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Il Capo della Polizia Gabrielli sulla “Circolare Gabrielli”

Il Capo della Polizia  Gabrielli sulla “Circolare Gabrielli”
Rocco Vitale
 Rocco Vitale
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24/04/2018: Una lettera al Corriere della Sera con un commento di Rocco Vitale

Nei giorni scorsi la Procura di Torino ha chiuso le indagini preliminari per gli incidenti avvenuti la sera del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo durante la proiezione su maxischermo della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid in cui perse la vita una persona e vi furono migliaia di feriti. Sono partiti i primi avvisi di garanzia cui seguiranno le richieste di rinvio a giudizio.

 

Come noto, nei giorni immediatamente successivi, il 7 giugno il Capo della Polizia, Franco Gabrielli emanava una circolare, nota come “ Circolare Gabrielli” che richiamava l’attenzione sull’importanza e sulla distinzione tra “security” e “safety” nell’organizzazione degli eventi. Nei giorni scorsi, a ridosso della chiusura delle indagini, il capo della Polizia ha inviato una lettera al “Corriere della Sera” che è stata pubblicata, con evidenza in prima pagina, nell’edizione del 20 aprile 2017.

 

Nella lettera al Corriere il Prefetto Gabrielli introduce ricordando la propria “circolare promulgata il 7 giugno dello scorso anno, mio malgrado immediatamente ribattezzata dai mass media «circolare Gabrielli». Devo, purtroppo, rilevare che benché mi sia soffermato, più volte e in diversi contesti, ancora oggi non ne è chiara la reale portata”

 

Questo incipt dimostra, ancora una volta, la grave carenza culturale nel non aver ancora appreso e capito il messaggio che la circolare voleva dare. Quando, il mese successivo il 7 luglio a Perugia Gabrielli dichiarava la “circolare era una saga dell’ovvietà perché non c’è neppure una cosa che non sia contenuta in un regolamento o in una legge”.

 

 

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Richiamava, quindi, Gabrielli l’importanza di attuare le norme non attendendone di nuove. Su questo concetto interviene nella lettera al Corriere per cercare “dunque, di mettere in fila alcuni concetti nella speranza di chiarire i termini della questione. 

      In primo luogo una breve ma necessaria premessa: una circolare non può innovare o introdurre modifiche normative. Senza voler tediare i lettori con distinguo da addetti ai lavori, una circolare, per sua natura, ha unicamente la finalità di mettere ordine, collazionare le norme che regolano una determinata materia, non di introdurne di nuove. Dunque con la circolare del 7 giugno, nulla è stato innovato, bensì è stato unicamente ricostruito il quadro giuridico per individuare, in particolare, le «posizioni di garanzia» in presenza di pubbliche manifestazioni, dalla partita di calcio che richiama migliaia di spettatori alla piccola sagra di paese con poche centinaia di persone. 

      Risulta importante questo passaggio sulle “posizioni di garanzia” che riprende quanto è già chiaro nel D. Lgs. 81/2008 laddove all’art. 299 sull’esercizio di fatto sui poteri direttivi richiama le posizioni di garanzia del datore di lavoro, dei dirigente e del preposto aggiungendo che, le stesse, gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti.

      Chiarisce la lettera di Gabrielli che “questo è il punctum dolens e questo mi piacerebbe fosse spiegato con chiarezza ai lettori. Qualora nel corso di una pubblica manifestazione si verifichi un evento dannoso, dal banale ferimento fino alla morte di uno spettatore, l’Autorità giudiziaria è chiamata ad individuare le cosiddette «posizioni di garanzia», ovvero deve identificare su chi gravasse l’obbligo di impedire l’evento, morte o lesione che sia, e quali misure doveva porre in essere per evitarlo. Lo prevede l’articolo 40, comma 2 del nostro codice penale: «Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Purtroppo non è questa la sede per approfondire una tematica così complessa, ma al lettore basti sapere che la giurisprudenza è particolarmente rigorosa nell’individuazione delle misure che sarebbero dovute essere attuate per evitare il verificarsi di un evento dannoso. Se non le hai poste in essere è come se avessi cagionato l’evento. 

 

Proviamo a calare queste premesse teoriche nella realtà. Il 3 giugno dello scorso anno a Torino, come sicuramente ricorderanno i suoi lettori, era stato montato un maxischermo in piazza San Carlo per la trasmissione di una finale di Champions League. Nell’occasione, purtroppo è morta una persona e sono rimasti feriti centinaia di spettatori. Ebbene la magistratura sta correttamente e doverosamente verificando su chi gravasse l’obbligo di impedire quel tragico evento e cosa avrebbe dovuto fare per evitare che ciò accadesse. Dunque l’Autorità giudiziaria sta accertando se vi sono ed eventualmente chi sono i responsabili di quei tragici accadimenti: nessuno, l’Autorità comunale, le Autorità di pubblica sicurezza, gli organizzatori dell’evento? Era possibile porre misure per evitare quegli accadimenti? E se era possibile, cosa si sarebbe potuto realisticamente porre in essere? 

 

Ecco, la circolare del 7 giugno, la famigerata circolare Gabrielli, ha avuto unicamente la finalità di rispondere preventivamente a queste due domande, su chi grava l’obbligo e quali siano le misure di security e di safety da adottare per organizzare una pubblica manifestazione, peraltro in un contesto, come quello attuale, gravato da una minaccia terroristica, indistinta e indiscriminata. È evidente che una circolare con queste finalità non può avere ambizioni di esaustività. 

 

La più importante novità della “Circolare Gabrielli” consiste nel fissare e richiamare i principi ai quali devono attenersi tutti gli attori, pubblici e privati, che intervengono nell’organizzazione e nella gestione di una manifestazione in una ottica di sicurezza integrata in cui devono assumere identico rilievo tanto i profili di “security” quanto quelli della “safety”.

 

Ma ancora non ci siamo. Situazioni da vedere con una ottica nuova si guardano con gli occhi del passato: carte, permessi, documenti e timbri nella convinzione che si tratta di atti bollati e non di eventi che quali momenti di loisir rischiano di trasformarsi in tragedie. Un nuova assunzione di responsabilità, quindi, non burocratica ma effettiva. Le carte ci vogliono ma chi firma un foglio è consapevole delle responsabilità immediate derivanti da quella firma in un determinato giorno ed in un determinato momento?

 

È impossibile indicare una volta e per tutte le misure di sicurezza, poiché esse vanno necessariamente modulate alle circostanze di tempo e di spazio e al tipo di iniziativa pubblica. 

 

Un ultimo aspetto. Il tema del «chi paga?». Ovvero su chi gravino i maggiori oneri derivanti dalle predisposizioni delle misure di sicurezza, questione che in realtà non rientra nelle mie competenze. Nel ribadire ancora una volta che, in merito, nessuna innovazione è stata introdotta, mi viene da pensare che l’unica pecca imputabile alla circolare è aver fatto chiarezza in un settore dove per troppo tempo si è, colposamente o dolosamente, fatto finta di nulla. Giocando sulle solite sfumature di grigio che spesso connotano le vicende del nostro Paese. Tranne poi a svegliarsi, dopo, in cerca dei responsabili. 

 

E allora, caro direttore, mi consenta di condividere una lapalissiana considerazione, sulla quale son sicuro di trovare concordi anche tutti i lettori dotati di buon senso: preferisco sempre finire la mia giornata conoscendo su chi gravi un obbligo giuridico e in cosa esso consista, piuttosto che svegliarmi il giorno dopo, più o meno frastornato, per scoprire che quel soggetto ero io. 

 

Conclude il Prefetto Gabrielli che “ questa banale considerazione possa essere condivisa anche da chiunque organizzi un evento, soggetto pubblico o privato che sia.”

 

Questo intervento del capo della Polizia, Gabrielli,  è un ulteriore richiamo al senso di responsabilità e di professionalità che devono accompagnare l’organizzazione degli eventi. Non saranno sicuramente gli adempimenti normativi a risolvere la situazione ma una seria attuazione delle norme che, in questo caso, devono essere accompagnate da nome e cognome di chi fa che cosa per garantire la sicurezza dei cittadini.

 

 

 

Rocco Vitale

 



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Commenti:


Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti24/04/2018 (09:59:24)
Immagino che Gabrielli conosca benissimo la portata della circolare ci vorrebbero migliaia di Gabrielli che applichino la circolare nel modo idoneo senza esagerare facendo passare la circolare per una nuova normativa che invece non è
Rispondi Autore: Cristian Capuani24/04/2018 (16:49:39)
Purtroppo una delle debolezze della "circolare Gabrielli", non imputabili certamente ad essa, è stata quella di aver prestato il fianco a coloro i quali con faciloneria ed inadeguatezza la stanno considerando come la linea guida esclusiva da seguire.
In tanti sembrano aver saltato o riferimenti normativi che ne sono alla base.
Del resto è ben scritta, fornisce un semplice metodo tabellare per la classificazione del rischio e ci dà una serie di indicazioni consequenziali ad esso.
Cosa importa se tutto questo sarebbe dovuto essere a corredo del rispetto delle norme già in essere (81, 10 marzo 98, regole tecniche di prevenzione incendi eccetera...)?
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti24/04/2018 (17:28:54)
i vari uffici comunali, la polizia municipale dei piccoli comuni si è "costruita" tutta una serie di prescrizioni "fantasiose" sulla circolare...immobilizzando tutto e tutti per un periodo dove sembrava che la "sagra del pollo ruspante" del paesino delle valli fosse oggetto dei più efferati attentati terroristici dai quali ci si doveva difendere a suon di transenne fantomatiche che avrebbero dovuto arrestare fantomatici automezzi lanciati a tutta velocità sulle stradine in salita del paesino malaugurato in questione o impedendo, a suon di bottiglie di plastica senza il tappo e bicchieri bio-degradabili in mais, un attacco di vandali con bottiglie di vetro pericolosissime con le quali avrebbero potuto sgozzare sia il povero "Toni" che stava mangiando la seconda fetta di polenta ed il povero "Meni" che trangugiava tranquillo il secondo bicchiere di merlot...Se questa è la circolare Gabrielli...
Rispondi Autore: Rocco Vitale26/04/2018 (11:29:57)
Avete ragione.
In merito alle note di Zucchiatti la circolare Gabrielli dice proprio il contrario di quello che fanno tanti piccoli comuni. Bisogna dire, con onestà, che tanti comuni non hanno mai fatto nulla e questa è l'occasione per non fare ancora nulla con la scusa che nel piccolo paesino non possiamo applicare la Gabrielli.
Tutte balle.
Rispondi Autore: fausto pane03/05/2018 (09:26:33)
Ho letto e riletto la circolare.
Non riporta un solo (non uno) riferimento a norme di legge in vigore. Quanto in essa contenuto costituisce un elenco di obblighi per i quali mai nessuna votazione parlamentare è stata fatta. Ciò mi pare abbastanza strano, per usare un eufemismo. Il capo della Polizia è diventato legislatore, ha dettato regole di complessa attuazione, senza modulazione alcune a seconda dei casi (vedi la fiera del pollo di un precedente commento). Non vi è traccia di sanzione in caso di violazione di una o più delle norme contenute nella circolare. Se questo è diritto...
Ma, come sempre più spesso accade in questo paese, il 'sentito dire' vale più del testo di un decreto. Mi chiedo: se una pro-loco non provvede alla redazione di un piano di emergenza (obbligo contenuto nella circolare ma, che io sappia, in nessuna altro atto legislativo), cosa succede? Così, per 'sentito dire', alcune pro-loco pagano il professionista (come me...) per farsi redigere il Piano di Emergenza, e fanno la festa. Altre non hanno i soldi necessari, e la festa non si fa... Ma il 'Piano', ci vuole o non ci vuole? DOVE TROVO L'OBBLIGO (e non il 'sentito dire') che mi costringe a redigere il 'Piano'; e dove trovo la sanzione che mi sarà comminata se non lo farò. Il 'Piano' come tutti gli altri aspetti contenuti nella circolare.
Siamo un popolo che ama farsi male, e con la circolare detta 'Gabrielli' ci siamo riusciti benissimo, meglio che con l'HACCP, quando, anni fa, 'per legge', all'ospedale dove lavora mia moglie, non si è più potuto mangiare LA POLENTA, 'perché l'HACCP lo proibiva!'. Non fa ridere, è drammatico, tristissimo...
Mi consola che all'ospedale è tornata la polenta, e fra due, massimo tre anni, della circolare in questione non rimarrà traccia, come non rimane traccia delle tante tragedie che, ahimè, affliggono questo bellissimo ed inimitabile paese.
Saluti a tutti.

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