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Le nuove modalità di attacco agli ATM

Le nuove modalità di attacco agli ATM
Adalberto Biasiotti
 Adalberto Biasiotti
 Security
09/09/2019: Come tutti ben sappiamo, i malviventi studiano in continuazione nuove modalità di attacco ai beni, di cui si vogliono impossessarsi. Ecco una breve carrellata sulle nuove modalità di attacco ai bancomat.
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Negli ultimi tempi i mezzi di comunicazione di massa hanno dato ampio spazio agli attacchi perpetrati in danno degli ATM, in varie località dell’Emilia-Romagna. Sulla base di esperienze pregresse, questi attacchi spesso sono condotti da una banda organizzata, che ha messo a punto una nuova tecnica di attacco e la utilizza su larga scala.

 

Tanto per cominciare, è bene ricordare che gli attacchi agli ATM, soprattutto condotti sulla base di esplosione di gas, costituiscono ormai una parte ben nota dello scenario di attacco criminale.

Dopo i primi attacchi, molte aziende hanno messo a punto dei dispositivi di prevenzione di questo attacco, ad esempio installando all’interno della cassaforte dei sensori, che, in presenza di un gas esplosivo, aprono una valvola, che permette ad una bombola di insufflare aria compressa della cassaforte, espellendo il gas esplosivo.

 

 


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Altre tecniche che vengono correntemente utilizzate fanno riferimento a macchiatori, che si attivano quando i sensori rilevano la presenza di uno stato anomalo, ad esempio conseguente ad un’esplosione.

Negli ultimi tempi i malviventi hanno messo a punto una nuova tecnica di attacco, non già basata sul gas esplosivi, ma basata su esplosivi solidi.

Ecco come operano i malviventi.

Grazie ad una leva, essi forzano lo sportello di chiusura della fessura di erogazione delle banconote. È così possibile accedere ad un guida carrellata, sulla quale le banconote, estratte dalle cassette, poste all’interno della cassaforte, vengono trasportate in prossimità della fessura e messe a disposizione del cliente, che utilizza l’apparato.

Grazie alla leva sopra menzionata, i malviventi possono spingere la carica esplosiva fino all’interno della cassaforte, o comunque il più possibile all’interno del dispositivo.

 

Colgo l’occasione per ricordare che il dispositivo bancomat è composto da due parti:

  • una cassaforte, che contiene il contante,
  • una sovrastruttura, dove è incorporato in monitor e altri dispositivi, come ad esempio il lettore della tessera bancomat, nonché la tastiera per digitare le istruzioni alla macchina e la già menzionata fessura, attraverso la quale le banconote vengono messe a disposizione del cliente.

 

Mentre la struttura soprastante non ha specifiche caratteristiche di sicurezza, tutta la resistenza del dispositivo è affidata alla cassaforte, all’interno del quale sono conservati cassetti intercambiabili, che contengono le banconote, per solito da 20 e 50 €.

Quando i malviventi introducono l’esplosivo attraverso la fessura, esso può riuscire a entrare nella cassaforte vera e propria, oppure può fermarsi in prossimità della apertura, che mette in comunicazione la sovrastruttura con la cassaforte vera e propria.

 

A questo punto le conseguenze dell’esplosione sono assai diverse:

  • se l’esplosione è ben calibrata, è possibile far saltare via lo sportello della cassaforte ed a questo punto i malviventi possono entrare da una porta laterale all’interno dell’agenzia bancaria e possono prelevare i contanti, depositati nei cassetti;
  • se invece l’esplosivo non riesce a penetrare all’interno della cassaforte, oppure la cassaforte è sufficientemente resistente, si distrugge completamente la sovrastruttura, ma diventa molto difficile accedere all’interno della cassaforte.

 

Tralascio, a questo punto, considerazioni afferenti ai danni che vengono causati all’edificio, in cui si trova il distributore banconote. In qualche caso, quando la carica esplosiva è stata eccessiva, rispetto alle esigenze di apertura della cassaforte, è stata compromessa perfino la stabilità del piano sovrastante dell’edificio, con obbligo da parte degli occupanti di abbandonare l’appartamento, fino al termine delle operazioni di verifica della solidità della struttura.

 

Al proposito, vale la pena ricordare che spesso i danni accessori, rispetto al furto vero e proprio della contante, rappresentano un importo almeno 10 volte superiore.

 

Allego a questo articolo alcune fotografie, che mettono in evidenza come questo tipo di attacchi possa creare danni collaterali di elevato importo, soprattutto quando l’esplosione tale da svellere lo sportello della cassaforte, che può essere proiettato a distanza, creando gravi danni collaterali.

Per ogni fotografia offro una breve didascalia, che illustra modalità di attacco e le conseguenze specifiche.

 

in questa fotografia si può vedere il complesso costituito dalla cassaforte e dalla struttura soprastante.

In questo caso la cassaforte ha resistito, mentre la struttura soprastante è stata completamente distrutta. I malviventi non hanno potuto accedere ai contanti.

 

 

questo particolare mette in evidenza il rullo, attraverso il quale le banconote vengono portate alla fessura di erogazione.

 

 

in questo caso l’esplosione stata talmente potente da scardinare lo sportello della cassaforte, ma al contempo anche rendere irrecuperabili le banconote contenute nei cassetti.

In questo caso ricordo che la Banca d’Italia non accetta banconote non riconoscibili, seppure in parte, e quindi il danno per l’agenzia bancaria è simile a quello sopportato in caso di furto.

 

 

Adalberto Biasiotti

 


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