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La prevenzione dei rischi biologici per gli operatori penitenziari

La prevenzione dei rischi biologici per gli operatori penitenziari
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

15/05/2018

La prevenzione del rischio biologico per gli operatori penitenziari. I lavoratori esposti al rischio nelle strutture penitenziarie e i vaccini. Focus su tetano ed epatite B.

La prevenzione dei rischi biologici per gli operatori penitenziari

La prevenzione del rischio biologico per gli operatori penitenziari. I lavoratori esposti al rischio nelle strutture penitenziarie e i vaccini. Focus su tetano ed epatite B.

 

Milano, 15 Mag – Riguardo al rischio biologico professionale, cioè alla possibilità che i lavoratori siano esposti ad agenti (batteri, virus, parassiti) che possono provocare malattie infettive, è evidente che “negli ambienti chiusi, dove la contiguità delle persone è più stretta, la possibilità di trasmissione da uomo a uomo degli agenti biologici è sicuramente maggiore, soprattutto per alcune tipologie di malattie”.

 

Il rischio biologico e gli operatori penitenziari

A ricordarlo è un seminario, che si è tenuto a Milano il 14 marzo 2018 presso “ Centro per la Cultura della Prevenzione nei luoghi di lavoro e di vita”, dal titolo “La prevenzione del rischio biologico per gli operatori penitenziari”.


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Durante l’incontro si è sottolineato, come indicato nella presentazione del seminario, che il carcere è un luogo chiuso dove sono “presenti contemporaneamente molte persone: detenuti, agenti di polizia penitenziaria, educatori, amministrativi, altri operatori che vivono e lavorano negli stessi ambienti”. E riguardo alle malattie infettive, “la generale ristrettezza degli spazi e la densità di persone presenti in molte situazioni possono rappresentare un ulteriore elemento di rischio”.

 

Il seminario ha ricordato, in ogni caso, che le misure di prevenzione e protezione per i lavoratori partono da una corretta informazione sul rischio e sulle misure che devono essere adottate per prevenirlo o ridurlo al minimo. E ha fornito alcune informazioni sulle tipologie di infezioni a cui i lavoratori possono essere esposti, sui vaccini, sull’organizzazione carceraria e sulla rete regionale dei servizi sanitari penitenziari.

 

Le attività lavorative nelle istituzioni carcerarie

Ci soffermiamo brevemente sull’intervento “Il rischio biologico nelle attività lavorative nelle istituzioni carcerarie”, a cura del Prof. Marco Italo D’Orso (Professore Dipartimento di Medicina e chirurgia - Università di Milano Bicocca).

 

Il relatore ricorda innanzitutto il Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ( D.Lgs. 81/2008) e i due Titoli correlati al rischio biologico:

  • Titolo X - Esposizione ad agenti biologici;
  • Titolo X-bis - Protezione dalle ferite da taglio e da punta nel settore ospedaliero e sanitario.

E segnala che il rischio nelle attività lavorative può riguardare:

  • “Operatori sanitari nelle carceri (presidio stabile, reperibilità, personale di Enti terzi);
  • Detenuti lavoranti (rischio biologico in addetti alla manutenzione immobili ed alle pulizie servizi igienici);
  • Guardie Penitenziarie (rischio biologico di trasmissione infettiva da terzi)”.

 

Ad esempio, i detenuti lavoranti possono esposti al rischio in:

  • “lavori edili e di manutenzione strutturale degli immobili in generale;
  • lavori per iniziative individuali di recupero e riqualificazione al lavoro;
  • pulizie dei servizi igienici”.

Senza dimenticare il rischio biologico per i terzi nella gestione dei pasti.

 

Riguardo, invece, alle guardie penitenziarie, il relatore sottolinea che il “settore carcerario ha affrontato le problematiche inerenti la salute e la sicurezza dei lavoratori con un rilevante ritardo rispetto ad altri comparti”.

Sono poi segnalati i rischi che sono generalmente valutati per questi lavoratori e poste alcuni quesiti, ad esempio sull’eventuale obbligo di sorveglianza sanitaria delle guardie penitenziario in relazione alla tubercolosi.

 

I vaccini e gli agenti di polizia penitenziaria

Riportiamo, infine, alcune indicazioni tratte dall’intervento “Caratteristiche dei vaccini raccomandati. Relazione con l’attività lavorativa e le caratteristiche personali del soggetto”, a cura di Marino Faccini (Direttore UOC Medicina preventiva nelle comunità - Malattie infettive ATS Milano Città metropolitana).

 

Sono segnalate le vaccinazioni raccomandate per gli agenti di polizia penitenziaria;

  • “Difto-Tetano (richiami ogni 10 anni);
  • Epatite B (ciclo di 3 dosi);
  • Antinfluenzale (annuale)”. 

E si ricorda che i vaccini “sono farmaci somministrati a persone sane per prevenire alcune malattie infettive pericolose”. 

In particolare il principio attivo del vaccino si chiama ‘antigene’ ed “è ricavato da una parte del virus o del battere resa innocua. L’antigene determina la produzione di anticorpi che sono le difese dell’organismo contro le aggressioni esterne. Gli anticorpi proteggeranno l’organismo dal futuro contagio”. 

 

Riprendiamo, in conclusione, alcune indicazioni su due malattie: il tetano e l’epatite B.

 

Si sottolinea che il tetano è un “problema ancora presente”. In Italia si hanno 60 casi all’anno “con 21 morti, in maggioranza soggetti anziani, donne, non vaccinati”. 

Alcune informazioni sul tetano:

  • “causato da un batterio che si trova nell’ambiente;
  • il contagio avviene tramite le ferite anche superficiali;
  • non è una malattia che si trasmette da uomo a uomo;
  • elevata letalità (bastano 7 milionesimi di milligrammo di tossina del tetano per causare la morte);
  • prevenibile con il vaccino Difterite-Tetano, importanti i richiami ogni 10 anni”. 

 

Queste, infine, alcune informazioni sull’ epatite B:

  • “virus che colpisce il fegato (epatite) con possibile evoluzione forse forme croniche e tumore;
  • contagio tramite contatto con sangue infetto, rapporti sessuali non protetti;
  • infezione in diminuzione dopo introduzione del vaccino;
  • il vaccino è obbligatorio dal 1991 per nuovi nati e dodicenni e raccomandato per le categorie a rischio”.

 

Rimandiamo alla lettura integrale dell’intervento che riporta altre informazioni su alcuni specifici casi relativi alla scelta della somministrazione di vaccini.

 

 

RTM

 

 

Scarica i documenti da cui è tratto l'articolo:

“ Il rischio biologico nelle attività lavorative nelle istituzioni carcerarie”, a cura del Prof. Marco Italo D’Orso (Professore Dipartimento di Medicina e chirurgia - Università di Milano Bicocca), intervento al seminario “La prevenzione del rischio biologico per gli operatori penitenziari” (formato PDF, 2.57 MB).

 

“ Caratteristiche dei vaccini raccomandati. Relazione con l’attività lavorativa e le caratteristiche personali del soggetto”, a cura di Marino Faccini (Direttore UOC Medicina preventiva nelle comunità - Malattie infettive ATS Milano Città metropolitana), intervento al seminario “La prevenzione del rischio biologico per gli operatori penitenziari” (formato PDF, 882 kB).



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