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Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro 2026

Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro 2026
Federica Gozzini

Autore: Federica Gozzini

Categoria: Rischio psicosociale e stress

28/04/2026

Il focus sul rischio psicosociale e un’analisi approfondita del rapporto dell’International Labour Organization che evidenzia l’impatto dei rischi psicosociali e propone strategie concrete per ripensare il lavoro in chiave più sana e sostenibile.

Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro 2026

Il focus sul rischio psicosociale e un’analisi approfondita del rapporto dell’International Labour Organization che evidenzia l’impatto dei rischi psicosociali e propone strategie concrete per ripensare il lavoro in chiave più sana e sostenibile.

Il 28 aprile 2026 si celebra la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, promossa dall’International Labour Organization (ILO), un appuntamento globale che richiama governi, imprese e lavoratori sull’urgenza di prevenire infortuni e malattie professionali e di costruire ambienti di lavoro più sicuri e sani.

L’edizione di quest’anno pone al centro un tema sempre più centrale: la promozione di ambienti di lavoro psicosocialmente sani.

Questo approccio amplia la tradizionale visione della sicurezza, includendo non solo i rischi fisici, ma anche quelli legati a:

  • carichi di lavoro eccessivi
  • stress e burnout
  • precarietà e insicurezza occupazionale
  • violenze e molestie
  • scarsa autonomia o supporto organizzativo

Questi fattori, spesso “invisibili”, derivano da come il lavoro è progettato, organizzato e gestito e possono diventare veri e propri rischi per la salute, al pari di quelli fisici o chimici.

In occasione della giornata, l’ILO presenta il rapporto “L’ambiente di lavoro psicosociale: sviluppi globali e percorsi d’azione”, che offre una visione aggiornata del fenomeno a livello mondiale e propone strategie concrete di prevenzione.

Il documento adotta un approccio sistemico, analizzando i rischi psicosociali su tre livelli:

  1. Il lavoro in sé (mansioni, carichi, ritmi)
  2. L’organizzazione del lavoro (gestione, leadership, cultura aziendale)
  3. Il contesto più ampio (politiche, normative e pratiche istituzionali)

L’obiettivo è spostare l’attenzione da interventi episodici a strategie strutturali e preventive, capaci di incidere sulle cause profonde dello stress lavoro-correlato.

Approfondiremo i seguenti punti:

  • Oltre lo stress: una visione sistemica
  • Come nasce il rischio psicosociale
  • Il lavoro che cambia: nuovi rischi emergenti
  • Disuguaglianze e gruppi vulnerabili
  • I costi nascosti del lavoro malsano
  • Dalla gestione del danno alla prevenzione
  • Il ruolo delle politiche e delle istituzioni
  • Una nuova idea di sicurezza sul lavoro



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Oltre lo stress: una visione sistemica

Uno degli elementi più interessanti del rapporto è il superamento della visione tradizionale dello stress come fenomeno individuale. L’ILO invita a considerare il benessere psicosociale come il risultato di un sistema complesso, in cui interagiscono organizzazione del lavoro, cultura aziendale, modelli di leadership e trasformazioni economiche globali.

In questa prospettiva, lo stress lavoro-correlato  non è più interpretato come una fragilità del singolo, ma come un indicatore di disfunzioni organizzative. È un cambio di paradigma significativo: se il problema nasce dal sistema, è il sistema che deve essere ripensato.

Come nasce il rischio psicosociale

Il rapporto descrive con grande chiarezza i meccanismi attraverso cui si generano i rischi psicosociali. Non si tratta solo di “troppo lavoro”, ma di una combinazione di fattori:

  • richieste elevate senza adeguate risorse
  • mancanza di controllo e autonomia
  • ambiguità nei ruoli
  • relazioni lavorative deteriorate
  • assenza di riconoscimento

Questi elementi, quando persistono, producono stress cronico, che nel tempo può tradursi in disturbi mentali, malattie cardiovascolari e calo delle capacità cognitive. Il rapporto insiste su un punto spesso trascurato: il danno non è immediato, ma cumulativo e progressivo.




clicca sull'immagine per scaricare il manifesto in pdf


Il lavoro che cambia: nuovi rischi emergenti

Un’altra parte molto sviluppata del documento riguarda le trasformazioni del lavoro contemporaneo. L’ILO osserva che i rischi psicosociali stanno aumentando anche a causa di cambiamenti strutturali:

  • la digitalizzazione e l’iperconnessione rendono il lavoro potenzialmente continuo
  • il lavoro da remoto sfuma i confini tra vita privata e professionale
  • le piattaforme digitali introducono forme di controllo algoritmico
  • la precarietà diffusa aumenta l’insicurezza e la pressione psicologica

In questo scenario, il rischio non è solo lavorare troppo, ma non riuscire mai a “staccare” davvero. Il tempo di recupero, fondamentale per la salute, si riduce progressivamente.

Disuguaglianze e gruppi vulnerabili

Il rapporto dedica attenzione anche alle disuguaglianze. I rischi psicosociali non colpiscono tutti allo stesso modo.

Sono particolarmente esposti:

  • i lavoratori precari
  • i giovani all’ingresso nel mercato del lavoro
  • i migranti
  • chi opera nei servizi alla persona (sanità, assistenza, istruzione)

In questi contesti, alle pressioni organizzative si aggiungono spesso condizioni di fragilità sociale, amplificando gli effetti negativi.

I costi nascosti del lavoro malsano

Uno degli aspetti più forti del rapporto è la quantificazione dell’impatto. L’ILO evidenzia che circa 840.000 morti ogni anno sono legate a rischi psicosociali, soprattutto per via di lunghe ore di lavoro e stress cronico.

Ma il costo non è solo umano. Il documento sottolinea anche:

  • perdita di produttività
  • aumento dell’assenteismo
  • turnover elevato
  • costi sanitari crescenti

In altre parole, ignorare il benessere psicosociale non è solo ingiusto: è anche economicamente inefficiente.

Dalla gestione del danno alla prevenzione

Un passaggio cruciale del rapporto riguarda il tipo di interventi adottati finora. Molte organizzazioni si sono concentrate su soluzioni “a valle”, come corsi di resilienza o supporto psicologico.

L’ILO riconosce l’utilità di queste misure, ma le considera insufficienti se non accompagnate da interventi strutturali. La vera priorità è la prevenzione primaria, cioè eliminare o ridurre le cause del rischio.

Questo significa:

  • ridisegnare i carichi di lavoro
  • migliorare l’organizzazione dei turni
  • aumentare autonomia e partecipazione
  • formare i manager a una leadership più attenta

È un approccio più complesso, ma anche più efficace nel lungo periodo.

Il ruolo delle politiche e delle istituzioni

Il rapporto non si limita al livello aziendale. Sottolinea con forza che il cambiamento richiede anche interventi normativi e politici.

Tra le indicazioni:

  • integrare i rischi psicosociali nelle leggi sulla sicurezza sul lavoro
  • rafforzare i sistemi di ispezione
  • promuovere standard internazionali condivisi

L’idea è che il benessere psicosociale non possa essere lasciato alla sola buona volontà delle imprese, ma debba diventare un diritto tutelato.

Una nuova idea di sicurezza sul lavoro

In definitiva, il rapporto dell’ILO propone una visione più ampia e moderna della sicurezza: non solo prevenzione degli incidenti fisici, ma cura complessiva della persona nel contesto lavorativo.

Questo implica riconoscere che:

  • la salute mentale è parte integrante della salute
  • l’organizzazione del lavoro può essere fonte di rischio
  • il benessere è un fattore produttivo, non un costo

Il documento dell’ILO non offre soluzioni semplici, ma traccia una direzione chiara: ripensare il lavoro per renderlo sostenibile anche dal punto di vista umano.

La Giornata mondiale del 28 aprile 2026 diventa così non solo un momento di sensibilizzazione, ma un invito concreto ad agire. Perché, come emerge con forza dal rapporto, la qualità del lavoro non riguarda solo ciò che produciamo, ma come viviamo mentre produciamo.

Scarica il rapporto - ILO - The psychosocial  working  environment (pdf)

Federica Gozzini



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