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Un data breach veramente clamoroso
A metà del mese di giugno 2022 le cronache hanno dato notizia di una clamorosa violazione di dati personali, che si è verificata in una città del Giappone.
Ecco i fatti.
La televisione di Stato ha dato notizia del fatto che un tecnico, dell’età approssimata in quarant’anni, che lavorava per una azienda, sotto contratto con il Comune della cittadina di Amagasaki, a nord di Osaka, in Giappone, si era addormentato su una panchina dopo aver bevuto un paio di bicchieri di sostanze alcoliche in un ristorante.
Quando si è svegliato, il suo borsello, che conteneva una chiavetta USB, era stato sottratto.
Si tratta di un evento che può capitare a molte persone ma che, nella fattispecie, ha avuto un risvolto clamoroso, tanto da attirare l’attenzione di tutti i soggetti coinvolti nella protezione dei dati, nel mondo intero.
Infatti, la chiavetta USB conteneva i dati personali, con data di nascita ed indirizzo, di più di 450.000 cittadini, che abitano in Amagasaki, vale a dire l’intera popolazione.
Inoltre sulla chiavetta erano presenti dei dati particolari, che comprendevano gli importi delle tasse pagate da ogni cittadino, le sue coordinate bancarie e altre informazioni sui familiari, che ricevevano particolare assistenza, ad esempio per l’aiuto ai bambini.
Un data breach di tali dimensioni, almeno per quanto a conoscenza di chi scrive, non era mai stato registrato!
Il dipendente si è rivolto alla polizia, presentando un esposto per quanto aveva smarrito. Solo successivamente ha informato la sua azienda di appartenenza, che a sua volta ha avvertito le autorità cittadine di questa clamorosa perdita.
Nel corso delle indagini si è accertato che, anche se il dipendente era stato autorizzato ad accedere ai dati, non aver ricevuto alcuna autorizzazione per trasferire tali dati su un supporto di memoria portatile.
Inoltre è stato accertato che il dipendente non aveva alcun motivo per conservare i dati su supporto di memoria, al termine dell’attività svolta in azienda, e quindi non aveva alcun motivo per trasferirli all’esterno dell’azienda stessa.
Le autorità coinvolte hanno tenuto una conferenza stampa pubblica, ed il sindaco e le altre autorità cittadine hanno presentato pubbliche scuse all’intera popolazione.
Sembra, ma sottolineo la parola “sembra”, che i dati presenti sul supporto di memoria portatile fossero crittografati.
Se così fosse, e se il livello di criptografia fosse sufficientemente elevato, è chiaro che questa clamorosa perdita va osservata in un’ottica diversa.
Al momento, le autorità stanno ancora indagando per vedere se la affermazione che i dati erano crittografati non sia stata fatta per attenuare le responsabilità del soggetto coinvolto, oppure i dati fossero effettivamente protetti.
Nel frattempo, non è male ricordare a tutti i nostri lettori la necessità di prendere opportune precauzioni, ogniqualvolta dati personali, su supporto cartaceo od informatico, vengono asportati dal luogo sicuro, in cui debbono essere sempre tassativamente custoditi.
Adalberto Biasiotti
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