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Anno 12 - numero 2409 di martedì 01 giugno 2010
Imparare dagli errori: incidenti per carenza di manutenzione In riferimento alla campagna europea sulla manutenzione sicura, una raccolta di esempi evidenti delle gravi conseguenze di manutenzioni carenti o mancanti. La manutenzione delle funi, la formazione dei manutentori e l’importanza della comunicazione.
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PuntoSicuro sta seguendo attentamente la nuova
campagna della Agenzia Europea per la sicurezza e Salute sul Lavoro (EU-OSHA) per il 2010/11
con l’obiettivo di promuovere una manutenzione
sicura negli ambienti di lavoro in Europa.
Abbiamo già pubblicato diversi documenti
nei giorni passati e altri ne pubblicheremo in futuro per ricordare e
sottolineare che una manutenzione
regolare è infatti un elemento fondamentale per mantenere efficienza e
tutelare la sicurezza e salute dei lavoratori.
Con “Imparare dagli errori” possiamo, attraverso alcuni documenti
prodotti dall’Agenzia Europea, riportare alcuni indicativi casi di incidenti dovuti a carenza di manutenzione accaduti in
tutto il mondo.
I casi
Il primo incidente che riportiamo è accaduto al porto
di
Dublino nell’autunno del 2007.
Una nave
è sul punto di partire dal porto. Viene rilasciato il cavo di poppa, ma
“il
cavo si rompe e va a sbattere sul molo, colpendo il secondo ufficiale
della nave.
L'ufficiale si frattura entrambe le gambe. Viene portato all'ospedale
dove gli
viene amputata una gamba, ma muore sei giorni dopo”.
L’indagine ufficiale dimostra che l'incidente ha avuto una serie di
cause, tra
queste la mancata manutenzione del
cavo di poppa. “L'analisi del cavo di ormeggio dopo l'incidente dimostra
che
era deteriorato, in gran parte per l'esposizione ai raggi ultravioletti
(UV)
della luce del sole. Le procedure d'ispezione a bordo erano informali e
non si
tenevano dei registri appositi. La mancanza di manutenzione è costata la vita al
secondo ufficiale”.
Il secondo
incidente avviene in uno stabilimento di lavorazione di pollame nello stato
della Carolina del Nord (USA) ed è successo nel 1991.
Dopo che un addetto alla manutenzione
scopre una fuga su una linea idraulica che aziona un nastro
trasportatore, la
linea viene annullata e la parte interessata dalla fuga viene
“sostituita da
una linea allestita in fabbrica”.
Questa linea viene accorciata perché troppo lunga e “poteva quindi fare
inciampare i lavoratori”. Si
installa un nuovo connettore”. Ma “poco
dopo essere stata ripristinata”, la linea si separa nel punto di
attacco. “Si
pensa che il fluido idraulico pressurizzato si sia atomizzato e sia
esploso una
volta esposto al calore delle friggitrici dello stabilimento di
lavorazione”.
L’incendio che ne scaturisce uccide 25 persone e ne ferisce altre 54:
tutte le
vittime sono rimaste intrappolate dietro a porte antincendio bloccate.
Riprendiamo poi le dinamiche di un terzo incidente, ancora più vecchio
(risale
al 1988), ma reso attuale dalle vicende delle conseguenze
dell’esplosione
verificatasi recentemente sulla piattaforma petrolifera Deepwater
Horizon,
della compagnia britannica BP.
Si parla dell’esplosione e dell’incendio che hanno “sventrato la piattaforma
petrolifera
Piper Alpha nel Mare del Nord al largo delle coste
scozzesi, uccidendo 167 dei 226 membri del suo equipaggio”.
Il giorno del disastro, la squadra di manutenzione
del turno di giorno sta lavorando sulle pompe del condensato che
comprime il
gas. Una delle pompe è stata rimossa per eseguire la manutenzione
ordinaria e il tubo del condensato è stato sigillato provvisoriamente
con una
flangia. Ma non è possibile completare
la manutenzione
prima dell'inizio del turno successivo: la flangia viene lasciata sul
tubo
quando gli operai del turno di giorno smontano dal servizio. Gli operai
che riprendono successivamente il
servizio non sono a conoscenza di questa circostanza. Più tardi in
serata,
quando l'altra pompa del condensato smette di funzionare, viene avviata
la
pompa sottoposta a manutenzione. Non era presente alcun documento che
indicasse
di non avviare la pompa. La pompa si rompe e il gas fuoriesce ad alta
pressione
per poi infiammarsi.
Le lezioni
I documenti dell’EU-OSHA più che di “prevenzione” parlano di lezioni da trarre dagli incidenti
segnalati. In linea con quanto “Imparare dagli errori” ha sempre detto:
mostrare
esempi di incidenti può aiutarci ad imparare a non ripeterne gli errori.
La prima lezione che si può trarre
dall'incidente al porto di Dublino e che
si applica a tutti i tipi di navi è che “i cavi di ormeggio devono
essere
ispezionati regolarmente e, all'occorrenza, sostituiti. Le loro
condizioni si
deteriorano inevitabilmente perché i cavi sono costantemente esposti ad
ogni
tipo di condizione climatica, dal gelo all'intensa luce del sole”.
E comunque “in tutti i luoghi di lavoro i datori di lavoro devono
assicurarsi
che funi, argani, catene e tutti i
tipi di apparecchiature
di
sollevamento siano controllati
regolarmente e sottoposti a un'adeguata manutenzione, e quindi
sostituiti
se usurati o difettosi”.
Per l’incidente della Carolina del Sud il titolare è stato condannato a
20 anni
di carcere e l’azienda è fallita. Al di là dell’evidente problema delle
porte
antincendio bloccate, si è dimostrato che la causa dell’incendio è stata
una riparazione improvvisata.
L'indagine ufficiale ha mostrato che gli interventi di manutenzione
e riparazione non erano stati eseguiti da personale addestrato
idoneamente.
Infatti, continua l’Agenzia Europea, “i
datori di lavoro devono garantire un'adeguata formazione e competenza
degli
operai che svolgono le attività di manutenzione. Gli operai non
devono
andare oltre il loro livello di competenza (vale a dire oltre la loro
formazione ed esperienza). I datori
di
lavoro devono garantire che esistano delle procedure che i
lavoratori
possono seguire qualora si trovino in una situazione che oltrepassa le
loro
competenze”.
Procedure che abbiamo descritto nei documenti
presentati da PuntoSicuro in merito alla campagna
sulla manutenzione
sicura.
Infine gli insegnamenti da trarre dalla tragedia della Piper Alpha sono
che la
“qualità della gestione della sicurezza è fondamentale e che si
deve seguire il sistema di autorizzazione
al lavoro per garantire l'efficacia della comunicazione fra tutte le
parti
coinvolte in qualsiasi procedura di manutenzione”.
Inoltre “l'impianto nel quale si realizza la manutenzione deve essere
opportunamente isolato e gli operai e i dirigenti devono ricevere la
formazione
adeguata sulla sicurezza”.
Ricordiamo infine che la manutenzione
deve essere considerata come un processo anziché una singola
attività. Un
processo che inizi con una fase di pianificazione, in cui viene eseguita
una
valutazione completa dei rischi. Si stabilisce la portata del lavoro e
vengono
individuate le risorse necessarie in termini di strumenti e risorse
umane,
rischi e precauzioni da adottare. Successivamente l’area di lavoro deve
essere
resa sicura e mantenuta pulita e priva di pericoli. Devono essere messi a
disposizione strumenti
adeguati e adottate delle misure per gestire eventuali problemi
imprevisti.
Conclusa la manutenzione
è necessario controllare il lavoro per assicurarsi che l’elemento su cui
si è
intervenuti sia sicuro per poter essere nuovamente utilizzato, che gli
isolamenti siano stati rimossi e che tutti gli strumenti siano stati
recuperati
e siano stati eliminati i residui.
Il processo deve essere anche documentato ed è necessaria una
comunicazione tra
il personale addetto alla manutenzione, quello addetto alla produzione e
tutte
le altre parti interessate.
EU-OSHA, “Dublin
Port
accident”, in inglese (formato PDF, 73
KB).
EU-OSHA, “Fire
at
Hamlet Chicken Processing plant”, in inglese (formato PDF, 73 KB).
EU-OSHA,
“Piper
Alpha
disaster”, in inglese (formato PDF, 71 KB).
Tiziano Menduto
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