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08 luglio 2009 - Cat: Sanità e servizi sociali
  

I rischi e la valutazione del rischio chimico nel comparto sanitario


Disponibile una tesi che affronta i rischi lavorativi nelle strutture sanitarie e mostra il processo di valutazione del rischio chimico nel reparto di un ospedale. I dati statistici, i metodi utilizzati e il D.Lgs. 81/2008.

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Abbiamo presentato qualche giorno fa una tesi scritta da Roberto Brianti, infermiere in servizio presso il reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale "Belcolle" AUSL Viterbo e segnalata sul sito di 626 CISL, un sito curato dalla Cisl per la prevenzione e la salute e sicurezza dei lavoratori.
 
 
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In questa tesi, dal titolo “Problemi attuali in luogo di salute e sicurezza sul lavoro", oltre ad affrontare i temi più generici della normativa sulla sicurezza, dei rischi e degli incidenti sul lavoro si affrontano alcuni specifici temi correlati al settore di attività dell’autore, il comparto sanitario.
 
Nel capitolo relativo ai rischi lavorativi nelle strutture del S.S.N., con particolare riferimento a reparti clinici di degenza e servizi di terapia, dà alcuni dati statistici sugli infortuni sul lavoro nella Sanità.
In questo comparto “le denunce di infortunio sul lavoro hanno raggiunto nel 2005 quota 34.500 che corrisponde al 4% del complesso dei casi registrati nell’Industria e Servizi; in particolare, 19.000 hanno interessato i Servizi ospedalieri, dei quali, circa ¾ si realizzano negli ospedali e nelle case di cura generali, e l’altro quarto nelle case di cura e negli ospedali specializzati. Pochi i casi mortali, pari all’1% del complesso delle denunce annue, mediamente 7–8 quelli avvenuti in ambito ospedaliero”.
Se rispetto al sesso emerge che oltre il 67% degli infortuni in ambito dei Servizi ospedalieri riguarda le donne, rispetto alla qualifica professionale “si osserva che nella metà dei casi le denunce riguardano gli infermieri, seguono gli operatori, qualifica piuttosto generica alla quale fanno capo il 15% degli infortuni, i portantini (10%) e gli assistenti sanitari (5%); da rilevare anche ogni anno un 4–5% complessivo di denunce di impiegati e dirigenti”.
Continuando con i dati il documento ricorda che nel 31% dei casi denunciati sono “coinvolti gli arti superiori e in primo luogo la mano alla quale corrisponde il 20% del complesso delle denunce; altre parti del corpo interessate dall’evento lesivo sono: gli arti inferiori (27% ed in primo luogo il ginocchio) e la colonna vertebrale (20%)”.
Se le principali conseguenze dell’evento infortunistico sono lussazioni e contusioni, le cause più diffuse sono le cadute (16% delle denunce), “seguono i sollevamenti (14% si pensi a tal proposito alle operazioni che vengono svolte da portantini e infermieri nella cura dei degenti) e i colpi (13%).
Riguardo all’agente materiale nel 26% dei casi “si tratta dell’ambiente di lavoro ed in particolare delle superfici di transito e nel 24% dei mezzi di sollevamento e  trasporto; da non trascurare l’agente “persona” che incide da solo per il 15% sul totale degli infortuni, conseguenza del contatto continuo con i pazienti o altro personale ospedaliero”.
 
La tesi di Brianti raccoglie inoltre un esempio di processo di valutazione del rischio chimico del reparto di emodialisi dell’Ospedale “Belcolle” AUSL Viterbo con attuazione di procedure per la prevenzione di tale rischio. Un processo di valutazione realizzato in collaborazione con il Servizio Prevenzione e Protezione (S.P.P.) dell’Azienda “mettendo in pratica un insieme di procedure di interventi migliorativi da adottare in collaborazione con il personale infermieristico del reparto” e in ottemperanza a quanto richiesto dal Titolo IX ”Sostanze pericolose” Capo I e Capo II del Decreto legislativo 81/2008.
Riguardo al Titolo IX viene riportato il dettato dell’articolo 223:
 
Art. 223.
Valutazione dei rischi
  1. Nella valutazione di cui all'articolo 28, il datore di lavoro determina, preliminarmente l'eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in considerazione in particolare:
    a) le loro proprietà pericolose;
    b) le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal responsabile dell'immissione sul mercato tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modifiche;
    c) il livello, il tipo e la durata dell'esposizione;
    d) le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti, compresa la quantità degli stessi;
    e) i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici; di cui un primo elenco è riportato negli allegati XXXVIII e XXXIX;
    f) gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;
    g) se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese.
(…)
 
Inoltre sempre l’articolo 223 indica che il datore di lavoro “aggiorna periodicamente la valutazione e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata ovvero quando i risultati della sorveglianza medica ne mostrino la necessità”.
 
La valutazione del rischio di esposizione agli agenti chimici è formato da due fasi separate e sequenziali:
- valutazione preliminare (o valutazione preliminare del pericolo o “gerarchizzazione”): “consiste in una individuazione del pericolo di esposizione agli agenti chimici, portando dopo vari passaggi, alla determinazione della “classe di priorità” di rischio o pericolo che definisce se esso è moderato o non moderato e quindi per stabilire se effettuare o no la successiva fase di valutazione dettagliata del rischio”;
 - valutazione dettagliata del rischio residuo: è obbligatoria solo per le situazioni nelle quali il pericolo non è moderato.
 
In particolare la valutazione preliminare del rischio chimico nell’ U.O. di Emodialisi dell’Ospedale” Belcolle”  è stata condotta con la metodologia dell’ algoritmo di gerarchizzazione sviluppato dall’ Istituto Nazionale Francese di ricerca sulla sicurezza (INRS): “Hiérarchisation des “risques potentiels”.
Una metodologia che porta a:
- classificazione in “classi di pericolo” degli agenti impiegati secondo frasi di rischio;
- attribuzione a ciascun prodotto di una classe di frequenza in base alla frequenza di impiego;
- attribuzione di una ”classe di quantità” in base alla quantità annua utilizzata per manipolazione;
- attribuzione di una “classe di esposizione potenziale” calcolata in base alla classe di quantità e alla classe di frequenza;
- determinazione della “classe di priorità” per l’effettuazione della valutazione approfondita.
 
Dopo la spiegazione dettagliata di questa fase – con schemi e tabelle esplicative – il documento prosegue con una descrizione dettagliata delle attività del personale del reparto di emodialisi e con una valutazione approfondita del rischio chimico.
 
Infatti accertata la presenza di sostanze chimiche che hanno un indice di priorità uguale a 15 o inferiore, è obbligatorio eseguire una “valutazione approfondita del rischio chimico per la salute di ogni lavoratore esposto, per classificarlo in rischio irrilevante per la salute e basso per la sicurezza dei lavoratori, oppure per classificarlo  al di sopra di tale soglia”.
In questo caso il metodo utilizzato è il Modello di Valutazione del Rischio da agenti chimici pericolosi per la salute, denominato “MoVaRisCh”, approvato dai gruppi tecnici delle Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia in applicazione delle Linee Guida sull’applicazione del Capo I del Titolo IX del D.Lgs. 81/2008, proposte dal Coordinamento Tecnico  per la Sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Provincie autonome.
 
Nel documento sono infine indicate le modalità di revisione delle misure di prevenzione e protezione adottate con attuazione di procedure di interventi migliorativi per la corretta gestione del rischio chimico.
 
 
Roberto Brianti, "Problemi attuali in luogo di salute e sicurezza sul lavoro" (formato DOC, 1.7 MB).
 
 
 
Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 


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