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Il rischio da sovraccarico biomeccanico nel settore edile

Il rischio da sovraccarico biomeccanico nel settore edile
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Movimenti ripetitivi e sovraccarico

26/03/2014

Un seminario ha affrontato il tema della prevenzione e gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico in agricoltura e edilizia. Focus sul settore edile con particolare riferimento ai disturbi muscolo-scheletrici e alla costruzione di gallerie.

Il rischio da sovraccarico biomeccanico nel settore edile

Un seminario ha affrontato il tema della prevenzione e gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico in agricoltura e edilizia. Focus sul settore edile con particolare riferimento ai disturbi muscolo-scheletrici e alla costruzione di gallerie.

Giovinazzo (BA), 26 Mar – Si comincia a diffondere nei luoghi di lavoro la consapevolezza dei rischi professionali da sovraccarico biomeccanico, anche in relazione ai dati nazionali relativi alla crescita tra i lavoratori dei  disturbi muscolo-scheletrici. Un rischio, quello del sovraccarico biomeccanico, che per quanto analizzato e presentato in questi anni da varie pubblicazioni, è spesso valutato poco e male, con conseguente mancanza di efficaci misure di prevenzione.
 
Per favorire un miglioramento della prevenzione nelle aziende presentiamo gli atti di un seminario internazionale che si è tenuto il 13 e 14 giugno 2013 a Giovinazzo (BA) organizzato dalla  Regione Puglia in collaborazione con l'Inail (Direzione regionale Puglia e Direzione regionale Basilicata), il  centro EPM (Ergonomia Postura e Movimento) della Clinica del lavoro di Milano e la Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione ( SNOP). 

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Al seminario “Prevenzione e gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico in agricoltura e edilizia” sono stati diffusi i dati che mostrano come negli ultimi anni ci sia un progressivo e significativo incremento delle malattie lavoro correlate denunciate e riconosciute, con particolare evidenza per i comparti agricoltura e costruzioni e per le patologie dell’apparato muscoloscheletrico. Uno degli obiettivi del seminario è stato quello di riportare non solo i risultati delle esperienze maturate in Puglia e Basilicata nei comparti agricoltura e costruzioni, ma anche gli sviluppi operativi e normativi in tema di sovraccarico biomeccanico e gli approfondimenti metodologici per la valutazione e gestione del rischio.
 
Ci soffermiamo oggi brevemente su alcuni interventi relativi al sovraccarico biomeccanico nel settore edile, con riferimento agli atti pubblicati sul sito della SNOP.
 
Il primo intervento che presentiamo ha un titolo già di per sé significativo, “Risultati di un’indagine sanitaria sui disturbi muscolo-scheletrici in un gruppo di 2755 artigiani edili nella provincia di Bergamo” ed è a cura di Natale Battevi (Clinica del Lavoro di Milano – EPM - International Erg School).
 
L’obiettivo della ricerca presentata è quello di identificare, nel comparto edile artigiano, i casi che presentano disturbi e/o patologie dell’apparato muscoloscheletrico in particolare degli arti superiori e del rachide lombare, tenendo conto che (Fourth European Survey of Working Conditions 2005) il:
- “48% dei lavoratori edili lamenta disturbi alla schiena (media UE : 33%);
- 36% lamenta disturbi muscolari al collo e spalle (media UE 23%).
 
Dopo aver elencato le varie fasi del progetto, le mansioni indagate e le patologie professionali più diffuse, il relatore espone le sue conclusioni.
 
In merito agli arti superiori si evidenziano:
- “elevata prevalenza delle patologie degli arti superiori rispetto al gruppo di riferimento (Significativa)”;
- elevata prevalenza dei soggetti positivi anamnesticamente (ai lavoratori era somministrato un questionario nel momento precedente la visita medica) “nel gruppo con età superiore a 35 anni (Altamente Significativa)”.
Dunque si assiste, nel gruppo degli artigiani edili, a una rilevante esposizione al rischio da sovraccarico degli arti superiori.
 
Riguardo inoltre al rachide lombare si evidenziano:
- “prevalenza di ernia discale 2-3 volte rispetto alla popolazione generale;
- bassa prevalenza di soggetti con Lombalgie acute (nell’ultimo anno)”.
In questo è caso è presente una “rilevante, anche se molto variabile, esposizione al rischio da movimentazione manuale dei carichi (esclusi gli imbianchini)”.
 
Veniamo infine all’intervento di Angela Ruschioni (ASUR Marche, Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, Area Vasta 2 Ancona) che presentava un lavoro, dal titolo “La costruzione delle gallerie: prima analisi organizzativa e premappatura del rischio nella lavorazione sul cassero”, condotto con Nicola Regine e Giacomo Rucci.
 
Benché lo studio del rischio da sovraccarico biomeccanico è stato condotto per lo più nei comparti produttivi dove la manualità è attività prevalente, anche nella costruzione delle gallerie - attività che si avvale prevalentemente di macchine meccaniche – i lavoratori possono essere soggetti al rischio da sovraccarico biomeccanico.
Un’indagine epidemiologica condotta nel 1999 su un campione di 191 lavoratori maschi addetti alla costruzione della TAV ha messo in evidenza “la comparsa di disturbi muscolo scheletrici nei dodici mesi precedenti l’indagine, nel 64% della popolazione esaminata ed ipotizza come i lavoratori più esposti siano quelli che lavorano all’interno della galleria rispetto a quelli che svolgono la loro attività edile all’esterno”.
 
È stata dunque condotta una “revisione delle varie fasi di lavoro necessarie alla costruzione di una galleria autostradale, finalizzandola alla individuazione delle fasi prevalentemente manuali su cui condurre una raccolta di dati, evidenziando i compiti che impegnano maggiormente i lavoratori dal punto di vista posturale e di sovraccarico biomeccanico”.
 
Veniamo, anche in questo caso, alle considerazioni conclusive degli autori della ricerca.
 
Si indica che alcune fasi di lavoro nella costruzione delle gallerie autostradali “comportano sforzi fisici e posturali, movimenti ripetitivi in posture incongrue delle braccia, pericolo collegato all’uso di attrezzature ed impianti che possono comportare infortuni, lesioni, rumore e vibrazioni”.
In questo caso l’applicazione di un “semplice strumento di valutazione quale la premappatura dei disagi e dei pericoli può essere un utile strumento di conoscenza preliminare che anche l’Organo di Vigilanza può utilizzare per verificare la ‘bontà’ della valutazione del rischio attuata dal datore di lavoro. In caso di mancata corrispondenza tra i risultati delle due valutazioni, al datore di lavoro viene richiesto di rivalutare il percorso di valutazione per poter attuare più adeguate misure di prevenzione”.
 
In particolare nella fase di studio delle operazioni di “impermeabilizzazione” della galleria preliminarmente alla costruzione della calotta, “i risultati delle schede di premappatura evidenziano un pericolo legato ai movimenti ripetitivi e alle posture incongrue, all’uso di attrezzature e di macchine ed impianti. Di minor rilievo la presenza di inquinanti dovuti alle operazioni di posa e saldatura dei teli, i problemi microclimatici dovuti al lavoro in ambiente esterno semiconfinato, il rumore, l’illuminazione e le problematiche legate alla scarsa ventilazione localizzata e alla presenza costante ed ubiquitaria di polvere dovuta alle operazioni di scavo”.
 
 
“ Risultati di un’indagine sanitaria sui disturbi muscolo-scheletrici in un gruppo di 2755 artigiani edili nella provincia di Bergamo”, a cura di Natale Battevi (Clinica del Lavoro di Milano – EPM - International Erg School), intervento al seminario “Prevenzione e gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico in agricoltura e edilizia” (formato PDF, 766 kB).
 
 
“ La costruzione delle gallerie: prima analisi organizzativa e premappatura del rischio nella lavorazione sul cassero”, a cura di Angela Ruschioni (ASUR Marche, Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, Area Vasta 2 Ancona), intervento al seminario “Prevenzione e gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico in agricoltura e edilizia” (formato PDF, 515 kB).
 
 
 
Tiziano Menduto
 
 
Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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