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Covid-19: un vademecum del medico competente per la fase 2

Covid-19: un vademecum del medico competente per la fase 2
Redazione

Autore: Redazione

Categoria: Sorveglianza sanitaria, malattie professionali

15/05/2020

Le indicazioni dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e competenti per accompagnare il lavoratore nella fase 2 di rientro al lavoro.

Covid-19: un vademecum del medico competente per la fase 2

Le indicazioni dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e competenti per accompagnare il lavoratore nella fase 2 di rientro al lavoro.

L’Associazione Nazionale Medici d’Azienda (ANMA) ha pubblicato e aggiornato al 4 maggio un documento che possa aiutare i medici competenti ad accompagnare il rientro dei lavoratori nelle aziende, previsto con la riapertura delle attività lavorative dopo il periodo di lockdown causato dall’emergenza da Coronavirus.

 

Vademecum del medico competente

La cosiddetta “ FASE 2 di rientro al lavoro” nell’epidemia da COVID-19 determina l’esigenza di espandere le attuali misure di protezione dal contagio da SARS-CoV-2 della popolazione in generale alle fasi lavorative, alla persona al lavoro, per minimizzare le probabilità di trasmissione del contagio sia per il singolo lavoratore che per la comunità lavorativa che per la comunità in generale.

 

È stato affermato che il Medico Competente (MC) è chiamato ad inserirsi attivamente in questo processo, collaborando nella definizione di ogni elemento di carattere procedurale, organizzativo e tecnologico che ogni Impresa intende progettare - in funzione delle proprie caratteristiche - e successivamente attuare, in ottemperanza al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo 2020 da CGIL, CISL, UIL ed Associazioni datoriali su invito del Presidente del Consiglio dei Ministri ed integrato il 14 aprile 2020 (d’ora innanzi nel testo “Protocollo condiviso”).

 

L’apporto del MC nell’ambito del previsto “Comitato aziendale per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo condiviso” è rivolto alla verifica delle modalità generali di attuazione delle misure di protezione dal contagio, ma il suo ruolo è molto più ampio dovendo procedere alla identificazione del profilo di rischio della persona al lavoro in funzione del rischio di contagio.

 

 

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Informazione ai lavoratori sull'uso dei dispositivi di protezione dal rischio biologico causato da virus ai sensi dell'Articolo 36 del D.Lgs. 81/2008
 

Le Indicazioni del documento

La multifattorialità delle condizioni che concorrono e possono interagire su ogni persona che deve recarsi al lavoro dev’essere analizzata per definire il “profilo di rischio COVID-19 del lavoratore”. Tali condizioni sono sintetizzabili in quattro ambiti:

a. lo stato di salute, comprendendo la c.d. “condizione di fragilità”;

b. la situazione sierologica, ossia lo stato di immunità nei confronti del virus SARS-CoV-2;

c. le occasioni di contagio nel tragitto casa-lavoro e viceversa;

d. le occasioni di contagio nell’ambiente di lavoro.

 

Il Vademecum si pone l’ambizioso obiettivo di fornire al MC linee di indirizzo metodologiche, accompagnate da qualche riferimento bibliografico e qualche strumento operativo per poter svolgere in

modo professionalmente corretto e al meglio delle attuali conoscenze scientifiche e tecniche il proprio ruolo ed i propri compiti in questa fase eccezionale della vita sociale e lavorativa.

 

Il contributo insostituibile del MC è quello di fornire una valutazione razionale in merito a se e quando un lavoratore, che ha un proprio profilo di rischio legato alle sue caratteristiche individuali, può riprendere il lavoro in ragionevole sicurezza nella specifica propria situazione lavorativa che, a sua volta, ha un proprio profilo di rischio.

 

La domanda per il MC è quindi: il profilo di rischio del lavoratore è compatibile con il profilo di rischio del suo lavoro?

 

Queste note procedurali sono quindi in primis uno strumento di lavoro del MC, una sorta di stetofonedoscopio per ascoltare il SARS-Cov-2 e poter prendere decisioni e/o fornire indicazioni che abbiano

un fondamento razionale e scientifico, in modo semplice, pratico e operativo tipico dello stile ANMA, cercando di rispondere alla forte esigenza di chiare indicazioni operativamente praticabili, più volte espressa dagli Associati e da molti Colleghi, ormai sempre più insofferenti al diluvio di norme, documenti tecnici, Linee Guida o di indirizzo di Enti, Associazioni Scientifiche, Istituzioni, compresi Organi di Vigilanza e Autorità Istituzionali, in una cacofonia assordante e spesso contradditoria che non risulta certo di aiuto a chi deve quotidianamente operare sul campo.

 

Il Vademecum, come tutti i documenti associativi, si colloca ovviamente nell’ambito della liceità ma individua anche alcune criticità della normativa attuale e propone come affrontarle nel tentativo, arduo ma indispensabile, di superare la attuale confusione nella quale ciascun livello istituzionale emette proprie “grida”, spesso poco chiare e tra loro contraddittorie, nella speranza - ci auguriamo non vana - che si definiscano indirizzi normativi nazionali chiari e precisi pur con la necessità di spazi per l’applicazione a situazioni locali particolari e specifiche, come più volte richiesto da ANMA alle pubbliche autorità.

 

Inutile tuttavia negare che della Covid-19 si sa ancora molto poco, di conseguenza il Vademecum considera i riferimenti scientifici consolidati e validati, evitando “fughe in avanti”, accogliendo altresì con

favore ogni indicazione utile di altre Associazioni scientifiche, professionali o tecniche.

 

È a tutti evidente come la situazione dell’epidemia sia in continua e rapida evoluzione e quindi un Vademecum non può che essere in progress: consolida quanto ad oggi noto ma si aggiorna in continuo

seguendo l’evoluzione della situazione epidemica e delle conseguenti misure adottate dalle Pubbliche Autorità. Per questo ANMA è aperta al contributo di tutti i Soci e di chiunque ritenga di avere qualcosa di utile da offrire ai Colleghi, è infatti lecito pensare che il continuo e costante feedback di esperienze sia lo strumento per mitigare e debellare gli effetti del contagio da SARS-CoV-2.

 

Indice

1. Introduzione

2. Accompagnare il lavoratore al rientro al lavoro

2.1. Valutazione del rischio epidemico COVID-19

2.2. Indicatori per la definizione del rischio di contagio personale del lavoratore

2.2.1. Indicatore AT: caratteristiche territoriali e condizione locale della diffusione virale nel domicilio abituale

2.2.2. Indicatore T: tragitto casa/lavoro

2.3. Indicatore AL: parametri per la definizione del rischio azienda

2.4. Indicatore M: parametro relativo alla mansione - Organizzazione del lavoro

2.5. Indicatori P biologici

2.5.1. Genere

2.5.2. Età

2.5.3. Abitudini di vita

2.5.4. Stato di salute

2.6. La situazione anticorpale

3. Sorveglianza Sanitaria

4. Gestione delle persone “fragili” al lavoro

4.1. Riferimenti normativi

4.2. Lavoratori interessati

5. Gestione casi positivi e contatti stretti

5.1. Comunicazione di caso sospetto o positivo che perviene all'azienda dall'esterno

5.2. Gestione dei lavoratori che manifestano sintomi al lavoro

 

Allegati

A.1. I progetti di indagine anticorpale sulla popolazione al lavoro: lo stato dell’arte

A.2. La misurazione della temperatura in accesso in azienda

A.3. Esempio di lista di controllo per la verifica delle condizioni minime di sicurezza per l'esecuzione della Sorveglianza Sanitaria ex art. 41 D. Lgs. 81/08 durante l'emergenza da epidemia COVID-19

A.4. Modulistica

 

 

Covid-19 Fase 2 – Accompagnare il lavoratore al rientro al lavoro - Vademecum del medico competente (pdf)

 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: cristina immagine like - likes: 0
16/05/2020 (11:45:30)
Buongiorno , sono Cristina un'infermiera presso struttura per anziani convenzionata. Dietro certificazione per fragilità, rispetto alla patologia, del mio MC e del mio MMG sono rimasta a casa fino 30 aprile.
Sono rientrata in servizio il 1 maggio come se nulla fosse ossia dovevo passare tramite MC per una " rivalutazione"? per conoscere se e quali misure di tutela l'azienda avrebbe adottato?
Inoltre ho saputo proprio ieri che i miei colleghi asl tramite loro MC non sono ancora rientrati in servizio dietro segnalazione.
Quindi vi chiedo sev è possibile questa ben distinta e diversa decisione a tutela della fragilità dei lavoratori.
Il mio lavoro di infermiera è lo stesso dei colleghi ospedalieri o territoriali.!!
Cosa devo fare? Penso che tutti i MC debbano seguire dei protocolli di tutela , quindi non agire secondo la propria idea , simpatia, o pressioni dell'azienda
Grazie per la vostra attenzione , Aspetto presto un chiarimento.
Rispondi Autore: Antonino Pandetta immagine like - likes: 0
16/05/2020 (12:43:06)
Sono un lavoratore fragile con patologie cronniche diagnosi effettuata dal mc volevo sapere se il governo ha prorogato la scadenza del 30 aprile 2020

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