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Commissione di inchiesta: le criticità nel settore della logistica

Commissione di inchiesta: le criticità nel settore della logistica
Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Trasporti e magazzinaggio

12/05/2022

La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia si sofferma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore della logistica. Il facchinaggio, l’esternalizzazione, lo sfruttamento, le minacce e il fattore tempo.

Roma, 12 Mag – Le relazioni prodotte in questi dalle Commissioni di inchiesta sul fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali hanno costituto in questi anni un importante strumento di conoscenza delle tante criticità che riguardano le condizioni di lavoro, le forme di sfruttamento, le tutele mancanti o solo sulla carta. Criticità che sono spesso alla base del numero sempre troppo elevato di infortuni e malattie professionali di cui spesso siamo veloci nel rilevare gli incrementi, ma meno nell’elencarne le cause.

 

Queste relazioni sono spesso un “tesoretto” di approfondimenti e riflessioni che è utile far conoscere e diffondere. Lo ha fatto nei giorni scorsi, ad esempio, Anna Guardavilla presentando un suo contributo sul tema dei preposti e partendo anche da quanto indicato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati nella recente “Relazione Intermedia sull’attività svolta” approvata dalla Commissione nella seduta del 20 aprile 2022.

 

 

Torniamo oggi a parlare di questa relazione intermedia soffermandoci brevemente (la relazione dedica al tema più di trenta pagine!) sulla sicurezza sui luoghi di lavoro nel settore della logistica (punto 4 della relazione); un tema più volte affrontato anche dal nostro giornale, ad esempio con riferimento alla presentazione di uno studio sulle condizioni di lavoro nella logistica.

 

Questi gli argomenti affrontati nell’articolo presentando gli argomenti su cui si sofferma oggi l’articolo di presentazione del saggio:


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Il settore della logistica e lo sfruttamento nel comparto del facchinaggio

La relazione della Commissione, che nella premessa del punto 4, si sofferma sulla cosiddetta “catena di produzione del valore”, ricorda che la logistica viene definita dalla British Standards Istitution (1991) come «l’organizzazione, pianificazione e realizzazione della movimentazione e impiego di persone e/o beni al fine di raggiungere un obiettivo» e si può intendere la logistica come la «scienza del predisporre e gestire un sistema logistico», “intendendo con il termine sistema, un complesso di componenti e le relative attività (rispettivamente infrastruttura e processi logistici)”.

 

Dopo aver descritto lo sviluppo della logistica, specialmente in ambito industriale, si indica che dagli anni Novanta “è andata affermandosi una nuova concezione di logistica, innescata molto probabilmente sia dalle trasformazioni tecnologiche ed organizzative avviate nelle imprese, sia dai cambiamenti nelle preferenze espressi attraverso i mercati”. E numerose imprese hanno “optato, per l’esternalizzazione dei processi prettamente logistici (trasporto e magazzino in particolare) presso operatori economici specializzati, preferendo focalizzare il proprio «saper fare» nelle attività aziendali core. Sono emerse così, le figure degli operatori logistici, intesi come vere e proprie attività economiche incentrate sulla gestione e il coordinamento di attività costituenti la filiera logistica”.

 

Il documento si sofferma poi sui comparti principali della logistica italiana, sui corrieri e sui conducenti di autocarri soffermandosi sul “punctum dolens del sistema”: il facchinaggio.

 

Si indica che nell’ambito del facchinaggio e dei servizi logistici di manipolazione intermedia delle merci, va evidenziato “come tali processi siano sempre più stati assegnati in outsourcing da parte delle aziende produttrici, che fino agli anni 2000 tendenzialmente provvedevano alla loro gestione internamente. Ciò ha generato una complessa catena di appalti e subforniture, la cui conseguenza principale è di scaricare i costi sugli attori più vulnerabili della filiera, ovvero le piccole cooperative ed imprese di facchinaggio”. 

 

Le condizioni di lavoro e le conseguenze sulla salute e sicurezza

Riprendiamo dalla relazione alcune indicazioni su un’indagine fiorentina che attraverso interviste in profondità a camionisti a lunga percorrenza, corrieri e magazzinieri, “ha analizzato le condizioni di lavoro lungo i diversi passaggi della catena di produzione delle merci (preparazione, trasporto a lunga percorrenza, consegna nel così detto «ultimo miglio» tramite corrieri)”.

 

In particolare, la dimensione temporale si è dimostrata come “particolarmente rilevante nell’analisi delle esperienze dirette dei lavoratori intervistati. L’imposizione da parte delle aziende di ritmi di lavoro poco sostenibili e al di fuori dei parametri del contratto nazionale, attraverso la richiesta di effettuare un numero di consegne/trattamento di merci elevato in un determinato arco temporale, è emerso come un elemento trasversale ai tre comparti”.

 

Si indica che per il rispetto del numero delle consegne da effettuare “il tempo di lavoro si dilata in alcuni casi fino a toccare oltre le dodici ore giornaliere. Per rispettare i ritmi di consegne, si può essere portati inoltre a infrangere il codice della strada e le eventuali sanzioni sono spesso a carico del lavoratore. In questo caso le ripercussioni sulla sicurezza del lavoratore sono molto critiche”. E anche “nel settore del trasporto a lunga percorrenza la dimensione temporale ritorna come un elemento rilevante. In questo settore sono emersi casi di pressioni da parte dei datori di lavoro per non fermarsi per il riposo o guidare molte più ore rispetto a quelle previste dal contratto nazionale. Le esigenze di carico e scarico e di movimentazione delle merci dentro quadri temporali definiti si scontra con i diritti dei lavoratori alla sosta e al risposo. Da qui le pressioni da parte dei datori di lavoro di infrangere le regole”.

 

Riguardo poi al lavoro nei magazzini le interviste hanno evidenziato “come la diffusione dell’e-commerce e la sempre più forte espansione degli acquisti on line – che hanno tempi di consegna rapidi, in alcuni casi in sole 24 ore – abbiano un impatto fortissimo sui processi lavorativi, sull’organizzazione della giornata e sugli orari. La conseguenza più rilevante è la difficoltà di programmazione, con la richiesta da parte dell’azienda di un’ampia disponibilità dovuta alla gestione dagli imprevisti. Le esigenze di velocità imposte dalla diffusione dell’e-commerce hanno un forte influenza sul rapporto fra vita lavorativa e vita extra lavorativa delle persone. L’ecommerce si è andato a innestare in una situazione già critica per quanto riguarda i tempi di lavoro e di consegna nel comparto del magazzino”.

 

Tra l’altro l’imposizione di ritmi e condizioni di lavoro non sostenibili “avviene in molti casi attraverso l’uso d’intimidazioni, minacce, ricatti e in alcune circostanze di violenza psicologica. La minaccia e il ricatto sono da considerare in senso lato: non solo minaccia di sanzioni penali, ma anche di perdita di diritti o privilegi, come una promozione, o di un peggioramento della condizione lavorativa (spostamento di altra sede, turni peggiori)”.

 

Spesso anche “le violazioni in termini di sicurezza e salute sono oggetto di ricatti e minacce”.

Nel comparto della logistica sono, infatti, “imposte condizioni di lavoro difformi dai contratti nazionali anche in termini di sicurezza e igiene. In particolare, i camionisti a lunga percorrenza riportano esempi di mancata pulizia e igiene dei mezzi di trasporto. Ciò costituisce una condizione ancora più pesante considerando che per gli autisti il camion è anche un luogo di vita oltre che di lavoro”.

Senza dimenticare le conseguenze psicologiche dell’imposizione dei ritmi non sostenibili, in un quadro di paura e di imposizione”.

 

È possibile declinare il tema della sicurezza e della salute in modo diversificato nei tre comparti.

Le condizioni di scarsa igiene e di scarsa manutenzione del mezzo di trasporto espongono “autisti e corrieri a un maggior rischio di infortuni e di malattie professionali”.

Mentre “le conseguenze sulla salute psichica del clima di intimidazioni e minacce che espone i lavoratori al rischio di stress e crisi psicologiche, sono invece principalmente presenti nel comparto del magazzino, come nel racconto di alcune lavoratrici descritto nella ricerca”.

 

L’esternalizzazione, il grave sfruttamento lavorativo e il fattore tempo

In definitiva dalla ricerca emerge “un modello di sfruttamento lavorativo che, pur tenendo conto delle specificità dei comparti, coinvolge trasversalmente i comparti del corrierato, dei trasporti a lunga percorrenza e del magazzino”.

 

Il quadro che ne deriva è “la presenza nei tre comparti di alcuni degli indicatori, individuati a livello internazionale e dalla normativa nazionale come segnali di grave sfruttamento lavorativo. In particolare:

  1. l’eccesso di straordinari («excessive overtime») e la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro e ai periodi di riposo;
  2. La presenza di intimidazioni e minacce («intimidation and threats»);
  3. l’abuso della vulnerabilità del lavoratore;
  4. la sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro”.

 

Si ribadisce che la dimensione temporale “è una delle più rilevanti per comprendere le dinamiche di sfruttamento. Il tempo del cammino della merce attraversa i vari passaggi: dal magazzino, al trasporto a lunga percorrenza all’ultimo miglio dei corrieri e di nuovo al magazzino, è imposto dal sistema e si scontra in molti casi con le esigenze dei lavoratori e le norme dei contratti nazionali. Le pressioni per il non rispetto delle norme coinvolgono spesso anche sistemi illegali per aggirare le norme sull’orario e il riposo (ad esempio, l’uso di una calamita applicata al crono tachimetro digitale dei camionisti a lunga percorrenza, che interrompe la misurazione del tempo di lavoro)”. 

 

Si segnala poi la debolezza della politica di esternalizzazione nel settore logistico che “risiede nelle irregolarità più o meno gravi (cooperative spurie, frequenti fallimenti o cambi di appalto fra le imprese appaltatrici) che si verificano nella filiera degli appalti e che determinano perdite economiche dirette e indirette alle imprese multinazionali. È perciò necessario che la politica di esternalizzazione dei servizi logistici alle cooperative venga modificata, almeno in parte, in direzione di una reinternalizzazione dei servizi logistici e della forza lavoro, tenuto conto di due ulteriori elementi”.

Si indica anche che se in primo luogo, “lo stop al sistema di sfruttamento lavorativo nelle cooperative e l’assunzione diretta nelle imprese committenti è la rivendicazione di fondo di alcune lotte dei lavoratori”, questa richiesta “sta incontrando l’interesse delle imprese logistiche maggiori e più votate all’internalizzazione dei mercati”.

 

Rimandiamo infine alla lettura integrale della relazione intermedia della Commissione parlamentare di inchiesta che, per quanto riguarda il settore della logistica, si sofferma anche su:

  • problematiche connesse ad appalti e subappalti
  • dati del Rapporto INL 2020
  • problemi della legalità e limiti del contrasto normativo;
  • persistenti difficoltà a perseguire penalmente il lavoro atipico
  • rilevanza penale dello sfruttamento lavorativo
  • riforma dell’apparato sanzionatorio.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati - Relazione intermedia sull’attività svolta approvata dalla Commissione nella seduta del 20 aprile 2022

 


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