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Quali sono gli infortuni che avvengono nel settore dei rifiuti?

Quali sono gli infortuni che avvengono nel settore dei rifiuti?
Tiziano Menduto
 Tiziano Menduto
 Gestione Rifiuti
27/04/2021: Una scheda di Infor.mo. si sofferma sulle problematiche di sicurezza e dinamiche infortunistiche nel settore rifiuti. I dati relativi agli infortuni gravi e mortali, le professioni coinvolte e gli incidenti più frequenti.
 

Roma, 27 Apr – Se nell’Unione europea ogni anno si utilizzano circa 16 tonnellate di materie pro capite, di queste 6 si trasformano in rifiuti, la metà dei quali finiscono in discarica, e una parte è destinata al recupero tramite il riutilizzo e il riciclo.

 

Proprio perché il settore dei rifiuti è molto vasto e importante, sia in relazione al tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sia a quello più generale delle strategie ambientali, è bene soffermarsi periodicamente sui dati infortunistici del settore con riferimento anche ai fattori di rischio e alle misure di prevenzione possibili.

 

Per poterlo fare presentiamo una recente scheda informativa, pubblicata dal sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e graviINFOR.MO., dal titolo “Problematiche di sicurezza e dinamiche infortunistiche nel settore rifiuti - Scheda 16”. Una scheda che permette di approfondire la conoscenza delle cause degli infortuni mortali del comparto e stimola l’individuazione di strategie efficaci per ridurre i rischi e migliorare la tutela della salute e sicurezza degli operatori.

 

Gli argomenti trattati nell’articolo:


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Infor.mo.: i dati relativi agli infortuni nel settore rifiuti

Nella scheda n. 16 – a cura di D. De Merich, M. Pellicci, A. Leva, V. Meloni e G. Piga (Inail, Dimeila), S. Berardi e A. Ledda (Inail, Dit) – si indica che nell’ultimo quinquennio disponibile “i casi effettivamente riconosciuti dall’Inail come infortuni occorsi in occasione di lavoro (con l’esclusione di quelli in itinere) ammontano a più di 36 mila nel comparto dei rifiuti, inteso come somma dei settori Ateco ‘38’ (Raccolta, trattamento, smaltimento di rifiuti e recupero di materiali), ‘39’ (Rimozione di amianto ed altri risanamenti) e ‘46.77.10’ (Commercio all’ingrosso di rottami metallici)”. E questo numero corrisponde “a più del 2% di tutti gli infortuni riconosciuti, per un comparto con 151 mila addetti”.

 

In particolare la frequenza infortunistica media (2014 - 2017) “registrata per mille addetti nelle attività economiche oggetto di analisi è pari a 51,0 per Raccolta, trattamento, smaltimento di rifiuti e recupero di materiali, 31,4 per Rimozione di amianto ed altri risanamenti, 25,9 per Commercio all’ingrosso di rottami metallici rispetto al dato per l’insieme Industria e servizi che risulta essere 17,2”.

Malgrado questi dati il comparto - pur avendo un’alta incidenza dei casi gravi per mille addetti (“casi con esiti mortali, permanenti oppure che hanno previsto più di 40 giorni di assenza dal lavoro”), mostra “una percentuale di gravità vicina alla media italiana: circa il 30% degli infortuni del comparto risulta avere conseguenze gravi, a fronte di una media del 28%, relativa a tutti i settori della gestione Industria e servizi”.

 

Riprendiamo dalla scheda una tabella relativa agli infortuni 2014/2018 nel comparto dei rifiuti per modalità di accadimento:

 

 

Infortuni nel settore rifiuti: modalità di accadimento, professioni e decessi

Nella scheda, attraverso il calcolo di uno specifico indicatore, è stato dunque possibile individuare le modalità di accadimento che più caratterizzano il settore rifiuti.

 

Si evidenziano “come peculiari gli infortuni connessi con la movimentazione dei rifiuti, i movimenti scoordinati e i passi falsi che coinvolgono in particolare due agenti: i rifiuti sfusi e gli automezzi/dispositivi di trasporto. Anche le aggressioni da parte di animali sono distintive del settore”.

 

Inoltre le professioni più coinvolte negli infortuni sono “l’operatore ecologico, il conducente di mezzi di raccolta dei rifiuti, l’addetto alla raccolta dei rifiuti differenziati e l’addetto alla raccolta dei rifiuti solidi urbani”.

 

Si ricorda poi che gli eventi infortunistici nel periodo 2002 - 2018 “hanno provocato 162 decessi (22 in eventi collettivi). I soggetti coinvolti sono quasi esclusivamente uomini (99%)”. Inoltre il 66% degli infortunati “è caratterizzato da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, rispetto al 46% registrato per il totale dei casi mortali presenti in archivio e l’86% ha una esperienza nella mansione superiore a un anno (68% oltre i 3 anni). Il 76% dei soggetti coinvolti è di nazionalità italiana”.

 

Inoltre in merito alla dimensione dell’azienda presso cui operavano gli infortunati, “emerge che il 46% lavorava in micro imprese (fino a 9 addetti), dato inferiore rispetto al totale degli eventi in archivio (68%). I luoghi di accadimento mostrano che il 39% dei decessi avviene in aree lavorative degli impianti di recupero/smaltimento dei rifiuti (incluso le aree di carico/scarico e i piazzali), il 25% nei cantieri (quasi esclusivamente in attività di rimozione/bonifica amianto), il

12% in luoghi pubblici/strada e il 12% in aree operative di aziende i cui cicli produttivi generano rifiuti”.

 

Infortuni nel settore rifiuti: gli incidenti più frequenti

La scheda indica che tra gli incidenti più frequenti si segnalano: “le cadute dall’alto dell’infortunato (32%), gli investimenti sia per fuoriuscita di mezzi dal percorso previsto che per contatto nella loro sede (22%) e il contatto con organi lavoratori in movimento o con componenti di macchine di movimentazione e sollevamento carichi in rotazione (14%)”. Seguono poi – continua la scheda – “le esplosioni di bombole in pressione o di contenitori vari non bonificati da materiali infiammabili (7%) e il contatto con gas/vapori tossici già presenti nell’ambiente di lavoro o che fuoriescono dai sistemi di contenimento (6%)”.

In particolare “le esplosioni, per le energie liberate, e il contatto con gas/vapori tossici, con modalità scorrette di soccorso in sequenza al primo lavoratore, registrano oltre i 3/4 dei decessi collettivi totali del settore”.

 

Dal documento riprendiamo una tabella con la distribuzione infortuni per tipo di incidente:

 

 

Si indica poi che il 69% delle cadute dall’alto “riguardano attività di rimozione/bonifica di coperture in cemento amianto quasi esclusivamente per rottura di lastre polimeriche traslucide non portanti che coprono lucernai e a seguire di lastre in cemento amianto”.

Mentre il restante 31% sono “cadute da parti in quota durante attività di manutenzione/pulizia di impianti di trattamento e, in misura minore, da piattaforme dei mezzi di trasporto di rifiuti urbani con variazione di quota rispetto al piano stradale”.

 

Infine:

  • gli investimenti “ad opera di mezzi (camion, motrici, mezzi compattatori, camion cisterna) e di macchine di sollevamento e trasporto ( carrelli elevatori, muletti, pale gommate, escavatori) interessano due tipologie lavorative: la movimentazione/scarico rifiuti e il carico, raccolta e trasporto degli stessi”;
  • i contatti con organi lavoratori in movimento “avvengono negli interventi di manutenzione/pulizia di impianti, attrezzature e macchine o durante il processing dei rifiuti per il recupero e lo smaltimento. In particolare si tratta di nastri trasportatori, cesoie, presse e compattatori questa casistica rientrano anche i contatti con accessori di macchine di sollevamento e trasporto (pinze di presa, ragni, ganasce, ecc.), durante la rotazione necessaria alla movimentazione e scarico dei rifiuti”.

Concludiamo segnalando che il documento, che vi invitiamo a leggere integralmente e che riporta altri dettagli e immagini e grafici esplicativi, si sofferma sui fattori di rischio e sulle possibili misure di prevenzione.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Infor.mo., Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, “ Problematiche di sicurezza e dinamiche infortunistiche nel settore rifiuti - Scheda 16”, scheda n. 16 a cura di D. De Merich, M. Pellicci, A. Leva, V. Meloni e G. Piga (Inail, Dimeila), S. Berardi e A. Ledda (Inail, Dit), edizione 2021 (formato PDF, 704 kB).

 

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