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Rischi psicosociali nella scuola: i fattori che incidono sul benessere
Bilbao, 26 Ago – Nella scuola secondaria di primo grado, secondo alcuni dati tratti dalla International Standard Classification of Education (ISCED level 2), quasi il 50% degli insegnanti dichiara di soffrire di stress lavoro-correlato. Inoltre, il 24% riferisce di un impatto negativo del lavoro sulla propria salute mentale e il 22% sulla propria salute fisica (OCSE, 2019).
È importante poi considerare che gli ambienti di lavoro nell’ambito dell’insegnamento sono molto diversi da quelli degli uffici, del settore sanitario, dei servizi e dell’industria ma, pur nella diversità dei vari contesti, tutti i professionisti dell’istruzione condividono una forte componente di interazione sociale continua come componente fondamentale del proprio ruolo.
E proprio questa combinazione di aspetti sociali, emotivi e intellettuali a distinguere il lavoro educativo da molte altre professioni e rende insufficienti gli approcci generici, mutuati da altri settori, per rispondere in modo efficace alle esigenze specifiche dell’istruzione anche per quanto riguarda i rischi psicosociali e la salute mentale degli operatori.
A ricordarlo, in questi termjni, è una relazione pubblicata in preparazione della prossima campagna sulla salute mentale che sarà lanciata dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) il prossimo ottobre.
Stiamo parlando del report “Psychosocial risks in education: understanding work-related factors affecting teachers’ well-being” (Rischi psicosociali nell’istruzione: comprendere i fattori legati al lavoro che incidono sul benessere del personale docente), commissionato dall’Agenzia Eu-Osha e prodotto da Open Evidence. Una relazione che si concentra sulla prevenzione dei rischi psicosociali (PSR) e sulla promozione della salute mentale tra vari professionisti dell’insegnamento (corpo docente, personale accademico, personale assistente alla ricerca, …).
Partendo dai fattori di rischio sono presentate buone pratiche e strategie politiche volte a promuovere il benessere mentale in un settore che nell’Unione europea impiega 10 milioni di persone.
L’articolo di presentazione del report si sofferma sui seguenti argomenti:
- Rischi psicosociali nell’istruzione: fattori di rischio ed evoluzione digitale
- Rischi psicosociali nell’istruzione: organizzazione lavorativa e mansioni
- Rischi psicosociali nell’istruzione: indice del documento EU-OSHA
Rischi psicosociali nell’istruzione: fattori di rischio ed evoluzione digitale
Il report segnala che sono diversi i fattori, le tendenze, che rischiano di esacerbare i rischi psicosociali già riscontrati in passato nella professione del docente.
Si parla, ad esempio, del cambiamento demografico, che comprende l’ invecchiamento della forza lavoro e il calo dei tassi di fertilità.
Aumenta la pressione poiché gli insegnanti più anziani sono oggi più vulnerabili alle sfide della digitalizzazione, mentre la minore presenza di nuovi assunti più giovani riduce il ricambio della forza lavoro.
Inoltre, le crescenti e nuove richieste nel mondo dell’istruzione – ad esempio le richieste amministrative, le comunicazioni con i genitori e il carico di lavoro digitale - determinano oggi carichi di lavoro più elevati e una maggiore pressione sulle prestazioni.
La digitalizzazione, in particolare, ha aggiunto un ulteriore carico cognitivo, specialmente per coloro che hanno minore dimestichezza con il digitale e con la pandemia di COVID-19 e l’attività di insegnamento a distanza si sono evidenziate difficoltà nel bilanciare i confini tra vita lavorativa e vita privata.
Rischi psicosociali nell’istruzione: organizzazione lavorativa e mansioni
Il report si sofferma su vari fattori di rischio e noi, a titolo esemplificativo, riprendiamo alcuni aspetti connessi all’organizzazione del lavoro e alle mansioni.
Si segnala che, secondo l’OCSE (2020), il 96% degli insegnanti dichiara di avere il controllo sulla scelta dei metodi didattici, il 94% sulla valutazione dell’apprendimento degli studenti e il 92% sulla disciplina degli studenti. Ciononostante, gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo grado (livelli ISCED 1–2) sono probabilmente più colpiti dalle questioni relative all’autonomia, poiché sono maggiormente esposti a fattori di controllo esterni quali programmi di studio rigidi, requisiti di valutazione standardizzati e misure di rendicontazione che limitano la loro discrezionalità professionale (Salokangas et al., 2020)”.
Si indica che la ridotta autonomia limita la loro capacità di personalizzare l’insegnamento e gestire le classi in linea con il proprio ruolo e giudizio professionale, causando spesso esaurimento emotivo (Skaalvik e Skaalvik, 2009, 2010).
Al contrario, gli insegnanti dei livelli superiori devono spesso affrontare sfide legate a classi più numerose, specialmente nell’istruzione secondaria e superiore (livelli ISCED 3–8), dove il numero di alunni per classe è aumentato a seguito dell’ampliamento dell’accesso all’istruzione (Hindman e Bustamante, 2019). Classi più numerose sono associate a un aumento del carico di lavoro, a una ridotta interazione individuale con gli studenti e a livelli di stress più elevati (Gil-Flores, 2017).
Si indica poi che, in alcuni casi, l’insegnamento nelle eventuali classi multilivello (pluriclassi), più frequente nelle scuole rurali, rappresenta un ulteriore fattore di stress per gli insegnanti della scuola primaria (Darmody e Smyth, 2011; Burns e Machin, 2013). Gestire classi con alunni di diversi livelli scolastici richiede di affrontare contemporaneamente esigenze di apprendimento diverse, aumentando così le sollecitazioni cognitive ed emotive e lo stress.
Al contrario, le scuole in ambito urbano tendono ad avere classi più numerose e ad accogliere una popolazione studentesca caratterizzata da una maggiore diversità socioculturale e da elevate esigenze educative.
Sulla base dei dati TALIS 2018 (Teaching and Learning International Survey), il 92,5 % degli insegnanti della scuola secondaria di primo grado nei paesi dell’UE ha partecipato ad almeno un tipo di attività di sviluppo professionale nei 12 mesi precedenti l’indagine (OCSE, 2019). Tuttavia, gli insegnanti hanno segnalato ostacoli che impediscono loro di accedere alle opportunità di formazione professionale continua, tra cui i vincoli di tempo (54 %), i costi finanziari (45 %) e la mancanza di tempo da dedicare alla famiglia (37 %). La natura di questi ostacoli sembra essere comune agli insegnanti che operano a tutti i livelli di istruzione.
Si segnala poi che sebbene la partecipazione allo sviluppo professionale sia generalmente elevata nella professione docente (OCSE, 2020), le opportunità di avanzamento di carriera rimangono limitate, specialmente a livello scolastico (Palma-Vasquez et al., 2022).
Rimandiamo alla lettura integrale del report che, per quanto riguarda i fattori di rischio, si sofferma anche sulle richieste e pressioni lavorative, sulle relazioni interpersonali, sulle conflittualità e sugli squilibri tra lavoro e vita privata.
Rischi psicosociali nell’istruzione: indice del documento EU-OSHA
Riportiamo, in conclusione, l’indice del report “Workforce diversity and psychosocial risks: towards healthier and more inclusive workplaces”.
1 Introduction
1.1 Background
1.2 Methodology
1.2.1 Scoping review
1.2.2 Stakeholder interviews
1.2.3 Identification of good practices
2 Understanding the European education sector
2.1 Defining workers in the education sector
2.2 Recent trends
3 Psychosocial risks in the education sector
3.1 The burden of psychosocial risks in the education sector
3.2 Previous overviews
3.2.1 Categorisation of PSRs and sector-specific adaptations
3.3 Overview of psychosocial risks experienced by instructional personnel
3.3.1 Demands at work
3.3.2 Work organisation and job content
3.3.3 Interpersonal relationships and leadership support
3.3.4 Work–individual interference
3.3.5 Conflicts and offensive behaviour
3.3.6 Other risk factors
3.4 Psychosocial risks for specific groups of teachers
3.4.1 Gender
3.4.2 Race, ethnicity and migration
3.4.3 Age and work experience
3.4.4 Special education teachers
3.5 Societal trends and recent disruptors
3.5.1 Demographic
3.5.2 Educational expansion
3.5.3 Digitalisation
3.5.4 The COVID-19 pandemic
3.6 Protective factors
3.7 Summary of main psychosocial risks in the education sector
4 Impact of psychosocial risks on workers’ mental health and on workplaces
4.1 Effects on mental health
4.2 Other health outcomes linked with psychosocial risks at work
4.3 Broader impacts
4.3.1 Teachers’ trajectories and workforce stability
4.3.2 Students' learning and classroom dynamics
4.3.3 Social and economic costs
5 Selection of good practices on psychosocial risk prevention, intervention and management in the education sector
5.1 Good practices for the workplace
5.2 Good practices for national/regional intermediaries
6 Conclusions
6.1 Discussion of results
6.2 Limitations of the study
6.3 Considerations and policy pointers
6.3.1 Considerations for employers
6.3.2 Considerations for social partners
6.3.3 Considerations for researchers
6.3.4 Policy pointers for policy-makers
References
Appendices
Appendix A – Scoping review protocol
Appendix B – Semi-structured interview protocol
Appendix C – Overview of good practices excluded
RTM
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