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16 dicembre 2013 - Cat: Rischi da amianto
  

Amianto: un nuovo libro Inail sul smaltimento e discariche


Disponibile un volume che offre una visione complessiva della situazione sul territorio italiano e un’analisi approfondita delle problematiche nella gestione dei rifiuti da amianto.

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Roma, 16 Dic – Un aspetto fondamentale della lotta all’amianto riguarda il momento in cui i rifiuti che contengono la pericolosa fibra killer sono avviati allo smaltimento in discarica sul territorio nazionale. Una fase cruciale per i riflessi che ha sulla salute e la sicurezza dei lavoratori e della popolazione, considerando che l’amianto è riconosciuto come causa del 50% dei casi di tumori di natura occupazionale. Nel libro aggiornato al 30 giugno 2013 “ Mappatura delle discariche che accettano in Italia i Rifiuti Contenenti Amianto e loro capacità di smaltimento passate, presenti e future” i ricercatori del Gruppo amianto ed aree ex-estrattive minerarie del Dipia affrontano i temi e le problematiche legati alla fase di fine ciclo vita di questi materiali: il numero di discariche chiuse, in esercizio, sospese e in attesa di autorizzazione che accettano Rca (acronimo, per l’appunto, di “rifiuti contenente amianto”). Inoltre, sono indicati i volumi smaltiti nell’anno 2012, l’andamento evolutivo rispetto al 2011, le volumetrie residue, le volumetrie future in attesa di autorizzazione e alcune valutazioni delle informazioni acquisite considerando i dati sia a scala regionale che nazionale.

Impianti insufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale. Il lavoro riassunto nel volume - che riguarda esclusivamente gli impianti autorizzati e non gli abbandoni impropri di RCA (discariche abusive) – ha messo in luce che il numero di discariche in esercizio per rifiuti contenenti amianto, sia pericolosi che non pericolosi, non è sufficiente a gestire la mole di Rca prodotti e producibili annualmente in Italia. “I rifiuti contenenti amianto, secondo la normativa italiana vigente, possono essere smaltiti in discarica per rifiuti pericolosi o non pericolosi dedicata o dotata di cella dedicata oppure avviati a recupero – spiega Federica Paglietti ricercatrice e responsabile scientifico del gruppo presso il Dipia – Si segnala che a causa degli elevati costi di smaltimento rispetto agli altri paesi europei spesso i rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia vengono smaltiti all’estero. Ciò comporta attività di trasporto di Rca attraverso il territorio nazionale, spesso complesse e pericolose. Nel peggiore dei casi essi finiscono, invece, come abbandoni impropri di rifiuti che costituiscono un serio pericolo per la salute pubblica”.


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La normativa di riferimento per la classificazione. Le norme in merito alla classificazione dei rifiuti – direttiva ministeriale 9/4/2002 e dlgs 152/2006 – stabiliscono che un rifiuto deve essere classificato come pericoloso, ai sensi della direttiva 91/689/Cee, qualora contenga “una sostanza riconosciuta come cancerogena (Categorie 1 o 2) in concentrazione maggiore o uguale allo 0,1%”. “Poiché l’amianto è una sostanza di Categoria 1, tutti i rifiuti che ne contengono concentrazioni maggiori allo 0,1% devono essere classificati come pericolosi” – continua Paglietti – Considerato che i materiali contenenti amianto, ab origine, hanno concentrazioni variabili mediamente tra il 10 ed il 98% di sostanza pericolosa nel momento in cui essi divengono rifiuti, e cioè “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”, devono essere classificati come rifiuti speciali pericolosi”.

In sette casi riscontrate gravi irregolarità. Inoltre, tutti i rifiuti speciali pericolosi e speciali non pericolosi – tra cui anche quelli contenenti amianto – sono catalogati secondo la provenienza in un elenco definito a livello comunitario, il Catalogo europeo dei rifiuti, attraverso specifici codici Cer: materiali isolanti contenenti amianto e apparecchiature fuori uso contenenti amianto in fibre libere sono esempi di Rca classificati nel catalogo. Tra le varie problematiche, nel libro si evidenzia che ben sette discariche in esercizio, classificate come discariche per rifiuti non pericolosi, sono state autorizzate ad accettare dalle competenti autorità regionali/provinciali, i due codici Cer pericolosi sopra indicati. “Questo dipende da applicazioni difformi a scala regionale della normativa vigente”, precisa Paglietti.

Nel 2012 accettati 265 mila metri cubi di Rca. La distribuzione territoriale delle discariche è fotografata confrontando i dati del 2013 con quelli del 2012. “A giugno 2013 sono risultati attivi 19 impianti, tre in meno rispetto al 2012: 8 si trovano al Nord, cinque al Centro e sei al Sud – osserva Sergio Bellagamba, ricercatore del gruppo amianto – Di questi, però, solo 2 sono discariche per rifiuti pericolosi, mentre 9 Regioni ed una Provincia Autonoma non hanno la possibilità di smaltire RCA sul proprio territorio”. Alla stessa data, su tutto il territorio nazionale risultano presenti 42 discariche non in esercizio, sei discariche sospese o con lotti con l’accettazione di Rca sospesa, sei discariche in attesa di autorizzazione. Per quanto riguarda le volumetrie accettate in discarica, “dall’analisi dei dati si deduce che complessivamente nel 2012 sono stati smaltiti in discariche autorizzate 265 mila metri cubi di rifiuti contenenti amianto – continua il ricercatore – Tenuto conto di alcuni fattori di incertezza segnalati in proposito alle volumetrie 2012, la volumetria totale residua al 30 giugno 2013 su tutto il territorio nazionale, e cioè la capacità ancora disponibile a smaltire Rca in futuro, è stimabile attorno ai 2.400.000 metri cubi”. Inoltre, “a oggi sono stati rilevati complessivamente circa settecento di centri di stoccaggio su tutto il territorio nazionale, concentrati soprattutto al Nord”, aggiunge Beatrice Conestabile della Staffa, ricercatrice del gruppo amianto.

La fibra killer al bando dal ’92, ma la legge non obbliga alla dismissione. L’Italia è stata tra le prime nazioni a livello internazionale a bandire l’amianto, stabilendo con la legge n. 257 del 27/3/1992 il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto, di prodotti di amianto, di prodotti contenenti amianto. Gli autori del libro evidenziano, però, che questa legge “non impone l’obbligo di dismissione di tale sostanza o dei materiali che la contengono”, sottolineando che, come conseguenza di ciò “ancora oggi risultano numerosi i siti contaminati da bonificare e rilevanti sono i quantitativi dei Rifiuti contenenti amianto da smaltire”.

Il volume sarà distribuito nel corso del convegno organizzato insieme a Iss e Ispo. Il volume sarà disponibile dal 12 dicembre, data in cui verrà distribuito in occasione del convegno “Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: situazione italiana”, organizzato dall’Istituto superiore di sanità con la collaborazione di Inail e Ispo. La giornata di lavoro, che si svolgerà a Roma presso la sede dell’Iss, è organizzata nell’ambito del progetto Amianto, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, finanziato dal ministero della Salute e ritenuto la prima attuazione del Piano nazionale amianto. Il convegno – al quale partecipano in veste di membri del comitato scientifico, relatori e moderatori i ricercatori del Gruppo amianto ed aree ex-estrattive minerario del Dipia – punta a stabilire un confronto tra le diverse esperienze ad oggi maturate in materia e a individuare le necessità future di conoscenza.
 
 
Fonte: INAIL.
 


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