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Imparare dagli errori: urti e cadute senza casco di protezione

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Attività estrattive, minerali

24/08/2009

Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: l’assenza di un elmetto protettivo trasforma semplici cadute e urti in incidenti gravi e a volte mortali. Una breve panoramica di questi infortuni e alcuni consigli su come indossare il casco.

Imparare dagli errori: urti e cadute senza casco di protezione

Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: l’assenza di un elmetto protettivo trasforma semplici cadute e urti in incidenti gravi e a volte mortali. Una breve panoramica di questi infortuni e alcuni consigli su come indossare il casco.

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Con l’idea che gli esempi di incidenti possano essere più immediati ed efficaci nel sensibilizzarci sui rischi nei luoghi di lavoro, proseguiamo con la nostra rubrica “Imparare dagli errori” prendendo spunto da INFOR.MO., uno strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
 
 
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Nel nostro viaggio tra gli incidenti determinati o resi più gravi dal mancato o erroneo uso di dispositivi di protezione individuale, ci siamo soffermati, dopo aver parlato di protezione delle mani, su alcuni infortuni modulati dalla mancanza di un elmetto o casco protettivo per la testa. 
Il numero di incidenti in cui si trovano lavoratori infortunati senza casco di protezione è altissimo e sono moltissime le schede di INFOR.MO. in cui si fa cenno a questa assenza.
 
Un elmetto ha la funzione di proteggere la testa in ogni lavorazione in cui ci siano rischi di caduta, di proiezione di materiali e, comunque, di urti.
Di urti si parla ad esempio in una scheda relativa ad attività di deposito per il commercio di carbone fossile e coke metallurgico.
In questo caso l’infortunato, mentre smontava un nastro trasportatore, “rimaneva con il cranio schiacciato” e fratturato “per il cedimento di elementi del nastro stesso”.
In particolare il lavoratore “operava nella zona sottostante il nastro trasportatore e non indossava il casco di protezione”.
 
Oltre ad un errore procedurale, relativo allo smontaggio del nastro trasportatore senza adottare idonee protezioni, è evidente che la presenza di un casco (idoneo e ben indossato) avrebbe portato l’incidente ad un esito meno grave.
 
Un classico infortunio alla testa dovuto ad una caduta dall’alto lo si trova in una scheda relativa ad un attività di sopralluogo per constatare le opere da eseguire prima di attivare il cantiere.
Nella scheda si parla di un lavoratore “rinvenuto ferito alla testa all’interno del cantiere in allestimento”.
Il lavoratore aveva appuntamento con il “titolare della ditta con il quale doveva procedere all’esame dei lavori da eseguirsi”.
Giunto tuttavia sul cantiere prima del titolare “si era inoltrato nell’edificio da abbattere” senza casco protettivo: a causa di un cedimento strutturale del solaio cade dall’alto e subisce, nell’impatto al suolo, sia un trauma cranico che traumi al torace e all’addome.
Anche in questo caso è evidente l’errore procedurale nell’eseguire in questa modalità un sopralluogo in una struttura fatiscente.
E il casco? Il lavoratore, che risulterebbe essere stato nel primo giorno di lavoro, era stato informato e formato sulla necessità di un elmetto protettivo?
 
Elmetto che sarebbe stato utile anche a un lavoratore durante la realizzazione di un impianto elettrico all'interno di un capannone industriale.
Il lavoratore lavorava utilizzando un trabattello non stabilizzato e privo di parapetti; dunque già in una condizione assolutamente inadeguata, pericolosa e con responsabilità precise riguardo alla sua sicurezza.
È bastato perdere l’equilibrio nel tirare un cavo: l’assenza di un semplice dispositivo di protezione personale come il casco, ha fatto il resto.
 
A volte un incidente grave può essere prodotto anche da una semplice caduta a terra.
In un attività di trasporto a mano di elementi del ponteggio e caricamento su un automezzo, un operaio, trasportando uno dei portali del ponteggio, “inciampava su di un cumulo di pietre ed altro materiale di risulta e cadeva rovinosamente a terra”, riportando gravi lesioni.
Siamo di fronte ad una zona di transito ingombra di materiali di risulta - legati a eventuali demolizioni precedenti - dunque in una situazione che non rispetta quanto richiesto dal Decreto legislativo 81/2008 per la sicurezza dei luoghi di lavoro.
Ricordiamo a questo proposito che l’allegato IV del D.Lgs. 81/2008, relativo ai requisiti dei luoghi di lavoro, riporta riguardo alle vie di circolazione:
 
1.4.9. I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto.
1.4.10. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione.
1.4.11. Quando per evidenti ragioni tecniche non si possono completamente eliminare dalle zone di transito ostacoli fissi o mobili che costituiscono un pericolo per i lavoratori o i veicoli che tali zone devono percorrere, gli ostacoli devono essere adeguatamente segnalati.
 
Comunque anche in questo caso il lavoratore non indossava il casco di protezione e l’urto ha provocato una frattura a livello del cranio.
 
La parte dell’elmetto che protegge dagli urti è generalmente costituita da una calotta: perché il DPI protegga bene la testa la calotta deve essere tenuta sollevata dalla testa.
A questo provvedono le cinghie di regolazione che devono quindi essere regolate perfettamente.
 
Per cui ricordiamoci sempre: indossiamo l’elmetto e… indossiamolo bene!
 
 
Per consultare direttamente la presentazione dell’infortunio di cui ci siamo occupati, collegarsi a questa pagina del sito web di INFOR.MO. e successivamente visualizzare le schede numero 1920, 2692, 2010 e 1979.
 
 
 
Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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