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Formazione alla sicurezza: riflessioni e proposte sulla valutazione

Formazione alla sicurezza: riflessioni e proposte sulla valutazione
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Informazione, formazione, addestramento

10/03/2017

In un convegno sull’efficacia della formazione e sul monitoraggio dell’apprendimento, una relazione si sofferma sulla fase di valutazione e formula alcune proposte. Qual è il ruolo odierno della valutazione? E come si può evolvere?

Formazione alla sicurezza: riflessioni e proposte sulla valutazione

In un convegno sull’efficacia della formazione e sul monitoraggio dell’apprendimento, una relazione si sofferma sulla fase di valutazione e formula alcune proposte. Qual è il ruolo odierno della valutazione? E come si può evolvere?

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Bologna, 10 Mar – Ci siamo interrogati in questi anni più volte sulla qualità della formazione alla sicurezza in Italia, anche attraverso specifiche interviste, e non c’è dubbio che tra i temi emersi e dirimenti nel tema della qualità c’è quello della verifica dell’efficacia e degli apprendimenti.  

 

Per tornare a parlarne oggi facciamo riferimento ad un intervento che si è tenuto al convegno “L’efficacia della formazione e il monitoraggio dell’apprendimento” - organizzato dall’Associazione AiFOS il 20 ottobre 2016 ad Ambiente Lavoro di Bologna – che si è interrogata sul tema dell’efficacia della formazione a distanza di poco più di 5 anni dalla pubblicazione dell’Accordo Stato Regioni 21 dicembre 2011 inerente la formazione di lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro.

 

In “La valutazione, ultimo anello del processo formativo: stato dell’arte e spunti di riflessione”, a cura di Giovanna Alvaro (membro del Consiglio Direttivo Nazionale e del Comitato Donne AiFOS–SOFiA, Direttore del Centro di Formazione Aifos TrendSolutions-Roma), si prova a rispondere a diverse domande e a fare alcune proposte verso una nuova valutazione.

 

La valutazione ha oggi sua effettiva dignità nel processo formativo? Cosa misura oggi la valutazione e come si mette in rapporto con le fasi precedenti dell’apprendimento?

 

Si indica che per anni il Focus del processo di apprendimento “è stato posto sulla fase di erogazione degli interventi formativi. Poi si è iniziato a parlare di progettazione, e (pochissimo) di analisi dei bisogni. Oggi rimane ancora un anello della catena da analizzare”, relativo alla valutazione degli apprendimenti.

Gli approcci più innovativi al problema “ritengono la valutazione una fase del processo globale di apprendimento: la valutazione pertanto dovrebbe misurare il cambiamento e innovare una determinata situazione. Si configura pertanto come un Sistema Aperto: non si colloca alla fine di un percorso, ma lo accompagna nel suo sviluppo.

E – continua la relatrice – “per realizzare tale obiettivo la valutazione dovrebbe operare un confronto tra i dati rilevati e gli obiettivi formativi. Tutto qui? Aggiungerei anche con i processi individuali di apprendimento! Perché bisogna tenere in considerazione le modalità individuali di acquisizione delle conoscenze e delle competenze”!

 

La valutazione e gli attuali test assegnano un valore alle tre dimensioni della formazione?

 

A questo proposito si indica che oggi i test “si preoccupano quasi esclusivamente di valutare solo la prima dimensione della formazione, il SAPERE, ed in tempo reale alla formazione ricevuta”.

Ma l’accrescimento della conoscenza coincide sempre con una modifica comportamentale? E valutando il SAPERE “abbiamo la certezza di valutare simultaneamente anche il SAPER FARE? E il SAPER ESSERE, la terza dimensione della formazione, continua ad essere un obiettivo anche nell’ultima fase del processo formativo oppure no”?

 

Da questo punto di vista la valutazione attuale, come oggi è normalmente effettuata, può assegnare un “bollino di qualità” alla formazione?

Può contribuire – continua a domandarsi la relatrice – “ad identificare e riconoscere i migliori soggetti formatori? È coerente e consequenziale a tutto l’iter formative precedente, laddove ben condotto, o tende a rimanere l’anello ancora debole della catena”?

 

Si sottolinea che i migliori soggetti formatori “devono cominciare a tenere in seria considerazione anche questa fase del processo formativo, perché essa potrebbe davvero assegnare un bollino di qualità alla formazione erogata”.

 

L’intervento si sofferma anche sui test di valutazione in rapporto agli obiettivi individuali di apprendimento.

 

Se si dice normalmente che la valutazione sia l’ultimo anello della catena formativa, “allora vuol dire che esso si ricongiunge con il primo anello, la definizione dei propri obiettivi formativi. In questa prospettiva il processo di valutazione dovrebbe essere costruito prevedendo interventi finalizzati al riesame individuale dei propri obiettivi di apprendimento con quelli effettivamente raggiunti, per fissarne di nuovi nell’ottica di un processo di life long learning”.

 

Come poi definire il livello di difficoltà “giusto” dei test finali?

 

La relazione indica che se pensiamo agli obiettivi individuali di apprendimento “diventa ancora più difficile costruire adeguatamente i test e calibrare il loro livello di difficoltà. E soprattutto, ha senso che questo parametro sia definito totalmente dall’esterno”?

In questo senso il modello dell’etero-valutazione “comincia a perdere vigore”.

In realtà l'adeguatezza dei test dovrebbe “essere valutata in rapporto al campo complessivo dell'esperienza di un soggetto. Pertanto essa non dovrebbe comprendere solo una valutazione cognitiva, ma anche percettiva ed emozionale”.

 

Si può dunque parlare di auto-valutazione e se sì in che termini?

La visione della “valutazione che stiamo provando a costruire” – continua la relatrice - è pertanto quella di un processo che aiuta la costruzione progressiva non solo di prodotti attesi (le conoscenze e le competenze), ma anche dell’immagine di chi sta costruendo la propria identità di persona impegnata nel processo di apprendimento”. In questo senso si ha il passaggio dall’etero-valutazione all’auto-valutazione.

 

Dobbiamo dunque provare a pensare “ad un processo che permetta realmente all’adulto di acquisire la consapevolezza della modifica delle proprie conoscenze e competenze, in modo tale da riuscire a definire e sviluppare le successive aree di autoapprendimento! Il processo in tal caso gradualmente porterebbe al potenziamento di una competenza meta-cognitiva avanzata”. In questo senso la meta-valutazione “significa quindi applicare un processo di valutazione che valuta sé stessa. Implica la necessità di rendersi consapevoli del significato del valutare in un’ottica sistemica, con la finalità di rendere davvero coerenti i criteri di valutazione con gli obiettivi formativi individuali prefissati”.

 

Siamo dunque arrivati alla proposta: la meta-valutazione.

Dove autovalutarsi significa “sempre compiere un’operazione metacognitiva, operando un distanziamento dal proprio io, oggettivizzando la propria esperienza, il proprio vissuto, e guardarlo come altro da sé”.

 

Arrivando, infine, al ruolo del Formatore nel processo di meta-valutazione, si indica che bisogna “supportare chi apprende nella fase di auto-valutazione:

- facilitare la focalizzazione delle proprie strategie di apprendimento (diario formativo);

- individuare i momenti e le fasi decisive del processo, le nuove strategie apprese o potenziate;

- favorire il confronto tra pari, invitando alla condivisione dei risultati ottenuti;

- effettua re una rilettura critica dell’intero processo di apprendimento, confrontando i risultati ottenuti con gli obiettivi prefissati, analizzando nuove aree di sviluppo e decidendo nuove esperienze di apprendimento”.

 

È importante che il Formatore diventi anche Facilitatore “dell’autoconsapevolezza valutativa del soggetto in formazione”, un Formatore che “nel condurre e regolare le fasi finali di valutazione dei soggetti coinvolti, valuta anche sé stesso, condividendo con tutti i partecipanti anche i risultati relativi ai propri obiettivi di insegnamento”.

 

E si conclude che siamo dunque di fronte ad una nuova valutazione.        

Una valutazione che “non si preoccupi solo di verificare il cambiamento di un comportamento (da ‘non so’ a ‘so’, oppure da ‘non so fare’ a ‘so fare’)” ma soprattutto sia “capace di attivare percorsi di apprendimento autonomi, agendo al meglio e mobilitando strumenti e risorse”.

È necessario attivare una riflessione tra pari – formatore e partecipanti – per “generare una rilettura valutativa condivisa, in grado di essere motore di futuri e nuovi obiettivi formativi del gruppo e dei singoli partecipanti, compreso il formatore”!

 

 

“ La valutazione, ultimo anello del processo formativo: stato dell’arte e spunti di riflessione”, a cura di Giovanna Alvaro (membro del Consiglio Direttivo Nazionale e del Comitato Donne AiFOS–SOFiA, Direttore del Centro di Formazione Aifos TrendSolutions-Roma), intervento al convegno “L’efficacia della formazione e il monitoraggio dell’apprendimento” (formato PDF, 1.35  MB).

 

 

Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: Gianluca Angelini immagine like - likes: 0
10/03/2017 (14:10:39)
... a seguire si attendono con trepidazione suggerimenti concreti e concretamente applicabili di valutazione efficace da parte degli esperti dopo una così interessante trattazione da proporre ai partecipanti.
Rispondi Autore: matteo immagine like - likes: 0
14/03/2017 (15:14:11)
sono...realmente....senza parole
Rispondi Autore: Leonardo Lione immagine like - likes: 0
21/03/2017 (10:23:04)
atteso che è uno scandalo consentire la formazione FAD ai lavoratori, la valutazione dell'apprendimento tramite test è un mero adempimento burocratico e senza senso. piuttosto, al netto degli obblighi dei datori di lavoro, partiamo dal presupposto che per aumentare i livelli di sicurezza aziendale debbono cambiare i comportamenti dei lavoratori che, attraverso la formazione, dovrebbero metabolizzare una nuova cultura della prevenzione. e se ciò è vero, la verifica dell'apprendimento non può che avvenire attraverso l'osservazione dei comportamenti dei lavoratori, anche in chiave sicurezza, durante lo svolgimento delle proprie mansioni. solo questo aspetto ci può dare la dimensione di una formazione efficace, che andrebbe ripetuta per tutti coloro che dimostrano di non aver modificato i propri comportamenti.

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