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Zero Infortuni: sei proprio sicuro di raggiungere l’eccellenza?

Zero Infortuni: sei proprio sicuro di raggiungere l’eccellenza?
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

10/10/2014

Come affrontare gli infortuni di lieve entità? Alcuni consigli per un lavoro di squadra fra lavoratori, infermieri, preposti, Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, datori di lavoro. A cura di Sebastiano Trapani.

Zero Infortuni: sei proprio sicuro di raggiungere l’eccellenza?

Come affrontare gli infortuni di lieve entità? Alcuni consigli per un lavoro di squadra fra lavoratori, infermieri, preposti, Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, datori di lavoro. A cura di Sebastiano Trapani.

Catania, 10 Ott - Zero Infortuni. Complimenti! La tua azienda quest’anno è stata virtuosa in ambito di Salute e Sicurezza sul Luogo di Lavoro. Ma potresti dire “Zero” anche riguardo i  piccoli tagli, le leggere capocciate e tutti quelli eventi, apparentemente insignificanti, ma che potrebbero nascondere nel tempo insidie ed infortuni ben più gravi?
 
Nella maggioranza delle imprese italiane queste malcapitate occasioni lavorative passano spesso inosservate. Si sentono frasi del tipo “è solo una sciocchezza” e le cicatrici nel corpo diventano l’esempio di un lavoratore tosto che ha lavorato duramente e può esigere a fine giornata la sua busta paga.
 
Per chi crede nella Cultura della Salute e della Sicurezza non può essere così.

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Dalla comune pratica assistenziale svolta presso le infermerie aziendali, il dott. Paolo Pirreco si è accorto nel tempo che periodicamente alcuni lavoratori richiedevano una prestazione ambulatoriale per infortuni di lieve entità (ILE).
Per ILE intendiamo tutti quelli eventi infortunistici che non rappresentano un pericolo grave per l’incolumità del lavoratore e non comportano necessariamente un suo invio al Pronto Soccorso, ad esempio: piccoli tagli, escoriazioni, lievi abrasioni.
Inoltre, rientrano in questa categoria traumi modesti, quali: urti accidentali, traumi distorsivi ecc.
 
Per raggiungere l’eccellenza, bisogna costruire, attorno agli ILE, un vero e proprio processo integrato, con l’intento di coinvolgere tutti gli attori interessati alla Salute e alla Sicurezza sul Luogo di Lavoro.
L’obiettivo verso cui tendere è quello ridurre il numero di ILEnel tempo e di conseguenza il rischio residuo aziendale.
Allora sì, che potremmo dire a voce alta, certi di non nascondere scheletri nell’armadio: Zero Infortuni!
 
La nostra prossima missione sarà quella di scovare questi piccoli nemici, capire come affrontarli e sconfiggerli!
Qual è il primo passo per fronteggiare gli ILE?
Risulta fondamentale la fase di registrazione. Data la necessità di segnalare, in maniera chiara e standardizzata, consiglio di sviluppare un modulo. La redazione potrebbe essere a cura del personale infermieristico di stabilimento o dei preposti sul luogo di lavoro.
 
Nella fase di registrazione è essenziale considerare i dati relativi al lavoratore quali:  Nome, Cognome, Funzione aziendale, Tipologia di Danni/Lesioni.
Consiglio di annotare, inoltre, se l’infortunato indossava  DPI e se svolgeva un’attività routinaria. Occorre essere precisi nel trascrive i dati relativi all’evento quali: Data, Ora, Luogo e una Descrizione sintetica dell’accaduto.
 
Successivamente alla registrazione, il modulo deve essere tempestivamente inviato dal Personale Infermieristico o dai Preposti al Servizio di Prevenzione e Protezione.
 
L’RSPP e gli Addetti indosseranno i loro occhiali speciali da Sherlock Holmes ed inizieranno come segugi ad investigare sulle possibili cause dell’evento formalizzando un piano di azioni e/o procedure di contenimento necessarie. È doveroso coinvolgere l’alta direzione in questo processo.
 
Periodicamente, si potrebbero estrapolare dati numerici dai moduli di registrazione degli ILE per analizzarli statisticamente.
Potrebbe essere utile indagare sull’incidenza di tali eventi ed individuare eventuali similitudini tra un evento e l’altro. Riporto un esempio teorico e possibili spunti di riflessione.
                                                                            
 
                                                                        
        
Che consiglio dare dunque ai numerosi lettori di PuntoSicuro?
Vivere quotidianamente la Salute e la Sicurezza non lasciando nulla al caso, nemmeno un infinitesimo graffio.
 
 
Sebastiano Trapani
 
 

Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
 

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Rispondi Autore: ANTONIO FLORI immagine like - likes: 0
10/10/2014 (09:19:04)
Non condivido il termine ILE . Si deve parlare di infortunio quando l'evento è infortunio ai fini Inail ovvero che comporti 2 giorni di assenza dopo quello dell'evento.
In caso di infortuni di lieve entità si deve parlare di INCIDENTI o di Mancati eventi . Non per questo dico che è sbagliata la considerazione . Da sempre un buon gestore di una SGSL deve considerare i mancati eventi. Essi sono da trattare alla stregua delle non conformità alle quali devono seguire le azioni correttive.
Rispondi Autore: Eugenio Roncelli immagine like - likes: 0
10/10/2014 (09:31:12)
Il termine ILE è corretto: nella terminologia americana "Near miss" o "incident" vogliono dire che si è arrivati vicino ad un "accident" cioè ad un infortunio di qualsiasi entità per le persone (injury).
Trovo inoltre fortemente errato considerare solo e soltanto gli infortuni oggetto di segnalazione all'INAIL: si può e si deve fare di più se l'obiettivo è "ZERO incidenti"
Esiste il concetto di "Beyond Zero", cioè guardare oltre il semplice limite di zero incidenti.
Rispondi Autore: SEBASTIANO TRAPANI immagine like - likes: 0
10/10/2014 (11:11:08)
Eugenio, ti ringrazio molto per la considerazione. Hai colto la vera essenza del messaggio che intendevo condividere con i professionisti del settore. Il valore aggiunto che rende un sistema di gestione S&SLL eccellente è proprio il guardare oltre i numeri, come affermi, "oltre il limite di zero incidenti". Il triangolo della sicurezza di Heinrich lo conosciamo senz'altro tutti, ma la differenza la fa chi ha il coraggio di "tuffarsi dall'alto dell'iceberg" e riesce a toccare e scavare il fondo.
Rispondi Autore: Andrea Dibilio immagine like - likes: 0
10/10/2014 (17:09:55)
Mi sono occupato in passato di implementazione della OHSAS 18001 e confermo sulla validità di una corretta analisi dei near misses.
Per niente scontata e di fondamentale importanza!
Rispondi Autore: Giorgio LUDOVICI immagine like - likes: 0
11/10/2014 (20:02:44)
#Sebastiano:
Condivido pienamente il commento. Non mi dilungo in interpretazioni e considerazioni che annoierebbero i veri addetti ai lavori.
La cosa piú importante é la TRASPARENZA.
Poi possiamo parlare di tutto!!!
Rispondi Autore: Enrico Barboni immagine like - likes: 0
12/10/2014 (14:02:50)
Sono un auditor qualificato 18001 e mi occupo di rischio da incidenti rilevanti, ove notoramente si ammette il concetto di rischio residuo e lo "0 incidenti" fa sghignazzare tutti gli esperti. Sono pienamente d'accordo sul trattamento e analisi di quelli che io preferisco definire mancati infortuni (in quanto l'evento c'è stato, eccome), voglio solo però porre l'accento alcune considerazioni derivate dall'sperienza di decine di audit eseguiti negli ultimi anni.
In molte realtà si è a pochi infortuni/anno, e tutti lievi. La maggior parte di tali eventi ha una fortissima componente di casualità (es. l'inciampo che potrebbe avvenire in qualisiasi contesto fori da quello lavorativo, l'urto casuale contro una struttura fissa...), quindi rientrano nella definizione di rischio generico residuo non correlabile direttamente con cause violente lavorative.
Innamorarsi quindi della parola d'ordine 0 infortuni è a mio goidizio pericoloso, perchè porta a vedere l'evangelica pagliuzza tralasciando il palo. L'analisi degli eventi ha un'utilità solo se eseguita con rigorosi metodi statistici, tali ad esempio da rilevare una ricorsività negli eventi, quindi una correlazione causa/effetto. Spesso si perdono energie che potrebbero essere rivolte a cause di ben altro spessore attivando procedure di analisi di infortuni assolutamente casuali e non correlabili con cause lavorative (mi è capitato di trovare una richiesta di analisi di cause e piano di intervento per un inciampo nel cordolino di un marciapiede come se ne trovano a milioni nelle strade, senza che nessuno si scandalizzi). In qusto modo non si fa cultura della sicurezza, ma si perde tempo. In conclusione: ben venga l'analisi dei near misses, fondamentale, ne convengo, ma impariamo a farla rigorosamente, con i metodi che permettano di individuare e risolvere le cause effettive e cerchiamo di reimparare a essere ingegneri!
Rispondi Autore: SEBASTIANO TRAPANI immagine like - likes: 0
13/10/2014 (12:18:51)
#Giorgio:
Trasparenza & Coinvolgimento

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