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Oltre alla non
corretta operazione, eseguita con un mezzo non idoneo, si deve evidenziare
anche la metodologia utilizzata:
- un foro praticato nella
benna,
- un gancio
realizzato sagomando un tondino di acciaio,
- una fascia che
inglobava due pozzetti e le cui estremità erano collegate tra loro con un altro
tondino sagomato,
- l’operatore che
durante tutta la manovra si posizionava e stazionava sotto la “benna di
sollevamento”, in questo caso anche se avesse avuto il casco – in caso di
cedimento od abbassamento involontario della benna - la situazione sarebbe
cambiata veramente di poco.
In cantiere erano
presenti vari mezzi per la
movimentazione dei materiali (camion con gru, sollevatore telescopico,
escavatore idoneo al sollevamento materiali con relative verifiche annuali
effettuate), erano state date tutte le istruzioni ed informazioni in merito
alle procedure da attuare, ma una strana consuetudine si era ripresentata
prepotentemente.
Ed allora non è
restato che:
- sospendere la fase
lavorativa,
- redigere un
verbale,
- contattare il
Datore di Lavoro ed il Responsabile dei Lavori,
- ma soprattutto
spiegare ai lavoratori gli errori fatti e le conseguenze che tali operazioni
possono comportare alla loro salute, ed infine:
- rendere consapevole il manovratore del mezzo
(ma anche il preposto che era presente in cantiere e nulla diceva in merito)
delle responsabilità – anche penali – alle quali possono andare in contro in
caso di infortunio causato dall’effettuazione in modo scorretto di una
procedura di lavoro.
Farina Geom.
Stefano, Responsabile Nazionale Comitato Costruzioni di AiFOS
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