derivazione anglosassone dove lì è più facile comprenderne il significato (attribuzione di senso nel contesto organizzativo) data la natura della loro lingua maggiormente orientata al pragmatismo.

Qui “da noi” non è così e quindi vorrei chiarire ciò che io intendo per near miss; pena il contributo di tale intervento destinato all’aumento della confusione terminologica.

 

Partendo dalle definizioni ufficiali contenute nello standard della UNI ISO 45001:2018, l’incidente è definito come un evento derivante da un lavoro o che ha origine nel corso di un lavoro e che potrebbe causare o che causa lesioni e malattie. Un incidente in cui si verificano lesioni e malattie è talvolta definito "infortunio". Un incidente che non causa lesione o malattia ma con un potenziale per farlo può essere descritto come “mancato infortunio", "near-miss”, “near-hit” o “close call”. Quindi mi pare che “near miss” sia un “mancato infortunio” e non un “mancato incidente”. Ricordo poi che definire un evento per qualcosa che “non è” piuttosto che per qualcosa che “è” non aiuta a fare chiarezza ed eleva all’ennesima potenza le possibili definizioni.

Quindi, amante dell’italiano piuttosto che dell’inglese, preferirei parlare di INFORTUNI, INCIDENTI e NON CONFORMITÀ, associando quindi il termine “near miss” all’incidente. Fermo restando che nelle organizzazioni si possono dare, a tale concetto, altri significati maggiormente estensivi. Ed ora veniamo al quesito.

 

 

I near miss sono considerati dalla letteratura specializzata dei c.d. segnali deboli. In determinate situazioni tali segnali non sono nemmeno tanto deboli (leggasi l’ evento di una caduta di un grave di 42 ton. all’interno di un reparto di lavorazione) poiché l'origine dei near miss è la stessa degli infortuni veri e propri, con la sola differenza che nel primo caso, per una serie di circostanze favorevoli, la catena degli eventi si è interrotta. I near miss risultano pertanto importanti "indicatori di rischio" che hanno il vantaggio di non creare danni alle persone. Essi costituiscono quindi una forma di apprendimento organizzativo "a costo zero" che consente all’organizzazione di orientarsi al miglioramento delle condizioni di sicurezza oltre a creare le basi per la verifica del processo di valutazione dei rischi.

 

Infatti “chi” meglio di un near miss o di una non conformità è in grado di evidenziare eventuali falle nel sistema di gestione della sicurezza aziendale? Quale indicatore interno e non decontestualizzato. Ultimo, ma non ultimo, lo sconto premiale derivante dall’OT23 punto E17 (50% del punteggio).

 

Obblighi, opportunità e ostacoli alla registrazione dei near miss

Il nostro giornale si è spesso interessato al tema dei near miss anche in relazione al dibattito relativo all’eventuale obbligo, ad esempio con riferimento alle aziende che applicano normative come la UNI ISO 45001, di registrazione dei near miss. Come si pone il vostro Servizio di Prevenzione, la vostra ATS riguardo al tema opportunità/obbligo? Ci sono dati o rilevazioni sulla quantità di aziende che registrano i near miss?

 

M.M.: La risposta a questa domanda non può che essere personale in quanto nel nostro Servizio PSAL dell’ATS Val Padana non si è mai affrontato il tema, sia dal punto di vista dell’obbligo, né tanto meno si sono eseguite rilevazioni sulle imprese che registrano e trattano i near miss.

Ritengo che non sussista un obbligo formale e dichiarato nel D.Lgs 81/08 di gestire i near miss almeno non come invece sussiste l’obbligo (penalmente sanzionato) di trattare gli infortuni significativi ai sensi dell’art. 29 comma 3 del suddetto D.Lgs. (anche questo scarsamente attuato dalle imprese), che, ricordo determina, se del caso, l’obbligo di aggiornare la valutazione dei rischi.

Se però riteniamo che un comportamento pericoloso (omesso uso D.P.I. laddove previsti e forniti) ovvero una situazione pericolosa (un martello posto in prossimità del bordo esterno di un piano di camminamento in quota) sia da considerare un “rischio”, ecco che ai sensi dell’art. 17 comma 1 lett. a) dell’81 (obbligo di valutare tutti i rischi), ciò che sembrerebbe uscire dalla porta, rientra dalla finestra. Non so se mi sono spiegato…

Sulla frequenza di registrazione dei near miss ritengo che questi siano ancor meno trattati dalle organizzazioni degli infortuni significativi, perdendo così importanti informazioni sulla sicurezza in azienda e, ricordo, su come vengono investiti i soldi su questo capitolo di spesa. Questo è il tema dell’efficacia dell’adozione delle misure preventive, ma credo di aver finito il budget di parole a disposizione…

 

Molti nostri lettori segnalano che nelle aziende ci sono diversi fattori che ostacolano la registrazione dei near miss. Quali sono a suo parere gli ostacoli più rilevanti?

 

M.M.: Primo tra tutti l’attribuzione di senso e di significato già espresso nella prima domanda. Poi (in ordine casuale):

  • percezione dell’Alta Direzione di un aggravio burocratico che possa determinare un rallentamento nella produzione;
  • mancato feed-back sulle segnalazioni da parte dei lavoratori;
  • scarsi incentivi (anche solo d’immagine) a chi effettua le segnalazioni anche se propone possibili soluzioni;
  • rischio di essere considerati come dei delatori nel caso in cui non siano in forma anonima (e comunque per piccole realtà facilmente individuabili);
  • difficoltà di compilazione del modulo di segnalazione, a volte troppo articolato oppure eccessivamente sintetico e quindi da interpretare;
  • presenza nelle organizzazioni di una diffusa blame culture vs just culture che invece rappresenta un conditio sine qua non per istituire un processo di segnalazione dei near miss;
  • mancata attribuzione di compiti e responsabilità nell’analisi e trattamento dei near miss accompagnata (sovente) da una scarsa o inesistente formazione del personale e dei preposti riguardo le modalità di segnalazione dei near miss;
  • timore di discriminazione in caso di coinvolgimento in un near miss;
  • le condizioni di insicurezza generale percepite dalle maestranze tali da considerare il rischio come parte integrante dell’attività lavorativa.

 

In via generale posso affermare che, prima di istituire procedure e moduli, anche digitalizzati, e incentivi occorre una forte convinzione dell’Alta Direzione che permei tutta l’organizzazione sull’opportunità di trattamento dei near miss e che si mettano in campo le NTS (Non Technical Skills) per accompagnare un complesso – ma proficuo - processo di coscientizzazione volto al riconoscimento, valutazione, segnalazione, trattamento, gestione dei near miss con le relative attività di feed back, individuazione delle azioni correttive, della loro attuazione e verifica nel tempo del livello di efficacia.

Se di processo si parla, che il processo sia completo, dall’inizio alla fine; se no, credo, meglio nemmeno cominciarlo.

 

Sbagliando s’impara, progetto PRASSI, caratteristiche e competenze

Alla base del Progetto PRASSI c’è il modello Sbagliando s’Impara. Quali sono gli obiettivi e le caratteristiche di questo modello? Cosa si intende per “gestione” degli eventi avversi?

M.M.: Prima di tutto preciso che il metodo Prassi è la sintesi ingegnerizzata di due differenti modelli:

  • il modello Sbagliando s’Impara che è a tutti gli effetti un RCA (Root Causes Analysis);
  • il modello di J.Reason (Swiss Cheese Model) nella parte relativa alle “azioni che violano la sicurezza”.

 

Il primo modello è di derivazione INAIL (inventato nel ’92 da operatori di sanità pubblica del Legnanese) e condiviso con le Parti Sociali nei primi anni 2000, mentre il secondo ha un respiro più internazionale.

Veniamo alle caratteristiche di Prassi che sono:

  • Adattamento a tutti i comparti produttivi;
  • Forte standardizzazione del processo di registrazione con il 90 % di registrazione con tabelle di input precostituite;
  • Possibilità di adattare molti input alla realtà aziendale intervenendo sulle tabelle precostituite;
  • Adattamento a tutte le dinamiche incidentali (anche di natura stradale);
  • Pieno rispetto degli obblighi di gestione dell’art. 29 comma 3 del D.Lgs 81/08;
  • Definisce statistiche precostituite ovvero a scelta dell’analista con produzione di uno specifico Report adatto per l’OT23;
  • Il software sarà in versione Open Source per il libero collegamento nelle piattaforme aziendali e si appoggia ad un portale dedicato alla materia della gestione e di approfondimento sui near miss;
  • Tassonomie, definizioni e procedure soddisfano i requisiti specifici delle norme di adozione volontaria (es. UNI ISO 45001:2018, SGSL per le PMI, UNI ISO 39001:2016, Linee Guida UNI INAIL SGSL).

 

Relativamente agli obiettivi questi sono principalmente di trattare gli infortuni, gli incidenti e le non conformità, con individuazione e gestione delle azioni correttive, determinando un risparmio di costi diretti ed indiretti (riduzione degli eventi avversi) per l’impresa che così può anche accedere ai vantaggi economici derivanti dall’applicazione del modello INAIL OT”23 e, quando sarà validata la Buona Prassi ex art. 2 comma 1 lett. v) del D,Lgs 81/08, pieno accesso al 100% del punteggio.

 

Per eventi avversi intendiamo tutti quegli eventi che possono creare criticità o problemi, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, alle imprese. Praticamente, riprendendo le definizioni poste in premessa, l’insieme degli infortuni, degli incidenti e delle non conformità. Per evitare di sembrare contraddittorio rispetto alla necessità di definire un evento per qualcosa che “è” e non per qualcosa che “non è”, il concetto di “non conformità” va declinato secondo le indicazioni della UNI ISO 45001:2018 che al punto 3.34 la definisce come “mancato soddisfacimento di un requisito” e per “requisito”: “esigenza o aspettativa che può essere esplicitata, generalmente implicita, oppure obbligatoria”. E così arriviamo alla definizione di tipo “positivo”.

 

Per fare un esempio che riporto spesso nei corsi di formazione, se un’impresa metalmeccanica ha in procedura (cioè nella valutazione dei Rischi) l’obbligo da parte dei lavoratori di indossare l’elmetto (esigenza o aspettativa obbligatoria), l’operaio che circola nei reparti produttivi con l’elmetto sotto al braccio, è una non conformità. Cioè ho definito un’esigenza (motivata e razionale), strutturato un sistema di osservazione, segnalazione e gestione (da qui il concetto di gestione degli eventi avversi) e con l’aiuto di 2 hg. di comunicazione efficace, 3 hg. di pazienza, 3 hg. di tempo e 1/5 Kg. di NTS ecco trovata la ricetta per 1,3 Kg, di felicità! Per confrontarsi con il lavoratore e (magari) scoprire che nel reparto c’è un caldo insopportabile ed i ventilatori sono rotti da 2 mesi, siamo a luglio e la manutenzione ha faccende più importanti di cui occuparsi. Potrei fare nomi e cognomi, ma non mi sembra il caso.

Ecco perché è importante (opportuno) istituire un sistema di gestione degli eventi avversi in un’organizzazione dove si pratica la just culture; per far sapere a chi decide (e paga) come lavorano le maestranze. Un vecchio studio di Yoshida (1989) affermava che solo il 4% dei problemi di un'azienda sono noti ai top manager. Per migliorare benessere e produzione.

 

Come è nato il Progetto PRASSI e il software correlato? È un software gratuito? Servono particolari competenze per utilizzarlo?

 

M.M.: L’idea di Prassi nasce nel 2007 durante la progettazione di un intervento pubblico dal titolo “Gli infortuni sul lavoro - i numeri per la prevenzione. Dai Flussi informativi alle strategie di prevenzione” che trattava, per la prima volta nella provincia mantovana, anche la rappresentazione dei fattori di rischio secondo il modello SSI; ma già i suoi ideatori (G.Pianosi e coll) avevano intuito la potenzialità della sua ingegnerizzazione mediante software dedicato. Poi con il D.Lgs 81/08, l’art. 29 comma 3 che ne sanciva l’obbligo da parte del d.d.l. (che fissava un obiettivo ma non la modalità operativa) e l’avvento del gestionale Mapi di Regione Lombardia nel 2016, abbiamo intuito che oramai i tempi erano maturi per la sua definizione e diffusione. Gratuita, ovviamente, in quanto la personale visione dell’attuazione dell’art. 10 del D.Lgs 81/08 (Informazione e assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) da parte delle istituzioni pubbliche di cui faccio parte, mi obbliga a fare tutto il possibile, f.s lo strumento sanzionatorio, per orientare le imprese all’attuazione di processi di facilitazione nel raggiungimento degli obiettivi prevenzionali dell’81. Il progetto è promosso e finanziato da alcuni stakeholders mantovani visibili all’interno del volantino promozionale ( scaricabile attraverso questo link).

 

Per le competenze necessarie al suo utilizzo, abbiamo cercato, con la redazione di un “corposo” manuale, di facilitare l’approccio ai neofiti della doppia modellistica che supporta Prassi e di rendere possibile l’uso del software a coloro che, esperti dei modelli RCA, possono utilizzarlo fin da subito. Abbiano infatti distribuito innumerevoli “i” (info) per ognuno degli input, siano essi descrittivi, menù a tendina o a spunta. Tali “aree di comunicazione”, oltre che spiegare l’obiettivo del dato da inserire, rimandano alla sessione specifica del manuale per un eventuale approfondimento. Inoltre c’è l’intenzione, se le finanze lo permetteranno, di produrre alcuni specifici tutorial sugli argomenti più “ostici” del metodo che dovessero risultare dalla fase di sperimentazione attualmente in corso. Uno in corso di realizzazione faciliterà l’utilizzo di “PrassiGraph”, un software nel software che serve per la costruzione dello schema grafico della dinamica infortunistica, altro punto di forza del modello Sbagliando s’impara.

 

Attraverso il software è possibile registrare tutti i near miss e gli infortuni, anche gravi e plurimi, che possono avvenire per qualunque dinamica incidentale ed in qualunque comparto?

 

M.M.: Esattamente. 20 anni di utilizzo del modello Sbagliando s’Impara (Infor.Mo di INAIL) hanno dimostrato che è possibile trattare tutti gli infortuni, anche gravi e plurimi, avvenuti per qualunque dinamica incidentale (anche l’annegamento ed il soffocamento) ed in qualunque comparto. Per i near miss l’adattamento al modello originario inizia solo dal 2018 con la Campagna “Impariamo dagli errori” di Brianzola memoria, come suggerito nella risposta “1” con il primo caso della Campagna da me scritto appositamente per testare la possibilità di gestione dei near miss con il modello Sbagliando s’Impara.

 

Adesione gratuita delle aziende, futuro del progetto e normativa

Attualmente il Progetto PRASSI è in fase sperimentale. È disponibile per tutte le aziende? Come aderire al Progetto?

 

M.M.: Sì, confermo che ora siamo alla fase sperimentale con arruolate circa 40 aziende e comunque il software è a disposizione di chiunque, previa registrazione sul sito https://www.sbagliandosimpara.eu/ . Ci raccomandiamo però di aderire in questa fase con una certa motivazione in quanto i dati raccolti al termine dello stress-test, successivamente alle opportune analisi statistiche che saranno pubblicato sul sito, serviranno per un eventuale aggiornamento del metodo.

 

Al progetto, che prevede 4 mesi di stress-test con risposta al questionario di gradimento accessibile dal sito (verrà caricato a breve), ci si può proporre, scrivendo a: info@sbagliandosimpara.eu . Curo personalmente l’arruolamento delle imprese a cui invierò la procedura di registrazione, ID e pw con altre indicazioni sulle modalità di partecipazione da parte delle imprese.

In fondo Prassi è destinato a loro (GRATIS) ed il contributo, anche critico, di imprese e consulenti è fondamentale. Anticipo che nell’area dedicata al Progetto verrà presto inserita una sessione dedicata ai Supporter, coloro i quali, partecipando allo stress-test, ne avranno permesso il miglioramento: in piccolo riconoscimento per un grande contributo.

 

Quali sono gli sviluppi futuri di PRASSI?

 

M.M.: Bhé, al momento ci vedo due prospettive di sviluppo del software; una relativa alla sua accessibilità/fruizione da parte delle imprese, ed una di natura preventiva:

  • Re-ingegnerizzare il software per realizzarne uno accessibile direttamente dal web (attualmente la versione è solo stand-alone) nel rispetto della privacy e quindi del GDPR, ma solo se riscuoterà un largo successo, dato che praticamente si tratterà di produrne uno nuovo. A cui si dovranno aggiungere i costi di manutenzione, aggiornamento e affitto dei server. Attualmente non si poteva fare diversamente, anche perché in questi anni, nel costante confronto con le imprese, consulenti e RSPP, ci è parso che il tessuto produttivo italiano potesse non sentirsi garantito nell’allocare dati sensibili all’interno di server gestiti da parti terze pur nel rispetto del trattamento dei dati personali. Le tecnologie oggi sono mature, ma forse noi non siamo ancora pronti ad utilizzarle con fiducia;

 

  • La seconda è una scommessa nata recentemente con il confronto con un RSPP di una multinazionale della metallurgia. Riuscire, sulla base dell’approccio della Safety I vs Safety II proposto da una decina d’anni da Erik Hollnagel, a costruire alcuni KPI (Key Performance Indicator) e poterli trattare con Prassi. Quindi, ancor prima di valutare infortuni, incidenti e N.C. (già queste ultime potrebbero essere dei KPI), porre in evidenza i risultati di analisi sul clima organizzativo o di soddisfazione lavorativa oppure i risultati dell’adozione del WHP (Workplace Health Promotion), solo per citarne alcuni. Altri potrebbero essere individuati nell’ambito degli interventi volti alla riduzione del tasso medio per prevenzione OT23 dell’INAIL, così da poter offrire ulteriori incentivi per il miglioramento della sicurezza nei luoghi di lavoro. Qui siamo nel campo della ricerca e a questi livelli si attuerebbe una prevenzione di tipo proattivo e non reattivo. Non sarà una cosa semplice. Ma sarà sicuramente entusiasmante se le imprese adotteranno Prassi in modo significativo.

 

Chiudiamo l’intervista tornando a parlare di near miss. Se la rilevazione di questi eventi avversi è importante per la prevenzione, non sarebbe utile, a suo parere, introdurre in futuro nella normativa un obbligo di registrazione e analisi?

 

M.M.: Si, forse. Mi verrebbe da consigliare, ovviamente, l’obbligo dell’utilizzo da parte delle imprese del metodo Prassi. Ma mi pare troppo sfacciato. Le perplessità che nutro, sull’attribuzione di senso e di significato, di cui ho già parlato in premessa, mi fa ritenere che l’approccio coercitivo, nel caso di specie, rischia di non dare i risultati attesi. Serve ancora molto investimento sul tema della cultura della sicurezza di cui offro una definizione che condivido pienamente:

 

La cultura della sicurezza di un’organizzazione è il prodotto dei valori, degli atteggiamenti, delle percezioni, delle competenze e dei modelli di comportamento individuali e di gruppo che determinano l’impegno, lo stile e la competenza della gestione della sicurezza di un’organizzazione. [Cox and Flin, 1998]

 

Per me, che giro nelle imprese da 36 anni, la definizione dei due autori (Cox, S. and Flin, R. – 1998 - Safety culture: Philosopher's stone or man of straw? Work and Stress, special issue on safety culture) mi appare di grande spessore e l’ho trovata concretamente applicata molto di rado nelle aziende.

 

Si possono fare però alcuni “Passi” istituzionali in quella direzione con la convinzione che si tratta di processi complessi e quindi a lungo termine che non si possono affrontare con la mera introduzione di un “Modulo dei near miss” quand’anche si chiamasse I.O. Near-Miss 27 rev^2:

 

  • Aggiornare il D.Lgs 81/08 all’art. 28 comma 2 lett. c) al primo cpv così: “…nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione e l’aggiornamento della stessa”. Così, richiamando il tema dell’aggiornamento (che potrebbe essere implicito e gli anglosassoni verosimilmente non ne avrebbero la necessità), si strizza l’occhio all’art. 29 comma 3 con conseguente obbligo (ora non dovuto, ma io credo imprescindibile) di definire nel DVR, ciò che nell’azienda è significativo è ciò che non lo è in tema di infortuni. Perché, giustamente, il legislatore ha lasciato il d.d.l. libero di assumere tale decisione; peccato che non lo faccia nessuno. Questo sarebbe un primo passo.
  • Estendere nel già citato art. 28, l’indicazione contenuta nel documento approvato dal D.M 30/11/2012 in materia di Procedure Standardizzate ove al passo 3 [1] si fa riferimento alla conoscenza delle dinamiche infortunistiche. Si creerebbe pertanto un processo virtuoso di raccolta, segnalazione e diffusione di cause e F.d.R. (Fattori di Rischio) connessi agli infortuni accaduti con un potenziale di utilizzo anche nella formazione. Ci sono ora disponibili nel web tre DB sul tema che però, a parte Infor.Mo dell’INAIL, si implementano su base volontaria da parte di alcuni operatori di sanità pubblica e, per la sola Campagna “Impariamo dagli errori” dell’ATS Brianza, anche dalle imprese per quanto riguarda gli incidenti.

 

Il link a Storie di infortunio - DORS

Il link a Impariamo dagli errori – ATS Brianza

 

Grazie e buon lavoro a tutti

 

 

Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto

 

 

Disclaimer: la responsabilità dei contenuti dell’articolo è unicamente dell’autore e non riflette necessariamente le opinioni dell’Organizzazione di appartenenza. Relativamente al finanziamento del progetto, si chiarisce che l’autore non percepisce alcun emolumento e l’attività connessa al progetto viene svolta a titolo gratuito.

 

 

Scarica il documento di riferimento:

CGIL CISL UIL API CNA ANMIL Mantova, “ Protocollo territoriale in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro” (formato, 1.5 MB)

 



[1] In assenza di indicazioni legislative specifiche sulle modalità di valutazione, mediante criteri basati sull’esperienza e conoscenza dell’azienda e, ove disponibili, sui dati desumibili da registro infortuni, indici infortunistici, dinamiche infortunistiche, … omissis.


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Rispondi Autore: Attilio Pagano - likes: 0
25/05/2021 (06:40:02)
Ottimi stimoli da Michele Montresor per riflettere sulla complessità della gestione dei near miss. Un ulteriore approfondimento è disponibile con la registrazione del webinar tenuto dallo stesso Michele Montresor per la presentazione del progetto PRASSI. Il link per il webinar è https://youtu.be/NFF-qX7leys.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/05/2021 (09:46:18)
Ottima iniziativa.
La vera sfida sarà diffonderlo tra le piccole imprese che, in Italia, sono il 98,4% del totale.

Infine una precisazione.
Diciamo che il metodo SSI (di cui non sono un sostenitore) è la riproposizione della ricerca pubblicata nel 1988 dalla dott.ssa Lucie Laflamme quando era alla Laval University del Quebec.
Oggi la Laflamme è "Head of the Department of Public Health Sciences" al Karolinska Institutet di Stoccolma.
Il dott. Pianosi, venutone a conoscenza quando era a Legnano nei primi anni '90, lo diffuse nel milanese e dintorni.
L'INAIL lo scoprì nel 2000 e chiese l'autorizzazione alla traduzione all'autrice e lo pubblicò sotto la supervisione di Pianosi e la traduzione dal francese del TdP Alessandro Muller della ASL di Firenze.
Quindi, oltre a dare merito a Pianosi e Muller per averlo diffuso in Italia, riconosciamo alla Laflamme il merito di averlo quantomeno originato.

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