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Anno 10 - numero 1980 di giovedì 10 luglio 2008

Imparare dagli errori: incidenti nel comparto agricolo


Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: procedure di lavoro errate e sottovalutazione del rischio nell’uso di un trattore. Raccontare vicende vere relative a infortuni può aiutare a sensibilizzare sui rischi relativi ad ogni attività lavorativa.

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Con l’idea che gli esempi di incidenti possano essere più immediati ed efficaci nel sensibilizzarci sui rischi nei luoghi di lavoro, proseguiamo con la nostra rubrica “Imparare dagli errori”.
Per farlo prendiamo ancora spunto da INFOR.MO., un nuovo strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio contenuti nell'archivio del sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, avviato sperimentalmente nel 2002 grazie ad un progetto di ricerca ISPESL/Ministero della Salute.
 
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L’incidente mortale che prendiamo ad esempio è accaduto nel 2004 e riguarda il comparto agricolo.
 
“Al momento dell'infortunio erano presenti i due dipendenti dell'azienda, l'infortunato e un suo collega entrambi intenti nell'operazione di carico di pietrame accumulato sul posto alla sommità di una specie di collinetta. Il pietrame doveva essere caricato su un rimorchio agricolo agganciato ad un trattore”.
Secondo quanto riferito dal collega, “l'infortunato aveva posizionato il trattore con rimorchio andando in retromarcia verso il cumulo di pietre: di fatto sia il rimorchio che il trattore a motore spento, stazionavano in un terreno a pendenza di circa il 5-6% con il retro del rimorchio in prossimità del cumulo di pietre e il davanti del trattore rivolto verso valle”.
Ad un certo punto, durante le operazioni di carico delle pietre sul rimorchio, il trattore e il rimorchio cominciavano a muoversi e a scendere verso valle. L'infortunato, accortosi per primo che il trattore si stava muovendo, cominciava a rincorrerlo dalla parte destra e il collega da quella sinistra.
Mentre il collega riusciva a salire sul trattore e a fermarlo, l'infortunato (deceduto in seguito all’incidente) nel tentativo di salire veniva schiacciato presumibilmente dalle ruote posteriori del trattore nella zona del basso ventre. Secondo i dati raccolti dall’ISPESL l’infortunato era un “buon conoscitore della macchina e buon trattorista”.
 
Come per precedenti infortuni raccontati in questa rubrica, anche in questo caso l’infortunio sembra causato da una serie di procedure di lavoro errate e da una sottovalutazione del pericolo.
 
Perché il trattore si è mosso spontaneamente?
Le cause possono essere diverse e probabilmente di due fattori non si è tenuto sufficientemente conto: la pendenza eccessiva e il peso del pietrame accumulato sul rimorchio.
Tuttavia altri due elementi fondamentali hanno inciso sull’infortunio:
- non era stato inserito il blocco meccanico di parcheggio;
- non era stato inserito il freno a mano di stazionamento.
E non dimentichiamo che la morte è avvenuta per il pericoloso tentativo di salire su un mezzo ormai in movimento.
 
Nel comparto agricolo le “macchine” danno luogo ad un gran numero di incidenti. Nel 2002 erano circa il 16% degli infortuni, percentuale che supera abbondantemente il 20% tenendo conto degli eventi lesivi collegati ad uno specifico particolare della macchina stessa anziché alla sua struttura complessiva. Una percentuale elevata se si considera che nell’area dell’industria e dei servizi, le “macchine” nel loro complesso sono responsabili di appena il 6,5% dei casi d’infortunio, percentuale che sale circa al 12% se si considerano anche gli infortuni collegati a elementi particolari della macchina.
Anche dai dati dell’ultimo rapporto nazionale dell’Inail relativo agli infortuni l’uso delle macchine in agricoltura continua a rappresentare una fonte importante di incidenti.
 
L’evoluzione di queste macchine nel tempo ne ha ridotto la pericolosità, ma non tutti gli agricoltori purtroppo hanno a disposizione mezzi sicuri e, come nel caso dell’incidente descritto, non vengono seguite correttamente le procedure di lavoro.
 
 
Tiziano Menduto


 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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