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Molte preoccupazioni nei responsabili della sicurezza cittadina

Molte preoccupazioni nei responsabili della sicurezza cittadina
Adalberto Biasiotti
 Adalberto Biasiotti
 Security
31/08/2018: Riporto di seguito, con alcuni commenti, ciò che è accaduto nella città di Modena il 27 agosto 2018. La cronaca giornalistica mette in evidenza le gravi lacune formative, che sono presenti nella gestione della sicurezza dei cittadini.
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Alle ore 7:30 del 27 agosto 2018, un addetto alla nettezza urbana, che stava lavorando in Piazza Grande, a Modena, ha osservato uno strano oggetto, composto da alcune batterie ricaricabili, del tipo utilizzato in trapani portatili e simili, avvolte da filo elettrico.

 

 

 

Insospettito, ha raccolto l’oggetto e lo ha messo sul piccolo motocarro, dove erano stoccati gli strumenti per la pulizia delle vie cittadine. Successivamente si è portato nelle vicinanze del mercato pubblico cittadino del lunedì, a una distanza di circa 500 m, attraversando le principali vie cittadine, perché desiderava mostrare l’oggetto agli agenti della polizia locale, che sempre sono presenti durante le ore di mercato. Giunto sul posto, alle 10:00, ha chiamato in causa gli agenti, che hanno osservato l’oggetto sospetto e hanno ritenuto opportuno circondare il motocarro con il consueto nastro bianco e rosso. Successivamente, gli agenti hanno deciso di allargare il perimetro di sicurezza, bloccando il traffico sulla via dove si trovava il motocarro e facendo evacuare gli edifici contigui. Poco prima delle 16:00 è arrivata un’auto della polizia con gli artificieri, che giungevano da Bologna. Gli artificieri hanno rapidamente valutato l’oggetto sospetto e hanno dato il via libera alla ripresa della circolazione, in quanto l’oggetto è risultato innocuo.

 

L’allarme bomba, con conseguente blocco della circolazione, è terminato alle 16:00.

Vediamo quali lezioni si possono trarre da questa cronaca.

 

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La prima raccomandazione che si fa a chiunque osservi un oggetto, che si sospetti possa essere un ordigno, è quello di non toccarlo nella maniera più assoluta. L’operatore ecologico non avrebbe assolutamente dovuto raccogliere l’oggetto e soprattutto non trasportarlo per due ore e mezza lungo le vie cittadine. Approfittando del fatto che alle ore 7:30 Piazza Grande è pressoché deserta, egli avrebbe dovuto immediatamente allertare la polizia locale che, giunto sul posto, avrebbe potuto creare una area di sicurezza attorno all’oggetto sospetto. Per maggiore sicurezza, la polizia avrebbe dovuto coprire l’oggetto con le apposite coperte anche esplosione, che permettono di bloccare la proiezione di frammenti, in caso di esplosione, che rappresentano la causa più frequente di ferite per i passanti, non tenuti a debita distanza.

 

Non sono in grado di valutare se il tempo di arrivo sul posto degli artificieri è congruo con la situazione specifica, in quanto non sono in grado di sapere quando finalmente gli artificieri, a Bologna, sono stati allertati e ne è stato richiesto l’intervento. È comunque una situazione purtroppo normale che l’intervento degli artificieri possa essere ritardato in modo significativo, perché ve ne sono pochi e sono dislocati in maniera non equilibrata sul territorio regionale.

Alla luce di questa esperienza, tiriamo le somme ed offriamo qualche consiglio per il futuro.

 

Raccomando caldamente che tutti gli operatori ecologici vengano addestrati, al limite con la semplice consegna di un foglietto, sulle modalità di comportamento cui attenersi, quando individuino degli oggetti, che per una qualunque ragione possano essere considerati sospetti ed a rischio di esplosione.

 

Queste istruzioni prevedono che l’oggetto non venga assolutamente toccato o spostato, per nessuna ragione, che l’operatore inoltri subito una segnalazione al 112 od alla polizia locale e che infine egli abbia cura di tenere a distanza se stesso ed i passanti.

 

In parallelo, occorre istruire la polizia locale, o comunque le forze dell’ordine, ad intervenire attenendosi a appropriate procedure, tra le quali vi è la creazione di un’area di rispetto, più larga possibile, compatibilmente con la zona in cui ordigno è stato reperito, e l’utilizzo di coperte antiesplosione.

 

Chi scrive non ha inventato queste procedure, ma riporta semplicemente le procedure che sono normalmente utilizzate in varie parti del mondo e che vengono diligentemente insegnate, ad esempio, agli operatori addetti alla tutela del patrimonio culturale, nell’ambito di specifici corsi organizzati dall’Unesco in varie parti del mondo.

 

Adalberto Biasiotti



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Rispondi Autore: Andrea Decorato31/08/2018 (07:30:45)
Buongiorno, per fortuna non era veramente un ordigno pronto per scoppiare. Di sicuro, sarà stato gettato nel carro senza precauzione. Per fortuna, non è successo niente! Mi ricordo di un operaio che mentre livellava il terreno con il suo greder, la lama raccolse, in superficie, 4 bombe da mortaio, inesplose. L'operaio non si accorse di nulla e continuò il suo lavoro, accompagnando le bombe per tutta la lunghezza della strada che il greder doveva segnare. Mi ricordo anche di quell'operaio che con il martello pneumatico picchiò ripetute volte parte della bomba inesplosa da 3 quintali, si pensava fosse una grosso sasso sepolto sotto l'asfalto. Non è il caso di seminare la paura di ordigni inesplosi, ma è sempre utile osservare e raccomandare che chi ritrova ordigni inesplosi o che si assomiglino, sappia che il rischio che corre è elevatissimo. Lo stesso vale per gli artificieri. Campagne di informazione, formazione e addestramento sono di vitale importanza!

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