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Stress e lavoro: la valutazione soggettiva e i progetti di ricerca

14/05/2009: ll 16 maggio entra in vigore l'obbligo di valutazione del rischio stress: gli strumenti per la valutazione soggettiva dello stress. Correlazione tra lavoratrici, livello economico, assenze e settori piu’ a rischio. Terza parte.
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Il 16 maggio entrano in vigore gli adempimenti del Decreto legislativo 81/2008 che erano stati prorogati a questa data dal decreto legge 207/2008, convertito nella legge 14/2009 (il cosiddetto «milleproroghe»).
In particolare il 16 maggio 2009 entrano in vigore le disposizioni relative a:
- valutazione allo stress lavoro correlato (art. 28, comma 1);
- valutazione dei rischi con data certa (art. 17, comma 1, lettera a) e art. 28, comma 2);
- obbligo di comunicazione all'INAIL o IPSEMA per infortuni con durata maggiore di 1 giorno, escluso quello dell'evento (art. 18, comma 1, lettera r);
- obbligo di comunicazione ai fini assicurativi all'INAIL o IPSEMA per infortuni con durata maggiore di 3 giorni (art. 18, comma 1, lettera r);
 
 
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Riguardo all’entrata in vigore delle disposizioni relative alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato, ricordiamo come questa valutazione possa essere effettuata da un responsabile del servizio di prevenzione e protezione solamente se in possesso di adeguati titoli che attestino una formazione adeguata al tipo di rischio da esaminare (art. 32, comma 2).
Altrimenti è necessario rivolgersi per la valutazione del rischio stress-lavoro correlato ad esperti in materia (psicologi o analoghi professionisti).
 
Per dare il nostro contributo alla raccolta di materiali utili alla stesura della valutazione continuiamo a presentare alcuni interventi del convegno “Stress ed attività lavorativa”, che si è tenuto il 4 aprile 2009 a Monza; convegno di cui sono stati recentemente pubblicati, sul sito dell’Associazione per la Sicurezza dei Lavoratori dell’Edilizia (ASLE-RLST), gli abstract relativi agli interventi e alcuni filmati visionabili previa registrazione.
 
L’intervento relativo alla “Sintesi dei risultati del progetto regionale ‘stress ed attività lavorativa’ 2004-2006” – a cui hanno collaborato R. Latocca, C. Fornari, F. Madotto e G.C. Cesana – racconta i risultati di un indagine epidemiologica svolta su un campione tendenzialmente rappresentativo della Popolazione Lavorativa Lombarda per rilevare tendenze e distribuzioni dei disagi e dei sintomi di malattia da stress lavoro-correlato.
Alcuni dei dati più rilevanti:
- i “Servizi hanno la maggior frequenza media di assenze per malattia, soprattutto Supermercati ed Alberghi”;
- nel “settore Terziario - Uffici il comparto pubblico (Comuni ed Enti Locali ) ha una più alta frequenza media di assenze per malattia rispetto al privato”;
- nel “settore manifatturiero le assenze per malattia sono maggiori nell’industria rispetto all’artigianato”;
- il “tasso di incidenza di infortuni / infortuni ripetuti come prevedibile, è più alto nelle aree produttive e nell’ambito del Terziario nei Servizi”;
- al “crescere della prevalenza di donne nell’organico dell’azienda aumenta la frequenza di assenze di malattia e diminuisce il numero di infortuni ed infortuni ripetuti”;
- l’analisi stratificata per mansioni svolta “evidenzia una maggior frequenza media di assenze per malattia nelle mansione con grado di qualifica più basso”.
È possibile affermare che la ricerca rileva inoltre “una correlazione positiva fra sesso femminile, basso livello socioeconomico e assenze per malattia”.
 
Un altro intervento che parla di una ricerca è “Condizioni di lavoro in Lombardia: indagine sul disagio lavorativo in relazione a potenziale ‘Rischio Stress’ e ‘Rischio Mobbing’”, a cui hanno collaborato diversi autori: P. Campanini, D. Rota, S. Bontempelli, M.G. Cassitto, A. Corti, R. Giglioli, S. Punzi e G. Costa.
In questo caso i risultati della ricerca, condotta dalla Clinica del Lavoro di Milano insieme a CGIL CISL UIL Lombardia e basata su un campione molto ampio di lavoratori, saranno presentati a giugno 2009 in un convegno dedicato.
 
Infine si ritorna a parlare di stress e degli strumenti di valutazione del rischio stress lavoro-correlato con gli interventi di Marco M. Ferrario (Università degli studi dell’Insubria, Varese), “Aspetti metodologici della applicazione del JCQ nel contesto italiano”, che affronta il Job Content Questionnaire di Robert Karasek e ne mostra i principali contributi pubblicati di valutazione dell’affidabilità, e di Paul Maurice Conway (Psicologo della Salute Occupazionale, PhD Dipartimento di Medicina del Lavoro - Università degli Studi di Milano) in “Analisi di alcuni strumenti di valutazione soggettiva dello stress lavorativo”.
Conway ricorda che per la valutazione del rischio i questionari autosomministrati hanno avuto in questi anni un ampio utilizzo e che in letteratura esistono sia questionari definiti “generalisti” che “valutano i fattori potenziali di stress attraverso domande che possono essere applicate a qualsiasi tipologia lavorativa, sia questionari dedicati alla valutazione di profili professionali specifici (per esempio infermieri, insegnanti, trasportatori, ecc.)”.
L’intervento approfondisce le caratteristiche di due dei questionari generalisti più impiegati nel contesto italiano, il Job Content Questionnaire (JCQ) e l’ERI-Q, e presenta anche altri strumenti per l’analisi soggettiva dello stress lavoro-correlato: l’Occupational Stress Indicator (OSI) di Cooper e il Questionario Multidimensionale della Salute Organizzativa (MOHQ - Multidimensional Organizational Health Questionnaire), basato sul costrutto di “salute organizzativa”.
L’intervento si conclude invitando a considerare, nell’analisi del rischio da stress lavoro-correlato, i seguenti aspetti:
- spesso i questionari per la valutazione soggettiva dello stress lavoro-correlato sono sviluppati “a partire da quadri teorici, e dunque pongono l’accento su determinati fattori di rischio e sulle loro interazioni” ed è possibile che “trascurino fattori di rischio che potrebbero risultare invece determinanti in un ambito lavorativo specifico”;
- i questionari generalisti, “contenendo domande applicabili a qualsiasi ambito, possono risultare ‘distanti’ dal lavoro reale delle persone” ed è dunque “importante utilizzare anche strumenti che consentano un’analisi più ‘ecologica’ del lavoro, in modo da cogliere rischi propri del contesto in esame”;
- per assicurare la validità della valutazione, è opportuno, quando possibile, basare l’analisi sul principio della “triangolazione metodologica”, “ossia combinare dati self-report con dati ‘oggettivi’, raccolti in maniera indipendente rispetto ai soggetti esaminati”;
- i valori normativi di un questionario dovrebbero essere innanzitutto interpretati “come indicazione di aspetti prioritari su cui una specifica realtà organizzativa dovrebbe porre attenzione ai fini della riduzione e/o prevenzione del rischio”;
- “perché la valutazione possa essere considerata valida (tasso di risposta, non condizionamento delle risposte, ecc.), è opportuno operare scelte ponderate rispetto alle modalità di somministrazione dei questionari, che sono tanto importanti quanto il loro contenuto”.
  
Sintesi dei risultati del progetto regionale ‘stress ed attività lavorativa’ 2004-2006
ABSTRACT (formato PDF, 54 kB).
 
Condizioni di lavoro in Lombardia: indagine sul disagio lavorativo in relazione a potenziale ‘Rischio Stress’ e ‘Rischio Mobbing’
ABSTRACT (formato PDF, 53 kB).
 
Aspetti metodologici della applicazione del JCQ nel contesto italiano
ABSTRACT (formato PDF, 35 kB).
 
Analisi di alcuni strumenti di valutazione soggettiva dello stress lavorativo
ABSTRACT (formato PDF, 46 kB).
 
  
Tiziano Menduto



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