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Oltre ai numeri, la formazione per la prevenzione

Rocco Vitale

Autore: Rocco Vitale

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

23/07/2012

Una analisi sulle prospettive della sicurezza dal Rapporto INAIL 2011. Di Rocco Vitale.

Oltre ai numeri, la formazione per la prevenzione

Una analisi sulle prospettive della sicurezza dal Rapporto INAIL 2011. Di Rocco Vitale.

 
 
Brescia, 23 Lug - La presentazione dei dati numerici e percentuali sugli infortuni ed i morti sul lavoro sono occasione che l’INAIL offre annualmente per conoscere le dimensioni di un fenomeno complesso ed articolato che trova, appunto nei numeri, solo una parte - non delle risposte, ma – della conoscenza.
 
Lo dice chiaramente nella sua presentazione il nuovo Presidente dell’INAIL allorquando afferma che “i numeri assoluti degli infortuni e i loro andamenti storici non sono, da soli, informazione adeguata per dare indicazioni alle politiche della sicurezza”. In questo contesto, spesso, appaiono fuori luogo commenti e dichiarazioni improvvisate che con una battuta vogliono indicare lo stato della sicurezza sul lavoro nel nostro Paese.
 
Spesso si tratta di affermazioni verbali comuni che dalla proprietà di un dato o di una situazione vogliono cogliere altre indicazioni. Le descrizioni puramente verbali di tali eventi presentano il difetto di espressioni tipiche come “il tempo si mette al bello” oppure “le distanze sono diminuite” ovvero della genericità e della mancanza di precisione che le caratterizzano.  I numeri, invece, descrivono le proprietà degli oggetti ed eventi con una precisione che incidono nella comunicazione [1] e che devono essere considerati nel loro contesto sociale temporale e ambientale.
 
Dall’intervento del Ministro Fornero si ricava una indicazione, condivisibile, che mette in correlazione tre elementi fondamentali che emergono dal Rapporto INAIL: la raccolta delle informazioni, la ricerca e la formazione per la prevenzione. Si tratta della sicurezza non “più vista come un mero onere, una mera incombenza, un gravame burocratico, ma percepita ormai come un incentivo al lavoro e, dunque, un fattore essenziale di crescita. Resta, tuttavia, la necessità "di una effettiva applicazione e un costante monitoraggio grazie al continuo coinvolgimento dei soggetti coinvolti" e soprattutto davanti a un mondo del lavoro in continuo cambiamento: realtà che cambia, di conseguenza, anche la natura dei rischi.
 
L’importanza dei dati ed il loro sviluppo
Piaccia o non piaccia i numeri che, annualmente e periodicamente, l’INAIL diffonde circa il fenomeno degli infortuni sul lavoro sono gli unici dati scientifici che si basano sulla realtà del sistema assicurativo e previdenziale dell’Istituto. Far scaturire da questi dati una analisi o letture ed interpretazioni differenti di un fenomeno che sfugge ad un chiaro e preciso controllo, risponde  certamente ad una giusta esigenza, ma che non rientra nei compiti istituzionali dell’INAIL. Anche se di queste esigenze ne è consapevole e parte attiva.
 
Lo strumento per dare una risposta a questi interrogativi è stato previsto dall’art. 8  del D. Lgs. 81/2008 con l’istituzione del SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione) nei luoghi di lavoro al fine di fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare e valutare l’efficacia della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.
 
Lo schema del decreto attuativo è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 21 dicembre 2011 ed il Ministro Fornero ha ricordato che “sulla sicurezza non siamo in ritardo nel nostro paese – sottolineando - che questi principi richiedono un radicamento diffuso della cultura della prevenzione". Da qui l’impegno di portare a compimento, entro la fine dell’anno, i decreti attuativi previsti dal D. Lgs. 81/2008 (Testo unico sulla sicurezza) che daranno definitiva applicazione al provvedimento.
 
L’integrazione dell’ISPESL  e dell’IPSEMA ne hanno fatto dell’INAIL un vero e proprio “polo della salute e della sicurezza” e l’affidamento, previsto dalle legge, che attribuisce all’INAIL la gestione tecnica del SINP  ne farà “una sorta di bussola per fare il punto sulle politiche di prevenzione e aiutare a definire una via verso la maggiore sicurezza mettendo a punto procedure per ricevere anche le nuove comunicazioni dei datori di lavoro degli infortuni superiori  ad un giorno, nominativi degli Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS) che arricchiranno le informazioni già presenti nei sistemi degli altri soggetti che parteciperanno al SINP” [2].
 
Numeri e dati statistici, dunque, sono utili ad orientare la legislazione, e potranno essere misurabili e  dovranno riuscire a trasformarsi in opinioni per l’attuazione di azioni concrete.
 
La ricerca
I dati elaborati e presentati nel Rapporto dell’INAIL (ed i futuri che verranno elaborati dal SINP) costituiscono la base della ricerca.
 
Oggi, come è ovvio, il Rapporto INAIL viene redatto solo sulla base dei documenti e della rilevazione dei dati interni dello stesso Istituto. In sintesi il Rapporto è articolato nei seguenti  argomenti:
§  dati su infortuni e malattie professionali nella situazione del mondo del lavoro visti dai dati Inail;
§  il bilancio, le realizzazioni ed i risultati economici conseguiti;
§  le azioni strategiche che vengono proposte sia  interne che verso l’esterno.
E’ fuori dubbio che, quanto prima con il funzionamento del SINP, i dati relativi agli infortuni e malattie professionali non saranno più ristretti ai dati interni ma dovranno essere analizzati utilizzando la  norma UNI 7249/2007 relativa alle “statistiche degli infortuni sul lavoro”.


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Questa norma definisce i parametri che caratterizzano il fenomeno infortunistico allo scopo di identificare alcuni indicatori significativi a fini prevenzionali che consentano la misura del rischio e del danno e la comparazione dei dati a livello settoriale, temporale e territoriale, in campo sia nazionale sia internazionale. E’ applicabile per rilevazioni e statistiche degli infortuni sul lavoro in tutti i settori di attività privati e pubblici. La norma prende in considerazione gli infortuni in occasione di lavoro con riferimento anche alla vigente legislazione assicurativa e prevenzionale. La norma pubblicata successivamente all’emanazione del D. Lgs. 626/1994 e prima del D. Lgs. 81/2008,  è adattabile a tutte le innovazioni presenti nel testo unico del 2008.
 
La norma UNI è importante ma non potrà essere l’unico modello di sistema in quanto sarà sempre più necessario affinare in profondità le rilevazioni. La messa a disposizione dei dati dovrà consentire lo sviluppo e l’elaborazione della ricerca da parte di diversi soggetti: da quelli istituzionali alle aziende passando attraverso i territori e le risorse professionali, educative, associative ed organizzative.
 
Una delle finalità della ricerca dovrà esser quella di consentire ai singoli la conoscenza della realtà che li circonda ed il contesto nel quale operano. Si dovrà, ad esempio, consentire anche alla più piccola azienda di rapportare la propria situazione nel contesto territoriale dove opera.
 
E’ chiaro quindi che i dati dovranno avere la possibilità di essere letti per regione e provincia e disaggregati per classi di rischio e per tipologia lavorativa.
 
Le stesse denuncie di malattie professionali, che come ci ricorda il Rapporto INAIL, sono aumentate di quasi il 10% rispetto al 2010 e del 60% rispetto all’ultimo quinquennio devono essere oggetto di ricerca e valutate con attenzione. Attività di ricerca, non di semplice lettura dei dati, che dovranno essere correlate al territorio ed agli ambienti di lavoro. Un nuovo terreno da esplorare nel rapporto medico di base e medico del lavoro che assieme ne dovranno gestire il fenomeno.   
 
I dati del Rapporto INAIL  ci indicano che nell’agricoltura le malattie professionali sono passate dalle 1.650 del 2007 alle 7.971 del 2011 e di queste ben 6.585 casi sono dovuti a malattie osteo-articolari e muscolo-tendinee mentre le malattie respiratorie, nello stesso arco di tempo, sono passate da 154 a 254.
 
Questi i numeri evidenziati dal Rapporto cui deve seguire una analisi di  ricerca che, esemplificando, dovrebbero indicare l’importanza di svolgere una grande azione di formazione nella movimentazione manuale e, successivamente per ordine di importanza, ad esempio, la formazione sui rischi chimici.
 
La formazione per la prevenzione
Nella classica definizione della formazione basata sull’analisi del bisogno i dati delle ricerche dovranno assumere un ruolo fondamentale ampliando la base dell’analisi al contesto lavorativo del territorio e dell’ambiente circostante. Terminato il ciclo dell’azienda “monoculturale” l’avvicinarsi della Terza Rivoluzione Industriale [3] si muove verso un “capitalismo distribuito” ed una economia collaborativa in quanto gli sforzi di ciascuno rafforzano le opportunità degli altri.
 
La ricerca, dunque, sarà la base su cui fondare una nuova formazione per la sicurezza dando al concetto, bello ma non determinato, di “cultura della sicurezza” riferimenti pratici per attuare azioni concrete.
 
Nel settore dei lavoratori stranieri, ad esempio, sono lodevoli ed utili le pubblicazioni di libretti sulla sicurezza e la prevenzione nelle principali lingue dei paesi di provenienza. Sarà, però, più urgente appontare opuscoli in lingua romena dato che la comunità romena [4] ha avuto nel 2011 19.174 infortuni e ben 43 casi mortali che ne rappresentano il 31,2%.  In ordine i priorità risulteranno, quindi, meno urgenti (ma non per questo non utili) i libretti in lingua spagnola dato che i lavoratori provenienti dai paesi di lingua spagnola hanno avuto il 4,5% di infortuni e l’1,4% di casi mortali.
 
Abbiamo visto due esempi, da non generalizzare, ma che costituiscono sulla base della ricerca un indice di priorità. Sarebbe poi opportuno verificare in quali territori (regionali, provinciali e comunali) ed in quali classi di rischio ed attività lavorative si sono verificati tali eventi.
 
La realtà conferma che la formazione avviene, spesso  anche quella erogata correttamente, per l’adempimento degli obblighi normativo con scarsa rilevanza all’analisi dei dati degli infortuni sia quelli aziendali sia quelli territoriali.
 
I nuovi parametri non dovranno più basarsi sulla quantità dei corsi erogati ma piuttosto sulla qualità dei corsi. Fattore determinante deve essere costituito dalla verifica dell’apprendimento: troppo banale tuttavia se ricondotto solamente a test con domande a risposta chiusa. Il problema non è quello di fare formazione. Oggi si fa anche molta formazione: però di basso livello e spesso inutile con sprechi di fondi e di mezzi. Una formazione improvvisata, con contributi “a pioggia” che non incidono sulla prevenzione ma svolti semplicemente per l’assolvimento formale della legge.
 
La ricerca è utile per non improvvisare e l’analisi dei dati può consentire di programmare i campi di intervento per lo svolgimento della formazione quale vero e proprio strumento di prevenzione.
        
Una prospettiva di sviluppo
Riprendendo un vecchio detto secondo cui la matematica non sia un’opinione, ma i numeri a volte sì, andiamo a riscoprire un percorso virtuoso che mette al centro della nostra azione la ricerca che non deve essere fine a se stessa ma svolta sulla base di dati, accessibili ed omogenei, che consentano di sviluppare azioni formative in grado di incentivare il cambiamento dei comportamenti.
 
Dovremmo, forse, ricordare quanto diceva già nel ‘700 il filosofo tedesco Achenwall [5] che aveva proposto una nuova lettura della statistica, fino allora legata allo stato delle cose (status rerum). Dall’Università di Gottinga iniziò lo studio della statistica intesa come scienza che raccoglie tutti i dati che posso essere utilizzati per governare meglio.
 
 
Rocco Vitale
Presidente AiFOS, Sociologo del lavoro, Docente di Diritto del Lavoro all’Università di Brescia
 
           
 
 
 
 


[1] Gardner Lindzey, Clavin S. Hall, Richard F. Thompson, L’importanza della statistica in psicologia, Zanichelli, Bologna 2010
 
[2] Massimo De Felice, Presidente Inail, relazione al Rapporto annuale 2011
[3] Jereny Rifkin, La terza Rivoluzione Industriale, Mondadori, 2011
[4] Rapporto annuale INAIL 2011, tavole statistiche
[5] Gottfried Achenwall (Elblag 20 ottobre 1719 – Gottinga 1 maggio 1772) giurista e filosofo dell’Università di Gottinga.
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: carmelo catanoso immagine like - likes: 0
23/07/2012 (16:32:24)
Sulle statistiche, c'è sempre stato un gran dibattito.......
Per sdrammatizzare, forse è il caso di scherzarci un po' sopra!

"La gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione."
Mark Twain

"La statistica è la prima delle scienze inesatte."
Edmond de Goncourt

"Posso dimostrare di tutto con le statistiche – fuorché la verità."
George Canning

"Statistiche: la teoria matematica dell’ignoranza."
Morris Kline

"Le sole statistiche di cui ci possiamo fidare sono quelle che noi abbiamo falsificato."
Winston Churchill

"Ci sono tre generi di bugie: le bugie, le maledette bugie e le statistiche."
Benjamin Disraeli

"La statistica: l’unica scienza che permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni."
Evan Esar

"Non fidatevi di ciò che le statistiche dicono prima di avere attentamente considerato ciò che non dicono."
William Watt
Rispondi Autore: Leo Mingucci immagine like - likes: 0
24/07/2012 (00:03:09)
Condivido il commento di Carmelo Catanoso e vorrei aggiungerci che ogni frase scherzoza nasce dalla necessita di esporre la verità in maniera tale da non far male.
Rispondi Autore: Paolo Alemani immagine like - likes: 0
25/07/2012 (13:08:11)
La scelta degli aforismi è sicuramente simpatica ma approfondiamo il discorso. Tutti gli autori, tranne Morris Kline sono degli umanisti (sscrittori, politici, nobiluomini, etc.) ignoranti come capre nei confronti della scienza. Se io, da scienziato, dicessi che Leopardi era solo un depresso sfigato, accenderei le ire della comunità dei benpensanti (sicuramente a ragiorne). La separazione tra Cultura Umanistica e cultura scientifica (notare le maiuscole) è quello che ha affondato il nostro paese. La base di tutte le scienze è la statistica (e ve lo dice uno che ha rifatto 6 volte l'esame), la raccolta dati, la loro corretta classificazione e la loro corretta rappresentazione è fondamentale per lo studio di qualsivoglia fenomeno. Non mi stupisce che nell'ambito delle sicurezza sul lavoro la cosa venga disattesa. Poi possiamo scherzare su tutto ma dobbiamo farlo con cognizione e non con le chiacchere da bar.

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