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Crans Montana: quando il luogo di lavoro è anche un luogo di divertimento
In attesa che le indagini chiariscano con precisione responsabilità, dinamiche e cause del tragico incendio a Crans Montana (Cantone Vallese, Svizzera) che, nella notte del primo gennaio 2026, ha portato a diverse decine di morti e più di cento feriti, è opportuno avviare una riflessione ampia e profonda. Una riflessione che non si soffermi solo sugli aspetti tecnici, strutturali o normativi, ma che si interroghi anche sul modo in cui le emergenze vengono percepite, comprese e affrontate.
In una lettera inviata alla redazione da un nostro lettore si sottolinea che, riguardo a quanto successo a Crans Montana, “forse stiamo perdendo la cognizione del rischio”. Manca, insomma, “una generale educazione alla prudenza, che non può essere affidata al semplice istinto”. Bisogna, insomma, essere consapevoli dei rischi e capaci di riconoscere segnali di pericolo prima che questi si trasformino in eventi irreversibili.
Proprio per favorire queste riflessioni, ospitiamo oggi un contributo di Michele del Gaudio, Ricercatore Inail UOT CVR di Avellino, dal titolo “Quando il luogo di lavoro è anche un luogo di divertimento con avventori”.
Nei prossimi giorni cercheremo poi di raccogliere altri commenti che, speriamo, siano in grado, attraverso una riflessione lucida e non emotiva, di trasformare quanto avvenuto in un insegnamento per evitare che simili tragedie non si ripetano.
Quando il luogo di lavoro è anche un luogo di divertimento con avventori
Spero che questa mia riflessione sia correttamente interpretata come una esigenza di confrontarmi con chi si occupa di sicurezza sui luoghi di lavoro e non un voler approfittare dell’eco mediatico dell’incendio avvenuto recentemente a Crans Montana. Lungi da me ricercare responsabilità anche perché penso che, in questo momento, per chi è stato direttamente coinvolto, conta poco trovare le responsabilità. Quando sarà chiaro meglio cosa è accaduto, la legge farà il suo corso e si spera che i legislatori facciano esperienza di quanto accaduto per adeguare le regole.
Io, però, lavoro per la prevenzione ed il post incidente è sempre il risultato di una partita persa. L’incendio del cinema “Statuto” a Torino nel 1983, come è venuto in mente a molti, fu anch’ esso un incendio in un luogo di divertimento che ha lasciato il segno perché in quel luogo non erano previste le norme di prevenzione che oggi sono scontate. Fa un certo effetto pensare che addirittura fino al 1975 in Italia si poteva fumare al cinema anche se successivamente il divieto è stato promosso soprattutto per motivi salutistici.
Quello che vorrei provare ad analizzare sono gli aspetti che purtroppo io e chi come me si occupa di prevenzione nei luoghi di lavoro, non ha potuto non cogliere.
Sì, perché quel Lounge Bar per me era un luogo di lavoro.
Le cronache hanno enfatizzato alcune scene riprese con i cellulari. Ecco…. riprese con i cellulari …
La nostra vita è ormai filtrata dall’occhio elettronico basta assistere ad un concerto in televisione per accorgersi che il pubblico riprende tutto col cellulare e pochi si concentrano su quanto vedono e sentono direttamente.
Anche gli ospiti, del lounge bar, riprendevano un evento che avrebbero poi commentato ritornando a casa.
Queste riprese saranno sicuramente utilissime per ricostruire quanto accaduto ma hanno raccontato soprattutto come i presenti si sono comportati.
I camerieri hanno servito le bottiglie di champagne addobbate con candele scintillanti, e come mi ha raccontato mia figlia adolescente, questa abitudine è molto diffusa anche nei locali di tutta Italia. Per le candele scintillanti utilizzate sulle torte è in corso un dibattito tra produttori ed esperti sugli effetti tossici che possono provocare, ma il loro effetto a contatto con materiali infiammabili quali capelli, abiti e materiali d’arredamento non è certo imprevedibile e deve essere correttamente segnalato dal produttore agli utilizzatori.
I camerieri in quanto lavoratori hanno ricevuto una formazione? Hanno ricevuto le istruzioni d’uso di questi oggetti nello specifico ambiente? Hanno ricevuto una formazione antincendio?
Quello che si vede nei filmati è un ragazzo che cerca di spegnere il principio di incendio con un indumento ma io avrei voluto vedere la scia di un estintore.
Le prime notizie ci restituiscono, purtroppo, notizie scontate sugli effetti dei gas prodotti dalla combustione ed anche per questo avrei voluto vedere gli ospiti avviarsi fuori e non restare a contemplare le fiamme come fosse uno show.
Aldilà di quello che si accerterà sugli obblighi da rispettare e l’adeguatezza dei luoghi in base alla normativa vigente in quella nazione, quello che mi colpisce è una mancanza di consapevolezza.
La sicurezza non deve essere solo imposta come un obbligo. La presenza di un congruo numero di estintori, di adeguate uscite di sicurezza, di segnaletica efficace e di luci d’emergenza sono il frutto di una progettazione e sono calcolati per evitare il propagarsi di un principio d’incendio e soprattutto per permettere in base all’affollamento previsto, di andare via rapidamente. Il datore di lavoro ne deve essere consapevole.
Questa notizia potrebbe essere l’occasione per discutere in luoghi di lavoro analoghi, a scuola e in famiglia su cosa fare quando succede qualcosa di analogo.
La pizzeria e il bar in cui lavoriamo o che frequentiamo sono sicuri? Gli estintori sono agevolmente raggiungibili? Le uscite di sicurezza sono sgombre?
No … non è tutto scontato. Mi è capitato di far notare al gestore di una pizzeria che l’estintore era coperto da varie scatole ed è bastato questo per risvegliare l’attenzione di chi, pur frequentando quel luogo tutti i giorni, aveva perso la consapevolezza. La mia segnalazione non è stata una sanzione ma lo stupore che ha provocato in chi mi ha ascoltato è servito probabilmente a giustificare la presenza dell’estintore che fino a quel momento era stato considerato parte dell’arredamento.
Da padre non posso non condividere la desolazione dei genitori dei ragazzi deceduti come giornalmente condivido la desolazione dei parenti dei più di mille lavoratori deceduti nei luoghi di lavoro italiani ogni anno e che poi ripensano che tutto poteva essere previsto e quindi evitato.
Non dimentichiamo che anche questo incidente purtroppo ha provocato morti sul lavoro anche se la giovane età degli avventori ha prodotto più scalpore.
Forse ci sarà una evoluzione normativa ma col tempo anche questa sarà percepita come un fardello burocratico.
Provo a lanciare la mia proposta… Dobbiamo aumentare la consapevolezza…. La mia casa , il mio luogo di lavoro, la mia scuola, i miei luoghi di svago hanno dei pericoli ed io li debbo conoscere e debbo sapere come comportarmi per prevenirli o proteggermi.
Chi deve attivarsi ?..... NOI.
Michele del Gaudio
Ricercatore INAIL UOT CVR Avellino
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Pubblica un commento
| Rispondi Autore: Leo | 08/01/2026 (06:47:40) |
| I camerieri in quanto lavoratori hanno ricevuto una formazione? Hanno ricevuto le istruzioni d’uso di questi oggetti nello specifico ambiente? Hanno ricevuto una formazione antincendio? Il legislatore italiano pare pensarla completamente al contrario. Con la conversione del DL 159, per questi esercizi la formazione e l'addestramento possone essere "conclusi" entro 30 giorni dall'assunzione, e poco importa se la maggior parte dei lavoratori sono assunti per brevissimi periodi, ben al di sotto dei 30 giorni... | |
| Rispondi Autore: luigi meroni | 08/01/2026 (08:09:55) |
| Da padre di adolescente sono rimasto sconvolto dalla tragedia di Crans Montana. La prima cosa che ho fatto è stata quella di spiegare a mia figlia i principi della combustione, il fattore tempo in caso di incendio, il fatto che si debba stare bassi per cercare aria pulita, l'importanza di identificare le uscite di sicurezza, le regole base dell'uso degli estintori. Mi sono accorto che non gliene avevo mai parlato. Ha ragione Michele. Chi deve attivarsi? NOI. Quindi attiviamoci. | |
| Rispondi Autore: Maurizio Fattorini Esperto in sicurezza già funzionario dei Vigili del Fuoco | 08/01/2026 (09:21:07) |
| La problematica emersa dopo il dramma che si è verificato in Svizzera deve essere analizzata non solo per gli aspetti preventivi - che sono di fondamentale importanza per quanto attiene alle caratteristiche del locale, dei percorsi di esodo, dei materiali di costruzione e soprattutto di arredo oltre a quelle degli impianti tecnologici ed altri - ma soprattutto per gli aspetti autorizzativi e gestionali. Quest'ultimi, seppur ribaditi in Italia anche da recenti norme sia per "i locali di pubblico spettacolo" sia per qualunque luogo di lavoro, spesso sono considerati adempimenti formali e poi passano in secondo piano se non nel dimenticatoio (controlli periodici e manutenzioni) e vengono considerati dai gestori delle attività solo come adempimenti inutili e costosi per non parlare poi della gestione del numero degli occupanti con riferimento al massimo affollamento possibile o comunque autorizzato. In tutto questo i controlli - purtroppo non sempre puntuali - sono visti come attività vessatorie dell'Autorità e quindi quando possibile si evitano per esempio non classificando il locale come di pubblico spettacolo e poi svolgendo comunque questa attività con altre forme! Forse una maggiore sensibilità di tutti noi - anche nella vita quotidiana- potrebbe spingere ad elevare il livello della cultura della sicurezza e richiedere agli esercenti, anzi pretendere da loro, una gestione attenta a questi aspetti di cui ci ricordiamo per qualche giorno solo dopo aver visto scene drammatiche e poi .... tutto torna come prima !!! Le uscite non fruibili, gli estintori nel ripostiglio …….. | |
| Rispondi Autore: Matteo | 08/01/2026 (10:30:53) |
| Immaginiamo qualcuno che notando l'imminente pericolo si fosse lanciato a spegnere queste stupide e inutili "fontanelle luminose": sarebbe stato preso a male parole e probabilmente spintonato, e lo show sarebbe ripreso tal quale. | |
| Rispondi Autore: Massimiliano | 08/01/2026 (11:04:59) |
| Quanto avvenuto è stato un dramma. Condivido con voi la necessità continua di sensibilizzare i nostri amati figli sui rischi presenti in tutti gli ambienti che frequentano nel quotidiano, ma ritengo anche indispensabile che la "sicurezza" venga insegnata anche a scuola, dagli addetti ai lavori. La sicurezza deve diventare parte integrante della cultura delle nuove generazioni. E' mio parere che soltanto così le Leggi, le attività di prevenzione, la formazione continua e tutta la burocrazia che orbita intorno alla sicurezza possono diventare veramente efficaci ai fini della prevenzione. | |
| Rispondi Autore: Giovanni Bersani | 08/01/2026 (12:18:33) |
| Da alcuni anni ci si sta muovendo con progetti pilota per portare la sicurezza anche nelle scuole, fin dalle età più giovani, non solo "inserendo" questo tema dall'esterno (cosa comunque ottima) ma cercando anche di inserirlo con inventiva all'interno delle discipline stesse ordinarie, cosa non banale e che evidentemente richiede una buona formazione previa anche per i docenti stessi. Ad esempio (riporto da buone fonti online) la scorsa estate il Consiglio Nazionale degli Ingegneri e il Ministero dell’Istruzione hanno firmato un protocollo per promuovere la cultura della sicurezza nelle scuole, con un progetto che coinvolge più di 60 istituti e 4.000 studenti, con laboratori pratici, attività formative ecc. Ovviamente ci vuole tempo per arrivare a un ampio risultato, ma qualcosa si fa ed è una buona speranza in mezzo a tanto dolore e ignoranza (mi viene in mente il riuscire a far dire a tutti "uno-uno-due" invece di "centododici" ... ci vorrà tempo ma vedo che già ci sono miglioramenti). Saluti e grazie | |
| Rispondi Autore: Danilo Cantarelli | 08/01/2026 (14:11:32) |
| Condivido in pieno quanto scritto nell'articolo. Lavorare sulla prevenzione e quindi anche su formazione e informazione è la chiave di tutto. Penso al tempo stesso che la scuola possa essere un luogo dove rendere consapevoli i ragazzi e le ragazze dei rischi che circondano. Sono un formatore per la sicurezza e tempo fa ho fatto vedere a mio figlio sedicenne uno dei tanti video sul flashover: mi ha risposto che ha imparato più in quei cinque minuti che nel corso fatto a scuola per il PCTO che è stato invece noioso e per nulla coinvolgente. Questo mi ha colpito molto! | |
| Rispondi Autore: Wolf | 09/01/2026 (09:16:34) |
| Ho letto e il mio pensiero si associa a quanto detto dal ricercatore INAIL e nei molti interventi nella scuola. Alla base: consapevolezza del rischio (riconoscerlo), cosa possiamo/dobbiamo fare NOI in tempi brevi (azione), capacità di trasmettere e insegnare la sicurezza non come obbligo dovuto ma come conoscenza che adegua in conseguenza i comportamenti attivi per prevenire gli infortuni (comunicazione efficace) mi ha colpito il commento del figlio del papà che gli ha fatto vedere dei filmati del flash-over. Forse gli RLS in quelle situazioni, non ci sono o non si sentono, attori fantasma dell'art. 47. | |
| Rispondi Autore: massimo | 09/01/2026 (10:29:12) |
| Scusate fatemi fare però una considerazione da genitore..... ragazzi 15/16/17 anni locale non adibito a festa per minori quindi senza controllo sulle reali consumazioni e visioni e sicurezza in generale che si dovrebbe fornire a minorenni, abbiamo indagato, e allontanato i bambini della famiglia nel bosco, aggiungo giustamente secondo me, non e un luogo e un modo per crescere dei minori, e qui, i genitori dove erano? a chi avevano dato incarico di supervisionare i propri figli? Capisco l'immenso dolore, e le colpe stratosferiche dei proprietari del locale e di tutte le istituzioni svizzere e spero che la giustizia faccia veramente il suo dovere, ma vorrei qualche commento in proposito per capire se il mio ragionamento e completamente fuori luogo. grazie | |
| Rispondi Autore: Giuseppe Galati | 10/01/2026 (13:09:29) |
| Ha scritto cose giustissime che pensavo esattamente già prima che le scrivesse. Condivido in pieno, purtroppo temo che certi interessi saranno da impedimento per evitare nuovi casi simili, DEVONO essere vietate certe situazioni e impedite con seri controlli, con pesanti sanzioni di ogni genere, purtroppo in vari settori l'orientamento è quello delle autocertificazioni o certificazioni fatte da propri tecnici. All'esterno di ogni condominio è esposto il nominativo dell'amministratore di condominio, all'esterno dei pubblici esercizi potrebbero essere esposti informazioni: numero concessione edilizia, numero abitabilità, numero Dichiarazioni di conformità, esistenza valutazioni rischi, numero autorizzazione vigili del fuoco, date di controlli, ogni persona che entra può essere informato dell'esistenza delle concessioni e dei controlli. Entrare in uno scantinato come è successo privo delle caratteristiche e degli impianti di sicurezza è pazzesco. Nessuno può immaginare che vi siano le uscite di sicurezza e che tali uscite sono chiuse con impedimenti. Le informazioni poste all'esterno devono essere veritiere e assicurare gli utenti delle sicurezze nei luoghi. Forse questo è molto semplice o forse troppo difficile ... per essere imposto subito da una Legge. I condomini possono informare, i locali pubblici no, forse perchè non sono in regola. | |
| Rispondi Autore: Edio Gada-Barenco | 10/01/2026 (18:51:44) |
| Leggi, regole direttive Svizzere sono differenti da quelle Italiane. La competenza è dei Cantoni, non della Confederazione, i quali danno incarico ai Comuni, vedi Crans Montana. La domanda legittima, tutti i Comuni sono organizzati e hanno personale a sufficienza per fare i dovuti controlli? Un esempio, Crans Montana, il Comune ha "snobbato" i controlli, le conseguenze sono state quelle che tutti sappiamo. Quindi, da Svizzero, si deve rivedere tutto il sistema di verifiche, controlli e sanzioni, visto la "falla" di un sistema. | |
| Rispondi Autore: Sara | 11/01/2026 (10:07:05) |
| Quella situazione, come quasi tutti gli incidenti, è frutto di una sommatoria di fattori. I commenti postumi che si sentono in TV sono quasi tutti mirati a trovare LA causa, come se ne esistesse solo una. É umano, perché semplificare rassicura. Ma è profondamente sbagliato perché ci allontana dalla consapevolezza reale su come funziona il mondo: un locale autorizzato per una certa attività (bar) è usato per un’altra (discoteca o simile), viene organizzato magari un po’ a risparmio ma in modo sufficiente a soddisfare dei controlli di routine, viene gestito da persone che - nel tempo, in assenza di problemi - hanno pian piano “calzato la mano” sul numero di occupanti, viene riempito di ragazzi festanti e sicuramente tutt’altro che preparati a gestire un’emergenza (grazie anche allo stato di ebbrezza ed alterazione generale), e vede occupati lavoratori evidentemente altrettanto impreparati. Vi sembra un quadro che descrive solo il locale di Cras Montana oppure uno scenario che potremmo applicare a tantissimi contesti che vediamo quotidianamente? Bene, se prendiamo quell’insieme di fattori e lo facciamo ripetere più e più volte (perché di sicuro quel locale non era la prima festa che faceva), e per la legge dei grandi numeri prima o poi qualcosa di traverso ci si mette. Non è questione di SE succede, solo di QUANDO. Forse é cinico come discorso, ma chi come noi si occupa di prevenzione a mio avviso deve cercare di essere lucido PRIMA per cercare di consigliare, supervisionare e coordinare al meglio, e DOPO per provare, quantomeno, a trasformare queste tragedie in un monito per non ripetere più gli stessi errori. Non si può delegare la sicurezza ai controlli ufficiali. Non ha senso a livello razionale perché non è sostenibile. Non ci sarà mai uno scenario in cui tutto viene controllato quotidianamente e minuziosamente, per quante leggi facciano e per quanti ispettori assumano. Serve consapevolezza, serve responsabilità quotidiana da parte di tutti, ognuno per il suo ruolo dall’imprenditore al consulente al tecnico al lavoratore all’ispettore al privato cittadino. | |
