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I datori di lavoro e la legalità come strumento di prevenzione
Un tema a cui si potrebbe accennare nei percorsi di formazione del datore di lavoro, anche se non connesso direttamente alle tutele in materia di salute e sicurezza, riguarda tutti quei possibili presidi e misure per proteggere le proprie attività dall'infiltrazione della criminalità organizzata.
Per parlarne ospitiamo oggi un nuovo contributo – dal titolo “Legalità come strumento di prevenzione” - di Renata Borgato, formatrice e docente, che ha già pubblicato sul nostro giornale diversi articoli sul ruolo del datore di lavoro e sui contenuti e modalità della sua formazione con riferimento anche a quanto previsto dall’ Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
Legalità come strumento di prevenzione
Uno degli aspetti che dovrebbe essere almeno accennato nella formazione dei datori di lavoro, pur non essendo specifico oggetto della programmazione del corso loro destinato, è relativo all’importanza dell’applicazione dei presidi legali e organizzativi che permettono di proteggere la propria attività dall'infiltrazione della criminalità organizzata e di contrastarne l’insediamento.
Spesso la presenza pervasiva del fenomeno mafioso non è sufficientemente percepita dando la fallace convinzione che il problema non esista nella propria realtà. A sfatare l’illusione che la mafia operi solo in alcuni, circoscritti territori (Sicilia, Calabria, Puglia) basterebbe la lettura di un recente libro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che documenta puntualmente una presenza della criminalità organizzata a Milano, nell’hinterland e in Lombardia che dura da quasi un secolo e che permette di cogliere le ricadute che essa ha anche sulla sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici.
Anche se i settori più esposti sono l’edilizia, la logistica, l’agricoltura, la movimentazione terra e lo smaltimento dei rifiuti è necessario che in tutti i posti di lavoro vengano implementati sistemi di prevenzione interni, vengano verificati rigorosamente partner e fornitori e venga denunciato immediatamente alle autorità competenti qualsiasi tentativo di estorsione o condizionamento, di usura o ogni comportamento anomalo.
È necessario che i Datori di lavoro siano consapevoli dell’esistenza del problema e di conseguenza si facciano carico delle misure da intraprendere nella propria impresa, coinvolgendo anche i dipendenti. È essenziale, per esempio, che chi gestisce acquisti e contabilità venga istruito a riconoscere i segnali di allarme quali, per esempio, offerte insolitamente basse o pressioni commerciali.
Più specificamente, il Datore di Lavoro può
- aderire a reti antiracket associandosi a organizzazioni locali o nazionali (come il circuito Addiopizzo o i progetti per imprese di Libera) in modo da far rete e non essere isolato di fronte alle eventuali minacce.
- adottare e aggiornare il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo 231/2001 inserendo specifici protocolli per prevenire i reati di criminalità organizzata e il riciclaggio.
- attivare canali interni sicuri e anonimi per consentire ai dipendenti di segnalare illeciti, condotte opache o tentativi di corruzione senza timore di ritorsioni ( Whistleblowing)
- analizzare a fondo la struttura societaria di fornitori, subappaltatori e partner commerciali, verificando i titolari effettivi per evitare contratti con aziende collegate ai clan (Due Diligence).
- richiedere all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) l'attribuzione del rating, uno strumento che certifica il rispetto di elevati standard di legalità aziendale (Rating di Legalità).
- sottoscrivere un accordo volontario stipulato tra Pubbliche Amministrazioni (solitamente le Prefetture) ed enti pubblici o privati (protocollo di legalità) il cui scopo principale è prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema economico e garantire la trasparenza e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Esso viene solitamente applicato nel settore dei contratti pubblici e degli appalti.
I punti cardine dei protocolli di legalità includono:
- controlli Antimafia con l’estensione delle verifiche (le cosiddette "informazioni antimafia") anche a subappaltatori e fornitori, a prescindere dal valore dell'opera.
- tracciabilità dei flussi finanziari con monitoraggio dei pagamenti per evitare il riciclaggio di denaro sporco.
Di particolare attinenza con la sicurezza nei luoghi di lavoro sono:
- il rispetto rigoroso delle normative su salute e sicurezza, diritti dei lavoratori e regolarità contributiva (es. DURC)
- i protocolli di cantiere che prevedono il tracciamento dei lavoratori tramite badge o registri per controllare l'accesso ai cantieri e prevenire il lavoro nero.
Per quanto riguarda la gestione finanziaria e contratti, il Datore di lavoro deve
- garantire la massima trasparenza finanziaria, eseguendo ogni pagamento esclusivamente tramite canali bancari tracciabili per neutralizzare il riciclaggio (Tracciabilità dei flussi)
- consultare le white list prefettizie e richiedere la documentazione antimafia (comunicazione o informativa) prima di stipulare contratti in settori ad alto rischio.
Come detto in premessa, non si tratta di argomenti specificamente inseriti nel programma della formazione dei datori di lavoro in materia di salute e sicurezza, ma di un’azione di sensibilizzazione al tema. Accennare a essi contribuisce a dare strumenti per la gestione responsabile della propria impresa e rinforza il concetto che il buon funzionamento di un’attività lavorativa, l’esistenza di un luogo di lavoro sicuro e sano dipendono da un’azione coordinata e sistemica che coinvolge l’intero funzionamento di essa.
Renata Borgato
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