![]() |
|||
|
Anno 12 - numero 2351 di mercoledì 10 marzo 2010 Un manuale per videoterminalisti e medici competentiL’Inail ha aggiornato al D.Lgs. 81/08 il manuale dedicato al medico competente e agli addetti ai videoterminali. I fattori di rischio per i videoterminalisti, i compiti del medico competente e l’importanza del coinvolgimento dei lavoratori. L’uso professionale dei videoterminali
(VDT) si è diffuso notevolmente in questi anni in molti settori del mondo
lavorativo, in particolare quelli più strettamente collegati al terziario. Questa diffusione non è stata tuttavia sempre accompagnata da un’adeguata attenzione a tutti i problemi, non solo di carattere sanitario, correlati all’uso di queste attrezzature di lavoro. Per favorire questa attenzione già nel 2002 la Sovrintendenza Medica Generale dell'Inail aveva realizzato un manuale specifico che è stato recentemente aggiornato: “Il Medico Competente e gli Addetti ai Videoterminali”. L’aggiornamento si è reso
necessario alla luce dell’emanazione delle nuove
normative sulla prevenzione sui luoghi di lavoro, introdotte dal Decreto
legislativo
81/2008 e in parte modificate dal D.Lgs. 106/2009: normative
che hanno apportato qualche novità riguardo la sorveglianza sanitaria e
il
giudizio di idoneità.
Il manuale - dopo un excursus storico sulla normativa in materia - è dedicato nella prima parte (fattori di rischio) a tutti coloro che operano al videoterminale e nella seconda parte al Medico Competente, il quale ha un ruolo fondamentale per la prevenzione del rischio da videoterminali. Fattori di rischio In riferimento alle attuali conoscenze relative agli “effetti patologici legati all’uso del videoterminale, numerose indagini cliniche ed epidemiologiche svolte negli ultimi anni” hanno evidenziato che i principali sintomi attribuibili al lavoro ai VDT possono essere rapportati a quattro gruppi: - “disturbi visivi; - disturbi muscolo-scheletrici; - disturbi psicosomatici; - quadri cutanei di tipo irritativo e/o allergico”. Se relativamente ai disturbi visivi il documento afferma che “sulla base dei numerosi e autorevoli studi effettuati al riguardo”, non esiste “alcuna evidenza di danni permanenti dell’apparato visivo nei lavoratori addetti all’uso di VDT”, risulta tuttavia accertato che l’uso di VDT, “così come tutti i lavori che sottopongono a sforzo eccessivo e prolungato l’apparato visivo, provoca la comparsa di affaticamento visivo (astenopia), tra l’altro completamente e rapidamente reversibile”. L’astenopia, ricordiamo, è caratterizzata da sintomi quali “annebbiamento della vista durante il lavoro, perdita del fuoco nella visione lontana dopo il lavoro, cefalea, a volte diplopia durante il lavoro, cefalea anche lontano dal lavoro, sfarfallio dell’immagine, aloni colorati o visione rosata, lacrimazione o secchezza, sensazione di sabbia sotto le palpebre, bruciore, fotofobia etc.”. La più alta incidenza di astenopia si trova nei soggetti miopi, astigmatici ed ipermetropi e “maggiormente colpiti sono soggetti di sesso femminile tra la terza e la quinta decade di vita”. I disturbi muscolo-scheletrici sono invece “caratterizzati da dolori, rigidità e parestesie localizzati per lo più alle braccia, in particolare ai polsi e alle dita, al collo, alla schiena, alle gambe e alle estremità”: questi sintomi possono dipendere da “posture fisse prolungate e spesso non corrette a causa dell’inadeguatezza del posto di lavoro: sedile troppo basso, anomala dislocazione dello schermo rispetto agli occhi, etc.” Altri disturbi, come abbiamo visto, possono essere di tipo psicosomatico (cefalea, dispepsia, insonnia, …) o di tipo cutaneo con “le caratteristiche delle dermatiti da contatto, irritative o allergiche”. Nella parte relativa ai fattori di rischio il manuale riporta anche alcune indicazioni, fornite dal Decreto del Ministero del Lavoro e Ministero della Sanità del 2 ottobre 2000, per fugare “paure che in passato si erano diffuse relativamente all’uso dei videoterminali”:
|