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Emergenza caldo in agricoltura e logistica: gli strumenti per la prevenzione

Roma, 30 Lug – Le recenti ordinanze regionali “di carattere contingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica” per i rischi connessi alle alte temperature estive – ne abbiamo presentate diverse sul nostro giornale – hanno vietato il lavoro in condizioni di particolare esposizione prolungata al sole in alcuni specifici settori lavorativi a maggior rischio.
Ad esempio, l’ Ordinanza n. 150 del 30 giugno 2025 della Regione Emilia-Romagna indica che ci sono settori, “quali quello agricolo e florovivaistico, quello dei cantieri edili e affini, nonché quello della logistica (limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, con esclusione delle pertinenze dei magazzini coperti), in cui il lavoro si svolge all’aperto senza che sia possibile per i lavoratori ripararsi dal sole e dalla calura nei momenti della giornata caratterizzati da un notevole innalzamento della temperatura, in assenza di adeguate e apposite misure di tutela e sicurezza”.
E proprio con riferimento ai tre settori citati – agricolo, edile e logistico – le stesse “ Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”, approvate il 19 giugno 2025 in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e più volte citate nelle varie ordinanze regionali, oltre a fornire diverse raccomandazioni per prevenire gli effetti del calore e della radiazione solare, forniscono indicazioni specifiche.
Dopo aver già parlato delle indicazioni per il comparto edile, ci soffermiamo oggi sugli altri due settori:
- Linee di indirizzo e comparto agricoltura: le misure e le schede
- Linee di indirizzo e comparto logistica: le misure e le schede
Linee di indirizzo e comparto agricoltura: le misure e le schede
Una delle linee di indirizzo è, dunque, dedicata alle “Indicazioni specifiche per il comparto agricoltura”.
In questa parte si sottolinea che i lavoratori stagionali in agricoltura “sono prevalentemente occupati nelle operazioni di raccolta della frutta e verdura, mansioni generiche e semplici che non richiedono specifici requisiti professionali, prestando la propria attività in più aziende nel corso dell’anno”. E in tali attività sono presenti “potenziali rischi da temperature severe”.
Particolare attenzione – continua il documento – “deve essere dedicata alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori a tempo determinato e stagionali” e, a questo proposito, gli autori rimandano alla lettura di approfondimenti e linee guida pubblicati sul portale del Piano Nazionale Prevenzione in Agricoltura.
Oltre ai suggerimenti generali, presenti nelle linee di indirizzo, per prevenire gli effetti del calore e della radiazione solare, il documento sottolinea che in agricoltura è necessario sensibilizzare il lavoratore a “non lavorare a torso nudo ed indossare abiti leggeri a trama fitta, traspiranti e di colore non bianco, a meno che non si tratti di abbigliamento tecnico con certificata protezione dalla radiazione UV; tali indumenti devono ricoprire buona parte del corpo (es. maglietta a maniche lunghe)”.
Inoltre:
- “si raccomanda di proteggere testa, collo e orecchie indossando, in dipendenza dal tipo di attività lavorativa svolta, casco o copricapo dotato di copricollo o ‘cappello da legionario’”;
- è importante “indossare occhiali da sole con filtri UV adeguati, preferibilmente avvolgenti o con protezione laterale”;
- “fare pause in zone ombreggiate anche se non si è particolarmente stanchi”.
Allegata alle linee di indirizzo c’è anche una utile scheda di autovalutazione per il comparto agricolo.
Riprendiamo uno stralcio delle sezioni “Assetto e strutture di prevenzione” e “Sorveglianza sanitaria” della scheda:
Queste le domande riportate nella sezione “Valutazione del rischio”:
- Sono consultate le condizioni metereologiche/i sistemi previsionali di allerta caldo?
- Ci sono strumenti di misurazione della temperatura/umidità per gli ambienti chiusi dedicati alla sosta o a eventuali lavorazioni?
- Sono raccomandate ed utilizzate specifiche protezioni per l’esposizione a UV (abbigliamento adeguato, …)?
- L’orario e le modalità di lavoro sono organizzati in funzione delle condizioni metereologiche (avvio anticipato, …)?
- Sono previste pause nel corso delle lavorazioni in funzione delle condizioni micro-climatiche?
- Sono previsti la presenza eventuali punti sosta e rinfresco in prossimità dei campi?
- Sono fornite acqua e/o altre bevande?
- Viene verificata l’adeguatezza dell’abbigliamento per chi opera in pieno campo?
- Viene effettuata l’informazione circa il rischio stress da calore ai lavoratori, prima dell’inizio dell’attività in campo? (es, fornitura schede semplificate)
- In caso di ondata di calore hai valutato se sono attive misure di integrazione salariale per la sospensione o limitazione dell’attività lavorativa?
Nella sezione è possibile inserire le “eventuali ulteriori misure preventive attuate per il rischio stress da calore”.
Linee di indirizzo e comparto logistica: le misure e le schede
Nel documento sono riportate anche le “Indicazioni specifiche per il comparto logistica” che fanno riferimento anche alle condizioni di lavoro indoor.
Infatti, le linee di indirizzo ricordano che “l’impatto delle temperature elevate nella stagione estiva sulla salute dei lavoratori che svolgono la loro mansione, o parte dell’orario lavorativo, all’aperto è già stato trattato”, nella parte generale, e appare evidente “come alcuni comparti, in particolare edilizia e agricoltura, lavorazioni stradali e ferroviarie, siano direttamente coinvolti in tale rischio”. Tuttavia ci sono anche ambienti di lavoro indoor che “possono subire l’influenza dei parametri microclimatici esterni di temperatura ed umidità particolarmente elevate e per i quali potrebbe non essere conveniente o possibile l’utilizzo di impianti di ventilazione, raffrescamento o climatizzazione (ambienti ‘ibridi’) locali o generalizzati. Anche in tali locali durante la stagione estiva si possono raggiungere condizioni di forte discomfort o stress termico da elevate temperature o situazioni di rischio in caso di lavoratori particolarmente sensibili alle elevate temperature”.
Riguardo a questi ambienti di lavoro il documento interregionale fa riferimento alla logistica.
Infatti i magazzini della logistica “spesso sono privi di impianti tecnologici per la climatizzazione estiva dei grandi volumi, occupati in prevalenza da merci”. E le mansioni svolte in tali ambienti “risentono, in modo più o meno marcato, della variabilità delle condizioni climatiche esterne, anche in relazione alle modalità costruttive dell’immobile, degli impianti tecnologici presenti ed alla organizzazione delle lavorazioni”.
Si segnala poi che le movimentazioni delle merci possono sì “avvenire tramite diversi tipi di attrezzature”, ma possono essere presenti anche “movimentazione manuale dei carichi, picking, e trasporto manuale con diversi livelli di dispendio metabolico”.
Inoltre:
- “all’interno dei grandi magazzini possono essere presenti sia postazioni di lavoro fisse, in cui vengono svolte mansioni amministrative di ricevimento e spedizione della merce, sia mezzi in movimento, con ribalte o saracinesche che si aprono e si chiudono frequentemente per il passaggio ed il carico delle merci”;
- “possono coesistere attività all’esterno del magazzino, come operazioni di carico e scarico di automezzi, utilizzo di zone all’aperto sotto tettoie per l’immagazzinamento, ed attività all’interno”;
- “in caso di magazzini dotati di celle frigorifere, potranno essere anche presenti ambienti a temperatura controllata che possono arrecare ai lavoratori brusche variazioni di temperatura”.
L’ambiente della logistica può essere, dunque, “un ambiente di lavoro ibrido, in cui possono coesistere ambienti moderabili ed ambienti vincolati”.
Senza dimenticare che in questo comparto spesso “intervengono sullo stesso ambiente più aziende e più datori di lavoro e l’attività viene svolta da committenti, ditte in appalto, lavoratori interinali”.
Si ricorda che, oltre al Documento di valutazione del rischio, “ricopre importanza anche il Documento di valutazione dei rischi interferenti, ove anche le condizioni ambientali microclimatiche dell’ambiente di lavoro” dovranno essere condivise ed affrontate “con le relative responsabilità di tutti tra datore di lavoro committente e datori di lavoro delle aziende in appalto”.
Anche in questo caso nel documento è presente una Scheda di autovalutazione del comparto logistica.
Riportiamo alcune delle domande presenti nella sezione “Valutazione dei rischi”:
- La valutazione del rischio microclima è stata effettuata?
- La valutazione del rischio ha messo in evidenza possibili situazioni di forte discomfort o condizioni di possibile stress da caldo durante la stagione estiva?
- I luoghi di lavoro risentono delle condizioni microclimatiche esterne in caso di elevate temperature e umidità?
- La struttura è dotata di impianti (di ventilazione, raffrescamento, climatizzazione, …)?
- La struttura è dotata di aperture che possono favorire la ventilazione?
- Le finestrature e i lucernari possono essere schermati dalla radiazione solare?
- Vi sono locali dedicati alle pause programmate?
- Sono presenti distributori di acqua fresca nei pressi delle postazioni di lavoro?
- Sono presenti zone ad elevate differenze di temperatura ambiente (per la presenza di reparti frigoriferi a temperatura controllata, celle freezer….) che sottopongono i lavoratori a bruschi sbalzi termici?
- Sono consultate le condizioni metereologiche/i sistemi previsionali di allerta caldo?
- Sono presenti strumenti di misurazione della temperatura/umidità per gli ambienti chiusi ?
- Sono state effettuate l’informazione e la formazione sul rischio stress da caldo?
- Sono presenti soluzioni organizzative specifiche da mettere in atto in caso di ondata di calore?
- I lavoratori sono sottoposti a sforzo fisico medio/alto (es. movimentazione manuale della merce, camminate veloci, trasporto manuale, picking…. ) che può aggravare il rischio?
- I mezzi di movimentazione della merce uomo a bordo e chiusi (carrelli elevatori, camion, …), sono dotati di cabine climatizzate?
- Si effettua la sorveglianza sanitaria a tutti gli addetti?
- Il protocollo sanitario include il rischio calore e UV solare in caso di lavorazioni all’aperto?
- Sono presenti eventuali idoneità alla mansione con limitazioni relative al rischio calore o UV?
- Si sono verificati negli ultimi 5 anni infortuni da colpo di calore?
- Sono obbligatori particolari DPI o tipologie di divise che possono limitare o impedire la traspirazione?
- E’ disponibile abbigliamento idoneo alle lavorazioni al sole in caso di attività lavorativa all’aperto (abbigliamento traspirante e protezione dalla radiazione UV)?
- In caso di ondata di calore hai valutato se sono attive misure di integrazione salariale per la sospensione o limitazione dell’attività lavorativa?
Rimandiamo in conclusione alla lettura integrale delle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” che riportano, in allegato, la scheda di autovalutazione per i seguenti comparti:
- comparto agricoltura
- comparto edile
- comparto logistica
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Link agli articoli di PuntoSicuro dedicati al rischio microclimatico

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