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Il futuro del pianeta nel Global Environment Outlook 7
Nel numero 5-6 Anno 2025 di Ecoscienza, rivista di ARPAE Emilia-Romagna, viene pubblicato un approfondimento dedicato ai risultati del Global Environment Outlook 7 (GEO-7), il più ampio e completo rapporto di valutazione globale sullo stato dell’ambiente mai realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.
L’articolo “La responsabilità collettiva e un futuro ancora possibile” analizza in modo approfondito le evidenze emerse dal rapporto, che fotografa una crisi ambientale ormai sistemica ma al tempo stesso ancora governabile attraverso interventi strutturali e trasformativi. Il GEO-7 non si limita a descrivere le criticità, ma individua anche percorsi concreti di cambiamento, valutando costi e benefici delle azioni necessarie per la transizione ecologica, così come i costi – ben più elevati – dell’inazione.
Il contributo sottolinea come la sfida ambientale globale richieda una responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e società civile, evidenziando la possibilità di un futuro sostenibile solo attraverso scelte politiche e sociali tempestive e coerenti. L’articolo è a cura di Lorenzo Ciccarese, dirigente tecnologo dell’ISPRA e ricercatore associato.
Di seguito presentiamo una sintesi dell’articolo, che ripercorre i principali contenuti del GEO-7 e le sue implicazioni per le politiche ambientali globali e rimandiamo alla lettura integrale dell'articolo in caso si voglia fare un ulteriore approfondimento.
La responsabilità collettiva e un futuro ancora possibile
Il Global Environment Outlook 7 (GEO-7) del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) rappresenta la più ampia valutazione globale mai realizzata sullo stato dell’ambiente. Il rapporto parte da una domanda intergenerazionale: in che mondo vivrà un bambino nato oggi nel 2026 quando arriverà al 2100? Se le attuali traiettorie di sviluppo non cambieranno, il pianeta potrebbe essere fino a 3,9 °C più caldo rispetto all’era preindustriale, con conseguenze profonde su salute, economia e stabilità sociale.
Il GEO-7 non è un esercizio descrittivo, ma uno strumento orientato alle decisioni. Coinvolge 287 scienziati di 82 Paesi, oltre 800 revisori e integra dati osservativi, scenari previsionali e analisi socioeconomiche. Il suo approccio è sistemico e intersettoriale: governi, imprese, comunità scientifica e società civile sono chiamati a una responsabilità condivisa (“whole of government” e “whole of society”).
Una crisi ambientale interconnessa
Il rapporto evidenzia che il pianeta è entrato in una fase di destabilizzazione senza precedenti: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento e degrado del suolo non agiscono separatamente, ma si rafforzano reciprocamente, generando una crisi sistemica globale.
Il riscaldamento climatico potrebbe superare le stime più caute dell’IPCC, aumentando il rischio di superare punti di non ritorno come il collasso delle calotte glaciali, la destabilizzazione delle correnti oceaniche o il rilascio massiccio di gas serra dal permafrost. Anche gli ecosistemi marini sono minacciati dal degrado delle barriere coralline, fondamentali per la biodiversità e la sicurezza alimentare di milioni di persone.
La biodiversità è in rapido declino: fino a un milione di specie è a rischio estinzione, mentre gli ecosistemi perdono resilienza genetica. Oltre l’85% delle aree umide è stato compromesso e tra il 20% e il 40% dei suoli globali è degradato, con perdita di fertilità e capacità di assorbire carbonio. Tra il 2015 e il 2019 sono scomparsi circa 100 milioni di ettari di suoli fertili.
L’inquinamento rappresenta un ulteriore fattore critico: oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi vengono prodotti ogni anno, destinati a crescere fino a 3,8 miliardi entro il 2050. Plastica e microplastiche contaminano ecosistemi e catene alimentari, con effetti sanitari rilevanti. I costi economici dell’inquinamento superano l’8% del PIL globale.
Tra obiettivi mancati e traiettorie sbagliate
Secondo il GEO-7, le politiche attuali portano verso un aumento della temperatura globale tra 2,4 e 3,9 °C entro fine secolo, ben oltre gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. La temperatura media ha già superato circa 1,5 °C, con un aumento di eventi estremi come ondate di calore, siccità e alluvioni.
Anche gli obiettivi internazionali su biodiversità e suolo sono stati ampiamente disattesi. Nessuno degli Aichi Targets 2011–2020 è stato pienamente raggiunto e il nuovo Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal parte da una situazione già compromessa. Analogamente, la lotta alla desertificazione è lontana dai risultati attesi: circa il 40% delle terre emerse è degradato.
Il problema principale non è solo la lentezza dell’azione, ma la sua frammentazione. Politiche settoriali non coordinate generano effetti limitati o contraddittori. Senza un approccio sistemico, i miglioramenti in un settore vengono annullati da peggioramenti in altri. Inoltre, l’aumento dell’efficienza è spesso compensato dall’aumento dei consumi globali (effetto rimbalzo).
Le trasformazioni necessarie e le opportunità
Nonostante il quadro critico, il GEO-7 sottolinea che il futuro non è determinato. Le soluzioni esistono e possono ancora garantire la sostenibilità globale. La transizione verso la neutralità climatica richiede investimenti stimati in 6–7 mila miliardi di dollari annui, pari al 6–8% del PIL mondiale.
Un ruolo centrale è giocato dalla riforma dei sistemi economici: eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente (1,5–3,5 mila miliardi l’anno), internalizzazione dei costi ambientali e riallineamento dei flussi finanziari. L’economia circolare può ridurre drasticamente sprechi e consumo di risorse.
I benefici economici complessivi delle trasformazioni potrebbero superare i costi: fino a 20 mila miliardi di dollari l’anno entro metà secolo e oltre 100 mila miliardi entro il 2100, con un incremento del PIL globale fino al 25% rispetto agli scenari di inerzia. Anche i benefici sanitari sono enormi: aria più pulita, diete più sane e minore pressione sulle risorse potrebbero evitare oltre 9 milioni di morti premature entro il 2050 e più di 50 milioni entro il 2100.
Il ruolo delle città e dei sistemi urbani
Le città, che ospitano oltre il 55% della popolazione mondiale, sono al centro della crisi ma anche della sua soluzione. Mobilità sostenibile, edifici efficienti, gestione integrata delle risorse e infrastrutture verdi possono ridurre emissioni, inquinamento e rischi climatici, migliorando al contempo la salute pubblica.
Le soluzioni basate sulla natura (parchi, tetti verdi, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua) sono fondamentali per mitigare isole di calore e alluvioni. L’inquinamento urbano è una delle principali cause di mortalità prematura, mentre la carenza di verde incide sulla salute mentale. Le città diventano così laboratori di transizione sostenibile.
Economia, salute e nuovi indicatori
Il GEO-7 critica l’uso esclusivo del PIL come misura di progresso, poiché non considera degrado ambientale, salute e disuguaglianze. Propone indicatori integrati che includano capitale naturale, umano e sociale.
La transizione ecologica non è una perdita economica, ma una riallocazione delle risorse. Strumenti come tassazione ambientale, mercati del carbonio e finanza sostenibile possono guidare gli investimenti verso settori verdi. Tuttavia, la transizione deve essere giusta e inclusiva, accompagnata da politiche sociali e occupazionali.
Mediterraneo ed Europa
Il Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili ai cambiamenti climatici, con aumento di siccità, incendi e stress idrico. Servono strategie basate su efficienza idrica, agroecologia e soluzioni naturali.
Per l’Europa e l’Italia la priorità è attuare il Green Deal e rafforzare la decarbonizzazione, accelerando rinnovabili, efficienza energetica e innovazione industriale.
Conclusione
Il messaggio del GEO-7 è chiaro: il futuro dipende dalle scelte dei prossimi anni. Esistono due traiettorie possibili: una basata su cooperazione e trasformazione sistemica, l’altra su inerzia e crisi crescenti. Il costo dell’inazione è molto superiore a quello dell’azione, e molte soluzioni sono già disponibili. La sfida è politica, economica e sociale: trasformare la conoscenza scientifica in azione collettiva.
Scarica Ecoscienza - Numero 5/6 del 2025 (pdf)
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