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Pillole di sicurezza: coronavirus



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Raccomandazioni

Le raccomandazioni per ridurre l'esposizione e la trasmissione della possibile malattia sono analoghe a quelle previste per la sindrome influenzale:

 

  • lavarsi le mani, in assenza di acqua usare gel alcolici;
  • coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, usare il fazzoletto di carta e gettarlo nel cestino;
  • se possibile, rimanere in casa in presenza di malattie respiratorie febbrili, specialmente nella fase iniziale;
  • evitare di toccarsi occhi, naso o bocca; i virus possono diffondersi quando vengono toccate superfici contaminate.

 

I sintomi

I sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie.

Le informazioni attualmente disponibili suggeriscono che il virus possa causare sia una forma lieve, simil-influenzale, che una forma più grave di malattia come polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino morte.

 

In particolare si parla di caso sospetto se la persona ha sintomi respiratori gravi, febbre e tosse, e se nei 14 giorni prima della comparsa di tali sintomi è stato in una delle zone a rischio della Cina. Si considera caso sospetto anche chi è stato a contatto stretto con un caso probabile o confermato.

 

Per maggiori informazioni sulla definizione di caso sospetto, probabile, confermato, puoi consultare l’allegato 1 alla circolare ministeriale n. 2302 del 27 gennaio 2020.

 

A chi rivolgersi

In presenza di caso sospetto si consiglia di contattare il 118.

Per ogni utile informazione contattare il numero telefonico di pubblica utilità istituito da Ministero della Sanità 1500 attivo 24 ore su 24.

 

Maggiori informazioni sul Coronavirus

 

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Coronavirus: la prevenzione e la corretta igiene delle mani

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FAQ Coronavirus

 


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Rispondi Autore: Celso Vassalini - likes: 0
07/02/2020 (11:51:04)
Onore alla popolazione di Wuhan per il suo sacrificio.
Una quarantena di massa del genere, in tempi moderni, si era vista solo in Sierra Leone nel 2014, al culmine dell’epidemia di Ebola. Wuhan ha molti più abitanti dell’intera Sierra Leone, ed è gente abituata a muoversi freneticamente per le proprie attività. Circolano già dubbi su possibili violazioni dei diritti umani. Perché la quarantena, tecnicamente, si dovrebbe applicare a casi sospetti di infezione: qui è sospettata un’intera popolazione. Se la Cina agisce è criticata, se non agisce è sempre criticata.
"Eppure noi viviamo in un Paese in cui, in situazioni d'emergenza, sono state fatte cose straordinarie. L'Italia da questo punto di vista credo non abbia nulla da invidiare alla Cina. Si tratta di uno tra tanti dispositivi del potere Il made in Italy in fatto di misure sanitarie è un brand riconosciuto sin dal 1370. È a Venezia che nasce l’abitudine di bloccare per 40 giorni merci e persone sospetti di infezione, e da lì la parola «quarantena» e la pratica si diffonde ovunque ecc…
"L'ospedale di Wuhan", è "un'eccezione assoluta", anche per la sua vastità. "Stiamo parlando di un ospedale attrezzato di 25 mila metri quadri. Io una cosa così non l'ho mai sentita. È unica al mondo". E a stupore diretto, come non si possa stabilire facilmente in quanto tempo una struttura del genere sarebbe potuta essere realizzata nel nostro Paese. "Il nostro non è neanche un Paese che ha quella disponibilità di costi di forza-lavoro". Ma non per questo l'Italia ha dimostrato meno capacità. "Mi pare che quando le cose sono state fatte con velocità e attenzione, penso al caso dell'Expo di Milano, si sia dimostrato di saper fare cose eccezionali". "Io vedrei il lato positivo. È una dimostrazione di potere e di forza ed è molto bello che si parli della Cina per questo fatto oltre che per il virus.
Mentre tutti gli altri parlano, seminano ansie, psicosi, fake news, paura, razzismo, lui prende e va a trovare i bimbi cinesi dell’Esquilino per fargli sentire con la sua presenza che non sono soli, che lo Stato è qui, che questa è casa loro. Lo sguardo dolcissimo del Presidente, il sorriso contagioso dei bambini di ogni nazionalità, è davvero l’immagine simbolo dell’Italia per cui tutti i giorni combattiamo.
L’Italia del Presidente Sergio Mattarella. Un gigante.
Celso Vassalini volontario Vice Presidente AiFOS – Protezione Civile
Rispondi Autore: Celso Vassalinini - likes: 0
29/02/2020 (22:06:21)
Si alla prevenzione, non alla spettacolarizzazione.
Di nuovo, la politica dovrebbe fornire un esempio di maturità. Ogni passo, ogni frase, ogni parola, ogni immagine, ogni previsione in questi giorni dovrebbe essere pesata al grammo, diffusa dopo dieci verifiche, eventualmente taciuta se non si ha la ragionevole certezza che possa essere utile piuttosto che inutile se non dannosa. Al contrario, stiamo assistendo giorno dopo giorno a spettacoli di cui nessuno ha bisogno in questo momento se non, forse, l’egocentrismo di chi li porta su un palco tanto importante. Coronavirus, le mascherine in parlamento sono un indice dell'immaturità dei nostri politici. Che senso ha presentarsi con quelle protezioni, per giunta del tipo inutile, in aula? Nessuno, a parte continuare a diffondere ansie e fobie quando il paese ha bisogno di abbassare i toni. Mentre il mondo ha gli occhi puntati sull'Italia e sulla diffusione del Coronavirus, il governatore della Lombardia Attilio Fontana è in quarantena volontaria dopo che una sua stretta collaboratrice è risultata positiva al test. E, nonostante lui stesso risulti negativo, decide di annunciare le misure di isolamento a mezzo stampa, con tanto di mascherina. Avrebbe fatto meglio ad evitare. Primo, perché siamo certi che la telecamera non sia suscettibile al virus COVID-19. Secondo, perché quella foto - che oggi farà il giro del mondo, è un biglietto da visita che ispira paura. L'ultima cosa di cui la nostra Regione e il nostro Paese aveva bisogno. Si alla prevenzione, non alla spettacolarizzazione.
Celso Vassalini
Rispondi Autore: Celso Vassalini - likes: 0
29/04/2020 (20:19:56)
PRIMO MAGGIO 2020 – “al lavoro in Sicurezza: per Costruire il Futuro”
Il caso dell’attuale emergenza del Coronavirus SARS-CoV-2 ha evidenziato non solo quanto sia difficile la gestione del rischio biologico, ma anche quanto impreparati siano tutti i ruoli della sicurezza, formatori e consulenti inclusi, nell’affrontare l’emergenza ai rischi occupazionali correlati alle epidemie e pandemie e alla mancanza di formazione e informazione adeguati. Senza nessuna preparazione, e neanche con troppa consapevolezza e anche con probabile scivolosa sottovalutazione da parte dei nostri rappresentanti e da parte nostra. Non siamo stati in grado di implementare, e integrare, i sistemi di protezione e di sorveglianza. Questa pandemia è il risultato delle cose che facciamo, delle scelte che prendiamo. Ne siamo responsabili tutti. La storia ci ha catapultato in una di quelle sue fasi che potremmo chiamare di carattere costituente. Nei prossimi mesi si scriverà il tratto costituzionale della vera cultura “prevenzione lavoro”, a nuovi stili di vita non solo del nostro paese, ma anche dell’architettura complessiva delle cose e del mondo. L’intruso invisibile sorella morte cov-19, mostra oggi il pericolo di azzannarci, dimenticandoci stoltamente del destino delle donne e degli uomini che abitano la terra. Ora la drammaticità della storia ci chiede di essere all’altezza di questo nuovo destino: nella ferma certezza che proprio così, e solo così, onoreremo anche i nostri caduti al fronte e i nostri cari morti. A una nuova costituente prevenzione “Il lavoro in Sicurezza: per Costruire il Futuro”. Il Primo Maggio 2020 sottolineerà l’importanza crescente in questo momento storico di temi come lavoro, unità, partecipazione, futuro e servizio pubblico, acquisendo in queste speciali circostanze un significato ancora più simbolico e profondo. Un messaggio non prigioniero dell’attualità, bensì volto a disegnare i tratti del futuro prossimo con fiducia e consapevolezza, in cui è il lavoro che ricostruisce il Paese. La dignità al lavoro come la dignità del morire ai tempi del coronavirus. Il virus colpisce in modo indistinto. Potrebbe succedere anche a noi di ritrovarci in ospedale, da soli, senza la presenza di un familiare. Si pensa con spavento alla propria morte, ma ora appare ancora più terribile l’idea di doverla affrontare nella solitudine, senza la possibilità di congedarsi dai propri cari. Sappiamo che, da sempre, il reparto di terapia intensiva è luogo interdetto ai visitatori; e che nei momenti di epidemia, le cautele si fanno ancora più stringenti. Tuttavia, nel dibattito giuslavoristico-democratico che non dovrebbe venir meno anche in questi momenti di emergenza, vorrei richiamare l’attenzione sul venir meno del carattere umanizzante del morire, senza il quale si lascia la persona morente nella solitudine affettiva. Come il personale sanitario, con le dovute cautele, può avvicinarsi al morente, così, a mio giudizio, è necessario pensare di prevedere la presenza di un congiunto. Siamo alle prese con una delle più gravi crisi dell’economia di sempre, ma occorre comprendere da dove e come ripartire. E occorre comprendere che siamo entrati in una nuova normalità, in un’era di convivenza con questa sorella morte virus, e che dovremo attrezzarci con un profondo cambiamento negli stili di vita e nei modelli organizzativi di lavoro e produzione. Ma non fermarci. E che nelle prime righe di ogni Statuto di ogni piccola e grande azienda pubblica e privata dovremmo definirci una associazione basata su principi solidaristici e di aggregazione sociale. La festa di oggi, inoltre, si presenta come occasione per ribadire la centralità del lavoro nella vita della comunità, e per ogni piccola e grande azienda si arricchisce di un ulteriore valenza, se si pensa non solo in generale al lavoro, ma piuttosto, al “lavoro sicuro”. Un pensiero alla memoria storica delle nostre piccole e grandi città… Un proverbio africano recita: “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”. E’ vero, non è retorica, per me, ogni volta che sprofondo negli emozionanti racconti dei miei amici vecchietti, è come se leggessi un libro. Gli anziani sono quelli che ci portano la storia, che ci portano la dottrina, che ci portano la fede e ce la danno in eredità. Sono quelli che, come il buon vino invecchiato, hanno questa forza dentro per darci un’eredità nobile. Buon primo maggio nell’emergenza, insieme all’eccellenza sanitaria. Grazie. È per questa ragione che è indispensabile progettare un piano - chiaro nei suoi tempi e nelle sue possibili varianti - per tornare ad una normalità nuova (che non sarà quella di prima). Distanze di sicurezza, democrazia e partecipazione assicurata!
Dal primo maggio entro in quiescènza nel girone dantesco dei pensionati.
Celso Vassalini

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