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Migliorare la sicurezza sul lavoro: la sfida condivisa oltre le differenze
Brescia, 30 Lug – La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro rappresenta una delle sfide più importanti che ogni società deve affrontare. Una sfida che non riguarda solo la singola azienda o il singolo attore della sicurezza e che deve essere percepita e affrontata collettivamente e adeguatamente anche a livello politico.
In questo senso, resta particolarmente attuale il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a superare le divisioni quando si affronta un tema così rilevante. Solo una visione condivisa consente di andare oltre le risposte emotive che seguono le tragedie e di costruire strategie nazionali integrate ed efficaci di prevenzione.
In questo contesto, anche per chi si occupa, come noi, prevalentemente degli aspetti tecnici della materia è importante far conoscere il ruolo degli organismi di approfondimento e indagine, come le Commissioni parlamentari. Queste non sono semplici organi d’inchiesta, ma autentici laboratori di analisi che, grazie alla raccolta di dati e al confronto con tutti i soggetti coinvolti, contribuiscono a individuare e mappare le criticità del sistema.
Ci soffermiamo, in particolare, sulla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, istituita con Delibera della Camera dei Deputati del 12 aprile 2023. E ne parliamo con l’onorevole Chiara Gribaudo, deputata alla Camera dal 2013, e Presidente della Commissione.
Nell’intervista che segue, non solo si racconta la genesi e i lavori della Commissione parlamentare, anche con riferimento ai gravi incidenti come quelli di Casteldaccia e Brandizzo, ma si parla anche dello spirito che anima gli Stati Generali della salute e sicurezza sul lavoro. Si affronta inoltre il tema cruciale della formazione, con l’esigenza di garantire percorsi realmente efficaci, e si presenta un’interessante proposta di legge finalizzata a introdurre il gratuito patrocinio legale per le vittime di gravi incidenti sul lavoro e per i loro familiari.
Sottolineando come la sicurezza sul lavoro non debba essere considerata “un costo o un adempimento burocratico, ma un diritto fondamentale”.

Gli argomenti affrontati nell’intervista:
- La Commissione parlamentare di inchiesta: l lavori e le criticità riscontrate
- Gli Stati generali della salute e sicurezza sul lavoro e la formazione vera
- La proposta di legge sul gratuito patrocinio e le priorità da affrontare
La Commissione parlamentare di inchiesta: l lavori e le criticità riscontrate
Il 12 aprile 2023 la Camera ha istituito la “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati”, che lei presiede. Perché è stata istituita e quali sono i suoi compiti?
Chiara Gribaudo: Nel nostro Paese continuano a verificarsi troppi incidenti sul lavoro, spesso con conseguenze drammatiche, così come persistono fenomeni di sfruttamento, precarietà e violazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che non possono essere considerati inevitabili. Brandizzo, Casteldaccia, Amendolara sono luoghi che ci ricordano tragedie terribili, che potevano essere evitate.
La Commissione nasce per vigilare su tali fenomeni e per trovare delle risposte politiche condivise per contrastarli, con l’obiettivo di fare piena luce sulle condizioni di lavoro in Italia, individuare le criticità del sistema e avanzare proposte per rendere il lavoro più sicuro, più dignitoso e meglio tutelato. I nostri compiti sono quelli di acquisire dati e documentazione, svolgere audizioni con istituzioni, parti sociali, esperti e rappresentanti delle imprese e dei lavoratori, effettuare sopralluoghi e verificare l'efficacia delle norme vigenti e dei controlli.
La Commissione ha il compito di approfondire le cause degli infortuni e delle malattie professionali, analizzare i fenomeni di sfruttamento e caporalato e formulare proposte al Parlamento affinché la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro diventi una priorità concreta e non soltanto un principio sancito dalla legge o parole che si perdono nel vento nei giorni successivi alle tragedie o per gli anniversari.
Credo che la sicurezza sul lavoro non sia un costo o un adempimento burocratico, ma un diritto fondamentale. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per lo Stato e per l'intera società. Per questo il nostro lavoro punta a costruire strumenti più efficaci di prevenzione, rafforzare i controlli e promuovere una vera cultura della sicurezza, che coinvolga istituzioni, imprese e lavoratori.
Quali attività ha svolto la Commissione in questi tre anni? Sono stati approvati specifici documenti o relazioni?
Chiara Gribaudo: In questi tre anni la Commissione ha svolto un'intensa attività di indagine e approfondimento, partendo da una mappatura dei settori in cui i lavoratori e le lavoratrici sono più a rischio: cantieristica navale, edilizia, sfruttamento e lavoro in agricoltura, nuovi rischi correlati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sono state molto utili anche le singole segnalazioni che ci sono arrivate su casi specifici e abbiamo ascoltato decine di soggetti in audizione tra istituzioni, magistrati, rappresentanti delle parti sociali, esperti, associazioni delle vittime, imprese e organi di vigilanza, per costruire un quadro il più possibile completo delle criticità del sistema della salute e sicurezza sul lavoro.
Parallelamente abbiamo effettuato missioni e sopralluoghi sui territori. Il nostro obiettivo non è stato solo fotografare la situazione, ma individuare soluzioni concrete da mettere a disposizione del Parlamento e del Governo. Non da ultimo sono andata personalmente in Puglia, Calabria e Campania, non solo ad Amendolara dove sono morti quattro braccianti bruciati vivi in un’auto, ma anche in quei luoghi che ci sono stati segnalati e lì non ho visto caporalato, ma un vero e proprio sfruttamento inaccettabile.
Tra le iniziative più significative ci sono gli Stati Generali della Salute e Sicurezza sul Lavoro, un momento di confronto che riunisce tutte le realtà del mondo del lavoro per condividere proposte e costruire una strategia comune e che pone al centro del discorso la prevenzione e la cultura della sicurezza. Questa, infatti, non può essere affrontata da un solo attore: serve un impegno collettivo e permanente. Non solo: come ci ricorda il Presidente della Repubblica Mattarella occorre un impegno da parte di tutte le forze politiche, a prescindere dalle bandiere, perché il tema non deve avere colori politici e si deve fare un lavoro di squadra per ottenere dei risultati realmente utili. In questo senso si muove la proposta di legge, firmata da parlamentari di gruppi di maggioranza e di opposizione, sul gratuito patrocinio per le vittime di infortuni mortali sul lavoro e per i loro familiari, perché chi subisce una tragedia di questo tipo non deve trovarsi anche a sostenere il peso economico dell'accesso alla giustizia. Il lavoro della Commissione è stato guidato da un principio molto semplice: ogni infortunio, ogni malattia e ogni morte sul lavoro devono interrogare le istituzioni e tradursi in azioni concrete. La prevenzione e una vera cultura della sicurezza, il rafforzamento dei controlli, la formazione e la tutela dei diritti restano le priorità su cui continueremo a lavorare.
In questi anni la Commissione ha evidenziato molte criticità, spesso legate a gravi incidenti come quelli di Casteldaccia e Brandizzo. Quali sono state, a suo parere, in Commissione le audizioni più significative nell’affrontare le principali sfide in materia di prevenzione?
Chiara Gribaudo: Ogni audizione ha contribuito a comporre un tassello di un quadro molto complesso, ma alcune sono state particolarmente significative perché hanno fatto emergere con chiarezza le criticità del nostro sistema di prevenzione. Ascoltare i familiari delle vittime, i rappresentanti degli organi di vigilanza, della magistratura, delle imprese e delle parti sociali ci ha permesso di comprendere non solo la dinamica di quei fatti, ma anche i problemi strutturali che li hanno resi possibili: carenze nella valutazione dei rischi, catene di appalti e subappalti, insufficiente coordinamento tra i soggetti coinvolti, formazione inadeguata e controlli che spesso non riescono a essere efficaci per la scarsità di personale e risorse.
Molto importanti sono state anche le audizioni dell'Ispettorato nazionale del lavoro, dell'INAIL, delle ASL, dei sindacati e delle associazioni delle vittime, che hanno confermato come la prevenzione non possa limitarsi al rispetto formale delle norme, ma debba diventare un elemento centrale dell'organizzazione del lavoro.
Un altro aspetto emerso con forza è che la sicurezza non può essere affidata esclusivamente all'intervento successivo all'incidente. Occorre investire di più nella prevenzione, nella formazione continua, nella cultura della sicurezza e nel rafforzamento del sistema dei controlli. È questo il messaggio che la Commissione ha cercato di tradurre in proposte concrete.
Gli Stati generali della salute e sicurezza sul lavoro e la formazione vera
Gli “Stati generali della salute e sicurezza sul lavoro” sono un importante evento istituzionale promosso dalla Commissione. Come è nato? Quali risultati hanno prodotto le precedenti edizioni e quando si terranno gli Stati Generali del 2026?
Chiara Gribaudo: Gli Stati Generali della salute e sicurezza sul lavoro sono nati da una convinzione maturata nel corso dei lavori della Commissione: di fronte a una vera emergenza nazionale come quella delle morti e degli infortuni sul lavoro, nessuno può pensare di avere da solo tutte le risposte. Serviva uno spazio stabile di confronto, capace di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, parti sociali, imprese, professionisti, mondo della ricerca, associazioni delle vittime e tutti gli attori che ogni giorno si occupano di prevenzione. L'idea è stata quella di trasformare il patrimonio di conoscenze raccolto attraverso le audizioni della Commissione in un momento di dialogo pubblico e di elaborazione di proposte.
Non un semplice convegno, ma un laboratorio permanente in cui condividere esperienze, individuare le criticità e costruire soluzioni concrete.
Le prime due edizioni hanno dimostrato che questo metodo funziona. Hanno favorito un confronto aperto tra soggetti che spesso dialogano troppo poco, hanno contribuito a diffondere una cultura della prevenzione e hanno prodotto un patrimonio di atti, proposte e buone pratiche che rappresenta un importante punto di riferimento per il legislatore e per tutti gli operatori del settore. Gli atti degli Stati Generali costituiscono oggi uno strumento di lavoro prezioso per proseguire il percorso di riforma e rafforzare il sistema della salute e sicurezza sul lavoro.
Gli Stati Generali del 2026 si terranno nella seconda metà di ottobre, in occasione della Settimana europea della Salute e Sicurezza sul lavoro, con l'obiettivo di consolidare il lavoro svolto in questi anni e fare un ulteriore passo avanti. Vogliamo continuare a mettere al centro la prevenzione, il rafforzamento dei controlli, la formazione, l'innovazione e la diffusione della cultura della sicurezza, perché la tutela della vita e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori deve diventare una priorità condivisa e permanente.
Lei ha richiamato più volte l’importanza di una formazione di qualità, della tracciabilità dei percorsi formativi e del contrasto agli “attestatifici”. Qual è la sua valutazione su questi aspetti?
Chiara Gribaudo: La formazione è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo per prevenire gli infortuni, ma deve essere una formazione vera, di qualità e realmente utile a chi lavora. Non può ridursi a un adempimento burocratico o a un certificato ottenuto in poche ore senza un reale trasferimento di competenze. Per questo la Commissione ha posto grande attenzione al tema della qualità della formazione e alla necessità di garantire percorsi seri, verificabili e adeguati ai rischi specifici delle diverse attività lavorative.
La sicurezza non si costruisce con la carta, ma con la conoscenza, la consapevolezza e l'aggiornamento continuo. Solo così potremo avere, finalmente, una reale cultura della sicurezza sul lavoro.
In questo quadro, la tracciabilità dei percorsi formativi rappresenta uno strumento fondamentale. Disporre di un sistema che certifichi in modo trasparente chi ha svolto la formazione, con quali contenuti e con quali modalità, significa tutelare sia i lavoratori sia le imprese che investono correttamente nella prevenzione, oltre a rendere più efficaci i controlli.
Allo stesso tempo è indispensabile contrastare il fenomeno degli "attestatifici" e della formazione svolta da soggetti poco trasparenti, che sviliscono il valore della formazione e mettono a rischio la vita delle persone. Chi rilascia attestati senza un'effettiva attività formativa non commette soltanto una scorrettezza: alimenta un sistema che può avere conseguenze drammatiche. Per questo servono regole più rigorose, controlli efficaci e sanzioni adeguate. Investire nella qualità della formazione significa investire nella cultura della prevenzione. È una responsabilità che coinvolge istituzioni, imprese, enti formatori e parti sociali.
Se vogliamo ridurre davvero il numero degli infortuni e delle morti sul lavoro, dobbiamo partire da qui: fare in modo che ogni lavoratrice e ogni lavoratore ricevano una formazione seria, aggiornata e coerente con i rischi che affrontano ogni giorno.
La proposta di legge sul gratuito patrocinio e le priorità da affrontare
Lei è firmataria della proposta di legge sul gratuito patrocinio a spese dello Stato delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso. In cosa consiste la proposta e quali possibilità ha di essere approvata nei prossimi mesi?
Chiara Gribaudo: Quella sul gratuito patrocinio è una proposta a cui tengo particolarmente perché nasce dall'ascolto delle famiglie delle vittime e dall'esperienza maturata nel lavoro della Commissione. Troppo spesso chi resta si trova ad affrontare non solo il dolore, ma anche un percorso giudiziario lungo, complesso e costoso. È una doppia ingiustizia che lo Stato ha il dovere di evitare.
La proposta di legge prevede il riconoscimento del patrocinio a spese dello Stato alle persone offese dai reati commessi con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, nei casi in cui derivi il decesso o un'inabilità totale. L'obiettivo è garantire a tutte le vittime e ai loro familiari un accesso effettivo alla giustizia, indipendentemente dalle loro condizioni economiche. I diritti non possono dipendere dal reddito, soprattutto quando si è di fronte a tragedie di questa portata.
Si tratta di una misura di civiltà, che non introduce privilegi, ma rimuove un ostacolo concreto all'esercizio di un diritto fondamentale. È anche un segnale importante di vicinanza dello Stato verso chi è stato colpito da eventi che, nella maggior parte dei casi, erano evitabili.
Mi auguro che il Parlamento possa approvarla nei prossimi mesi con il più ampio consenso possibile, soprattutto perché la proposta arriva da tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, che compongono la Commissione. Sarebbe un risultato importante non solo per le vittime e le loro famiglie, ma anche per rafforzare il principio che la tutela della vita e della dignità del lavoro è una priorità per tutto il Paese.
In conclusione, quali interventi, anche non normativi, ritiene prioritari per rafforzare in Italia la tutela di lavoratrici e lavoratori da infortuni e malattie professionali?
Chiara Gribaudo: Tra le priorità c'è certamente la formazione, che deve essere realmente di qualità in un mondo del lavoro che cambia velocemente e in cui la tecnologia, se ben utilizzata, può essere importante per agevolare la mancanza di controllo in chiave predittiva e preventiva. Bisogna investire sulla qualità della formazione, contrastare gli attestatifici, promuovere la tracciabilità dei percorsi formativi e diffondere una vera cultura della sicurezza, che inizi già nelle scuole e accompagni lavoratrici e lavoratori lungo tutto il loro percorso professionale. Bisogna anche creare buone pratiche e dare un’adeguata formazione all’altezza della sfida del tempo che stiamo vivendo. Infatti è comprovato che con le nuove generazioni è efficace usare l’intelligenza artificiale, perché far vivere determinate situazioni attraverso le simulazioni e con esperienze immersive può insegnare molto di più di tanti manuali e lezioni frontali e prepararli a situazioni di pericolo e in vista della scelta del lavoro.
Un altro grande tema è il rafforzamento del sistema dei controlli e del personale ispettivo, anche in una logica che sia più efficace ed efficiente e che sia capace di aggredire laddove si compiono abusi e in situazioni gravi. Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni passi avanti, ma il numero degli ispettori del lavoro e del personale dedicato alla prevenzione è ancora insufficiente rispetto alla complessità e all'estensione del nostro tessuto produttivo.
Dobbiamo continuare a investire nelle assunzioni, nella formazione e negli strumenti a disposizione dell'Ispettorato nazionale del lavoro e dei servizi di prevenzione delle ASL, perché controlli più efficaci significano anche maggiore prevenzione.
Un altro fronte decisivo riguarda gli appalti e i subappalti, dove si concentrano i principali incidenti sul lavoro, per cui è necessario garantire maggiore trasparenza, responsabilità lungo tutta la filiera e una più rigorosa verifica del rispetto delle norme sulla salute e sicurezza. Infine, credo sia fondamentale continuare a costruire un'alleanza stabile tra istituzioni, imprese, sindacati, professionisti e mondo della ricerca. È questo lo spirito che ha ispirato anche gli Stati Generali della salute e sicurezza sul lavoro: mettere insieme competenze ed esperienze diverse per trasformare le analisi in soluzioni concrete.
Articolo e intervista a cura di Tiziano Menduto
Scarica la delibera di istituzione della Commissione:
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