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Prima e dopo gli infortuni: come migliorare le tutele dei lavoratori
Brescia, 16 Ott – Puntosicuro ha sempre posto al centro della propria linea editoriale la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, analizzando i rischi aziendali, approfondendo le normative e favorendo idonee strategie di prevenzione di infortuni e malattie professionali. Esiste tuttavia anche un altro aspetto fondamentale che non può e non deve essere trascurato e che riguarda quello che avviene dopo l'evento incidentale. Diventa infatti essenziale anche l'azione di tutela, assistenza e reinserimento di chi ha subito un infortunio o ha contratto una patologia legata all'attività lavorativa.
Per rivolgere lo sguardo su questi importanti aspetti abbiamo scelto di intervistare il presidente nazionale dell’ ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), Amedeo Bozzer.
L'occasione è la celebrazione dell’ultima edizione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, un momento istituzionale utile anche a riaccendere e potenziare i riflettori delle istituzioni e della collettività su criticità che richiedono risposte urgenti e strutturate.
All'interno dell'intervista, il Presidente Bozzer offre una ricostruzione delle origini e dell'evoluzione di questa Giornata, evidenziando come il suo significato si sia trasformato nel tempo. Il Presidente traccia poi un'analisi sulle criticità attuali del contesto italiano e illustra alcune proposte che ANMIL sta portando avanti presso le sedi istituzionali per migliorare le tutele dei lavoratori prima e dopo gli infortuni.

L’intervista ad Amedeo Bozzer, presidente di Anmil, si sofferma sui seguenti argomenti:
- La 76° edizione della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro
- L’associazione Anmil: la storia, le attività e le priorità
- La situazione della sicurezza e il miglioramento delle tutele
La 76° edizione della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro
Parliamo della 'Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro', giunta quest'anno alla sua 76ª edizione. Com'è nata questa ricorrenza istituzionale e in che modo si è evoluto il suo significato nel corso dei decenni?
Amedeo Bozzer: La Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro trova le sue radici nel lontano 1950, anno nel quale la nostra Associazione ha celebrato per la prima volta l’allora “Giornata Nazionale del Mutilato”, un momento di raccoglimento e vicinanza alla categoria alla quale tutti i nostri organi nazionali e territoriali appartengono e incentrato, in particolar modo, sulla consegna dei brevetti e distintivi d’onore da parte dell’INAIL: una storica prestazione onorifica ed economica una tantum che l’Istituto consegna tutt’oggi ai Grandi invalidi del Lavoro e a chi ha subìto gravi menomazioni in occasione lavorativa. Sebbene il diritto esistesse già ai tempi del fascismo, la tradizione di consegnarlo per mezzo di un momento di celebrazione pubblica è stata fortemente voluta dalla nostra Associazione che, solo nel 1998, riuscì ad ottenere l’istituzionalizzazione della ricorrenza con direttiva dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi.
Da quel momento ad oggi, la Giornata si celebra ogni seconda domenica di ottobre e la nostra Associazione si impegna nell’organizzazione di un evento nazionale, quest’anno a Longarone (Belluno) ed i molti territoriali che corrispondono, in linea di massima, all’attivismo delle nostre 106 sedi.
Il significato si è evoluto, certamente, di pari passo alla nostra società non modificandone la portata valoriale. A cambiare è il concetto stesso di lavoro e, di conseguenza, di lavoratore.
Prima, rimanere invalido lavorando in fabbrica o addirittura morirci era un rischio “messo in conto”; in quelle fabbriche che, meno di 60 anni fa, venivano chiamate dall’INAIL di allora le “scatole nere”. Dunque, possiamo affermare che il sentimento della Giornata era, ai tempi, principalmente commemorativo e guidato dal rispetto, la solennità del sacrificio del lavoratore e dal ricordo collettivo.
Oggi la Giornata è un momento di forte rivendicazione verso una concreta presa in carico di quella che è la più grande tragedia civile del nostro Paese. Una presa in carico capace di superare la retorica ed il commiato dei quali le nostre coscienze dovrebbero aver fatto decisamente indigestione.
Oltre al doveroso ricordo di chi ha perso la vita o la salute sul luogo di lavoro, quali sono gli obiettivi principali che l'ANMIL si è proposta di raggiungere?
A. B.: Siamo in prima linea e la Giornata è stata megafono di tali istanze, per superare due enormi “difetti di civiltà” che corrispondono alla strage che ogni giorno viene perpetrata ai danni dei nostri lavoratori e, non dimentichiamolo mai, delle loro famiglie: l’istituzione di una Procura Nazionale del Lavoro, capace di accentrare ed uniformare le indagini in materia superando la deleteria frammentazione territoriale vigente, che sia guidata da una squadra di magistrati esperti della vastità tematica che la sicurezza del lavoro abbraccia. Sullo stesso modello delle procure dedicate alla lotta alla mafia e al terrorismo, per capirci. Crediamo fermamente che l’onnipresente richiamo alla “cultura della sicurezza” non possa prescindere da una base solida capace di “fare scuola” reale, e non solo di facciata, su tutti gli aspetti che gravano oggi sull’enorme incidenza infortunistica. I risultati del lavoro di una Procura dedicata sarebbero i materiali principali di tale scuola.
Chiediamo, con convinzione maturata nel tempo, l’istituzione del reato autonomo di omicidio sul lavoro nell’ordinamento giuridico italiano, come previsto dalla proposta di legge C. 2849, presentata alla Camera il 19 marzo 2026 e attualmente all’esame della Commissione Giustizia. Non si tratta di mero giustizialismo ma di aggiungere, anche qui, solidità alla scuola che ci aspettiamo sia fatta in materia, ridando ai cittadini un barlume di fiducia nello Stato. L’omicidio colposo è diventato, in molti, troppi, casi il nascondiglio di chiare responsabilità per morti sul lavoro largamente prevedibili e, spesso, “messe in conto” a beneficio del guadagno di qualcuno. A margine di questi due pilastri di civiltà che non ci stancheremo mai di rivendicare in ogni occasione pubblica concessa e nei luoghi istituzionali deputati, stiamo appoggiando la proposta di legge per il gratuito patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso, attualmente in esame alla Commissione Giustizia e concordiamo sulla richiesta di comunicazione da parte di INAIL, già avanzata lo scorso anno, dei numeri degli infortuni avvenuti in regime di appalto e subappalto per dare un reale prospetto di quest’ulteriore campo di grande criticità.
Come si è svolta la 76° edizione di questa Giornata? Quali sono stati i momenti e gli eventi più significativi?
A. B.: Abbiamo vissuto una preparazione ed uno svolgimento della Giornata Nazionale oltremodo intensi e proficui sia in termini di partecipazione che di copertura mediatica, il che sottolinea la stringente attualità del tema che, ricordiamo ancora, non deve essere assolutamente ridotta alla notizia degli infortuni più eclatanti e rilanciati dalla stampa o alla retorica dei “mai più” del giorno dopo. Il fil-rouge della Giornata Nazionale a Longarone di quest’anno è stato proprio questo: esserci, insieme, ogni giorno.
Quella di Longarone è stata una scelta mirata: a due giorni dal 63° anniversario dell’eccidio del Vajont, l’omonimo Museo che ci ha ospitato ha voluto rappresentare l’attualità della memoria, il suo utilizzo per parlare del presente. Come ho tenuto a sottolineare nel mio intervento, il potere economico di 63 anni fa era perfettamente a conoscenza del fatto che il monte Toc stava lentamente franando nel bacino del Vajont, così come oggi lo stesso potere continua a decidere di lesinare su manutenzioni e interventi necessari, spesso ampiamente noti, mettendo, a nostro parere, a rischio la vita dei lavoratori e dei cittadini. Mi riferisco a stragi come quella dell’Hotel Rigopiano e del Ponte Morandi, con la volontà di estendere le responsabilità ad ogni infortunio in ambito lavorativo causato dalle ragioni del profitto.
Sicuramente il momento più significativo è stato quello donato a noi tutti dalla testimonianza di Monica Michielin, la madre di Mattia Battistetti, morto a 23 anni travolto da un bancale di 15 quintali che cadde su di lui direttamente da una gru in un cantiere di Montebelluna (Treviso). La storia della famiglia di Mattia incarna tutte le rivendicazioni portate sul palco della Giornata e precedentemente elencate. A cinque anni dai fatti, ai familiari di Mattia, coraggiosamente costituiti parte civile al processo, sono state consegnate assoluzioni per il legale rappresentante della ditta che montò la gru, per il legale rappresentante dell’azienda della quale Mattia era dipendente e per l’allora titolare del cantiere perché “il fatto non sussiste”. Agli altri imputati per omicidio colposo, un anno e sei mesi con pena sospesa. La Signora Michielin ha sentito di condividere con noi e con l’intera nazione il suo dolore ma soprattutto la sua lotta per tutte le famiglie che si ritrovano ad affrontare lunghi e complessi procedimenti giudiziari sobbarcandosi, oltre che del dolore nel ripercorrere sotto i più complessi profili cause e dinamiche della morte del loro caro, anche di esorbitanti carichi di esborso economico che la Signora Michielin ha identificato, ad oggi, con una cifra eguale ad 81mila euro. Con le parole di questa madre, le nostre rivendicazioni hanno preso forma umana.
L’associazione Anmil: la storia, le attività e le priorità
L'ANMIL vanta una storia lunga oltre ottant'anni. Per chi non conoscesse a fondo la vostra realtà, come riassumerebbe la missione, il ruolo e l'evoluzione dell'Associazione?
A. B.: La nostra Associazione nasce nel 1933 per essere immediatamente sciolta in ragione delle leggi fasciste restrittive della libertà di associazione e rifondata a Roma nel 1943. Una storia che ci vede da 83 anni in prima linea per i diritti e la tutela di quanti abbiano subìto un infortunio sul lavoro e di tutte quelle famiglie alle quali l’insicurezza nei luoghi di lavoro ha strappato un congiunto. Oggi l’ANMIL è riconosciuta come Associazione di Promozione Sociale (APS) che rientra nella categoria degli Enti del Terzo Settore (ETS) e conta 106 sedi attive dislocate sull’intero territorio nazionale al servizio degli oltre 200.000 Soci e di quanti si rivolgano alle nostre competenze.
Abbiamo ottenuto molto in questi anni, nonostante le difficoltà dovute alla crisi che investe il Terzo Settore nel nostro Paese: dall’adeguamento automatico degli indennizzi per il danno biologico, al riconoscimento della natura giuridica risarcitoria della rendita INAIL, fino agli interventi per il reinserimento lavorativo degli invalidi del lavoro e il riconoscimento della figura di Testimonial della Sicurezza affidata a lavoratori che hanno subìto sulla propria pelle il dramma di un infortunio o di superstiti alle vittime del lavoro, oltre all’inserimento dell’insegnamento delle basi di diritto del lavoro e tutela della salute e sicurezza sul lavoro nelle scuole…e il nostro impegno prosegue nel dare voce, sedendo ai tavoli istituzionali, in sede d’audizione e soprattutto attraverso il lavoro dei tanti volontari nei territori, a fornire tutela gratuita ad una categoria che rappresenta il più grave controsenso della nostra epoca: quella delle vittime dell’esercizio del primo basilare diritto e dovere costituzionale.
I nostri servizi si concretizzano nella messa a disposizione gratuita di un numero verde unico per informazioni e assistenza 800.180943; consulenza legale generica e specialistica; consulenza medico-legale sui postumi dell’infortunio; istruzione di pratiche in materia infortunistica, previdenziale e assistenziale; supporto per questioni connesse al collocamento al lavoro; rapporti con gli enti locali per l’erogazione di prestazioni legate all’invalidità.
Inoltre, dal 2009 ANMIL ha fondato IRFA, il suo Istituto di Riabilitazione e Formazione, che offre sempre a titolo gratuito, corsi di formazione e attività di orientamento e riabilitazione rivolte agli invalidi del lavoro e ai loro familiari.
Lei è stato eletto da qualche mese come Presidente Nazionale dell’ANMIL. Con quale visione ha raccolto questo testimone e quali sono le priorità che intende porre al centro del Suo mandato?
A. B.: L’onore e l’onere del mandato conferitomi sono grandi e, per la mia storia personale, mossi anche da un sentimento di riscatto personale. Come saprete, tutti gli organi dell’ANMIL sono composti da invalidi del lavoro, lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e superstiti alle vittime dell’insicurezza lavorativa. Nel 1991 lavoravo in fabbrica e una pressa usurata mi maciullò la mano. Avevo 21 anni e la voglia, che apparteneva in quegli anni ad ogni giovane (oggi, per molti, è stata sottratta) di conquistare il mondo. Gli anni che seguirono il mio infortunio, tra interventi chirurgici, rigetti, riconquista di una sicurezza personale messa a dura prova, mi portarono a conoscere ANMIL e, grazie a questa squadra che ora mi trovo a dirigere, riuscii a cambiare le sorti del mio post-infortunio trovando un nuovo lavoro e ricostruendo la mia vita, passo dopo passo.
La spinta che muove il mio mandato parte da questa base del mio vissuto personale: quanto l’ANMIL è riuscita a fare per me, sicuramente in tempi nei quali il Terzo Settore riceveva un riconoscimento da parte dello Stato più concreto di quanto non riceva ora, è quanto io voglio riuscire a consegnare ad ogni associato che si affidi alla nostra squadra. Il percorso è seminato da ostacoli ma stiamo lavorando senza sosta per valorizzare quanto più possibile la presa in carico di quanti si rivolgono alle nostre Sedi, sia per quanto riguarda la gestione immediata del post-infortunio, con tutti i servizi gratuiti già citati, sia nell’erogazione di corsi, professionalizzanti e non, volti ad un concreto inserimento e reinserimento sociale e lavorativo.
Mi permetta anche un altro appunto legato al mio vissuto: io credo fermamente nell’importanza della pratica sportiva come leva di unione delle forze e superamento della disabilità. Uno degli obiettivi del mio mandato è, in tal senso, la valorizzazione della nostra Associazione Sportiva Dilettantistica ANMIL Sport Italia. Un altro goal al quale la nostra grande squadra sta lavorando con impegno.
La situazione della sicurezza e il miglioramento delle tutele
Guardando ai dati più recenti su infortuni e malattie professionali in Italia, qual è la percezione dell'ANMIL sullo stato dell'arte della sicurezza nei luoghi di lavoro nel nostro Paese?
A. B.: Gli ultimi dati INAIL, quelli relativi ai primi otto mesi gennaio-agosto del 2026, sono stati pubblicati poche ore prima della Giornata Nazionale. Siamo stati impegnati, a ridosso delle celebrazioni, nell’analisi delle variazioni che ogni mese elaboriamo per dare un quadro del fenomeno nella sua continuità. Come oggi è noto, gli ultimi dati smentiscono anche quella minima variazione in negativo relativa agli infortuni mortali denunciati nei primi sette mesi di quest’anno. Ora i numeri sono tutti in crescita: denunce totali, infortuni mortali e malattie professionali. Abbiamo chiuso il 2025 con 1.198 morti denunciati ed il record di malattie professionali degli ultimi 26 anni.
Lei mi chiede uno stato dell’arte e io le rispondo che, a livello statistico, questo non è possibile. Non è possibile in quanto l’enormità del dato riguardante il lavoro sommerso non è disponibile alla statistica, in quanto analisi fondamentali per una restituzione numerica dell’incidenza infortunistica in regime di appalto e subappalto, come già accennato, non sono disponibili per la statistica, così come quelli relativi alla precarietà del lavoro in relazione agli infortuni.
I numeri della sicurezza dei nostri luoghi di lavoro sono, allo stato attuale, disordinati e omessi. Basti pensare al mancato coordinamento delle banche dati tra i 15 organi di vigilanza oggi esistenti che non solo non collaborano tra di loro, ma che si differenziano anche in base alla loro collocazione geografica.
Oltre alla prevenzione, l'ANMIL si occupa del 'dopo': il reinserimento lavorativo, l'assistenza e il supporto alle famiglie. Quali sono oggi le criticità maggiori che le vittime e i superstiti si trovano ad affrontare?
A. B.: Abbiamo già ampiamente affrontato il tema relativo alle difficoltà delle famiglie di fronte ai percorsi giudiziari. Il “dopo” infortunio è un mondo a sé stante che le persone si ritrovano a vivere dall’oggi all’indomani. Le criticità sono molteplici: dalla fondamentale necessità di un supporto psicologico strutturato, specifico e gratuito, sino alla semplificazione burocratica per le pratiche di riconoscimento di invalidità o risarcimento presso l’INAIL.
Noi rivendichiamo la necessità (e ci mettiamo a disposizione in tal senso con le nostre competenze) di un sostegno psicologico principalmente incentrato sul gestire l’insorgere di una disabilità, l’affiancamento nel riuscire a conviverci, il supporto nel disbrigo di un ginepraio di burocrazia in concomitanza a quanto già descritto, che dovrebbe essere rivista in ogni suo processo per arrivare alla tanto agognata semplificazione. Spesso un iter giuridico e medico-legale di riconoscimento da rinnovare negli anni si traduce in battaglia, invece che tutela.
Di questi ultimissimi giorni l’approvazione del ddl caregiver alla Camera dei Deputati, un provvedimento atteso da anni ma che, nella sua scrittura, rischia di diventare un ennesimo percorso ad ostacoli per quanti già vivono un’esistenza ai limiti del realizzabile.
L’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone con disabilità non deve dimenticare i familiari superstiti, ai quali oltre ad essere stato strappato l’amore di un congiunto è stata, nella più parte dei casi, sottratta la fonte di reddito primaria.
Se potesse rivolgere un appello, quali modifiche legislative o interventi normativi prioritari chiederebbe l’ANMIL per rafforzare la tutela e la prevenzione?
A. B.: Noi crediamo fermamente, e il palco della 76esima Giornata è stato il mezzo per aver attenzione mediatica in tal senso, che sino a che il lavoro sarà sommerso, precario, povero, delegato da datori invisibili in appalto e subappalto o, ancora, dall’algoritmo privo di regole ben delineate, l’insicurezza continuerà a mietere le 3 vittime quotidiane, così come la media dell’infortunio ogni minuto.
Si deve ripartire dalle basi del sistema lavoro: salari dignitosi, contratti regolari, formazione che non sia solo “sulla carta”, un sistema previdenziale che non incentivi i lavoratori anziani a continuare a “sbarcare il lunario” salendo sulle impalcature e l’incentivo da parte delle aziende a denunciare in maniera anonima e tutelata, ad esempio attraverso il ricorso all’istituto del whistleblowing, che protegge la segnalazione spontanea da parte di un lavoratore o collaboratore di illeciti o irregolarità riscontrate sul lavoro, sono certamente scatti di civiltà capaci di restituire un principio di fiducia nel sistema.
Per concludere, al di là delle norme, qual è il cambiamento culturale — nelle scuole, nelle imprese o nella società civile — che considera indispensabile per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro?
A. B.: Il cambiamento risiede nel ricominciare a credere che lo Stato, su impulso dei dettami della nostra magnifica Carta Costituzionale, sia sopra di noi, il nostro lavoro e la nostra sicurezza a tutelare le nostre vite.
Crediamo molto nell’importanza dell’educazione civica, che oggi include grazie ad una legge approvata anche su nostro impulso, l’insegnamento della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle scuole di ogni ordine e grado ma, una volta usciti dal percorso formativo, la realtà del lavoro deve riuscire a restituire ai nostri giovani la concretezza di quanto appreso.
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
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