“Gli “ambienti indoor” cui fanno riferimento le normative – precisa l’autore della guida - sono quegli ambienti confinati di lavoro e di vita non industriali (per i quali vige una specifica normativa restrittiva) ed in particolare a quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto. Secondo questo criterio, con l’espressione ambiente indoor si definiscono: le abitazioni, gli uffici pubblici e privati, le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche. etc.), i locali destinati ad attività ricreative o sociali (cinema, bar, ristoranti, centri commerciali, negozi, strutture sportive, etc.) ed infine i mezzi di trasporto pubblici o privati (auto, treno, aereo, nave, etc.).”
Gli “impianti aeraulici” sono tutti gli impianti collegati alla circolazione dell’aria in ambiente indoor. In particolare gli impianti di condizionamento, riscaldamento e ventilazione.
I pericoli causati dagli impianti aeraulici possono essere di due tipi:
- la contaminazione chimica, dovuto all’accumulo negli apparati di particelle inquinanti provenienti dall’esterno (attraverso la presa d’aria esterna) e dall’interno dell’edificio (attraverso il circuito di ripresa o ricircolo).
“In particolare, - continua l’autore della guida - è statisticamente significativa la presenza all’interno di tali impianti di polveri sottili (PM 10 e PM 15) tra le quali si possono annoverare il solfuro di carbonio, il monossido di carbonio, l’acido solforico, il biossido di zolfo, il biossido di azoto, l’ozono, i Contaminanti Volatili Organici (VOC, quali il benzene, toluene, etilbenzene, xilene), ecc.”
Fonte: A.I.I.S.A., Associazione Italiana Igienisti Sistemi Aeraulici,
www.aiisa.it