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La sicurezza nelle attività di soccorso per le fuoriuscite di petrolio
Lisbona, 09 Gen – Gli incidenti relativi alle fuoriuscite di petrolio rappresentano una forte minaccia per l'ambiente e possono comportare anche rischi elevati per la salute e la sicurezza dei soccorritori impiegati nei lavori di bonifica con operazioni in mare, a terra o da imbarcazioni.
Proprio partendo da queste premesse l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) - nell'ambito di un gruppo di lavoro composto da esperti dei Paesi UE ed EFTA (Associazione europea di libero scambio), insieme a rappresentanti dell'Agenzia europea EMSA che ha sede a Lisbona - ha elaborato il documento “ EU/EFTA States Practical Guidelines on Health and Safety of Oil Spill Responders” che riporta specifiche linee guida sulla salute e sicurezza nelle attività di soccorso connesse al rilascio e alle fuoriuscite di petrolio.
Il documento, su cui PuntoSicuro si è già soffermato nei mesi scorsi, riporta molte informazioni
connesse al lavoro dei soccorritori e alle buone pratiche in materia di salute e sicurezza.
Dopo aver fatto una presentazione generale delle linee guida, ci soffermiamo oggi sulle diverse fasi dei lavori con riferimento alla gestione della sicurezza.
Questi gli argomenti trattati nell’articolo:
- La preparazione delle operazioni e la pianificazione della sicurezza
- Le cinque fasi da seguire durante le operazioni di soccorso
- La fine delle operazioni e la fase di documentazione e di analisi
La preparazione delle operazioni e la pianificazione della sicurezza
Per offrire vari spunti di riflessione per migliorare la normative e le prassi utilizzate per le operazioni di risposta alle fuoriuscite di petrolio in mare e a terra nell'Unione europea, il documento ricorda innanzitutto le tre fasi principali delle operazioni:
- Prima fase – Preparazione delle operazioni
- Seconda fase - Durante le operazioni
- Terza fase - Post-operazioni.
Nella prima fase, quella preparatoria, prima delle operazioni vere e proprie, deve essere sviluppata una pianificazione della salute e della sicurezza che comprenda la valutazione dei rischi pre-operativi, la selezione dei DPI e la formazione dei soccorritori.
Questa fase comprende l'identificazione delle varie sfide connesse alle operazioni (ad esempio, con riferimento ai tempi, ai rischi legati al petrolio, all'uso dei DPI, alle condizioni di lavoro, alla stanchezza fisica, alla pressione pubblica e psicologica, alla formazione del personale). Include anche l'identificazione delle autorità competenti in materia di SSL (a seconda delle leggi e dei regolamenti nazionali) e dei principali attori della SSL. Inoltre, devono essere preparate le valutazioni dei rischi per le operazioni standard, con riferimento alle mansioni, ai siti specifici che potrebbero essere colpiti, alle prassi e alle attrezzature da utilizzare.
Pertanto, quando si verifica un incidente, questi piani dovrebbero aver bisogno solo di un breve "check-up", di una nuova messa a fuoco e di un leggero adattamento alla situazione reale.
Sulla base di queste valutazioni, i DPI necessari devono essere definiti e stoccati in quantità e dimensioni ragionevoli.
Le cinque fasi da seguire durante le operazioni di soccorso
Si segnala che nella seconda fase, cioè quella relativa alle operazioni vere e proprie, vengono identificate ulteriormente cinque fasi che devono essere seguite:
- Fase 1 - Identificare e valutare i rischi o i fattori di rischio legati all'operazione specifica: revisione delle valutazioni dei rischi precedentemente preparate e delle valutazioni dei pericoli. Inoltre, dovrebbe essere preparato anche un piano per lo scenario peggiore (in caso, ad esempio, di inclusione di altre sostanze pericolose, di rischio di incendio o di esplosione, di situazioni di mancanza di ossigeno, di situazioni che superano le soglie di emergenza o di DPI insufficienti) e un piano di emergenza per altri eventi imprevisti (ad esempio, incidenti, infortuni);
- Fase 2 - Attuare tutte le misure di riduzione del rischio e di protezione: riguarda l’attuazione delle necessarie misure di riduzione del rischio e di protezione, secondo le priorità riassunte nell’acronimo STOP (substitution or replacement; technical measures; organisational measures and personal and behavioural safety measures);
- Fase 3 - Organizzazione, guida e briefing sulla sicurezza nel sito: l’organizzazione nel sito comprende la creazione di zone di sicurezza, strutture (ad esempio per la decontaminazione, i servizi igienici e l'igiene personale) e ambiti logistici (ad esempio per attrezzature di emergenza, DPI, cibo e acqua). Le unità di intervento generali (ad esempio, vigili del fuoco, militari) e i volontari non addestrati specificamente per la risposta alle fuoriuscite di petrolio possono richiedere istruzioni e formazione speciali. Infine, è necessario organizzare un briefing sulla sicurezza, che copra i pericoli e i rischi, i dispositivi di protezione individuale e le attrezzature di lavoro, la logistica, la comunicazione e la struttura di comando e le procedure di emergenza, per tutto il personale presente nel sito in cui si interviene;
- Fase 4 - Comunicazione, documentazione e reportistica in tempo reale: è necessario preparare e attuare un piano di comunicazione e disporre delle attrezzature necessarie. Ancora più importante è la documentazione approfondita di tutte le misure, le azioni e gli eventi relativi alla SSL. Infine, gli incidenti come infortuni, danni, incendi, fuoriuscite di sostanze chimiche e situazioni pericolose devono essere segnalati al comando generale e all'autorità responsabile;
- Fase 5 - Controllare, aggiornare e implementare regolarmente la SSL in loco: consiste nella verifica periodica dell'efficacia delle misure di SSL adottate. Se le misure non si rivelano sufficientemente efficaci o addirittura inefficaci, oppure si rivelano troppo "forti" e impediscono un lavoro di risposta efficace, il piano d'azione per la SSL deve essere aggiornato e implementato.
La fine delle operazioni e la fase di documentazione e di analisi
Dopo la fine delle operazioni, entra in vigore la terza e ultima fase, quella post-operazioni.
Qui il follow-up e la valutazione della salute dei soccorritori sono una parte cruciale, sebbene lo screening continuo di possibili sintomi acuti legati all'esposizione agli idrocarburi debba essere condotto anche durante le operazioni di risposta alle fuoriuscite.
Si raccomanda poi di valutare i piani, le prassi e le azioni in materia di salute e sicurezza (negli allegati del documento sono presenti vari materiali utili anche a questa parte) cercando di trarre insegnamenti per il futuro.
Questo può essere fatto documentando i fattori avversi che si sono verificati (VAF - Verified adverse factors), le buone pratiche (GP - Good practices) utilizzate. Deve poi essere implementato un processo che garantisca che ogni VAF o GP sia analizzato, registrato e gestito.
Un esempio di fasi sequenziali (segnalazione, registrazione, analisi, raccomandazione, implementazione e divulgazione) è riportato nel capitolo 5.
Rimandiamo, infine, alla lettura integrale del documento che si sofferma e approfondisce vari altri aspetti, ad esempio la valutazione del rischio, l’individuazione delle responsabilità e la formazione.
RTM
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