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Il giudizio di idoneità nella movimentazione manuale di carichi


Un documento si sofferma sui limiti del test ergometrico nella formulazione del giudizio di idoneità di lavoratrici sottoposte a movimentazione manuale di carichi. Le tecniche non invasive più affidabili.

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Roma, 23 Feb – PuntoSicuro in precedenti articoli ha affrontato il ruolo del medico competente in relazione alla tutela della sicurezza e salute, delineata dal Decreto legislativo 81/2008, con riferimento specifico al giudizio di idoneità lavorativa.
Giudizio di idoneità che è finalizzato a verificare il possesso da parte del lavoratore delle caratteristiche fisiche a svolgere la mansione e a verificare anche che tale mansione non possa determinare un danno alla salute del lavoratore.
Tale giudizio potrà essere un giudizio di idoneità assoluta, di idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni, di inidoneità temporanea o permanente.
 
Torniamo a parlare di idoneità lavorativa alla mansione attraverso le comunicazioni presentate al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività dell’Impresa”.
In tali comunicazioni - pubblicate sul secondo supplemento del numero di ottobre/dicembre 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia – ci si sofferma sui limiti di alcuni test utilizzati per formulare giudizi di idoneità lavorativa.
 


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Formazione sui rischi specifici nella movimentazione di carichi (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

In “Limiti del test ergometrico nella formulazione del giudizio di idoneità di lavoratrici sottoposte a movimentazione manuale di carichi” – a cura di M. Lamberti, R. Buonanno, D. Feola, N. Sannolo (Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Medicina del Lavoro, Igiene e Tossicologia Industriale, seconda Università degli studi di Napoli), D. Spacone, G. Ratti (UO di Cardiologia, Ospedale “San Giovanni Bosco”, ASL NA1), De R. Rosa (UO di Radiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1), C. Tedeschi e C. Capogrosso (UO di Cardiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1) – si sottolinea che sono sempre più numerose le donne che nel mondo del lavoro sono addette alla movimentazione manuale dei carichi (MMC).
Ad esempio nel settore sanitario “dove le infermiere e tutto il personale paramedico si occupa di movimentazione manuale dei pazienti e dei relativi presidi (lettini, barelle,etc.)”.
Una mansione lavorativa che, come abbiamo visto anche in un recente “ Imparare dagli errori”, è correlata a diverse patologie professionali.
 
Scopo del lavoro presentato nella comunicazione è quello di dimostrare l’importanza dell’utilizzo di nuove tecniche di analisi, in particolare di tecniche di imaging “per l’esatta formulazione del giudizio di idoneità di donne sottoposte a MMC con dolore toracico atipico”.
Normalmente infatti il medico competente si basa “esclusivamente sui dati forniti da indagini strumentali come l’ECG, l’ecocardiogramma e il test ergometrico (TE) (come da protocollo sanitario Simlii) che sono, spesso, risultate non dirimenti specialmente nella identificazione della malattia aterosclerotica nelle lavoratrici sottoposte a MMC”.
Invece la TC multistrato (TCMS, tomografia computerizzata multistrato), “per l’elevato valore predittivo negativo, permette di colmare i limiti del TE e favorisce la caratterizzazione delle placche potenzialmente vulnerabili, per le quali è indicato un trattamento farmacologico aggressivo”.
 
Per dimostrare tutto ciò 39 lavoratrici addette a MMC - suddivise in tre gruppi, in rapporto alla probabilità post test di malattia coronarica (secondo il metodo Morise e Jalisi) - sono state sottoposte a TE e a TCMS.
 
Rimandandovi ad una lettura diretta della comunicazione per i dettagli relativi agli esami, questi alcuni risultati delle analisi per paziente:
 - Gruppo A con probabilità post-test ergometrico alta (8 lavoratrici): “in una lavoratrice (12% del totale) non sono state identificate placche, in sette (87%) placche non significative e solo in due (25%) sono state individuate delle placche significative”;
 
-Gruppo B con probabilità post-test intermedia (21 lavoratrici): “in due (10%) non sono state identificate placche, in 16 (76%) placche non significative e significative solo in una lavoratrice (5%)”;
 
-Gruppo C  con probabilità post-test bassa (10 lavoratrici): “in tre (30%) lavoratrici non sono state identificate placche, non significative in cinque (50%) e significative in una (10%)”.
Le lavoratrici con placche significative “sono state sottoposte successivamente a coronarografia”.
 
Gli autori della comunicazione sottolineano che i test di screening “comunemente utilizzati per confermare o escludere una patologia coronarica (elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test ergometrico) sono meno attendibili nella donna rispetto all’uomo come evidenziato dalla letteratura internazionale”.
In particolare le lavoratrici addette alla movimentazione manuale dei carichi (MMC) “sono sottoposte a sollecitazioni del sistema cardiocircolatorio e la valutazione del Medico Competente, con il solo esame elettrocardiografico, spesso richiede un ulteriore approfondimento diagnostico”.
E gli studi pubblicati confermano che “la TC rappresenta la tecnica non invasiva dotata di maggior potere predittivo negativo, pari a circa 97-99% e di un discreto potere predittivo positivo”.
Insomma la TC coronarica “è una metodica estremamente affidabile per escludere la presenza di malattia coronarica identificando con ottima accuratezza i pazienti con albero coronarico indenne”. Tecnica che risulta essere la “metodica di scelta in pazienti, a bassa o intermedia probabilità di cardiopatia ischemica, con dolore toracico atipico”.
 
Gli autori concludono dunque che “un protocollo sanitario basato sull’utilizzo di nuove tecniche di imaging, favorendo l’identificazione di stenosi coronariche, anche non significative, è un ausilio necessario per il Medico Competente nelle lavoratrici sottoposte a MMC, con rischio cardiovascolare intermedio e presenza di sintomatologia atipica laddove le indagini strumentali preliminari, come l’elettrocardiogramma ed il test ergometrico, non hanno fornito dati attendibili ai fini dell’esatta formulazione del giudizio di idoneità alla mansione specifica”.
  
 
 
 
Limiti del test ergometrico nella formulazione del giudizio di idoneità di lavoratrici sottoposte a movimentazione manuale di carichi”, a cura di M. Lamberti, R. Buonanno, D. Feola, N. Sannolo (Dipartimento di Medicina Sperimentale, Sezione di Medicina del Lavoro, Igiene e Tossicologia Industriale, seconda Università degli studi di Napoli), D. Spacone, G. Ratti (UO di Cardiologia, Ospedale “San Giovanni Bosco”, ASL NA1), De R. Rosa (UO di Radiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1), C. Tedeschi e C. Capogrosso (UO di Cardiologia, Ospedale “San Gennaro “, ASL NA1), comunicazione al 73° Congresso Nazionale SIMLII “La Medicina del Lavoro quale elemento migliorativo per la tutela e sicurezza del Lavoratore e delle attività dell’Impresa”, pubblicata in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII n°4/suppl.2, ottobre/dicembre 2010 (formato PDF, 130 kB).
 
 


Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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