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Gli infortuni mortali aumentano e gli addetti sono sommersi dalle carte

Gli infortuni mortali aumentano e gli addetti sono sommersi dalle carte

Autore: Riccardo Borghetto

Categoria: Cultura della sicurezza

26/07/2022

L’attuale impostazione della sicurezza sul lavoro è lontana dal determinare una cultura della prevenzione. Mentre gli infortuni mortali aumentano, gli addetti ai lavori sono sommersi dalle carte. A cura dell’Ing. Riccardo Borghetto.

 

Leggendo i commenti ai nostri articoli, ascoltando le domande poste nei convegni o anche solo parlando con gli operatori spesso si percepisce una distanza, la distanza tra la sicurezza sulla carta, quella che esce dagli intenti del legislatore e della conformità normativa, e la sicurezza reale, quella che si percepisce sul campo. Se in teoria abbiamo delle buone leggi e delle buone prassi, il problema è che spesso non le applichiamo.

Detto questo dobbiamo anche cercare di comprenderne il perché. Una risposta è necessaria se vogliamo cambiare la situazione, senza rimanere nel vago della denuncia di una “mancanza di cultura della sicurezza” nelle aziende, tra i lavoratori o gli operatori.

 

A rispondere ci prova l’Ing. Riccardo Borghetto, esperto in gestione del comportamento umano e protocollo Behavior Based Safety. E lo fa magari con un linguaggio inusuale per il nostro giornale e con alcune affermazioni e giudizi che non condividiamo (ad esempio riguardo alla supposta inutilità di alcuni documenti). Tuttavia il suo contributo – dal titolo “Mentre gli infortuni mortali aumentano gli addetti ai lavori sono sommersi dalle carte” – coglie quella distanza indicata sopra, si pone degli interrogativi e prova a dare delle risposte.


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Mentre gli infortuni mortali aumentano gli addetti ai lavori sono sommersi dalle carte

 

Più di dieci anni fa ho sostenuto l’evento slogan di un collega “più sicurezza meno carta”. Oggi, dopo tanti anni, non è cambiato nulla. Casomai le cose sono peggiorate. Essendo la normativa italiana basata sull’assolvimento preciso di un numero elevatissimo di specifici adempimenti - molti dei quali, a mio avviso, inutili - di fatto si è spostato l’obiettivo dal ridurre gli incidenti, all’adempiere. L’Italia burocratica lo è anche quando si tratta di salvare vite umane.

 

Non è vero che aumentando il tempo dedicato agli adempimenti e ai documenti, aumenta la sicurezza reale. Il nostro tempo è finito. Il tempo disponibile dal nostro contratto di lavoro (sia come dipendenti, o consulenti) o dedicato ad uno specifico task è finito. La nostra attenzione è sempre più calante. Quindi la nostra efficacia dipende anche da questo.

 

Le aziende che hanno adottato la filosofia snella “Lean Thinking” sono molto più performanti delle altre, a parità di altre condizioni. Bene, anche la sicurezza dovrebbe beneficiare di questa filosofia, che elimina che cose inutili e si concentra sui processi essenziali.

 

Partiamo dal POS, il documento che per come viene attualmente redatto è del tutto inutile nel determinare un miglioramento della sicurezza, almeno per la mia limitata esperienza sul campo. Ogni volta che mi imbatto in qualche piccola azienda che opera in appalto e di cui esamino il POS, quando c’è, trovo centinaia di pagine, che lo rendono di fatto impossibile da leggere e soprattutto applicare.

 

Chi lavora, pensa di sapere come fare, senza dover leggere un documento scritto da altri. Il POS spesso è scritto con un linguaggio comprensibile per chi fa sicurezza per mestiere, ma incomprensibile per un operativo. Teniamo anche presente che la scolarità degli operativi è molto bassa e molto spesso si tratta di stranieri che non sanno leggere la lingua italiana.  

 

Probabilmente l’intenzione del legislatore era quello di imporre che prima di “operare” bisogna “pianificare” come si opera. Me purtroppo nel mondo dell’edilizia e dei piccoli appalti, non è così.

Ho progettato per circa 10 anni computer molto complessi. Nell’elettronica il progetto è fondamentale. Non può esistere un prodotto come un computer o uno smartphone senza il suo progetto: hardware, firmware, software, design ecc. E non ci devono essere errori. I chip sono velocissimi, miliardi di operazioni in un secondo. Se gli fai ripetere un trilione di operazioni, operano facendo esattamente la stessa cosa per un trilione di volte. Sto parlando dei chip. Non delle persone.

 

Se fai fare 100 comportamenti ad un lavoratore (ad esempio attendere il verde prima di passare ad un incrocio), otterrai 100 volte piccole variazioni dello stesso comportamento, alcune con errori, altre con distrazioni, altre con violazioni deliberate.

 

I lavoratori non sono abituati a “leggere” un progetto di sicurezza, se non in casi molto particolari di cui “percepiscono” il rischio se si fa diversamente dal progetto. Se l’attività è ad alto rischio (come i lavori in quota), ma non è percepita tale, come vediamo tutti i giorni, anche se alcune misure di sicurezza sono “scritte” nel POS, non saranno eseguite.

 

Chi scrive il POS non coincide con chi dovrebbe applicarlo. Chi lo scrive o è un consulente esterno che teme di dimenticare qualcosa e scrive anche quello che non serve. Oppure nelle piccole aziende il POS viene lasciato all’unica persona che sa scrivere a computer: la segretaria amministrativa. In alcuni casi si utilizza un software che genera una quantità molto elevata di pagine inutili.

 

Bisognerebbe che il POS fosse composto di qualche pagina con qualche schizzo/disegno e null’altro.

 

Altro documento che nessun appaltatore legge e che il committente fatica a scrivere è il DUVRI. Probabilmente l’unico che lo legge è colui che lo scrive.

 

L’altro giorno ho letto un DUVRI composto da 150 pagine fitte di tabelle e matrici di rischi scritte con font piccolo che immagino nessuno mai leggerà e soprattutto applicherà.

E’ questa la sicurezza che salva le persone?

 

La gestione dell’interferenza che funziona è quella in cui vi è un lavoratore che rappresenta il committente, che fornisce informazioni, indicazioni pratiche, prescrizioni, organizza brevi riunioni e che controlla l’attività dell’appaltatore. Svolge una attività pratica sul campo. Questa è utile e migliora la sicurezza.

 

E veniamo ai sistemi di gestione. I responsabili di più sistemi di gestione di aziende complesse meritano un premio. Durante la certificazione sono sottoposti ad uno stress micidiale. Per settimane sono introvabili “sono sotto certificazione”.

Quanti documenti bisogna mantenere? Sono tutti utili per prevenire??

E sono contenti quando passano la certificazione con zero NC. Io sarei più contento se quel sistema riducesse almeno 1 infortunio importante. 

 

Ritorno a quanto detto prima in merito al tempo disponibile: il tempo che dedichiamo ai documenti va inevitabilmente sottratto alla nostra presenza in campo a osservare come si comportano i lavoratori, a fornire suggerimenti, ad acquisire commenti e informazioni preziose.

 

In Italia si lavora come se il tempo fosse una risorsa infinita. E questo è un problema generato da chi scrive le leggi che non se ne preoccupa. Non ha chiaro l’impatto operativo di quello che scrive. L’utilizzo produttivo del tempo è importante. Quando un processo dura 15 anni, per rispettare in modo perfetto le procedure, non è più un processo utile. Le aziende che operano in un mercato concorrenziale devono essere snelle, veloci, produttive, efficaci. Anche la sicurezza lo deve essere. E deve essere performante, cioè deve produrre risultati efficaci di riduzione degli infortuni e malattie professionali. L’attuale impostazione a mio avviso, nata da norme burocratiche punitive, è molto lontana dal raggiungere questo obiettivo e dal determinare una cultura di prevenzione

 

L’attuale normativa, a mio avviso, ha portato molti addetti ai lavoratori a perdere di vista l’obiettivo: dal  ridurre gli incidenti mortali e gravissimi, al ridurre l’esposizione alle responsabilità penali e interdittive, al passare la certificazione con zero conformità, riempire nei documenti tutto il possibile perché “non si sa mai”, avere gli attestati a posto, anche se i lavoratori si comportano a rischio, dimostrare di essere attenti al tema di sicurezza varando leggi sempre più repressive, anche se non funzionano.

 

La legislazione italiana sulla sicurezza non è la migliore al mondo, come qualche personaggio famoso ha affermato. Non viene applicata, perché non è applicabile, è burocratica, e quindi non serve allo scopo per cui è stata formulata. Altre leggi italiane sono praticamente incomprensibili e ingarbugliate, ma non penso servano esempi.

 

Se abbiamo un elevato numero di infortuni vuol dire che l’architettura del sistema istituzionale - le leggi, gli enti preposti (ad es. l’Inail), gli organi di vigilanza, la struttura degli enti di formazione e di consulenza - non è efficace e andrebbe fortemente cambiata, prendendo a riferimento i paesi che hanno performance migliori delle nostre.

 

 

 

Ing. Riccardo Borghetto

 


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Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/07/2022 (06:56:44)
Diciamo che se i vari documenti programmatici come il POS, il DUVRI, ecc, non fossero visti come un "fine" ma come uno "strumento" pensati in modo tale da essere utilizzabili da tutti gli attori, la situazione sarebbe sicuramente migliore.
È l'architettura dell'intero sistema legislativo e giudiziario italiota che porta a questa deriva.
Sistema su cui non si vuole intervenire.
Del resto, più che quanta gente muore per la "non sicurezza", dovremmo domandarci quanta gente campa.
Mirabili esempi di questo, sono quei soggetti che hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione istituzionale per essere sempre alla ricerca di visibilità.

In merito alla qualità della nostra legislazione, forse era la migliore più di 30 anni fa.
Negli ultimi anni, noi tecnici lasciando fare a chi non aveva alcuna conoscenza delle dinamiche organizzative, economiche e produttive abbiamo incasinato tutto.

Estremizzando e provocatoriamente potremmo dire che basterebbe un'unica legge con un unico articolo.
"Il datore di lavoro assicura la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro dei propri lavoratori secondo le migliori conoscenze tecnico scientifiche disponibili. Le modalità con cui tali conoscenze tecnico-scientifiche devono essere messe in atto, sono definite dalle norme tecniche."
Rispondi Autore: Graziano Frigeri - likes: 0
26/07/2022 (08:01:24)
Perfettamente d'accordo su tutto, o quasi. La colpa però non è (solo) della normativa, ma anche dei consulenti, tutti. L'art. 28 è esplicito: il DVR deve essere "semplice, chiaro, comprensibile" e deve essere uno strumento per la pianificazione della prevenzione. Invece, ancora oggi vale il teorema che ho coniato molti anni fa: "il valore di un DVR e inversamente proporzionale al suo peso". Esempi di centinaia di pagine inutili?: Il capitolo "Normativa di riferimento", che spesso contiene norme e leggi abrogate; i capitoli "metodologia" del tutto inutile: basta dichiarare il metodo, chi vuole approfondire lo fa per conto suo; per non parlare, in epoca COVID (ma non solo) di capitoli che costituiscono trattati di microbiologia, epidemiologia, infettivologia. Per trovare, alla fine, i risultati della valutazione dei rischi (quando ci sono e sono corretti) occorre spesso un lavoro da Sherlock Holmes! I Medici Competenti che firmano i documenti ma non collaborano alla valutazione e alla redazione, che fanno il pari coi datori di lavoro e i RSPP che non li coinvolgono, però scrivono che il DVR è stato redatto "in collaborazione col medico competente", mandano i documenti da firmare e se il medico competente fa osservazioni e/o propone modifiche si offendono! E' un mondo difficile....
Rispondi Autore: sicurezza.cantieri - likes: 0
26/07/2022 (08:07:39)
L'analisi dell'ing. Borghetto è perfetta, purtroppo solo chi si occupa di sicurezza ogni giorno si rende conto che negli anni la situazione è migliorata di poco, molti professionisti sono intendi a produrre carta , poi nei cantieri la situazione è disastrosa. E' inutile prendersi in giro DVR e DUVRI non sono letti da nessuno. I POS ormai sono come le carte di identità fotocopiate e inviate , proprio come 10 anni fa. Quasi sempre chi sta in cantiere non ha letto il proprio POS. Cosa possiamo cambiare ? Verificare sul cantiere ( parlo da CSE) con i lavoratori e datori di lavori i rischi presenti e suggerire le misure di prevenzione e protezione da adottare , ma quanta fatica !
Rispondi Autore: Marco Martelletti - likes: 0
26/07/2022 (08:21:14)
L’articolo dell’Ing. Borghetto è interessante e rispecchia probabilmente il pensiero dei molti impegnati quotidianamente sul campo come tecnici della sicurezza.
Per fermarci al richiamato POS bisognerebbe domandarsi innanzitutto a chi serve. Non direi ai lavoratori i quali non ne conosceranno, se non sommariamente, i contenuti. L’informazione specifica riguardo i relativi contenuti spesso non viene effettuata infatti. Anche perché il solo “leggere” (non parlo neppure di “spiegare”) centinaia di pagine di un POS ai lavoratori impegnerebbe diverse ore e se la squadra di lavoro dovesse cambiare, anche per un solo lavoratore aggiunto, bisognerebbe ripetere l’intera informazione. Qualcosa si potrebbe fare “lato” costi della sicurezza al riguardo, ma raramente si vedono PSC che evidenziano tra i costi della sicurezza l’informazione specifica, per ciascuna fase lavorativa, per un numero congruo di ore.
Il POS potrebbe servire a costringere il datore di lavoro a pianificare le lavorazioni, come suggerisce Ing. Catanoso, ma allora basterebbero sì poche pagine, che sarebbe agile spiegare ai lavoratori con un briefing ad inizio attività.
Quindi il POS serve soprattutto ad “adempiere”, come dice l’Ing. Borghetto, o a “mostrare di aver adempiuto”, perché il suo scopo pratico in ultima istanza è quello di essere utilizzato dagli UPG o nelle aule dei tribunali. Laddove la “carta” è quasi l’unica cosa che conta o che, più o meno facilmente, può essere apprezzata sia dagli UPG, sia dagli Avvocati sia dai PM e dai Giudici. Il contesto od ambiente di lavoro, gli aspetti umani e comportamentali possono essere percepiti davvero solo da chi il mondo del lavoro lo vede dall’interno.
D’altra parte la norma non aiuta, in chiave di alleggerimento del “peso” dei documenti: dalla valutazione di “tutti i rischi”, con l’obbligo di circa 256 adempimenti - se ben ricordo - in capo al Datore di lavoro, all’obbligo di valutare il rischio fulminazione per qualsia tipo di struttura metallica, indipendentemente dalla sua dimensione. Lo “sfondare” gli adempimenti non immediatamente utili, anche solo banalmente declassandoli a pene pecuniarie senza essere oggetto di attenzioni di tipo penale, contribuirebbe a snellire la documentazione.
Perché la parte dell’articolo che più mi sembra significativa è quella che afferma che il tempo non è una risorsa infinita, e più lo si impegna in attività non strettamente utili (leggi “adempire” o “mostrare di aver adempiuto”) e più lo si spreca a tutto nocumento della reale preoccupazione riguardo la salute e sicurezza sul lavoro.
Rispondi Autore: Gianni Bonizzi - likes: 0
26/07/2022 (08:31:19)
Condivido da sempre che la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro non si fa ne con la carta ne con degli Ispettori spesso burocrati e poco consulenti. Ma oltre a quanto detto non ho letto sia nell'articolo che nei commenti ( sottoscritto compreso ) delle proposte di soluzione reali, e presumo perchè molto complesse e difficili ( economia di mercato selvaggia,
interesse primario aziendale sono i vantaggi e non sicurezza, normative fatte da politici interssati a fare immagine e/o a soddisfare prebende per vantaggi e voti, ecc ecc ) . Mi scappa da dire che purtroppo siamo immersi in un sistema marcio e che fà molta acqua da tante parti. Morale ( forse ) è colpa di una società " liquida " e non " solida " ?
Rispondi Autore: Roberto Guidotti - likes: 0
26/07/2022 (08:31:33)
Sono d'accordo su tutto, in un POS l'effettiva analisi del ciclo di lavorazione e dei possibili rischi non occupa più di 5-6 pagine; con le schede anagrafiche e gli impegni a fare e non fare si potrebbe stare nelle 10-12 pagine, che tutti sono in grado di leggere e di capire.
La questione posta dall'ing. Borghetto si potrebbe spostare anche sul documento di valutazione, che dovrebbero essere davvero diversificati in relazione all'attività dell'azienda e al contesto operativo.
In agricoltura i rischi più gravi sono legati all'impiego delle macchine agricole ma i DVR che vedo relegano il rischio macchina ad una paginetta o poco più, in un volume di centinaia di pagine di protocolli, metodologie e parametri che hanno un'incidenza minima sulla prevenzione.
Rispondi Autore: Alberto Cuomo - likes: 0
26/07/2022 (09:04:49)
Condivido perfettamente l'analisi di Riccardo Borghetto: la sicurezza non si fa con la carta. I DVR e i POS dovrebbero contenere indicazioni chiare, sintetiche, comprensibili (lo dice la legge stessa) sulle "cose da fare" e sul programma di attuazione (chi deve fare quella cosa e quando la farà), mentre solitamente sviluppano analisi dettagliatissime, trascurando la sintesi. Vediamo spesso DVR di centinaia di pagine, in cui il programma di attuazione è composto da 4 righe.
Il termine stesso "valutazione" dei rischi, porta a concentrarsi sull'analisi: meglio sarebbe stato parlare di "gestione" dei rischi, con l'obiettivo di eliminarli o controllarli, non solo di "analizzarli e valutarli".
E il coordinamento della sicurezza negli appalti è molto più efficace, anche qui concordo con Borghetto, con una persona incaricata di coordinare, piuttosto che con un DUVRI di centinaia di pagine burocratiche.
Rispondi Autore: Paolo Simionati - likes: 0
26/07/2022 (09:05:55)
Grazie ing. Riccardo Borghetto per avere ricordato la mia iniziativa "meno carta più sicurezza" e per averla sostenuta! Era il 21 settembre 2012 a Torino presso Regione Piemonte. Il Concorso, appunto ideato dall'allora Qualitas1988 (oggi Helps Srl Biella) vedeva coinvolti INAIL Piemonte, Politecnico di Torino, Università di Torino, AIESiL Bologna e, in particolare, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l'avv. Lorenzo Fantini. Parteciparono 180 aziende, dieci furono citate e le prime tre ricevettero un premio da INAIL Piemonte.
Sarebbe bello, oltre che opportuno, proprio per quanto detto dal collega ing. Riccardo Borghetto, riprendere lo slogan e fare il punto della situazione dopo esattamente dieci anni dal Concorso "meno carta più sicurezza". Se un Ente o una Associazione o Società fosse interessata mi rendo disponibile. Paolo Simionati
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti - likes: 0
26/07/2022 (09:17:43)
concordo. Io odio le carte e se sono in giro cerco di fare sicurezza anche dove non sono RSPP/CSE/ecc.ecc. Mi metto al collo un cartellino (potrei scriverci PAPERINO o TOPOLINO...l'effetto lo fa il cartellino al collo) e mi faccio vedere...capiscono AL VOLO e mi chiedono scusa (di cosa poi...?) e si mettono in "regola". Questo vale molto più di 1000 pagine. La "gente" sa cos'è giusto ma il "gusto" del rischio è grande, la "perdita di tempo" della sicurezza e il suo costo in energia e (e tempo ...ovvio) FANNO Sì CHE la sicurezza non attragga. 20 anni fa dicevo che dovevano morire 2 generazioni per un piccolo cambio...a distanza di 20 anni ...purtroppo lo dico ancora. Ho fatto un corso di programmazione nel 1984 e mi dicevano "nel 2000 non avremo più documenti di carta...". MAI FRASE PIU' SBAGLIATA FU DETTA ! Non basta un esperto o uno psicologo del lavoro o un ingegnere...per far sicurezza VERA bisogna sedersi abbastanza a lungo attorno ad un...CANTIERE (non ad un TAVOLO) con tante "intelligenze" diverse: ingegneri-capo cantieri-imprenditori-soccoritori-medici-operai-studiosi di varie materie e trovare insieme soluzioni o metodi diversi per migliorare la situazione...anche sapendo di aver a che fare con persone provenienti da parti del mondo diverse ...molto diverse , dove le percezioni del tempo, del lavoro e del rischio è molto diversa...
Rispondi Autore: gianni soffritti - likes: 0
26/07/2022 (09:44:57)
Visione del sistema sicurezza pienamente calzante e che condivido in toto: troppa carta spesso priva di contenuti. Quando la norma ti consente di fare formazione e-learning senza la partecipazione attiva dei diretti interessati a cui spiegare i rischi delle loro mansioni, magari proprio illustrando le parti del DVR che li riguardano, manca quella percentuale (per me almeno al 20%) di ritorno di informazioni utili a rendere le valutazioni più efficaci. In azienda bisogna andarci e conoscere bene abitudini e realtà delle lavorazioni, quanti lo fanno e documentano le evoluzioni o modificano le considerazioni delle valutazioni? Il DVR è un elemento dinamico e non deve finire nel solito cassetto, ma digerito in primis dai lavoratori e poi dagli addetti ai lavori e sicuramente lo scopo della formazione per la sicurezza era proprio questo: illustrare rischi e criteri di prevenzione e protezione a chi le deve poi applicare e rispettare.
Rispondi Autore: Roberto Gentilini - likes: 0
26/07/2022 (10:10:23)
IL RE E' NUDO.
Analisi lucida e condivisibile.
Ma se siamo tutti d'accordo (o quasi, vedasi la premessa della redazione di PS) che la carta e la burocrazia ci soffoca, ci rallenta, ci ostacola dalla reale prevenzione, perchè come professionisti continuiamo a scrivere e ad accettare documenti farraginosi e bizantini?
Siamo davvero vittime del sistema o siamo noi stessi i nostri carnefici? Io personalmente qualche dubbio lo nutro.
Rispondi Autore: giambattista cavalli - likes: 0
26/07/2022 (10:11:32)
Faccio l'RSPP da quasi 30 anni. Ogni anno mi ripropongo di passare più tempo in campo, ma poi, sommerso dagli adempimenti burocratici, sono costretto a passare le mie giornate davanti ad un PC. I Sistemi di Gestione si sono rivelati un autentico boomerang: ti aiutano a resistere all'assalto della burocrazia legislativa, ma il contributo ad evitare infortuni ed incidenti è discutibile.
Ing. Borghetto, complimenti, il miglior articolo sulla sicurezza che io abbia mai letto. Purtroppo mi rimane un senso di grande frustrazione perchè non ne usciremo mai.
Rispondi Autore: Francesco Gorini - likes: 0
26/07/2022 (10:47:15)
Sono molto d'accordo sui contenuti dell'articolo, con una sola considerazione. Scrivere un documento sulla sicurezza (DVR, PSC, DUVRI, POS, ecc.) di poche pagine, in forma semplice e comprensibile, e che contiene solo misure attinenti ed applicabili richiede molto più tempo e maggiori competenze da parte di chi lo redige. Un documento prodotto con un software può essere scritto anche da persona con poche (o nulle) competenze sulla sicurezza ed in tempi molto brevi. Sapendo a priori che il documento non sarà comunque letto (spesso anche perché sai che il tuo interlocutore non ha le competenze, a volte neppure quelle linguistiche, per leggerlo), e che sia fatto bene o male alla fine il compenso sarà lo stesso, è normale che anche chi sarebbe in grado di scrivere documenti utili decide di affidarsi al software (e magari delegarne la compilazione al collaboratore meno competente dello studio). Tanto da quando i documenti sono trasmessi in pdf non si deve neppure provvedere alla stampa.
Rispondi Autore: dzulian - likes: 0
26/07/2022 (10:50:21)
Buongiorno a tutti, condivido appieno il contenuto dell'articolo. Certo non può migliorare la situazione se ogni 3x2 mi inasprisci le sanzioni ma, ad esempio, gli stimoli per la riduzione del rischio continuano ad essere legati al sistema del superenalotto dei bandi ISI Inail. E poi capita come stamani, dove vedi un cantiere stradale da parte del gestore dell'acquedotto, in un incrocio tra tre strade, dove c'è il semaforo solo su una direttrice e chi proviene dalle altre due si affida alla fortuna...
Rispondi Autore: Michele del Gaudio - likes: 0
26/07/2022 (11:34:09)
Nella discussione si parla di documenti di consulenti ma nessuno cita il Datore di Lavoro. Per la legge è il responsabile della salute e sicurezza dei lavoratori. Non sempre è chiaro chi è il datore di lavoro anche perché molti lavoratori sono dipendenti di ditte subappaltanti o con contratti di somministrazione. Le carte sono state firmate da qualcuno che evidentemente non le legge perché nessuno gli spiega che non sono un atto burocratico. Nel DVR c'è scritto cosa non va in azienda e cosa bisogna fare per migliorare.
Esistono datori di Lavoro che si spingono oltre e assicurano addirittura prestazioni di Welfare aziendale perché capiscono che i lavoratori sono una risorsa e non uno dei costi della produzione
Rispondi Autore: Roberto Spadon - likes: 0
26/07/2022 (11:50:14)
L'ing. Borghetto scrive considerazioni condivise da tutti gli attori della sicurezza sui luoghi di lavoro: consulenti, RSPP, datori lavoro, lavoratori e probabilmente anche dagli stessi Spisal.
Tali considerazioni potrebbero poi essere integrate da altre analoghe relative all'efficacia dei processi formativi o di addestramento (quest'ultimo andrebbe reso vincolante all'inizio dell'attività lavorativa al pari della visita medica ...).
Probabilmente il nodo di tutto sta nell'impostazione del sistema normativo (da semplificare soprattutto per attività a basso rischio) e nell'adozione di un approccio di tipo "conservativo" che privilegia anzitutto la conformità della documentazione rispetto alla sicurezza sul campo.
Rispondi Autore: Gianni - likes: 0
26/07/2022 (12:03:17)
Condivido quanto detto dall'articolo. Non condivido il gettare la croce sui consulenti/RSPP.
A parte gli improvvisati ed i tuttologi, chi fa questo lavoro da anni (personalmente da 25) sa che ci si deve scontrare con datori di lavoro riottosi ed insensibili, con medici competenti che producono solo visite e pochissima consulenza/supporto e RLS da organigramma muti alle riunioni. Senza contare gli enti di controllo, che ormai si fanno vedere con PEC in cui allegano check list chilometriche, per fare sanzioni sul documento che non c'è o che non va. E' chiaro che l'RSPP deve proteggersi le terga ed è altrettanto chiaro che devi scrivere tutto e anche di più. Altrimenti l'UPG ti sanziona perchè non hai messo la crocetta. Anche a me piacerebbe fare documenti snelli, come facevano i tecnici di 30 anni or sono, facendo veri DVR pratici e non ciclostili da software. Per farlo servono leggi più chiare ed enti di controllo preparati e dinamici. Ad oggi direi molto difficile da attuare.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/07/2022 (12:26:58)
Cosa fare per cambiare la situazione è ampiamente noto e penso che ognuno di noi lo sappia.
Addirittura ci sono riuscito anche io a scriverlo più volte su Puntosicuro.

Se però il "legislatore" sta ancora ad ascolltare e prende come riferimento le idee dei soliti noti in perenne ricerca di visibilità come una velina o che non si rassegnano all'oblio dopo decenni di attività istituzionale e che non sono in grado di proporre niente di più che la solita minestrina riscaldata, dove volete che si possa andare?
Ci meritiamo tutto questo.
Rispondi Autore: Fabrizio Niccolai - likes: 0
26/07/2022 (12:36:43)
Concordo con l'analisi fatta dall'Ing. Borghetto. In particolare sul fatto che si redigano POS, DVR e DUVRI, ma anche PSC, non solo per adempiere alla normativa vigente (assolutamente doveroso) ma soprattutto per "dimostrare di aver adempiuto" e per non incorrere in sanzioni, piuttosto che con lo scopo primario di eliminare davvero (o quantomeno ridurre) il rischio di infortuni. Una delle cose più utili prodotte dal Ministero è stata l'introduzione dei "modelli semplificati" (prodotto anche in formato scrivibile) di POS e PSC. Soprattutto il POS sarebbe scritto in modo più organico e concreto: da anni lo suggerisco alle imprese, ma invano. Molti addirittura pensano erratamente che il "modello semplificato" vado bene solo per i mini cantieri (forse per rifare un bagno), ma può essere utilizzato sempre. Personalmente utilizo da anni il modello semplificato di PSC (amara constatazione: forse occorre troppo tempo per scriverne ogni volta uno nuovo in ogni parte o quasi, meglio affidarsi ad un software...sigh!)
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/07/2022 (12:42:32)
Se proprio dobbiamo redigere un POS, usiamo il linguaggio di cantiere?
È quale il linguaggio di cantiere?
Schizzi, planimetrie, sezioni, particolari, ecc.
Rispondi Autore: Margherita Ghilotti - likes: 0
26/07/2022 (13:30:51)
Buongiorno a tutti voi, l’articolo è stimolante percui vorrei condividere anche io un mio pensiero.
I documenti della sicurezza previsti per cantieri e aziende sono la condizione necessaria per approntare una sicurezza esecutiva, non sono inutili, sono la base per ragionare e sviluppare procedure non fatte all’ultimo momento. Quello di cui la Sicurezza ha bisogno è avere persone competenti e formate x la sua esecuzione. Siamo noi ( organigramma aziendale e di cantiere) che dobbiamo andare sul campo a far sicurezza, siamo noi che dobbiamo prenderci il tempo necessario
Rispondi Autore: Riccardo Borghetto - likes: 0
26/07/2022 (13:31:19)
per Gianbattista Cavalli: "Ing. Borghetto, complimenti, il miglior articolo sulla sicurezza che io abbia mai letto." grazie.
Rispondi Autore: fausto pane - likes: 0
26/07/2022 (14:58:37)
Buondì.
Rispondo a Carmelo Catanoso.
Schizzi, schemi, disegni, planimetrie e sezioni, non si possono TAGLIARE/INCOLLARE....
E soprattutto, in tribunale, chi saprebbe interpretarli?
Un commento: se sono un'impresa seria, ti scrivo il POS secondo l'Allegato XV e ti mando una mail con
• Autocertificazione dell’idoneità tecnico-professionale
• Certificato/visura CCIAA (con data antecedente massima di 6 mesi)
• DURC (con data antecedente massima di 120 giorni)

Invece, il committente, tramite il suo coordinatore, mi risponde che vuole, in forma cartacea portata sulla sua scrivania, la documentazione seguente:

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA ALL'IMPRESA SECONDO I CONTENUTI MINIMI DI CUI ALL’ALL.XV PUNTO 3 DEL D.LGS. 81/08
S.1. POS: sul POS deve essere presente la firma in originale del RLS per accettazione e presa visione
S.2. Nomina del preposto, Nominativo del personale addetto al cantiere e specifica mansione svolta
S.3. Idoneità sanitarie dei lavoratori
S.4. Schede di consegna dei DPI ai lavoratori in cantiere, controfirmata dagli stessi
S.5. Schede di consegna dei DPI Covid-19 ai lavoratori in cantiere, controfirmata dagli stessi
S.6. Formazione art 36 - 37 D.Lgs 81/08 e formazione specifica secondo Accordo Stato Regioni 2011 – 2012:
· Formazione lavoratori generale e specifica secondo Accordo Stato Regioni 2011
· Formazione preposto sec. Accordo Stato Regioni 2011
· Idoneità operatori sotto tensione formazione CEI 11-27 PES - PAV – PEI.
Certificazione del datore di lavoro di frequenza ai corsi di formazione per lavori con rischio elettrico (qualifica di persona esperta PES, persona avvertita PAV e di persona comune PEC), con riconoscimento della idoneità degli operatori addetti a lavori sotto tensione (in bassa tensione), il tutto secondo norme CEI EN n. 50110 – 1 (CEI 11 – 48) e CEI 11 – 27 (IV edizione anno 2014) (lavori su, con oppure in prossimità di impianti elettrici)
· Formazione operatori – preposti per la posa della segnaletica sec. DM 04/03/2013
· Formazione e addestramento mezzi, PLE sec Accordo Stato Regioni 2012 e All. XXI D.Lgs 81/08 e art 71 D.Lgs 81/08
· Formazione addetto primo soccorso, antincendio, RLS e RSPP, gli attestati di formazione /addestramento per pontisti (se presenti) – D.Lgs 81/08 - Allegato XXI.
· Formazione installatore e manutentore strordinario di impianti energetici alimentati da fonti rinnovabili FER – 16 ore abilitanti – art 15 c.1 l.f Allegato 4 D.Lgs 28/2011.
S.7. Certificazione gruppo merceologico LELE05 – “Impianti elettrici di distribuzione in MT-BT” / LEIL 08 – “Lavori da eseguire per l'attivita' di illuminazione pubblica ed artistica”
S.8. Schede tecniche per attestazione marcatura CE degli attrezzi/mezzi/DPI previsti in cantiere
S.9. Certificazione omologazione ISPESL – INAIL piattaforme aeree con certificato di collaudo dell’autocarro di sostegno della PLE
S.10. Schede sostanze impiegate in cantiere
S.11. Scheda/libretto delle verifiche della gru o mezzi di sollevamento (revisioni trimestrali funi/ganci/catene)
S.12. Dichiarazione del Datore di lavoro di avere ricevuto e visionato e accettato il piano di sicurezza di coordinamento redatto per il cantiere in oggetto.
S.13. Verbale di avvenuta informazione / formazione specifica per il cantiere nel quale compaiano gli argomenti trattati e la firma dei lavoratori
S.14. Verbale di verifica periodica e annua dei DPI di III categoria e scheda di marcatura dei DPI
S.15. Protocollo Covid -19 applicato alle attività di cantiere
ITP.1. Organigramma: comunicazione del nominativo del soggetto o dei nominativi dei soggetti della propria impresa, con le specifiche mansioni, incaricati per l’assolvimento dei compiti di cui all’articolo 97 del D.Lgs. 81/2008 e s. m. e i., unitamente a documentazione attestante adeguata formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei
cantieri temporanei o mobili.
ITP.2. certificato in corso di validità di iscrizione alla camera di commercio( non antecedente i 6 mesi dalla data di ingresso in cantiere), industria ed artigianato con oggetto sociale inerente alla tipologia dell’appalto;
ITP.3. documento di valutazione dei rischi di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 81/2008 e s. m. e i.;
ITP.4. documento unico di regolarità contributiva (non antecedente i 3 mesi dalla data di ingresso in cantiere ) di cui al Decreto Ministeriale 24 ottobre 2007 in corso di validità;
ITP.5. dichiarazione di non essere oggetto di provvedimenti di sospensione o interdittivi di cui all’art. 14 del D.Lgs. 81/2008 e s. m. e i..
ITP.6. dichiarazione dell’organico medio annuo distinto per qualifica, corredata dagli estremi di delle denunce dei lavoratori effettuate all’istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), all’istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) e alle casse edili, relativo all’anno in corso.
ITP.7. dichiarazione relativa al contratto collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, applicato ai lavoratori dipendenti.
ITP.8. dichiarazione in merito all’assolvimento delle prescrizioni previste dall’art.101 comma 2 (obblighi di Trasmissione) del D.Lgs. 81/2008 ITP.9. dichiarazione attestante l’adempimento prescritto dall’art. 100 comma 4, e dall’art.102 del D.Lgs. 81/2008
(messa a disposizione dei piani al proprio RLS e sua consultazione)
ITP.10. copia autenticata libro unico del cantiere/UNILAV
ITP.11. registro infortuni / cruscotto digitale
ITP.12. denuncia INAIL nuovo lavoro / cantiere
ITP.13. Certificazione vaccinazione antitetanica addetti al cantiere
ITP.14. Contratto di appalto
ITP.15. Segnalazione ENEL competente per territorio per eventuali lavori a meno di 5,00 m da linee elettriche
ITP.16. Denuncia INAIL impianti di messa a terra
ITP.17. Certificazione SOA categorie e Classificazione: · OG10 Impianti per la trasformazione alta/media tensione e per la distribuzione di energia elettrica in corrente alternata e continua ed impianti di pubblica illuminazione
· OS9 Impianti per la segnaletica luminosa e la sicurezza del traffico
· OS10 Segnaletica stradale non luminosa
ITP.18. Dichiarazione in merito al fatturato nell’ultimo triennio relativo lavori apparetenti alle categorie di cui al p.to 20).
ITP.19. Dichiarazione di essere in possesso dei requisiti ai sensi dell’ALLEGATO XVII – “Idoneità tecnico professionale”
del D.lgs 81/2008 (così sostituito dall'allegato XVII al d.lgs. n. 106 del 2009)
ITP.20. Dichiarazione di possedere i requisiti di abilitazione ai sensi della legge 37/08 (ove previsto), in relazione ai lavori oggetto di appalto.
ITP.21. Matricolo INPS / INAIL dell’impresa
ITP.20. Dichiarazione di possedere i requisiti di abilitazione ai sensi della legge 37/08 (ove previsto), in relazione ai lavori oggetto di appalto.
ITP.21. Matricolo INPS / INAIL dell’impresa

Chiaro, no? tutto su carta, sulla scrivania del coordinatore, e poi si può iniziare a lavorare; in sicurezza però. Il 106/09 non è mai esistito e il tutto con buona pace di Cassazione Penale, Sez. 4, 19 aprile 2010, n. 15081!
Chi ha elaborato l'elenco sopra, dovrebbe essere arrestato, secondo me, insieme a tutti quelli che diffondono tali CHECK LIST in rete.
Con affetto.
Fausto Pane




Autore: Carmelo Catanoso
26/07/2022 (19:41:58)
Per spiegare il "linguaggio di cantiere" si dovrebbero fare tre cose:
1) avere funzionari degli enti di vigilanza preparati per saperlo leggere e comprendere.
2) avere CT delle Procure non tuttologi ma con preparazione specifica.
3) avere CT della difesa con specifiche competenze in materia di sicurezza di cantiere ed in grado di spiegarlo con parole semplici ad un giudice.

In merito all'elenco pet la verifica della ITP, questa lista della spesa risulterebbe superflua se ci fossero criteri seri di accesso e permanenza sul mercato.
Rispondi Autore: Claudio Aradori - likes: 0
26/07/2022 (15:13:00)
Purtroppo con la carta quanti ci lavorano e sono competenti e gli organi interessati cosa vogliono visionare un' impianto ?
Dei lavoratori all'opera?
O negli uffici a visionare la documentazione e il datore di lavoro preferisce che si fermino negli uffici o che girino nello stabilimento?
Rispondi Autore: Orlando Enzo - likes: 0
26/07/2022 (15:59:00)
Condivido pienamente l'analisi dell'ing. Borghetto, da operatore sul campo (Tecnico della Prevenzione di ASP) in effetti troppe carte e troppa burocrazia affollano il D.Lgs.81/08

Purtroppo è il DNA italico che porta il legislatore a emanare leggi complesse, piene di articolato ma inapplicabili sul campo, soprattutto da parte dei datori di lavoro delle imprese

Oltre alla critica provo a dare, nel mio piccolo, una soluzione all'annoso/atavico problema degli infortuni sul lavoro, ovvero è necessario e urgente passare dalla cultura della Repressione alla cultura della Prevenzione come la legge 833/78 impone

Di seguito qualche spunto non esaustivo:

- introduzione della patente a punti per il datore di lavoro, strutturata nel sistema
informatico nazionale, con un badge proporzionato alla tipologia di rischio aziendale,
dove l'Organo di Vigilanza che effettua l'ispezione, ad ogni violazione riscontrata sottrae
punti al totale badge assegnato all'azienda, ma non emana sanzioni pecuniarie,
però all'azzeramento del badge c'è la sospensione totale delle attività aziendale
proporzionata al codice ATECO di appartenenza e, comunque, con un minimo di
sospensione di almeno sei mesi;
- introduzione dei Piani Mirati di Prevenzione, ovvero accompagnamento delle aziende da
parte dell'Ente titolare che effettua i controlli (ASP/AST/ARPA/ ETC.) verso la cultura
preventiva, escludendo in una prima fase le sanzioni pecuniarie;
- ripensare totalmente alle modalità di stesura dei DVR/POS/DUVRI che devono essere
scritti direttamente dai datore di lavoro in forma breve, fruibili, efficaci e limitati ai soli
lavori interessati scendendo nel concreto (poche pagine), con il coinvolgimento fattivo dei
lavoratori, niente consulenti esterni;
- il medico competente (ove è presente) deve partecipare effettivamente e concretamente
alla valutazione dei rischi aziendale e non solo limitarsi alle visite mediche programmate;
- ..e altro
Autore: Carmelo Catanoso
26/07/2022 (19:48:38)
Proposte condivisibili.
Sulla "Patente a punti" ne avevo scritto su Puntosicuro il 7/11/2019 https://www.puntosicuro.it/valutazione-dei-rischi-C-59/una-proposta-per-la-qualificazione-delle-imprese-dei-lavoratori-autonomi-AR-19509/
Rispondi Autore: M Betti - likes: 0
26/07/2022 (22:57:31)
Per legge i POS, PSC, DVR etc dovrebbero essere scritti "a mano". Forse si riscoprirebbe il valore della sintesi e della concretezza.
Rispondi Autore: Tedone Massimo - likes: 0
27/07/2022 (00:21:28)
Io ormai sono fuori dai giochi in quanto pensionato benché mi sia rimasto l'interesse e la passione per tutto ciò che riguarda la safety; non dico sicurezza perché molti, anche addetti, limitano il discorso alla "sola" sicurezza mentre il concetto è bensì molto ampio.
Detto ciò, secondo il mio parere il problema è nella semplice parola "carta": si, perché molti, troppi continuano a pensare che c'è troppa carta e nessuno la legge.
Ora molti risponderanno che io no, non faccio così, sono una persona seria, eccetera, però non neghiamo l'evidenza; quando si frequenta un corso per un'abilitazione, RSSP, CSP/CSE, e altre figure importanti, il più delle volte quel corso finisce con un bellissimo attestato e un CD in regalo con all'interno un DVR o un PSC o altri documenti già pronti i quali, il più delle volte nulla hanno a che vedere con quello specifico lavoro/cantiere.
Faccio un semplice esempio: nel corso della mia carriera, soprattutto di buyer degli appalti, mi son trovato più volte con POS, magari per lavori di rifacimento di una pavimentazione in un o due uffici e quel documento, formato da oltre 30 pagine nelle quali sembrava dovessero costruire un palazzo; ma in più c'erano schede di gru, autocestello, eccetera.
Ho chiamato, giusto perché ho pensato a un errore da parte del professionista incaricato che so, magari aveva confuso due cantieri cioè ho cercato di fargli capire che c'era un problema. Morale, si è offeso e io mi sono ritrovato, non solo a dover chiedere scusa magari giustamente; ma anche a giustificare il mio comportamento lesivo nei confronti, comunque di un fornitore aziendale.
Quello che voglio dire non è puntare l'indice contro nessuno, ma mi piacerebbe vedere un documento scritto appositamente e integralmente per una determinata azienda o cantiere, senza copia/incolla, senza schede o contenuti assurdi e inutili.
E poi, visto che ci siamo, come è possibile continuare a fare sicurezza con un software; vada per la formazione on-line, ma con un programmino direi anche di no.
E cominciamo tutti, politici, sindacati lavoratori, aziende, professionisti e chi più ne ha più ne metta, a fare "cultura della sicurezza" a partire dalla scuola primaria anzi dall'asilo e facciamola gratuitamente, magari solo con un semplice rimborso spese perché la vita non ha un valore preciso.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
27/07/2022 (08:41:03)
Sul perché siamo sommersi dalle carte, ne avevo scritto su Puntosicuro il 18 maggio 2017. https://www.puntosicuro.it/normativa-C-65/italia-un-sistema-prevenzionale-da-manutenzione-a-guasto-AR-17056/
Questo un estratto:
Italia: un sistema prevenzionale da “manutenzione a guasto”?
L’Italia è un Paese che legifera, prevalentemente, sotto spinte emozionali ed emergenziali che, in quanto tali, non producono gli effetti sperati. Di Carmelo G. Catanoso.
L’Italia, per quanto riguarda le regole in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro (e non solo), è sicuramente un Paese particolare.

Il nostro sistema prevenzionale è un sistema da manutenzione a guasto perché solo dopo che succede qualcosa di grave, si corre ai ripari.

Sia il D. Lgs. n° 81/2008 (pubblicato dopo i tragici fatti di Torino nel dicembre 2007) che lo stesso D.P.R. n°177/2011 (pubblicato dopo i tragici fatti di Molfetta, Cagliari, Mineo, Capua, ecc.), sono la prova che in Italia si legifera soprattutto sotto spinte emozionali ed emergenziali; quindi, non ci sarà da sorprendersi se, il prossimo intervento riguarderà, dopo i 10 morti di Modugno (BA), le fabbriche di fuochi artificiali.

Comunque, possiamo dire che siamo un Paese che, essenzialmente, legifera solo sotto due tipologie di spinte:

quelle che arrivano dalla UE sotto forma di regolamenti, direttive europee da recepire, ecc.;
quelle emozionali-emergenziali, all’accadere di gravi eventi.


Nei casi in cui si legifera sotto spinte emozionali – emergenziali il legislatore italiano dà, da anni, il meglio di sé.

Infatti, quando avvengono tragici eventi in cui perdono la vita anche più lavoratori, l’attenzione a tali avvenimenti, da parte dei mass media, cresce in modo esponenziale con il conseguente impatto sulla pubblica opinione.

I politici che, in genere, sanno poco o nulla di sicurezza sul lavoro ma sono, invece, molto attenti a cosa pensa la pubblica opinione, tendono a sfruttare la situazione, ai fini del mantenimento o incremento del consenso popolare.

Ecco, quindi, che dopo uno di questi tragici eventi si assiste alla solita sequela di dichiarazioni del tipo:

La presunta inadeguatezza delle leggi esistenti, essendo la scelta più facile, porta sempre i politici a spingere verso l’emanazione di nuove leggi proponendole come la soluzione ai problemi esistenti.

A questo punto la palla passa sul campo degli organi tecnici istituzionali attivati dai politici ai fini della ricerca della soluzione.

E qui cominciano i problemi veri.

Quando si legifera sotto spinte emozionali ed emergenziali, la conseguenza è che il prodotto non è mai granché per almeno un paio di motivi:

si è costretti a lavorare di fretta, dopo i fatti gravi avvenuti, sotto la pressione politica, per dare una risposta all’opinione pubblica;
non c’è l’abitudine di coinvolgere, al tavolo dove si scrivono le norme, anche gli attori che già operano nel settore che si vuole normare e che , quindi, hanno conoscenza approfondita dal di dentro delle dinamiche organizzative, produttive e relazionali specifiche.

E quando si parla di attori che operano sul campo, non ci si riferisce ai politici della rappresentanza inviati ai tavoli di discussione da associazioni datoriali, sindacali, professionali, ecc., ma si parla di soggetti indipendenti in possesso di provate competenze specifiche, selezionati in modo trasparente nel mondo del lavoro.

Invece capita, molto più spesso di quanto si possa pensare, che gli organi tecnici delegati a scrivere le nuove regole, raramente abbiano tra le loro fila soggetti in possesso di una conoscenza approfondita della specifica tematica da normare o ri-normare.

Guardando quello che è successo in un recente passato, sembra quasi che questi organi tecnici pensino di essere considerati gli unici detentori del sapere sullo specifico argomento visto che i politici hanno loro conferito l’incarico di normare. Sotto, sotto, però, sono anche consci di non conoscere adeguatamente la specifica tematica e che, pertanto, essendo loro gli esperti, ciò significhi che in Italia nessuno conosca l’argomento e che nessuno, prima di loro, si sia posto il problema per trovare una soluzione.

Il problema, però, è che non conoscendo approfonditamente la tematica, si ritrovano, più o meno consciamente, a scrivere nuove regole che, in concreto, non sono altro che nuovi adempimenti formali, spesso non chiari e mal scritti e quindi aperti alle varie interpretazioni, con la conseguenza più che ovvia di produrre solo un aumento del carico burocratico senza alcuna concreta ricaduta sul livello di sicurezza e tutela della salute e fornendo così l’ennesimo alibi per continuare a non far nulla a coloro che nulla hanno mai fatto per la tutela della salute della sicurezza sul lavoro.

Poi, come diceva un notissimo politico, da qualche anno non più fra noi, ; infatti, si potrebbe anche pensare che la vaghezza dei contenuti delle nuove regole sia stata creata ad arte per non far capire che, coloro che le hanno scritte, sotto sotto, non conoscevano adeguatamente la tematica sui cui sono intervenuti.
Rispondi Autore: Avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/07/2022 (19:57:28)
Da avvocato devo constatare questo fatto: uno dei verbali di contestazione più frequente da parte di ASL/ATS e di INL è conseguente a DVR, DUVRI, OSC e POS insufficienti, incompleti, omissivi della completa analisi di tutti i rischi. Ovvero che la carta, dove c'è perché a volte manca del tutto, è fatta male/è poca e insufficiente o troppa e superficiale. Valutare TUTTI i rischi durante il lavoro, questo è l'obbligo fondamentale del datore di lavoro che, grazie all'articolo 33 del Dlgs 81/2008, può adempiere in modo completo ed efficace avvalendosi di un servizio di prevenzione e protezione guidato con mano ferma da un RSPP qualificato, professionale e scrupoloso.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
28/07/2022 (08:08:55)
È vero quello che dice Dubini.

È vero anche che da consulente tecnico nei procedimento penali solo per la difesa, mi trovo davanti verbali e relazioni alla Procura di funzionari di ASL/ATS, INL e NIL che attribuiscono a RSPP, CSP e CSE carenze frutto di interpretazioni piuttosto fantasiose.

Un esempio?
Ad un CSE viene contestato di non aver indicato in un PSC la specifica tipologia di accessori di sollevamento che l'impresa contrattualizzata con un nolo a caldo dalla impresa affidataria doveva usare per sollevare un pannello prefabbricato. Tutto ciò in barba a quanto previsto dall'allegato XV riguardo i rischi propri dell'impresa.

In un altro caso un RSPP coinvolto perché nel DVR non era stato previsto il rischio conseguente ad una manomissione volontaria (il lavoratore è stato sanzionato dall'ASL) di una protezione su una attrezzatura di lavoro. Tutto questo in barba anche agli indirizzi della Cassazione riguardo il perimetro della responsabilità del RSPP.

In entrambi i casi i colleghi ne sono venuti fuori.

Come questi ne ho tanti altri di esempi.

Quindi è vero che spesso i citati documenti sono pezzi di carta raffazzonati ma è altrettanto vero che spesso vengono ritenuti inadeguati per l'incompetenza di chi indaga.

Detto questo, il problema rimane e cioè se questi elaborati, formalmente esaustivi o meno, con tutte le formalità che si portano dietro, siano serviti negli ultimi anni a migliorare la situazione.
La risposta la conosciamo tutti.
Quindi che vogliamo fare?
Rispondi Autore: Fausto Pane - likes: 0
28/07/2022 (15:22:43)
Buongiorno.
Riguardo ai 'criteri seri di accesso e permanenza sul mercato', l'impresa alla quale è stata richiesta la documentazione elencata nel mio ultimo post, è certificata ISO 9001, 14001, 45001, ha un sistema 231, E' QUALIFICATA e- distribuzione da 30 anni, è soggetta a verifiche di seconda parte da parte di e-distribuzione e di ENEL SOLE, una volta l'anno. Ha i criteri per permanere sul mercato?
Questo per dire che, comunque, con la patente a punti, non verrebbe meno la richiesta da parte di stazione appaltanti 'voraci' di tutti i documenti di cui alle check list in rete. In PIU' queste stazioni appaltanti richiederanno tutta la documentazione inerente il conseguimento dei punti della 'patente sicurezza'.
Vorrei fare una domanda a chi ne sa più di me: qual è la base giuridica sulla quale le stazioni appaltanti sono autorizzate a trattare i dati personali contenuti nei documenti che richiedono, senza che tale richiesta sia giustificata da un interesse legittimo. Si configura una diffusione di dati personali da parte dell'impresa che fornisce i documenti, perseguibile penalmente, ma di ciò, nessuno ne parla. L'elenco dei documenti da fornire è chiaro e in nessuno di tali documenti compiono dati personali di terzi. Ma di ciò nessuno ne parla.
Saluti
Fausto Pane
Non mi pare un risultato entusiasmante.
Rispondi Autore: Tedone Massimo - likes: 0
29/07/2022 (00:50:21)
Se leggiamo attentamente sia l'articolo dell'Ing. Borghetto che i vari commenti tra i quali spiccano quelli dell'Ing. Catanoso e dell'Avv. Dubini emergono due fattori estremamente estremamente importanti:
1. c'è veramente troppa carta?
2. la maggior parte delle volte le contestazioni vertono su una marea di documenti che hanno delle forti carenze

Ora fermiamoci un attimo e ragioniamo e chiediamoci il perché la troppa carta è anche carente.
In questi ultimi periodi, sono accaduti molti infortuni anche e soprattutto che hanno portato al decesso di una persona:
a) Torino un artigiano di 74 anni è deceduto causa caduta da una importante altezza a causa della rottura della PLE. Le domande sono molte: perché una persona di 74 anni era sulla PLE e chi ha controllato quella macchina? Era un P.Iva al quale mancavano dei contributi? Era un subappalto di un subappalto? Era non regolare così l'impresa risparmiava un poco di grano? Il Committente (Condominio) era a conoscenza della situazione?
b) Rapallo (GE) un operaio di 70 anni è caduto da un ponteggio, non credo sia deceduto, ma c'erano 35°C in quel momento
c) Genova, un operaio serramentista è volato giù da una finestra ed è deceduto, pare per un colpo di calore
d) chissà quanti incidenti sono successi in questi ultimi giorni dei quali, magari, non se hanno notizie

Ora se ci fermiamo un attimo ancora e torniamo alle contestazioni, la domanda è una: nella montagna di carta che viene prodotta, da qualche parte è indicato almeno sommariamente un rischio climatico? Io non ne ho mai visto uno e vi posso garantire che nel corso della mia carriera di semplice buyer appassionato (dal 1974 con le enormi difficoltà del tempo) delle tematiche safety, ho animatamente discusso con molti professionisti perché, come detto nel mio precedente, non mi sono mai preoccupato di indicare che secondo me mancava qualcosa e, il più delle volte dicevo anche cosa.

Poi, se permettete, lasciamo perdere le varie legiferazioni; ricordo che nei giorni successivi alla tragedia Thissen, era il 2008, un ministro si domandava come nonostante il 626 si potessero verificare incidenti simili; ancora peggio un sindacalista si domandò perché non veniva preso il considerazione il 547 ...... ricordo che eravamo già in regime di 81 e ho detto tutto
Rispondi Autore: Ko Tecnico - likes: 0
01/08/2022 (16:06:08)
Fra i tanti articoli tecnicamente e giuridicamente rilevanti pubblicati da Punto Sicuro, ci sta che ogni tanto vengano pubblicate delle opinioni.
Opinioni che in questo caso risultano scontate, quasi banali. Una breve raccolta di quanto qualunque professionista che si interessa di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è a conoscenza da tempo (lo si rileva anche dagli interventi). Un’opinione che, a parte citare la metodologia Lean Thinking (che ha obiettivi dichiarati nell’abbattimento dei costi ad uguale o migliore mantenimento delle performance), non propone soluzioni. La tesi è: la burocrazia/carta dedicata alla “sicurezza” è imponente. Una premessa? Mi aspettavo qualche proposta più o meno innovativa (qualcosa nei commenti ho letto), mi aspettavo: “puntata n 1 dell’autore a cui seguiranno altri interventi”

Probabilmente l’intenzione del legislatore era quello di imporre che prima di “operare” bisogna “pianificare” come si opera.
Togliamo pure il “probabilmente”, la 89/391 nei considerando recita:

“considerando che vi sono ancora troppi infortuni sul lavoro e malattie professionali da deplorare; che misure preventive debbono essere adottate o migliorate senza indugio per preservare la sicurezza e la salute dei lavoratori in modo da assicurare un miglior livello di protezione;
considerando che è necessario sviluppare l'informazione, il dialogo e la partecipazione equilibrata in materia di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro tra i datori di lavoro ed i lavoratori e / o loro rappresentanti grazie a procedure e strumenti adeguati, conformemente alle legislazioni e / o prassi nazionali;
considerando che il miglioramento della sicurezza, dell'igiene e della salute dei lavoratori durante il lavoro rappresenta un obiettivo che non può dipendere da considerazioni di carattere puramente economico;”

Tenendo conto che nell’articolo ci si riferisce in particolare ai cantieri temporanei e mobili, allego un unico considerando illuminante della 92/57 CE, che toglie ogni dubbio sulle intenzioni del legislatore:

“considerando che le scelte architettoniche e / o organizzative non adeguate o una carente pianificazione dei lavori all'atto della progettazione dell'opera hanno influito su più della metà degli infortuni del lavoro nei cantieri nella Comunità;”


Leggo che per progettare computer molto complessi è necessario avere delle competenze molto elevate e specifiche, che la progettazione è fondamentale, come non essere d’accordo. Cosa altro è se non la “progettazione della sicurezza” la carta di cui si parla? Perché si ritiene necessario che nel campo delle tutele di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si debba semplificare, tagliare, sburocratizzare? Sono davvero così faticosi e costosi gli interventi per adempiere a quanto richiesto dalla legge? Vogliamo quantificarli? Vogliamo calcolare quanto tempo/giorno-settimana-mese-anno è necessario dedicare per la media impresa italiana?

La “carta” è il progetto politico/tecnico/gestionale con cui l’impresa (qualunque essa sia) ha deciso di rispondere alle richieste costituzionali, prima di tutto, delle tutele dei lavoratori.
Non sto dicendo che la carta è tutto, tutt’altro. La “carta” però rappresenta quanto è necessario all’impresa per implementare e mantenere uno standard di sicurezza che risponda ai minimi imposti dalla legge (per gli illuminati imprenditori anche oltre).
Ci sono aziende (molto strutturate) nelle quali sono vigenti regole restrittive assolute, riassunte con: sei a casa mia e agisci come dico io che rispetto (e volte vado oltre) la legge. Eppure, producono nonostante queste regole tendano ad occuparsi di ogni minimo particolare, e può accadere che abbiano qualche incidente e/o infortunio nonostante tutto.
Che il legislatore, consigliato da tecnici politicizzati, abbia complicato le questioni non c’è dubbio. Legislatore è addirittura inadempiente a verso se stesso, quanti decreti sono in attesa da decenni? Quanti sono entrati in vigore in ritardo (sto aspettando la proroga dell’entrata in vigore dei decreti 1-2-3 settembre 2021, chissà magari mi sto sbagliando, ma sento puzza di bruciato)?

Per dirne solo uno, il 177/2011, esclusivamente per gli “ambienti sospetti di inquinamento o confinati”,
Art. 1
Finalità e ambito di applicazione
1. In attesa della definizione di un complessivo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori
autonomi… 11 anni fa!
è più o meno ancora carta straccia, si lascia al datore di lavoro la verifica di alcuni requisiti dell’impresa esecutrice o degli stessi lavoratori della propria impresa, e niente altro. E si parla di un’attività che quando ha un incidente i morti spesso si contano usando le cinque dita della mano e a volte di più.
La carta indica le misure di prevenzione e protezione da dottare nell’azienda in riferimento ai rischi rilevati e analizzati, prevede le procedure operative, ecc.

L’anno scorso ho verificato almeno una cinquantina di POS, uno solo lo ha elaborato nella parte sostanziale, quella della descrizione delle attività di cantiere (punto 3.2.1 lettera c del ridondante Allegato XV), in modo grafico (metodo che mi è caro anche per alcuni interventi e limitate pubblicazioni ormai di oltre 10 anni fa). Sarebbero bastate quelle dieci pagine di figure e relative descrizioni per avere un POS perfetto (poi ci vogliono anche i nomi degli addetti al PS, AI, RLS, l’elenco dei DPI ecc. che in questo caso comunque c’erano). Perché uno solo ha risposto in modo conforme alle richieste della norma?

Ben venga chiarezza e revisione della normativa vigente (a random: l’impresa familiare non fa il DVR ma se lavora in ambito ex Titolo IV deve fare il POS; interpello: come deve essere fatto il POS di tale impresa? Leggetevi la risposta!), ma la “carta” resta indispensabile come strumento programmatico dell’impresa.

Cosa dovrebbe cambiare?
1) La qualificazione delle imprese: la CCIAA rifiuta l’iscrizione se non hai… (un punto di riferimento potrebbe essere la lettera i-bis e l dell’art. 89 comma 1, uno solo fra i tanti);
2) Contratti di lavoro: rivedere i contratti a tempo determinato, il distacco, ecc. assicurarsi che i lavoratori con queste tipologie contrattuali siano in grado di passare da un’attività all’altra;
3) Le associazioni di categoria: vanno coinvolte di più … (nessuna sanzione ci mancherebbe, ma così non ci siamo). Aneddoto: riunione di associazione di categoria di “spessore” bla bla bla e sul finale: “non preoccupatevi per la 231/01 stiamo facendo elaborare un programma che invieremo a tutte le imprese iscritte, a voi resterà da compilare in poche parti evidenziate”. Presenti al tavolo ITL e ASL, che non c’entravano niente, ormai la riunione era finita. Non più di 10 anni fa, comunque 10 anni dopo il 2001 si è svegliata la “pregiata” associazione;
4) La formazione in particolare quando si sovrappone e sconfina nell’addestramento (adesso qualcuno mi ricorderà che sono due attività differenti, lo ringrazio anticipatamente) si fa in azienda. Quando si acquista una macchina, impianto o altro al produttore/montatore si richiede oltre alla messa in marcia la formazione e l’addestramento per usarla in modo sicuro;
5) La valutazione dei rischi quando presente una norma tecnica va fatta con questa (ad es. vedi rischio incendio, ma anche macchine, movimenti ripetitivi, ecc.); se ci scappa l’infortunio, anche mortale, cosa si fa si contesta la norma (se la valutazione è stata corretta), le aboliamo tutte?;
6) Organi di vigilanza: complicato. Trovare un modo, regolato da un atto di legge, in cui i rapporti fra le varie figure possano realizzarsi in modo esplicito e senza ripercussioni sulle parti più deboli (sono stato volutamente poco chiaro in questo punto);
7) Dare una sistemata alla legislazione (sopra solo alcune mie considerazioni) e a chi deve farla rispettare. Cose serie, non ripetute segnalazioni per il numero degli armadietti insufficienti negli aeroporti!

n) dico un po’ di banalità anch’io: controllare gli attestifici e in occasione di sicure violazioni chiuderli immediatamente; verificati attestati fasulli sospendere immediatamente l’azienda; verificate valutazione del rischio esplicitamente carenti e inutili, elaborate da professionisti (come sempre accade) segnalare ad ordini e collegi (sono preparato alle risposte di chi la pensa diversamente). Ovviamente si interviene se c’è un dispositivo di legge applicabile, in caso contrario non è possibile.

E tanto altro ancora.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
04/08/2022 (00:04:25)
Segnalo al sig. Tadone, due commenti qui sopra, che la tragedia Thissen è del dicembre 2007, pertanto era corretto citare il decreto 626 e non l'81. Per quel che vale il mio contributo, solo a onor di verità!

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