LOGO - Home Page
Dal 1999 il quotidiano sulla sicurezza sul lavoro, ambiente, security
Condividi
questa pagina sul Social Network a cui sei già loggato!

04 marzo 2016 - Cat: Vigilanza e controllo
  

Normativa e vigilanza riducono gli infortuni sul lavoro?


Quali sono gli effetti sulla sicurezza e sugli infortuni dell’evoluzione normativa degli ultimi venti anni in materia di salute e sicurezza? Qual è l’efficacia della vigilanza nella diminuzione dei tassi di infortunio?

Pubblicità

Milano, 4 Mar – Cosa hanno prodotto venti anni di normativa e strategie, nazionali ed europee, mirate alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro?
Cosa è avvenuto in materia di salute e sicurezza sul lavoro a partire dal D.Lgs. 626/1994 e passando poi attraverso norme importanti come il D.Lgs. 494/1996, il  D.Lgs. 81/2008 o le più recenti leggi di modifica del Testo Unico?
 
Per rispondere anche a queste domande si è tenuto il 27 ottobre 2015 a Milano, promosso da diverse associazioni, un convegno dal titolo “A 20 anni dalla 626/1994: quali risultati possiamo valutare?”. Un convegno su cui PuntoSicuro si è già soffermato con particolare riferimento al tema delle  conseguenze della normativa sulle malattie professionali.
 
Focalizziamo oggi la nostra attenzione giornalistica su un secondo intervento che affronta, riportando moltissimi dati italiani e internazionali, il tema delle conseguenze degli  ultimi venti anni di normativa su sicurezza e infortuni.
 
Pubblicità
OttoUno - D.Lgs. 81/2008 (Vers. Uffici)Materiale per formatori - OttoUno - D.Lgs. 81/2008 (Vers. Uffici)
Modello di corso su Slide in formato PPT con documenti di gestione del corso per formatori sulla sicurezza

In “Quali sono gli effetti sulla sicurezza e sugli infortuni?”, intervento a cura di Antonella Bena (AIE - Servizio di Epidemiologia – ASL TO3), ci si sofferma ad esempio sugli effetti della cosiddetta “direttiva cantieri”, la direttiva 92/57/EEC recepita poi con il decreto legislativo n. 494 del 14 agosto 1996, successivamente abrogato dal D.Lgs. 81/2008. E si indica che il settore delle costruzioni, al di là della normativa, è particolarmente sensibile ai cicli economici, ai periodi di espansione economica e ai periodi di recessione. E in particolare i tassi di infortunio sono “legati positivamente a: PIL, numero di nuovi lavoratori, permessi per costruire, intensità del lavoro”. Mentre sono “legati negativamente alla disoccupazione”.
 
Gli atti del documento, che vi invitiamo a consultare integralmente, riportano diversi grafici sulla frequenza di infortuni, sul numero di infortuni mortali e sul tasso di infortuni in relazione a varie tappe normative (547/55, 164/56, 303/56, 626/94, 494/96, ...). 
 
E si segnala che è stato fatto un apposito studio per “valutare l’impatto sui tassi di infortunio nel settore delle costruzioni dei piani di intervento legati all’emanazione dei decreti 494/96 e 528/99” (il Decreto Legislativo 19 novembre 1999, n. 528 contiene modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 494/96).
 
A questo proposito si indica che ipiani di intervento attivati in seguito all’emanazione dei decreti 494 e 528 “hanno avuto un effetto di riduzione dei tassi di infortunio degli operai dipendenti nelle costruzioni, che difficilmente può essere spiegato da fattori esterni”. Per le regioni che hanno attivato piani di monitoraggio “c’è stato un miglioramento, anche se piccolo, che sottolinea l’importanza del monitoraggio dell’applicazione di questo tipo di leggi”. 
E il ciclo economico in crescita “avrebbe dovuto portare ad un aumento dei tassi di infortunio e non può spiegare la decrescita osservata”. 
 
Tuttavia in letteratura – continua la relatrice - ci sono “evidenze che la legge da sola non è sufficiente a ridurre gli infortuni sul lavoro e che sono necessarie strategie aggiuntive, come ad esempio la vigilanza, per far sì che i datori di lavoro e i lavoratori stessi aderiscano alle norme”. E purtroppo pochi studi “valutano l’ efficacia della vigilanza in termini di riduzione degli eventi sanitari e la maggior parte riguardano contesti molto differenti da quelli europei”.
 
L’obiettivo della normativa è “indurre nelle aziende i comportamenti desiderati e cioè che le aziende mettano in atto azioni dirette al controllo ottimale dei rischi”.
Il governo introduce cioè specifiche leggi e regolamenti per assicurare la salute e la sicurezza sul lavoro, ma poi è necessario che la legislazione fornisca “la base legale per la vigilanza. Attraverso la vigilanza si possono ottenere l’adesione alle norme e il cambiamento dell’atteggiamento di datori di lavoro e lavoratori”.
 
Come valutare l’efficacia della vigilanza?
 
Gli strumenti di vigilanza (multe, azioni giudiziarie) – indica la relatrice – “sono comuni a molti paesi, per cui è estremamente importante sapere quanto questi strumenti influenzano la salute e la sicurezza sul lavoro”. E sarebbe necessario “valutare gli effetti degli strumenti di vigilanza di leggi/regolamenti in tema di salute e la sicurezza sul lavoro per prevenire infortuni e malattie occupazionali, usando la metodologia Cochrane”.
 
A livello di implicazione pratiche si indica che le ispezioni, come strumento della vigilanza, “hanno un effetto inconsistente nel breve termine ma portano alla diminuzione dei tassi di infortunio dopo più di 3 anni di follow-up. Tipologie specifiche di ispezioni portano a tassi di conformità maggiori rispetto a quello che si ottiene in generale”. E le sanzioni “possono portare a tassi di infortunio più bassi nel breve termine ma non nel lungo termine e nelle aziende di grandi dimensioni”.
La relatrice fa poi riferimento ad una ricerca del 2009 sulla “Valutazione di efficacia degli interventi sulla sicurezza condotti dai Servizi di Prevenzione, Igiene e Sicurezza del Lavoro (SPISAL) delle ASL in tutta la regione Veneto nel periodo 2001-2007”.
L’obiettivo della ricerca è di “trarre indicazioni utili per la pianificazione delle attività di prevenzione sia in termini di efficienza sia di impatto sugli infortuni: 
- studiare l’efficacia degli interventi di vigilanza in termini di riduzione dei tassi di infortunio utilizzando un’analisi di serie temporali interrotte con gruppo di controllo;
- studiare la sopravvivenza al primo infortunio dopo l’ispezione in relazione alle caratteristiche dell’intervento, e individuare le tipologie più efficaci”. 
 
Rimandando ad una lettura dei dati contenuti nelle slide, si può segnalare che:
- “l’effetto protettivo si evidenzia in particolare nelle piccole aziende. Nelle aziende più piccole l’intervento completo potrebbe essere comunque più accurato che in quelle grandi (Haviland, 2012)”;
- “l’effetto non cambia tenendo conto dei diversi stili di vigilanza delle ASL (sono state suddivise in due gruppi: quelle con percentuali di sanzioni sulle aziende ispezionate superiore alla media regionale e quelle con percentuale inferiore)”;
- “la probabilità di avere una violazione è quasi 5 volte più alta per le aziende oggetto di un intervento completo rispetto a parziale. L’azienda è costretta ad affrontare problemi magari elusi o non identificati”.
E “sarebbe utile incrementare gli interventi completi per aumentare l’efficacia delle attività di vigilanza in termini di riduzione degli infortuni”.
 
Quindi le ispezioni “portano alla diminuzione dei tassi di infortunio; tipologie specifiche di ispezioni ottengono risultati maggiori di altre”.
E, come abbiamo visto, i piani di intervento attivati in seguito all’emanazione dei decreti 494 e 528 “hanno avuto un effetto di riduzione dei tassi di infortunio degli operai dipendenti nelle costruzioni, che difficilmente può essere spiegato da fattori esterni”.
È poi “utile incrementare i sopralluoghi completi anche tra le indagini/infortunio per aumentare l’efficacia delle attività di vigilanza”.
 
La relazione si sofferma poi nel dettaglio dei piani di prevenzione e riporta in conclusione “qualche idea che si potrebbe realizzare”.
 
Ad esempio si indicano attività che meriterebbero di essere valutate (Piano nazionale cantieri 2009-10, Piano nazionale agricoltura 2009-11, Vigilanza nelle regioni che hanno un sistema informatizzato di registrazione degli interventi, Formazione dei lavoratori, Piani di comparto, ...), si propone un gruppo nazionale di laboratorio/riflessione/azione e si riportano, infine, alcune sfide metodologiche:
- “differenze geografiche (equità);
- precarizzazione;
- atomizzazione della struttura produttiva;
- crisi economica;
- valutazione qualitativa”.
 
 
Quali sono gli effetti sulla sicurezza e sugli infortuni?”, a cura di Antonella Bena (AIE - Servizio di Epidemiologia – ASL TO3), intervento al convegno “A 20 anni dalla 626/1994: quali risultati possiamo valutare?” (formato PDF, 1.72 MB).
 
 
Tiziano Menduto
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


Commenta questo articolo!


Nessun commento è ancora presente.
FBEsegui il login a Facebook per pubblicare il commento anche sulla tua bacheca
GPEsegui il login tramite Google+!
GPEsegui il login tramite Twitter!
Nome e cognome:
(obbligatorio)
E-Mail (ricevi l'avviso di altri commenti all'articolo)
Inserisci il tuo commento: