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Stato del capitale naturale d’Italia VI rapporto 2024
Il "Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia", che ragiona su dati del 2024, è stato redatto ai sensi dell'articolo 67 della legge 221/2015. Nel documento si riportano, tra l'altro, alcuni dati della Banca centrale europea. L'Istituto segnala che quasi il 72% delle aziende non finanziarie nei 20 Paesi dell'area euro dipende strettamente da almeno un "servizio ecosistemico" (quello che il sistema naturale genera per l'uomo). Il degrado della natura ha dunque un impatto significativo sui sistemi economici e sulla stabilità finanziaria.
Nel Report si sottolineano i vantaggi, economici e non, del ripristino degli ecosistemi degradati e si evidenziano gli strumenti finanziari di riforma per una integrazione del capitale naturale nelle decisioni di politica economica e fiscale. In questo senso è sicuramente di supporto la normativa europea sulla finanza sostenibile ("tassonomia", rendicontazione di sostenibilità) per incentivare le imprese a "investire" nel capitale naturale.
Ci sono poi gli impegni della Strategia europea per la biodiversità 2030 e quelli del regolamento 2024/1991/Ue sul ripristino della natura che concorrono a invertire la rotta sul degrado costante dell'ambiente. Un impegno che, per l'Italia, è anche sancito dalla Costituzione dopo la modifica all'articolo 9 della Carta.
Il Comitato per il capitale naturale, estensore del Rapporto, raccomanda infine di estendere il principio obbligatorio del "non arrecare danno significativo all'ambiente" (principio Do No Significant Harm — Dnsh) oltre i progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), applicandolo a tutti gli interventi con rilevanti ricadute territoriali e ambientali.
Comitato per il Capitale Naturale - Rapporto Comitato per il capitale naturale agosto 2025(pdf)
Sesto rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia - Articolo 67, legge 28 dicembre 2015, n. 221
Fonte: ReteAmbiente
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