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Il funzionamento degli applicativi di riconoscimento facciale con le mascherine

Il funzionamento degli applicativi di riconoscimento facciale con le mascherine
Adalberto Biasiotti
 Adalberto Biasiotti
 Security
24/06/2020: La crescente diffusione delle mascherine, soprattutto in luoghi pubblici, ha messo in difficoltà numerosi applicativi di riconoscimento facciale, che non sono più in grado di svolgere la funzione originaria, salvo interventi correttivi e migliorativi.

Sono ormai numerose le aziende, in giro per il mondo, che avevano sviluppato applicativi di riconoscimento facciale e stanno adesso lavorando per migliorarli e metterli in grado di funzionare in maniera soddisfacente, anche quando il volto inquadrato è coperto da una mascherina.

 

Ad esempio, oggi il riconoscimento facciale viene utilizzato per lo sblocco di molti smartphone ed è evidente che l’utente deve togliere la mascherina, se vuole sbloccare il proprio apparecchio.

 

Ecco perché, ad esempio, una delle maggiori software house, con sede nel Regno Unito, ha annunziato a maggio di avere sviluppato un algoritmo “perioculare”, che permette di identificare il volto analizzando la distanza fra gli occhi e qualche altra caratteristica facciale, non coperta dalla mascherina.


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Un vantaggio aggiuntivo di questi applicativi evoluti sta nel fatto che possono essere utilizzati anche per riconoscere persone, che hanno il volto parzialmente mascherato da nyqab, se non proprio addirittura dal burka.

 

Un’altra azienda ha dichiarato di essere in grado di riconoscere un volto, anche mascherato, per applicazioni di controllo accesso ad un sito critico europeo.

 

La faccenda ha insospettito anche i difensori dei diritti civili, che ritengono che questi nuovi applicativi potrebbero essere utilizzati in modo non appropriato, applicandoli anche in assenza di esplicita approvazione da parte dell’interessato, sulla base del fatto che un interessato che porta una mascherina è un interessato che potrebbe avere problemi sanitari di varia natura. La mascherina infatti può essere indossata sia da soggetti non contagiati, sia da soggetti immuni che non desiderano contagiare altri.

 

Ancora una volta, il vero problema è trovare un punto di equilibrio fra la protezione della società civile e la protezione dei dati personali di un interessato.

 

Un ulteriore elemento che rende difficile il controllo di questi nuovi applicativi è legato al fatto che, ad esempio degli Stati Uniti, il national institute of Standard technology- NIST, che valida questi applicativi di riconoscimento facciale, sta lavorando a ritmo ridotto per indisponibilità di personale.

 

 

Nel Regno Unito, l’Information Commissioner Office, vale a dire l’autorità garante per la protezione dei dati personali, sta tenendo sotto stretto controllo i servizi di polizia metropolitana e la polizia dei trasporti, che per qualche tempo hanno fornito i volti dei passeggeri ad aziende che sviluppano applicativi di riconoscimento facciale.

 

Anche l’Home Office, vale a dire ministero dell’interno, ha creato un Biometrics and Forensics Ethics Group, che dovrebbe tenere sotto controllo l’utilizzo corretto di questi applicativi.

 

Come regola generale, le aziende che operano in questo settore non adottano politiche particolarmente trasparenti e la collaborazione fra il settore pubblico delle forze dell’ordine, ovviamente molto interessato a questi nuovi sviluppi, e le aziende private coinvolte è soggetta a notevole opacità.

 

 

Adalberto Biasiotti




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