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Stop al mercurio


Avviato anche in Italia il progetto Zero Mercury. I rischi, anche sanitari, derivanti dalla dispersione nell’ambiente di questo metallo.

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Riconvertire a tecnologia più pulita gli impianti cloro-soda con celle al mercurio e lo smaltimento in sicurezza del mercurio in surplus. Sono questi gli obiettivi della campagna “Stop al mercurio”, promossa da Legambiente, versione italiana del progetto europeo Zero Mercury curato dall'Eeb (European environmental bureau).

L’iniziativa di Legambiente intende sensibilizzare l'opinione pubblica, la politica, le aziende e i lavoratori sui rischi, anche sanitari, che comporta la dispersione nell'ambiente del mercurio.
Il “Programma nazionale di bonifica” del ministero dell’Ambiente conta 50 siti inquinati su cui intervenire.

L’attenzione di Legambiente si concentra sul monitoraggio dello stato di avanzamento delle operazioni di bonifica, sulla riconversione dei cicli produttivi più inquinanti o sulla chiusura di quelli più obsoleti e non ristrutturabili.
Il mercurio è un metallo pesante altamente volatile e molto persistente nell'ambiente.
“Elevate dosi di mercurio  - precisa Legambiente - possono essere mortali per l'uomo, mentre dosi ridotte possono avere gravi effetti sullo sviluppo neurologico, sul sistema cardiovascolare, quello immunitario e sull'apparato riproduttivo.”
Per la maggior parte delle persone nei paesi sviluppati, la più importante fonte di esposizione al mercurio è l’inalazione dei vapori di mercurio provenienti dagli amalgami dentali.

I processi biologici naturali possono trasformare il mercurio in un composto tossico, detto metilmercurio, che colpisce soprattutto l'apparato celebrale e il sistema nervoso.
L'esposizione al metilmercurio avviene perlopiù attraverso l'alimentazione. Il metilmercurio ha elevata capacità di accumularsi nei tessuti grassi e di concentrarsi nella catena alimentare,  soprattutto nella catena alimentare acquatica.
Il progetto europeo Zero Mercury prende spunto dalla Strategia comunitaria sul mercurio approvata nel gennaio 2005 dalla Commissione europea, che ha l’obiettivo di ridurre i livelli di mercurio nell’ambiente e quelli dell’esposizione umana soprattutto in relazione alla sua presenza nei pesci.

In ambiente acquatico le maggiori concentrazioni si raggiungono nelle specie al vertice della catena alimentare, e cioè tra i grandi predatori come il pesce spada o il tonno.

 


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