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Prevenzione incendi: protezioni dinamiche o attive

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Attività estrattive, minerali

23/09/2010

In attesa dei decreti attuativi del Testo Unico, alcune informazioni sulle protezioni antincendio dinamiche o attive. La gestione dell’emergenza e le attrezzature di lotta agli incendi con particolare riferimento a estintori e idranti.

Prevenzione incendi: protezioni dinamiche o attive

In attesa dei decreti attuativi del Testo Unico, alcune informazioni sulle protezioni antincendio dinamiche o attive. La gestione dell’emergenza e le attrezzature di lotta agli incendi con particolare riferimento a estintori e idranti.


PuntoSicuro ha iniziato nei giorni scorsi, in attesa dei decreti attuativi del Testo Unico relativi alla prevenzione incendi, una breve panoramica sulle protezioni antincendio e sulle normative vigenti con particolare riferimento al decreto del Ministro dell’interno del 10 marzo 1998. 
E per farlo abbiamo utilizzato un documento dell’ Ispesl (già presentato dal nostro giornale), dal titolo “ Formazione antincendio”.
 
Nel precedente articolo ci siamo occupati delle protezioni antincendio statiche o passive.
Ora ci soffermiamo sulle protezioni dinamiche o attive.
 
La protezione dinamica consiste:
- “nelle azioni del personale addetto alle emergenze;
- nelle attrezzature di lotta agli incendi;
- nei sistemi antincendio”.
 

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Estintore portatile di 5 Kg omologato D.M. 7.1.2005, in conformità alla norma UNI EN 3-7 Febbraio 2005

Con personale addetto alla gestione dell’emergenza in genere e dell’emergenza all’incendio in particolare, si intendono quei lavoratori che, designati dal datore di lavoro (art. 18 del Decreto legislativo 81/2008) risultano adeguatamente formati e che sono “in grado di far fronte al verificarsi di una emergenza nei luoghi di lavoro”.
Vi rimandiamo ai precedenti articoli di PuntoSicuro che si sono soffermati sulle attività e sulla formazione di questi addetti.
 
Veniamo alle attrezzature di lotta agli incendi.
 
Gli estintori
Sono dei “mezzi mobili di estinzione incendi da utilizzare su di un principio d’incendio” e con un “agente estinguente che viene indirizzato verso le fiamme, sotto l’azione di una pressione interna”. Pressione che “può essere fornita da una compressione preliminare permanente, da una reazione chimica ovvero dalla liberazione di un gas ausiliario (generalmente azoto, anidride carbonica od aria)”.
Gli estintori possono essere:
- portatili: “concepiti per essere trasportati ed utilizzati a mano da una sola persona, con massa non superiore a 20 Kg”;  
- carrellati: “concepiti per essere trasportati e utilizzati su ruote generalmente da due persone, con massa compresa tra 20 Kg e 150 Kg”.
Un’altra differenziazione è relativa all’agente estinguente: estintori a polvere, ad anidride carbonica, ad idrocarburi alogenati, a schiuma e ad acqua (“molto diffusi in passato, ma oggi poco utilizzati”).
 
Tutti gli estintori devono  essere:
- omologati dal Ministero dell’interno secondo i dettami del Decreto 7 gennaio 2005. L’omologazione ha validità per 5 anni, ed è rinnovabile, su istanza del produttore ad ogni scadenza per un ulteriore periodo di 5 anni;
- revisionati, con cadenze variabili, a seconda della tipologia dell’estinguente;
- verificati almeno una volta ogni 6 mesi da ditta specializzata (ed accompagnati con il relativo cartellino di manutenzione);
- accompagnati da segnaletica conforme alla normativa vigente;
- installati in posizione chiaramente visibile ed accessibile;
- di capacità adeguata all’uso ed istallati ed utilizzati solo nei luoghi ove il prodotto estinguente è compatibile con le sostanze, le lavorazioni e le apparecchiature presenti;
- installati in prossimità di scale, ascensori, accessi ed in genere in tutte le aree a rischio d’incendio, come ad esempio: centrali termiche, archivi, magazzini ecc.;
- utilizzati solo come mezzi di primo intervento per spegnere un principio d’incendio;
- preferibilmente fissati a muro a mezzo di idonee staffe (estintori portatili);
- mantenuti in perfetta efficienza;
- utilizzati da operatori adeguatamente addestrati.
E tenendo conto della classificazione dei fuochi, secondo quanto indicato dal Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN), in base alle classi d’incendio deve essere scelto l’estinguente più adatto.
 
Il documento Ispesl indica che il punto 5.2 dell’allegato V del DM 10/3/98 prescrive che la scelta degli estintori deve essere “determinata in funzione del livello di rischio di incendio del luogo di lavoro, ed il numero e la capacità estinguente deve rispondere:
- ai valori indicati in una tabella presente sul decreto (riportata nel documento Ispesl che vi invitiamo a visionare), per quanto attiene gli incendi di classe “A” e “B”;
- al numero dei piani dell’edificio (almeno 1 estintore per piano);  
- alla superficie in pianta;  
- allo specifico pericolo d’incendio (classe);  
- alla distanza che una persona deve percorrere per raggiungere un estintore (non > a 30 m).
 
Ricordiamo che PuntoSicuro si è recentemente occupata di alcune inchieste sull’efficienza degli estintori e sulla carenza dei controlli per verificare che i produttori di estintori rispettino quanto indicato in sede di omologazione.
 
Gli idranti
Si intende per idrante un attacco unificato (norma UNI 10779/98), “dotato di valvola di intercettazione ad apertura manuale collegato a una rete di alimentazione idrica”.
L’idrante può essere “a muro, a colonna soprasuolo oppure sottosuolo”; inoltre gli idranti sono divisi in due gruppi “a seconda se vengono mantenuti o meno sotto la continua pressione d’acqua”.
Il documento indica che l’alimentazione idrica di una rete di idranti “può provenire da idonee riserve d’acqua appositamente realizzate per l’antincendio, ovvero direttamente dall’acquedotto, e deve fornire costantemente all’intero sistema una adeguata:  
- quantità d’acqua per un tempo sufficiente alle prevedibili necessità;  
- pressione affinché possano essere raggiunti anche i piani più elevati degli edifici da proteggere, e per questo è necessario verificare periodicamente l’idoneità della pressione idrica, controllandola sempre nei punti giudicati più sfavorevoli”.
Infine è necessario che l’idrante:  
- “sia chiaramente visibile e facilmente accessibile”;  
- sia “munito di apposita segnaletica conforme alla normativa vigente;  
- “non sia danneggiato in nessuno dei suoi componenti e non vi siano punti di corrosione o perdite;  
- se del tipo a parete, presenti ‘la cassetta porta idrante’ installata in posizione stabile e sicura e gli sportelli di questa si aprano agevolmente o che lo sportello sia munito di lastra ‘safe crash’ (rottura di sicurezza);  
- disponga di un sistema di fissaggio della tubazione adeguato all’uso e che assicuri totale tenuta;  
- disponga di una idonea tubazione flessibile, che risulti costantemente priva di screpolature, deformazioni e danneggiamenti”.
 
Attacco di mandata per autopompa
È un dispositivo “costituito da una valvola di intercettazione ed una di non ritorno, dotato di uno o più attacchi unificati per tubazione flessibile antincendio. Serve come alimentazione idrica sussidiaria”.
 
Altre attrezzaturedi lotta agli incendi
Ad esempio i “mezzi sussidiari di intervento manuale, che possono essere installati nei luoghi di lavoro:
- “il secchiello di sabbia;
- il picozzino;
- la coperta antifiamma;
- la lampada di emergenza autoalimentata;
- i DPI (elmetto con visiera, indumenti ignifughi, guanti antiustione, stivali in gomma, maschera antigas, autorespiratore ecc.)”.
 
Nel prossimo articolo affronteremo l’ultimo capitolo relativo alla protezione dinamica, i sistemi antincendio.
 
 
Ispesl,  ‘ Formazione antincendio”, redatto dal Dr. arch. Marcello Tambone e a cura del Servizio Prevenzione Protezione (formato PDF, 2.10 MB).
 
 
Tiziano Menduto
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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