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03 dicembre 2013 - Cat: Interviste e inchieste
  

Fantini: la concorrenza fra stato e regioni in materia di sicurezza


La sicurezza sul lavoro è materia cedevole: il D.Lgs. 81/08 si applica finché le leggi regionali non lo modificano. L’importanza di una competenza statale, novità e anticipazioni su SINP e qualificazione delle imprese. L’intervista a Lorenzo Fantini.

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Bologna, 3 Dic – È la prima intervista che facciamo a Lorenzo Fantini dopo la chiusura, almeno formale, della sua collaborazione con il Ministero del Lavoro.
Fantini ha collaborato con il Ministero per molti anni, come dirigente delle divisioni più scottanti e delicate in relazione alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, all’interno della Direzione Generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In questi anni Lorenzo Fantini era diventato non solo il principale referente dell’applicazione e attuazione del Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche il connettore più importante per una miriade di progetti e di accordi. E sempre esponendosi in prima persona, nel bene e nel male, ad esempio partecipando a convegni o rispondendo alle domande dei giornali.
E ora tutto questo buon lavoro di rete che fine farà? Un lavoro che, come già ricordato dall’avvocato Rolando Dubini, è vittima di una spending review che non solo taglia le competenze, ma rischia di ridurre l'efficienza dell'azione amministrativa.
 
PuntoSicuro lo ha intervistato durante Ambiente Lavoro di Bologna e la prima domanda non poteva non riguardare questi cambiamenti ai livelli dirigenziali del Ministero, cambiamenti, che come si nota nelle sue risposte – non sono assolutamente definitivi.
Il primo scoop che Fantini ci offre è proprio questo: una futura ripresa della collaborazione non è esclusa: “qualche spazio potrebbe esserci. Io – dice Fantini - sono fiducioso”.
 
Eravamo poi interessati a capire quale fosse il ruolo di un avvocato (professione di Lorenzo Fantini) al Ministero. Se fosse necessaria una competenza giurisprudenziale nel settore SSL... Anche in questo caso, come sentirete più ampiamente, la risposta è netta: “ritengo che il giurista debba essere solo la cornice di attività che sono essenzialmente di tipo tecnico,
Mi sono convinto che le soluzioni più importanti, più incisive in termini di riduzione di incidenti e malattie professionali (...) non le trova il giurista, ma il tecnico. Le trova: l’architetto, l’ingegnere, il medico competente, anche l’ispettore. Al giurista spetta di sfruttare l’esperienza per arrivare ad una norma attinente rispetto alle migliori tecnologie disponibili in un determinato momento storico”.


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Certo - e ci incamminiamo nelle difficoltà e nelle soluzioni per la tutela della salute e sicurezza in Italia - c’è il problema del linguaggio, un linguaggio normativo poco comprensibile. Ma per arrivare a un cambiamento, a un miglioramento della nostra normativa Fantini non porta messaggi positivi. “Nel senso che il processo di cambiamento ha fortissimi detrattori, anche insospettabili detrattori”. L’Italia, da questo putno di vista, “è un paese conservatore”.
 
Eppure il “linguaggio comprensibile” dovrebbe essere un elemento di convergenza...
Infatti - commenta Fantini – “non c’è un ponteggio di destra o di sinistra, c’è un ponteggio montato bene e un ponteggio montato male, una misura di sicurezza efficace e una misura di sicurezza non efficace. Non convergere su questi elementi sfocia nell’ideologia pura”.
 
Con Fantini si è parlato poi delle critiche poste da una recente piattaforma confederale unitaria sulla carenza di una strategia nazionale in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro. Carenza che Fantini non condivide: “in realtà siamo stati due anni a parlare di strategia nazionale italiana su SSL”. Non si può far finta di “non aver discusso due anni di una strategia che poi è stata approvata dalla Commissione Consultiva e che è la base poi per un approvazione di tipo politico e dire che non c’è una strategia nazionale”. (...) Mi devono spiegare cosa intendono per strategia nazionale. Se la strategia nazionale è la strategia politica, diventa il solito scaricabarile rispetto ai politici”...
 
Infine mettiamo il dito nella piaga dei problemi e delle soluzioni.
 
Intanto chiedendo la posizione di Fantini sulla proposta di modifica dell’art.117 della Costituzione che eliminerebbe la materia della «tutela e sicurezza del lavoro» dal regime di competenza della legislazione concorrente tra Stato e Regioni inserendola nelle competenze esclusive dello Stato.
Premesso il buon lavoro fatto con le Regioni, “da un punto di vista esclusivamente giuridico io sono per una competenza statale in materia di salute e sicurezza”. “Una materia che è relativa a principi come l’articolo 2087 del codice civile (l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro) non può essere interpretata in modo diverso in Calabria, piuttosto che in Campania o in Valle d’Aosta. (...). In ambito costituzionale la previsione dell’articolo 117 comma 3 che riguarda salute e sicurezza, secondo me è sbagliata”.
 
E infine cosa fare in futuro per migliorare la prevenzione in Italia?
 
Anche in questo caso Fantini dà due risposte precise e offre anticipazioni sui contenuti e sui tempi di due futuri provvedimenti: il SINP, il sistema informativo nazionale per la prevenzione e la qualificazione delle imprese e patente a punti in edilizia.
 
 
Come sempre diamo ai nostri lettori la possibilità di leggere ampi stralci della trascrizione dell’intervista o di visualizzarla integralmente.
 
 
 
 
Cosa è successo al Ministero del Lavoro? Come mai lei non è più un dirigente della Direzione Generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro?
 
Lorenzo Fantini: “Si tratta di una cosa abbastanza normale nella dirigenza pubblica, quando c’è da realizzare attività di spending review,(...), risparmi che devono essere realizzati (...) nelle pubbliche amministrazioni, e che devono essere realizzati con dei tagli. È stata semplicemente un’attività di taglio di alcune posizioni dirigenziali, e tra queste posizioni dirigenziali c’è stata la mia. Io su questo sono abbastanza tranquillo, nel senso che non la trovo un’operazione personale, ma di tipo organizzativo e al Ministero devo tutta la gratitudine per avermi fatto lavorare dieci anni con loro.
 
Quello che si rischia è di perdere una ricca competenza acquisita in tutti questi anni... C’è qualche possibilità di recuperarla...
 
L.F.: “Intanto in questo momento io collaboro ancora con il Ministero, non è un segreto. Lo faccio molto volentieri, sia per garantire una certa continuità all’azione che è stata realizzata con particolare riferimento ai provvedimenti di attuazione del decreto del fare. Ma anche per una questione personale: la materia è una materia che ho nel sangue, ne sono appassionato. E anche la mia attività esterna è sempre relativa alla materia della salute e sicurezza (...). Non mi dispiacerebbe ritornare al Ministero del Lavoro sempre per proseguire questa attività e continuare poi un certo tipo di approccio che è raffigurato nella strategia nazionale di salute e sicurezza che abbiamo approvato il 29 maggio del 2012 in Commissione Consultiva. Qualche spazio potrebbe esserci. Io sono fiducioso. Se non dovesse essere così, le cose cambiano nella vita (...)
 
Lei è un avvocato: un esperto in temi giurisprudenziali nel Ministero del Lavoro può cercare un linguaggio normativo, in materia di SSL, più comprensibile...
 
L.F.: “Questa è una sfida non da poco. Ma non ci può essere solo una persona a fare questo tipo di lavoro, è una materia in cui c’è una competenza regionale, in cui c’è una forte pressione politica, in cui c’è un forte influsso sindacale – e quando dico sindacale dico paritariamente organizzazioni datoriali e sindacali . È un processo necessario che va condiviso da tutti.
Qui non ho un messaggio positivo. Nel senso che il processo di cambiamento ha fortissimi detrattori, anche insospettabili detrattori (...).
Mi sono trovato in molte occasioni ad essere il più propositivo, che è una cosa abbastanza paradossale. Di solito l’amministrazione pubblica è più conservatrice rispetto ai sindacati oppure rispetto a organizzazioni di tipo professionale. In Italia c’è una situazione strana. È un paese conservatore. Per cui verso il nuovo si va con molta difficoltà. E questo è ancora più complicato quando il nuovo ha la veste di una norma giuridica. Il cambiamento ci dovrà essere, perché è inevitabile, perché è richiesto da tutti, perché le leggi sono tante e spesso in contraddizione tra di loro, e quindi devono essere di meno e scritte in maniera più chiara. Però non sono tanto fiducioso che il processo sarà un processo veloce: perché attualmente abbiamo un atteggiamento tendenzialmente conservatore di chi si occupa di salute e sicurezza sul lavoro. Parlo delle regioni, delle organizzazioni sindacali e anche delle altre amministrazioni, che non sono il Ministero del Lavoro (...)...
 
In relazione anche ai ritardi normativi che ci hanno assillato in questi anni, che ne pensa della proposta di modifica dell’art.117 della Costituzione che eliminerebbe la materia della «tutela e sicurezza del lavoro» dal regime di competenza della legislazione concorrente tra Stato e Regioni inserendola nelle competenze esclusive dello Stato. Sarebbe un contributo positivo o negativo?
 
L.F.: Premetto che il lavoro che ho fatto con le regioni è sempre stato molto proficuo (...). Detto questo, da un punto di vista esclusivamente giuridico io sono per una competenza statale in materia di salute e sicurezza. Non ho mai condiviso l’idea che sia una materia cedevole (“le norme del testo unico si applicano, fintanto che ci sono leggi regionali che le vanno a modificare”, salvo che la legge regionale non si collochi ad un livello molto inferiore ai livelli di tutela rappresentati (...) ad esempio dalle direttive comunitarie) (...). Questa secondo me è una criticità.
Ritengo (...) che una materia che è relativa a principi come l’articolo 2087 del codice civile (l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro) non può essere interpretata in modo diverso in Calabria, piuttosto che in Campania o in Valle d’Aosta. (...) In ambito costituzionale la previsione dell’articolo 117 comma 3 (Costituzione, ndr) che riguarda salute e sicurezza, secondo me è sbagliata. Non lo dico solo io. (...) Poi quando abbiamo adottato il Testo Unico la maggioranza dei rappresentanti dello Stato e delle Regioni mi hanno messo in minoranza e quindi la mia posizione minoritaria non è emersa(...).
Ora devo dire che le Regioni hanno interpretato il loro ruolo con molta responsabilità, non creando sistemi molto diversi nelle varie Regioni. Abbiamo una sufficiente omogeneità della materia. Ma questa è una criticità che va risolta nel modo che io auspico: riportando la competenza a livello statale...
Consapevoli però che non basta riportare la competenza a livello statale per avere un miglioramento dei livelli di tutela: questo sarebbe un errore. Se non si punta su finanziamenti, sui finanziamenti delle attività di prevenzione, sulle ispezioni in modo adeguato, non serve spostare la competenza da Tizio a Caio. Servono politiche vere sulla prevenzione (...)
 
Cosa fare in futuro per migliorare la prevenzione?
 
L.F.: (...) Ci sono due cose che vanno fatte con somma urgenza: il SINP, il sistema informativo nazionale per la prevenzione. Ora il decreto del fare ci dice che dobbiamo completare il decreto del SINP entro dicembre. Mi risulta che il Ministero si stia adoperando per rispettare il termine. Forse è la volta buona (...).
 
E poi bisogna procedere ai decreti sulle qualificazioni delle imprese e patenti a punti.
Qua si va ad incidere sugli appalti. Il sistema degli appalti è un sistema in cui gli infortuni sono drammaticamente frequenti e anche come gravità sono molto superiori alla media. Si va a prevedere che le imprese abbiano certi requisiti, cosa che adesso nella normativa non è previsto (....).
Si andrà a incidere sull’edilizia e su settori a particolare rischio, che saranno individuati dalla Commissione Consultiva. Io posso anticipare che potranno essere quelli dei trasporti, dove l’incidenza infortuni sta è molto elevata, e poi c’è la sanificazione del tessile,... (...) Abbiamo provvedimenti in gestazione che dovrebbero essere abbastanza, almeno, di rapida consultazione (...).
Questi sono due provvedimenti che devono avere la massima urgenza, anche perché dal SINP discendono poi tutta una serie di attività (...) finalizzare a ridurre il numero degli infortuni.(...) Poi il giorno dopo serve la “qualificazione delle imprese e patente a punti in edilizia”.
 
(...)
 
 
 
Intervista e articolo a cura di Tiziano Menduto
 
 


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Rispondi Autore: dissidente03/12/2013 (07:16:14)
Togliere tutti i poteri alle regioni, togliere tutti i poteri alle regioni, togliere tutti i poteri alle maledette regioni.
Rispondi Autore: Gabriele Brion03/12/2013 (09:23:42)
Concordo con dott. Fantini sul discorso delle Regioni. Si pensi solo, ad esempio, che attualmente, l'etilometro è previsto solo in Piemonte e il controllo alcol viene fatto in modo diverso da regione a regione. Assurdo.
Cordiali saluti.
Rispondi Autore: Riccardo Ciciriello03/12/2013 (09:41:48)
Purtroppo l'Italia si dimostra, anche in questo, un sistema che premia e da spazio soltanto ai parassiti!
La meritocrazia non esiste in alcuna istituzione pubblica (ed anche in tanti aziende private) e chi costruisce qualcosa di positivo così viene premiato!
E poi è tutto un conflitto di interessi, dalle regioni ad istituzioni monopolizzanti come l'U.. meglio non fare nomi!
Rispondi Autore: pietro montesissa03/12/2013 (09:46:28)
troppe interferenze legislative fra stato e regioni uno solo deve legiferare in una materia così importante come la sicurezza nei luoghi di lavoro e anche troppo fiscalità,occorre ripristinare la diffida per certe circostanze e non sanzionare senza pietà.la troppa severità ha portato le aziende fuori dall'Italia con il risultato di una crisi di cui non si vede anche se a detta dei nostri politici si sta uscendo dal tunnel
Rispondi Autore: Riccardo Ciciriello03/12/2013 (10:07:48)
Purtroppo l'Italia si dimostra, anche in questo, un sistema che premia e da spazio soltanto ai parassiti!
La meritocrazia non esiste in alcuna istituzione pubblica (ed anche in tanti aziende private) e chi costruisce qualcosa di positivo così viene premiato!
E poi è tutto un conflitto di interessi, dalle regioni ad istituzioni monopolizzanti come l'U.. meglio non fare nomi!
Rispondi Autore: Giò04/12/2013 (19:36:17)
Mi auguro che la sicurezza intesa come prevenzione e controllo a 360° del mondo del lavoro vada al Ministero del lavoro e che alle REGIONI RIMANGA solo la parte malattie professionali ed al massimo controlli sulla sorveglianza sanitaria. Ciò perché se andiamo a vedere i tecnici delle ASP sono QUASI tutti medici e questa la dice lunga lasciando ai pochi tecnici le briciole e il " fare portaborse " di questi. Logicamente ci sono eccezioni lodevoli, ma negli Ispettori del lavoro ho sempre visto più professionalità, competenza ed uniformità di operatività , quest'ultima una chimera per gli ispettori ASP . Mi auguro che il tutto ritorni allo stato . Ciao
Rispondi Autore: pietro montesissa07/12/2013 (15:16:58)
vorrei aggiungere alla mia prima osservazione che avevamo due testi meravigliosi il Dpr303 e il 547 bastava farli rispettare senza fare ora tanta carta per dimostrare che cosa è giusto fare la formazione agli operai ma sono state eliminate le scuole professionali ed allora cosa possiamo merirci se non tanta carta ?

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