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Sigaretta elettronica sul lavoro: ammessa o vietata?


E’ lecito oppure vietato fare uso nei luoghi di lavoro delle sigarette elettroniche? Le indicazioni della Commissione per gli interpelli.

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Bologna, 1 Sett - Pubblichiamo un articolo tratto da  “ Articolo 19” n. 02/2014, bollettino di informazione e comunicazione per la rete di RLS delle aziende della Provincia di Bologna realizzato dal   SIRS  (Servizio Informativo per i Rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza) con la collaborazione di vari soggetti istituzionali provinciali (Provincia di Bologna, AUSL, INAIL, DPL, organizzazioni sindacali, ...).


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Sigaretta elettronica: ammessa o vietata?
Da parte di numerosi RLS ci è stato chiesto, per diverse situazioni lavorative, se sia lecito oppure vietato fare uso nei luoghi di lavoro delle sigarette elettroniche, in quanto il problema è controverso e spesso si creano dissapori sia tra sia tra i lavoratori, sia tra lavoratori e datori di lavoro.
Il problema è come interpretare l’applicazione dell’art. 51, Tutela della salute dei non fumatori, della Legge n. 3 , 16 gennaio 2003, che al primo comma così recita:
È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di:
a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico;
b) [quelli riservati] ai fumatori e come tali contrassegnati.
 
Il testo è chiarissimo, non lascia spazio ad interpretazioni di alcun genere, garantendo una totale protezione dal fumo passivo per i non fumatori (nel nostro caso i lavoratori non fumatori).
Ma tutto è cambiato con la comparsa sul mercato della sigaretta elettronica, fumando la quale non si produce il tipo di fumo prodotto dalle normali sigarette a base di tabacco.
Allora il nodo diventa quello di capire se il divieto generalizzato di fumare negli ambienti di lavoro, ivi sancito, si applica non solo al fumo di tabacco ma anche all’uso della sigaretta elettronica.
A questo quesito siamo in grado oggi di rispondere in modo preciso, sulla base di una fonte ufficiale, istituzionalmente preposta a fornire risposte a quesiti riguardanti modalità applicative ed interpretative delle vigenti norme di legge in campo di sicurezza del lavoro.
 
Si tratta della Commissione per gli Interpelli, istituita ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs 81/2008, presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, proprio per dare risposta a quesiti di ordine generale sull’applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza del lavoro.
Le indicazioni fornite nelle risposte ai quesiti costituiscono criteri interpretativi e direttivi per l’esercizio delle attività di vigilanza, quindi i pareri espressi dalla Commissione assumono un preciso valore giuridico.
In data 24 ottobre 2013 la Commissione per gli Interpelli si è espressamente pronunciata sul tema in questione (Applicazione Legge n. 3/2003 alle sigarette elettroniche), rispondendo ad un quesito posto dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) che chiedeva se la normativa generale sul divieto di fumo nei luoghi di lavoro fosse estendibile anche alle cosiddette sigarette elettroniche.
 
La Commissione ha preso in esame diversi aspetti del problema:
a) secondo le recenti classificazioni merceologiche la sigaretta elettronica è considerata un articolo con cartucce sostituibili contenenti miscele di sostanze, tra cui in particolare nicotina (ma anche in concentrazioni nanometriche - cioè quasi infinitesimali cromo, nichel, stagno, alluminio, ferro, solventi organici, etc.);
b) è pur vero che, anche con un uso moderato e con uso di prodotti a bassa concentrazione di nicotina, può essere superata la dose quotidiana (s’intende ovviamente di nicotina) accettabile prevista dall’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare;
c) è altrettanto vero che non sono ancora riportati effetti univoci certi sulla salute da parte del particolato che, negli ambienti chiusi, si forma con l’uso della sigaretta elettronica e che può essere ovviamente inalato (in perfetta analogia col fumo passivo) anche dai non fumatori.
 
Dopo queste premesse, la Commissione formula delle precise indicazioni, richiamandosi ad una fonte molto autorevole dal punto di vista tecnico, ovvero l’Istituto Superiore di Sanità, che il 26 settembre 2012 ha emesso nel merito un parere formale (espresso in analogia all’orientamento europeo oggi esistente), che considera le sigarette elettroniche al di fuori del campo di applicazione della Direttiva Comunitaria 2001/37/CE in materia di tabacco, in quanto non contengono tabacco.
 
Quindi, in mancanza di una specifica (e aggiungiamo “nuova”) previsione normativa non si applica alle sigarette elettroniche il divieto di fumo previsto dall’art. 51 delle legge n. 3/2003 a tutela della salute dei non fumatori.
Ma la Commissione non si ferma a questa lapidaria dichiarazione e intende precisare altri due punti, di particolare interesse per il RLS, in quanto attengono anche alla valutazione dei rischi, ovvero ad un processo su cui il RLS è chiamato ad intervenire, che sono i seguenti:
1) il Datore di Lavoro ha la possibilità (e quindi la piena facoltà) di vietare l’uso delle sigarette elettroniche in azienda;
2) se non lo fa, l’uso delle sigarette elettroniche in azienda è subordinato al fatto che il Datore di lavoro prenda in esame il problema in sede di valutazione dei rischi.
 
Infatti, il parere della Commissione recita testualmente: della sigaretta elettronica […] ne potrà consentire l’uso solo previa valutazione dei rischi, ai sensi delle disposizioni vigenti.
 
Quindi coinvolgendo il RSPP ed il medico competente ed acquisendo, in sede di consultazione, il parere del RLS.
Nella valutazione inoltre si dovrà tenere conto del rischio cui l’utilizzazione della sigaretta elettronica può esporre i lavoratori, in base alle sostanze che possono essere inalate a seguito del processo di vaporizzazione (nicotina ma non solo).
 
Quindi, in conclusione, nei luoghi di lavoro si potrà “svapare” (neologismo che indica il processo di aspirare da una sigaretta elettronica) solo se il datore di lavoro non lo ha esplicitamente vietato ed ha, contestualmente, valutato specificamente i rischi connessi all’uso
della sigaretta elettronica (ed adottato eventualmente le conseguenti misure in campo di areazione, ecc.).
 
Analizzando il problema dal punto di vista del Datore di lavoro, egli ha pertanto due sole opzioni:
- o vieta l’uso delle sigarette elettroniche, con un esplicito e formale provvedimento;
- o lo consente, ma dopo essersi assunto l’onere e la responsabilità di una puntuale e documentata valutazione dei rischi.
 
Non riteniamo opportuno entrare nel merito della nostra opinione in merito al problema: trovandoci in presenza di un formale ed esplicito pronunciamento di un organo istituzionalmente preposto, non possiamo che prenderne atto.
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 
 


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Rispondi Autore: Gianluca Angelini01/09/2015 (09:20:20)
Il problema è come interpretare l’applicazione dell’art. 51, Tutela della salute dei non fumatori, della Legge n. 3 , 16 gennaio 2003, che al primo comma così recita:
È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di:
a) quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico;
b) [quelli riservati] ai fumatori e come tali contrassegnati.
Il problema è proprio nell'affermazione di apertura cioè "INTERPRETARE": le leggi si applicano e non si interpretano!!! E' VIETATO FUMARE in italiano significa E' VIETATO FUMARE, punto e basta. Siano sigarette "normali", sigari, sigarette elettroniche, sigarette ad azionamento termonucleare o ad energia pulita. Invece la soluzione adottata dall'organo preposto a dare indicazioni è tutta italiana: sono c...i del datore di lavoro. Cavolo Ponzio Pilato a confronto è stato il più grande decisionista della storia
Rispondi Autore: Riccardo01/09/2015 (09:40:00)
Sono d'accordo con Angelini e aggiungo: solo comportandosi così la Commissione interpelli rende la materia "sicurezza sul lavoro" più complessa per noi addetti ai lavori ed ostica ed antipatica per i DDL. Non ne possiamo più noi italiani di tutta questa burocrazia... siamo uno dei pochi paesi al mondo (mi azzarderei a dire l'unico...) che non applica le leggi, ma le "interpreta"... mah...
Rispondi Autore: Matteo01/09/2015 (11:31:57)
Il 90% delle risposte fornite dalla Commissione Interpelli è in stile "ponziopilatesco". Le risposte utili sono veramente poche, tanto che ci si può chiedere a cosa serva questa commissione.
Quanto al commento di Angelini, purtroppo in Italia basta inventare un neologismo ("svapare") e così non si può applicare tout court il divieto di "fumare"; bisognerà attendere che vengano dimostrati i danni dello "svapo" e finalmente verrà promulgata una legge per la tutela dei non svapatori... Nel frattempo avranno già inventato qualche altra diavoleria venefica con un nuovo neologismo e ci si chiederà come "interpretare" la legge sul divieto di svapare, e così via a interpretare invece che applicare.
Rispondi Autore: Praga Simone01/09/2015 (12:05:12)
Come RSPP ho avuto un caso in cui dei lavoratori addetti alla movimentazione merci in un magazzino, pretendevano l'utilizzo della sigaretta elettronica durante l'orario di lavoro.
Abbiamo risolto il divieto con una semplice integrazione al regolamento la quale vietava l'utilizzo di qualsiasi apparecchio diverso dalle attrezzature in dotazione per lo svolgimento delle lavorazioni.
Cordialità
Rispondi Autore: Davide01/09/2015 (14:43:17)
Non capisco cosa aspettano a togliere sta benedetta commissione degli interpelli.
Non è vincolante, le risposte sono spesso scontate o inutili e il contribuente come al solito paga. (perchè non credo che questi fenomeni lavorino gratis!!!)
Certo che in Italia per creare posti di lavoro da "fancazzisti politicizzati" siamo i numeri 1 !!!
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti05/09/2015 (06:35:14)
Sono d'accordo con Davide Gianluca Matteo...mandate a casa sta commissione che sino stanco di pagare tasse x cavolate di risposte. Io applico il principio di precauzione come nelle antenne telefoniche finché non si hanno certezze non di fuma ....ma che qualcuno di sia fumato dell' "erba" per dare certe risposte? ? Puntosicuro può farci sapere quanto costa questa commissione ed i nomi e cognomi dei componenti. Grazie
Rispondi Autore: Benedetto Caselli19/04/2016 (18:30:00)
Tuttavia anche in assenza di valutazione del rischio non ci sarebbe il divieto. E non ci sarebbe neanche una sanzione applicabile.
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti19/04/2016 (20:16:35)
Potremmo fare un INTERPELLO chiedendo come la Comm.ne Interpelli debba rispondere , se chiaramente o se la comm.ne può dare risposte ovvie, scontate che non rispondono alle domande poste.
Rispondi Autore: Denise Guarnier08/05/2016 (17:57:18)
Bravissimi, una caterva di risposte dai soliti iovinotti imprenditori ovviamente tobacco-free. Preoccupatevi piuttosto della salute del lavoratore che è sottoposto a 40 ore di schiavitù settimanale (più straordinari obbligati) per ingrossare le vostre belle tasche e muore, ripeto MUORE spesso e volentieri per patologie legate a tale sfruttamento della salute altrui oltre ad essere impossibilitato a percepire la pensione per ovvie ragioni di mortalità prima degli 80 anni. Buffoni, vergognatevi.
Rispondi Autore: Paolo Bonin17/06/2016 (10:05:35)
Anche se chiamata sigaretta, l'E-cig non emette fumo, ma vapore.

Questo vapore non contiene NESSUNO dei prodotti che rendono cangerogeno il fumo emesso dalla sigaretta standard e quindi le-cig non può assolutamente essere soggetta alle leggi che riguardano il tabagismo.

Da ultimo, specie negli impianti dove dai bocchettoni escono nuvole di vapore, vietare quello emesso come se fosse nocivo per la salute, vuol dire esporsi volontariamente a costose cause o riconversioni.

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