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Intelligenza artificiale: prime regole su lavoro e formazione
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo recante le disposizioni attuative per l'adeguamento della normativa nazionale al Regolamento europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act). L'obiettivo del provvedimento è chiaro: governare la transizione tecnologica nel nostro Paese definendo i poteri delle Autorità nazionali, i requisiti di formazione e, soprattutto, i paletti normativi a tutela della dignità e dell'integrità dei lavoratori.
Per i professionisti della sicurezza sul lavoro e i responsabili d'azienda, questo decreto rappresenta un punto di svolta fondamentale. L'IA sta entrando prepotentemente nei processi industriali e organizzativi, introducendo opportunità inedite ma anche nuovi scenari di rischio che l'ordinamento ha il dovere di normare.
Il principio cardine: la sorveglianza umana e il divieto di decisioni 100% automatizzate
Il cuore del decreto in materia di tutela dei lavoratori si fonda sul principio antropocentrico: la tecnologia deve rimanere al servizio dell'uomo e mai viceversa.
Il testo stabilisce una barriera invalicabile per i datori di lavoro: le decisioni che incidono sui diritti fondamentali della persona non possono essere adottate in modo esclusivamente automatizzato. Nello specifico, la decisione finale riguardante:
La costituzione del rapporto di lavoro (es. selezione algoritmica);
La modifica delle mansioni o delle condizioni contrattuali;
I provvedimenti disciplinari e il licenziamento;
deve essere sempre riservata a una persona fisica dotata di effettivi poteri decisionali. Inoltre, viene sancito il diritto del lavoratore a richiedere e ottenere – tramite l'intervento di un operatore umano – una motivazione chiara e intelligibile sulla logica della decisione che lo riguarda.
Riportiano il paragrafo dedicato, ricordando ai lettori che è solo una bozza:
"ART. 41
(Tutela del lavoratore nei processi decisionali assistiti da sistemi di intelligenza artificiale)
1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 22 del regolamento (UE) 2016/679, nei processi decisionali concernenti il rapporto di lavoro, il datore di lavoro che si avvale di sistemi di intelligenza artificiale, quali definiti dall’articolo 3, punto 1), del regolamento (UE) 2024/1689, assicura che le decisioni relative alla costituzione, alla modificazione o alla risoluzione del rapporto, ivi compresi i provvedimenti disciplinari, non siano adottate unicamente sulla base di un trattamento automatizzato, in conformità all’articolo 11 della legge 23 settembre 2025, n. 132. La decisione definitiva è in ogni caso riservata a una persona fisica, che eserciti un potere effettivo e autonomo.
2. L’utilizzo dei sistemi di cui al comma 1 avviene nel rispetto della dignità e della riservatezza del lavoratore e del principio di non discriminazione.
3. Prima dell’avvio del trattamento, il datore di lavoro assolve agli obblighi di informativa previsti dall’articolo 1-bis del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152. Il lavoratore ha diritto di ottenere, a richiesta e mediante l’intervento di una persona fisica, una motivazione intelligibile della decisione che lo riguarda, comprensiva dell’indicazione dell’eventuale incidenza dei sistemi di intelligenza artificiale sul processo decisionale e dei principali parametri considerati. Restano fermi il diritto di accesso ai dati raccolti e i diritti riconosciuti dagli articoli 13, 15 e 22 del regolamento (UE) 2016/679.
4. Il licenziamento intimato in violazione del comma 1 è nullo."
Impatto sulla Salute e Sicurezza: la valutazione dei rischi (DVR)
L'introduzione di sistemi di IA nei luoghi di lavoro (dai software di monitoraggio delle prestazioni ai robot collaborativi, fino agli algoritmi di turnazione) comporta un impatto direto sull'organizzazione del lavoro e sul benessere psicofisico delle persone.
Le disposizioni attuative richiamano l'obbligo del rispetto della dignità, della riservatezza e del principio di non discriminazione, in linea con l'AI Act. In ottica di salute e sicurezza (D.Lgs. 81/08), l'adozione di tali sistemi richiederà:
Adempimento preventivo degli obblighi informativi: Il datore di lavoro deve informare in modo trasparente i lavoratori e i loro rappresentanti (RLS) circa l'uso dei sistemi algoritmici.
Aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR): L'introduzione dell'IA configura una modifica sostanziale dei processi aziendali. Sarà necessario valutare i nuovi rischi emergenti, come il rischio tecnostress da monitoraggio costante, l'opacità algoritmica, l'isolamento sociale e i potenziali bias discriminatori legati ai ritmi di lavoro imposti dalle macchine.
Riportiano il paragrafo dedicato, ricordando ai lettori che è solo una bozza:
"ART. 42
(Intelligenza artificiale, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro)
1. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’ambito delle competenze attribuite dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, assicura il coordinamento delle misure volte a garantire che l’introduzione e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nei contesti lavorativi avvengano nel rispetto dei principi di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
2. L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale che incidono sull’organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi, sulle modalità di esecuzione della prestazione o sui processi decisionali rilevanti ai fini della sicurezza è valutato nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2008.
3. I datori di lavoro assicurano un’adeguata informazione e formazione dei lavoratori in merito ai rischi specifici connessi all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, nonché alle misure di prevenzione e protezione adottate.
4. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali promuove l’utilizzo responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale anche quale strumento di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, in raccordo con l’Ispettorato nazionale del lavoro e gli altri soggetti istituzionali competenti."
Formazione: la vera condizione abilitante
Il provvedimento identifica nella formazione la leva strategica per una corretta alfabetizzazione critica all'IA, scindendola dal mero "addestramento tecnico". La formazione deve vertere sulla consapevolezza dei rischi, la capacità di interpretare i dati emessi (output) e la gestione degli errori. Il piano coinvolge diversi settori, tra cui spiccano due ambiti cruciali per la sicurezza:
1. Operatori e Dirigenti Sanitari
Nel settore sanitario, dove l'IA è ampiamente diffusa come supporto diagnostico e clinico, la formazione sul tema diventa obbligatoria ed entra con una quota percentuale fissa nel programma di Educazione Continua in Medicina (ECM). Oltre all'utilizzo operativo, la formazione coprirà i profili etici e deontologici per assicurare la piena responsabilità clinica del medico. A livello manageriale, i dirigenti verranno formati all'uso dell'IA per l'efficientamento dei servizi e la gestione delle liste d'attesa (es. tramite la piattaforma istituzionale "MIA" gestita da Agenas).
2. Professionisti e Ordini Professionali
I professionisti (inclusi i consulenti della sicurezza) dovranno integrare l'alfabetizzazione sull'IA sia nella formazione iniziale che in quella continua. Gli Ordini professionali avranno sei mesi di tempo per adeguare i propri regolamenti. Anche in questo caso, la responsabilità legale e deontologica dell'atto professionale non potrà mai essere delegata allo strumento tecnologico.
Interessante anche il riflesso economico: l'uso dell'IA sarà integrato nei parametri dell'equo compenso (le tariffe dovranno essere aggiornate entro dodici mesi), parametrando la parcella anche in base alla classificazione di rischio del sistema di IA utilizzato.
Formazione nella PA e nel sistema scolastico
Il decreto interviene massicciamente anche sugli altri pilastri del sistema Paese:
Pubblica Amministrazione: Il Ministero per la PA guiderà una trasformazione coordinata per inserire l'IA nei processi di reclutamento e formazione. L'obiettivo è qualificare i dipendenti affinché esercitino una "sorveglianza umana effettiva", offrendo corsi di alfabetizzazione di base per tutto il personale e moduli di alta formazione per i dirigenti.
Scuola e Università: L'IA entra stabilmente nei programmi scolastici (anche nell'educazione civica e nei percorsi STEAM) supportata da "comitati tecnico-etici territoriali". Viene inoltre stanziato un fondo di 100 milioni di euro per formare i docenti contro l'abuso dei social network, le dipendenze digitali e l'opacità algoritmica, a tutela del benessere dei minori.
L'iter legislativo: la roadmap e cosa succederà adesso
L'approvazione avvenuta in Consiglio dei Ministri è solo il primo passo (esame preliminare) di un percorso istituzionale già tracciato. Il testo non è ancora definitivo e per diventare legge dello Stato dovrà attraversare le seguenti tappe:
Il vaglio parlamentare e la Conferenza Unificata: Il testo passerà ora all'esame delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato, che dovranno esprimere i propri pareri non vincolanti. Contemporaneamente, il decreto sarà sottoposto al parere della Conferenza Unificata (Stato-Regioni e Autonomie locali) per gli aspetti che impattano sulle competenze territoriali (come la Sanità).
L'approvazione definitiva: Raccolti tutti i pareri ed eventualmente integrate le modifiche, il testo tornerà in Consiglio dei Ministri per l'approvazione in via definitiva. Successivamente ci saranno la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
L'architettura delle Autorità nazionali: Una volta in vigore, il decreto renderà operative le due Autorità nazionali per l'IA (le cosiddette autorità di vigilanza del mercato richieste dall'AI Act europeo): l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID), che si occuperà di vigilanza, ispezioni e sanzioni sui sistemi di IA, e l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), competente per la resilienza e la sicurezza informatica.
La finestra temporale per l'adeguamento: Da quel momento scatteranno i vari cronoprogrammi per i decreti attuativi di secondo livello. Come visto, gli Ordini professionali avranno 6 mesi per aggiornare i regolamenti interni, mentre i ministeri competenti avranno 12 mesi per rivedere i parametri dell'equo compenso e i piani di aggiornamento tariffario.
Conclusioni per i Professionisti della Sicurezza
L'approvazione di queste prime regole nazionali sottolinea che la transizione digitale non può prescindere dalla tutela dell'integrità del lavoratore. Per gli RSPP, i Consulenti e i Medici Competenti si apre una nuova stagione di analisi: l'algoritmo non è più una "scatola nera" intoccabile, ma un elemento dell'organizzazione del lavoro che deve essere monitorato, valutato e sottoposto a una rigorosa e costante sorveglianza umana. I mesi che ci separano dall'approvazione definitiva del decreto saranno cruciali per iniziare a studiare l'impatto di queste tecnologie sui modelli organizzativi aziendali.
RXY
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