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COVID-19: sulla valutazione dei rischi da esposizione ad agenti biologici

COVID-19: sulla valutazione dei rischi da esposizione ad agenti biologici
02/03/2020: Polmonite da Coronavirus (Covid-19), influenza, aggiornamento della valutazione dei rischi da esposizione non intenzionale/occasionale ad agenti biologici e misure di prevenzione e protezione. A cura dell’avvocato Rolando Dubini.
 

È evidente che in questa fase emergenziale correlata alla diffusione inaspettata sul nostro territorio del nuovo coronavirus, il tema dell’eventualità che sia obbligatorio, utile o inutile un aggiornamento della valutazione dei rischi biologici è un tema delicato che genera opinioni diverse. Per questo motivo, dopo i precedenti articoli sul tema, abbiamo deciso di continuare a parlarne e pubblicare anche il parere dell’avvocato Rolando Dubini.

Parlare di questa eventualità, magari cercando di individuare anche le particolari situazioni lavorative e/o territoriali per cui potrebbe valere, può essere utile in attesa di un chiarimento definitivo da parte degli organi istituzionali.


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Il rischio biologico
Formazione sui rischi specifici dei lavoratori che operano con agenti biologici del Gruppo 3 (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

 

Indicazioni normative

Articolo 28 - Oggetto della valutazione dei rischi

1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) … deve riguardare tutti …i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari ...

 

Articolo 271 - Valutazione del rischio [biologico]

1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:

a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;

b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;

c) dei potenziali effetti allergici e tossici;

d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;

e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;

f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

2. Il datore di lavoro … adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative…

4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’ALLEGATO XLIV, che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi, il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.

5. Il documento di cui all’articolo 17 è integrato dai seguenti dati:

a) le fasi del procedimento lavorativo che comportano il rischio di esposizione ad agenti biologici;

b) il numero dei lavoratori addetti alle fasi di cui alla lettera a);

c) le generalità del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi;

d) i metodi e le procedure lavorative adottate, nonché le misure preventive e protettive applicate;

e) il programma di emergenza per la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione ad un agente biologico del gruppo 3 o del gruppo 4, nel caso di un difetto nel contenimento fisico.

6. Il rappresentante per la sicurezza è consultato prima dell’effettuazione della valutazione di cui al comma 1 ed ha accesso anche ai dati di cui al comma 5.

 

Articolo 272 - Misure tecniche, organizzative, procedurali

1. In tutte le attività per le quali la valutazione di cui all’articolo 271 evidenzia rischi per la salute dei lavoratori il datore di lavoro attua misure tecniche, organizzative e procedurali, per evitare ogni esposizione degli stessi ad agenti biologici.

2. In particolare, il datore di lavoro: ...

b) limita al minimo i lavoratori esposti, o potenzialmente esposti, al rischio di agenti biologici;

c) progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a

proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici;

d) adotta misure collettive di protezione ovvero misure di protezione individuali qualora non sia possibile evitare altrimenti l’esposizione; ...

h) definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti ...

 

I rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori

La Valutazione dei Rischi aziendale dovrebbe già contenere il capitolo del “ rischio biologico, anche se inteso come rischio INDIRETTO [esposizione non deliberata ad agenti chimici n.d.r.] e non per l’uso deliberato di specifici agenti biologici; stante quella che potremmo definire una “globalizzazione negativa” di nuovi e sempre più subdoli rischi per i luoghi di lavoro, ritengo che un capitolo ampliato su questi “rischi” andrebbe sempre compreso nel Documento completo, anche per una sempre maggiore “promozione della salute”. [Medico Competente Dott. Luigi Del Cason, Intervista a Punto Sicuro]

 

1. Premessa

Il 31 dicembre 2019 le autorità cinesi hanno segnalato un focolaio di polmonite da cause sconosciute nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Il 9 gennaio 2020 la task-force cinese grazie alle tecnologie molecolari ha isolato l’agente eziologico: un nuovo ceppo di coronavirus, denominato provvisoriamente 2019-nCoV, non identificato prima nell'uomo.

 

Il 12 febbraio 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha identificato il nome definitivo della malattia in COVID-19, abbreviazione per coronavirus disease 2019.

 

Nello stesso giorno la Commissione internazionale per la tassonomia dei virus (International Committee on Taxonomy of Viruses - ICTV) ha assegnato il nome definitivo al virus che causa la malattia: SARS-CoV2, sottolineando che si tratta di un virus simile a quello della SARS. L’emergenza di sanità pubblica internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC9) è stata dichiarata dal Direttore generale dell'OMS il 30 gennaio 2020.

 

Nella Conferenza stampa del Capo della protezione civile Angelo Borrelli alle ore 12 del 27 febbraio 2020 sono stati comunicati i dati italiani: 528 persone colpite da Covid-19 con incremento di 128 casi, rispetto alle ore 18 del 26 febbraio, di cui:

- 14 deceduti

- 42 guariti (di cui 1 dimesso)

Le persone contagiate sono così suddivise per Regione:

  • 305 Lombardia. Rispetto al 26 febbraio ore 18, si è verificato un incremento di n. 47 casi
  • 98 Veneto. Rispetto al 26 febbraio ore 18, si è verificato un incremento di n. 27 casi
  • 97 Emilia Romagna. Rispetto al 26 febbraio ore 18, si è verificato un incremento di n. 50 casi
  • 3 Piemonte
  • 3 Lazio (si tratta di due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani e del ricercatore dimesso, tutti guariti)
  • 3 Marche. Rispetto al 26 febbraio ore 18, si è verificato un incremento di n.2 casi
  • 3 Sicilia (comitiva proveniente dalla provincia di Bergamo)
  • 2 Toscana
  • 2 Campania
  • 11 Liguria.
  • 1 Abruzzo
  • 1Trentino Alto Adige

 

I primi casi in Italia

Il primo caso di trasmissione secondaria si è verificato all'Ospedale di Codogno il 18 febbraio 2020.

La maggioranza dei casi rilevati è in isolamento domiciliare e non necessita di cure ospedaliere.

 

La principale differenza con l’influenza è che quando siamo di fronte al Coronavirus le difficoltà respiratorie si manifestano «subito, nei primi giorni». Rispetto all’influenza il coronavirus provoca più facilmente complicanze a carico del sistema respiratorio come «polmoniti gravi e polmoniti interstiziali».

 

Come ha spiegato il professor Fabrizio Pregliasco "la malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, è banale e non è contagiosissima, come possono esserlo, ad esempio, il morbillo o la varicella, ma è piuttosto comparabile all’influenza. La ragione per cui le istituzioni hanno adottato dei provvedimenti di sanità pubblica è che si tratta di un virus nuovo, per cui nessuno di noi ha gli anticorpi. Quindi lo scenario è quello della spagnola del 1918. La malattia non è grave ed è poco contagiosa, ma se si lasciassero le cose come sono, senza prendere provvedimenti, ci ritroveremmo in una situazione in cui in 6/8 settimane il 35-40% della popolazione sarebbe contagiato".

 

2. La valutazione del rischio biologico deliberato, potenziale, occasionale

Non esiste solo il rischio biologico deliberato, ma anche quello occasionale e potenziale:

D.Lgs. n. 81/2008 - Art. 266- 1. Le norme del presente Titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.

Il rischio biologico va inquadrato ai sensi dell’articolo 271: il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi per la salute derivanti dall’esposizione agli agenti biologici presenti nell’ambiente di lavoro.

Il rischio biologico può essere sia deliberato (ovvero gli agenti biologici sono introdotti o presenti in maniera deliberata nell’ambito del ciclo produttivo) sia potenziale od occasionale. Sulla base degli esiti della valutazione è poi tenuto a porre in atto le misure necessarie a ridurre o eliminare, se possibile, l’esposizione agli agenti potenzialmente patogeni.

Per la valutazione del rischio l’articolo 28 comma 2) lettera a) D.Lgs. n. 81/2008 dispone che “la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione”.

 

3. Obblighi inderogabili del Datore di lavoro

In caso di epidemia dichiarata dalle autorità sanitarie internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità OMS) e del paese (Ministero della Salute, Regione competente) il datore di lavoro deve aggiornare il documento di valutazione dei rischi, individuare misure di prevenzione e protezione, istruire, informare e formare il datore di lavoro, il tutto in stretta collaborazione con il medico competente.

 

Il lavoro che implica contatto continuativo col pubblico, o con colleghi, tra i quali è probabile la presenza di soggetti contagiosi, espone il lavoratore nell'ambiente lavorativo ad un rischio biologico che attiene la posizione di garanzia del datore di lavoro ex art. 2087 c.c. e D. Lgs. n. 81/2008, articoli 271 e 272 in particolare.

 

Il rischio da Coronavirus (Covid-19), o da epidemia influenzale, è rischio professionale se il lavoratore è esposto a tale rischio nel luogo di lavoro dove il datore di lavoro ha deciso debba essere svolta la prestazione lavorativa in misura significativa e per elevata presenza di pubblico e di colleghi il cui stato di salute riguardo l'epidemia non è ragionevolmente verificato.

 

Concettualmente è esattamente come il rischio rapina, se ragionevolmente prevedibile, deve essere oggetto di valutazione dei rischi.

Deve essere oggetto della valutazione dei rischi datoriale, nonchè di conseguente individuazione di istruzioni finalizzate alla prevenzione e protezione, e di DPI necessari ed adeguati.

 

Il Titolo X del D.Lgs 81/2008, relativo all’esposizione ad agenti biologici sul luogo di lavoro, sancisce una serie di obblighi inderogabili quali la valutazione del rischio, la messa in atto di misure tecniche, organizzative, procedurali e igieniche, l’informazione, la formazione e l’addestramento dei lavoratori nonché la sorveglianza sanitaria; per gli agenti biologici classificati nei gruppi 3 e 4 anche l’istituzione del registro degli esposti e degli eventi accidentali e quello dei casi di malattia e decesso.

 

E se il rischio di infezione da agenti biologici - compreso dunque quello relativo all’influenza da virus oppure la più grave polmonite da coronavirus ( Covid-19) - è più alto nel comparto sanità, vi sono altri contesti lavorativi che possono essere interessati in modo piuttosto significativo dal rischio di infezione da influenza pandemica, dagli aeroporti, all’attività di assistenza familiare, esercizi commerciali con elevato afflusso di pubblico, tatuatori ecc.

 

Nel caso poi di epidemia particolarmente virulenta tutte le attività umane possono essere esposte al rischio di infezione.

 

È possibile distinguere quattro livelli di rischio per gli operatori:

1. Occupazioni a rischio di esposizione molto alto [operatori sanitari (OS) che eseguono manovre che generano aerosol su pazienti noti o sospetti per aver contratto il virus, OS o laboratoristi che raccolgono o manipolano campioni provenienti da soggetti noti o sospetti per aver contratto il virus].

2. Occupazioni a rischio di esposizione alto [OS adibiti a mansioni assistenziali nei confronti di pazienti noti o sospetti per aver contratto il virus; OS adibiti al trasporto di pazienti noti o sospetti per aver contratto il virus pandemico all’interno di ambulanze, OS che eseguono autopsie di pazienti noti o sospetti per aver contratto il virus pandemico; addetti alle camere mortuarie].

3. Occupazioni a rischio di esposizione medio [lavoratori del pubblico impiego addetti agli sportelli, lavoratori nel settore del trasporto aereo e navale, personale scolastico, lavoratori del settore alberghiero, forze dell’ordine, lavoratori del commercio, in particolare addetti alle casse ecc.].

4. Occupazioni a rischio di esposizione basso [impiegati di uffici senza accesso al pubblico].

 

Le norme universali di protezione e prevenzione del rischio biologico hanno un valore generale e devono essere applicate ogni qualvolta si manifesti un rischio biologico potenziale, ipotetico/ occasionale:

  • rischio potenziale in ambito professionale: condizione nella quale le attività lavorative svolte possono comportare una possibile esposizione ad una condizione di potenziale pericolo;
  • rischio ipotetico/occasionale in ambito professionale: condizione nella quale le attività lavorative svolte in presenza occasionale di microrganismi pericolosi o potenzialmente tali, possono ipoteticamente dar luogo ad un’esposizione capace di causare l’insorgenza di un danno alla salute del soggetto esposto.

 

Parte della valutazione verrà sviluppata applicando gli articoli 271 e 272 e seguenti del D. Lgs. n. 81/2008, un’altra parte può essere svolta, scrivono Ravanelli, Di Lorenzo, Aguzzi, come una “composizione di valutazione dei rischi suddivisa per SCENARI STANDARD, di agile lettura e di rapida applicazione al mutare degli eventi.

Indipendentemente dallo scenario di prima applicazione, alla data di redazione del presente DVR, è compito del datore di lavoro, definire lo scenario di appartenenza dell’azienda al variare delle condizioni”.

 

Gli autori indicano che l’eventuale modifica dello scenario di appartenenza “può pertanto essere deciso e reso evidente ai fatti (compresa la ‘data certa’)” anche “mediante comunicazione scritta tracciabile da parte del datore di lavoro”.

 

Nel caso del “primo scenario (bassa probabilità di diffusione del contagio) – “ipoteticamente ascrivibile a zone nelle quali non siano presenti, nell’intera provincia, conclamati casi di contrazione della malattia o a tutti gli altri casi in cui si ritenga di definire “bassa” la probabilità di diffusione (in relazione allo stato dei fatti)” - il Datore di Lavoro “ritiene, al minimo, di adottare le seguenti misure di prevenzione e protezione:

  • Informazione a tutti i lavoratori in merito al rischio, mediante diffusione capillare [...];
  • Affissione, in uno o più punti visibili della sede di lavoro, nonché nei servizi igienici e nelle mense e/o zone ristoro, del ‘decalogo’ [...]. Tale manifesto dovrà essere sostituito quando dovesse essere emesso un similare ritenuto dalle autorità più aggiornato o più completo;
  • Affissione, nei servizi igienici aziendali, nei pressi dei lavamani, nonché nelle mense e/o zone ristoro ove siano presenti lavandini, delle ‘istruzioni grafiche per il lavaggio delle mani’ ...;
  • Stretto controllo sugli accessi esterni (intesi come fornitori e/o appaltatori), per la limitazione al minimo dei contatti con i propri lavoratori. Se necessario, dotazione agli stessi di mascherina chirurgica;
  • Allontanamento immediato dal lavoro di qualunque lavoratore manifesti sintomi ascrivibili a quelli del coronavirus e interdizione per lo stesso al rientro al lavoro fino ad accertata negatività rispetto al virus o a completa guarigione”.

Nel caso di secondo scenario (media probabilità di diffusione del contagio) andranno adottate, scrivono i nostri tre autori, le seguenti “misure di prevenzione e protezione:

  • Tutte le misure indicate per Scenario 1;
  • Dotazione di dispenser distributori di igienizzante alcoolico per le mani agli ingressi aziendali, con cartello indicante la necessità di disinfezione delle mani all’ingresso presso la sede di lavoro (valido anche per l’ingresso di utenti esterni);
  • Uso di guanti in lattice monouso da parte dei lavoratori che debbano interagire con materiali / prodotti da scaffale, permanentemente esposti alla clientela;
  • Una attenta e puntuale valutazione delle eventuali ulteriori azioni da mettere in atto per lavoratori appartenenti a fasce di popolazione sensibili rispetto al rischio (minori, lavoratori oltre i 60 anni, lavoratori con nota immunodeficienza o che la dichiarino per la prima volta, avvalorandola con atti … anche le donne in stato di gravidanza, pur non essendoci ad oggi alcuna informazione di letteratura che indichi l’incidenza del virus sul feto ...);
  • Dotazione di disinfettanti per superfici a base alcoolica e panni di carta usa e getta, al minimo per le postazioni/uffici destinati ad accogliere utenti esterni;
  • Limitazione al minimo indispensabile di attività di front office nei confronti di utenti esterni: si preferiranno, ove possibile, gestioni telefoniche. Ove non possibile, saranno valutate opzioni di front office con predilezione delle postazioni munite di vetro di protezione”.

 

Serve “adottare nelle pratiche di lavoro misure di prevenzione cosiddette ‘universali’ che in ogni situazione, indipendentemente dalla natura infettiva dei campioni trattati e delle condizioni di igiene del lavoro, garantiscano la assenza di una esposizione, così da raggiungere il controllo o l’abbattimento del ‘rischio di natura ed entità incerta’ connesso a queste attività” [da Influenza e prevenzione, Autori Vari, Rivista Prevention and Research ].

 

Con riferimento alle “Raccomandazioni generali ad interim per la riduzione del rischio espositivo in corso di pandemia influenzale nei luoghi di lavoro” del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, il sito indica che in ambito sanitario [ma ovviamente non solo sanitario] - laddove il documento di valutazione dei rischi (DVR) evidenzia la presenza di un rischio da agenti biologici - il datore di lavoro:

  • “verifica che le misure di prevenzione contenute nel DVR, compreso l’uso dei DPI, siano conformi a quanto previsto dalle indicazioni scientifiche e circolari ministeriali specifiche relative al virus [oggetto di prevenzione e protezione];
  • adegua all’attuale evento pandemico le azioni di prevenzione da mettere in atto, soprattutto per quanto riguarda l’informazione, la formazione, le procedure e l’organizzazione del lavoro, l’utilizzo dei DPI”.

 

Gli interventi a seguito della valutazione del rischio saranno finalizzati a due obiettivi:

1. ridurre la trasmissione del virus;

2. ridurre il rischio che un lavoratore suscettibile si infetti.

 

L’ISPESL ha individuato tre tipi di misure da adottare:

  1. Strutturali: riguardano l’ambiente nel quale viene svolta l’attività lavorativa (es. barriere fisiche di protezione, presidi per il lavaggio delle mani);
  2. Organizzative: riguardano le procedure da adottare sul luogo di lavoro per informare e proteggere il lavoratore (es. istruzioni per il lavaggio delle mani, per la corretta igiene respiratoria);
  3. Comportamentali: riguardano gli atteggiamenti da intraprendere da parte del singolo lavoratore (es. utilizzo dei dispositivi di protezione individuale) [si vedano I documenti Ispesl sull’Influenza A).

 

Linee guida per il Monitoraggio e il controllo sull’applicazione del D. Lgs. 626/1994 - Linee guida regionali, giugno 1997 riportano le Linee Guida Cee per effettuare la valutazione dei rischi – Direzione Generale V – III Sezione m che citano ESEMPI DI SITUAZIONI E DI ATTIVITA' LAVORATIVE CHE RICHIEDONO UNA VALUTAZIONE DEI RISCHI, e tra questi:

“6. ESPOSIZIONE AD AGENTI BIOLOGICI

a) Rischio di infezioni derivanti dalla manipolazione e dall'esposizione non intenzionale a microorganismi, esotossine ed endotossine.

b) Rischio di infezioni dovute all'esposizione non intenzionale a microorganismi (per es: legionella liberata dai sistemi radianti di raffreddamento [ma anche epidemie ecc. n.d.r.]).

e) Presenza di allergeni”.

 

Va qui segnalato l’utile documento per redigere la valutazione del rischio biologico nei casi di uso non deliberato di tali agenti: “ Valutazione del rischio biologico. Relazione sulla valutazione del rischio biologico correlato all’improvvisa emergenza legata alla diffusione del virus SARS-CoV-2 (cosiddetto ‘coronavirus’) causa della malattia Covid-19 (Art. 271 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.)”, a cura dell’Ing. Andrea Ravanelli, del Dott. Fabio Di Lorenzo e della Dott.essa Irene Aguzzi.

 

4. La giurisprudenza: omessa valutazione del rischio biologico

 

Cassazione Penale, Sez. 3, 27 luglio 2017, n. 37412 - Impresa agricola e inidonea valutazione dei rischi specifici. Esposizione al rischio biologico e necessaria nomina del medico competente

 

Il tribunale ha correttamente evidenziato, in maniera approfondita, tutti gli elementi posti a base della condanna, giacché il documento per la valutazione dei rischi, presentava nel caso di specie numerose incongruenze e incompletezze (in un'impresa agricola dedita all'allevamento principalmente di ovini, ma anche di suini e bovini risultavano indicati soltanto dipendenti adibiti alla pulizia delle stalle, rispetto ai quali peraltro, non erano analizzati con completezza i relativi rischi; pure essendo analizzati i rischi per le attività di coltivazione, ossia aratura erpicatura, fertilizzazione dei terreni, falciatura e trinciatura, non era indicato alcun lavoratore addetto, sul posto era presente una voliera con pollame senza che l'attività di avicoltura fosse indicata, non erano analizzati i rischi legati all'uso di attrezzature meccaniche dell'attività di allevamento, pur presenti né risultavano indicate le mansioni specifiche dei dipendenti).

 

Del pari congrua e logica appare la motivazione allorché evidenzia l'omessa indicazione del rischio biologico specifico esistente in una delle lavorazioni (in particolare correttamente evidenziando la sentenza impugnata come mentre il documento riconosceva la presenza di rischi biologici a pagina 47 non analizzava i rischi legati alla possibile presenza di agenti patogeni veicolati dagli animali, nonostante vi fossero lavoratori addetti alla mungitura e allevamento esposti a tali rischi biologici (derivanti dal contatto con gli animali).

 

La giurisprudenza di questa corte ha, in numerose occasioni, chiarito come non è solo l'assenza ma la incompletezza del DVR a concretizzare l'ipotesi di reato, giacché, ritenendo diversamente, tale redazione assumerebbe un significato solo formale.

 

Da ciò correttamente deduceva, altresì, il tribunale, la necessità della nomina di un medico competente per la sorveglianza sanitaria, non nominato nonostante vi fosse l'esposizione al rischio biologico derivante dall'allevamento di animali”.

 

 

Fonti:

- https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4241-polmonite-da-nuovo-coronavirus-cina.html

- http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=81701

- http://weekly.chinacdc.cn/en/article/id/e53946e2-c6c4-41e9-9a9b-fea8db1a8f51

 

 

 

Rolando Dubini, avvocato in Milano, cassazionista

 

 

 

Scarica la sentenza di riferimento:

Corte di Cassazione Penale, Sez. 3, 27 luglio 2017, n. 37412 - Impresa agricola e inidonea valutazione dei rischi specifici. Esposizione al rischio biologico e necessaria nomina del medico competente.

 

 

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Rispondi Autore: Carlo Alghisi - likes: 0
02/03/2020 (06:19:18)
“Il legislatore ha ben definito quali siano i cambiamenti che impongano un aggiornamento formale del DVR e sono sempre circoscritti al concetto di RISCHI PROFESSIONALI,

Tutta la normativa prevenzionale riguarda gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Non credo che un'infezione da COVID-19 possa rientrare tra queste, stanti le regole attuali.
Altrimenti, qualunque tipo di rischio:
- che non nasce all'interno dell'organizzazione di lavoro,
- che non è prevenibile dal datore di lavoro,
- che non è legato alla mansione espletata ed all'attività lavorativa,
diverrebbe automaticamente oggetto di un DVR con relative misure e conseguente programma di miglioramento.

Non mi pare una strada percorribile.

Ovviamente, questa è la mia opinione personale.”
Rispondi Autore: Giovanni Carpani - likes: 0
02/03/2020 (07:27:53)
Buongiorno,
ritengo l'articolo interessante con alcuni spunti di riflessione utili da un punto di vista legale.

Da tecnico della sicurezza ritengo che le idee proposte siano poco applicabili per i seguenti motivi:
1) la valutazione del rischio biologico è effettuata considerando i 4 gruppi in cui sono divisi gli agenti e non valutando ogni singolo di essi. Se così fosse, sarebbero da valutare anche la pertosse, gli orecchioni, etc.. considerando le ricadute su differenza di genere e di età.
2) in generale, l'esposizione a tale agente non si può considerare come rischio professionale, esclusione fatta per personale sanitario o che deliberatamente analizza e studia questo virus. In questa esclusione, però, vedasi considerazione precedente.

Fatta questa premessa, quindi, mi sembra assurdo aggiornare il DVR, mentre concordo pienamente con l'adottare attività di informazione e formazione per il personale. Ritengo sia più quest'ultima una reale misura di prevenzione e protezione, che non un mero atto burocratico, come poi, parliamoci chiaro, sarebbe l'aggiornamento documentale.

In definitiva questo confronto mi porta anche a riflettere sull'enorme distanza ancora presente in Italia tra chi deve applicare la normativa e chi la deve "giudicare": distanza ancor più accentuata purtroppo dalla alta interpretazione soggettiva.

Buona giornata,
Giovanni Carpani
Autore: Danilo Zulian - likes: 0
07/03/2020 (14:42:52)
Condivido appieno
Rispondi Autore: Filippo - likes: 1
02/03/2020 (07:29:53)
Fortunatamente è solo una lettura del tutto personale altrimenti staremmo freschi..ci sarebbe una Vdr e un successivo documento per qualsiasi cosa..pure l'influenza stagionale..speriamo di non essere bannato o bloccato per questo commento...ah no, qui non siamo su un gruppo Fb :)
Rispondi Autore: Riccardo borghetto - likes: 0
02/03/2020 (07:36:44)
Articolo lunghissimo e noioso con conclusioni sbagliate. Si tratta di una emergenza sanitaria planetaria in cui le misure vengono decise dall'autorità. Redigere il Dvr non è ne obbligatorio ne utile tranne nei casi previsti dal D.lgs 81 / 08.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
02/03/2020 (07:54:26)
Articolo lunghissimo, che si fatica a leggere, ma che conclude, per me, con l'errore di considerare un obbligo dove non c'è. No, mi spiace, il DVR da coronavirus non va aggiornato se NON rappresenta un rischio professionale per i lavoratori o quando fuori dalle attività dell'All.XLIV del D.lgs.81/08.
Spero che questo commento non venga cancellato, come invece successo in altri luoghi del web, solo perché contrario alla visione dell'autore dell'articolo.
Rispondi Autore: Roberto Volpi - likes: 0
02/03/2020 (08:01:32)
Articolo di chi fa sicurezza solo sulla carta e che trae conclusioni assolutamente personali e in disaccordo con prassi consolidate. Siamo alla fantasicurezza!
Rispondi Autore: Dani Mass - likes: 0
02/03/2020 (08:03:09)
Cortesemente, non alimentate la psicosi da DVR, ci pensano già le regioni ad appesantire un apparato decisionale molto ma molto confuso. Altra cosa :medici competenti non hanno la stessa conoscenza di medici di ps,pneumologi o infettivologi per cui farei affidamento solo a questi ultimi.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
02/03/2020 (08:16:48)
Volevo solo aggiungere che la sentenza, secondo me curiosamente citata, riguarda una attività agricola, stessa attività richiamata nell'All.XLIV al punto 2, quindi ovviamente tenuta alla VdR biologici. Ovviamente qui si sta discutendo di una cosa differente, ovvero attività palesemente fuori dall'alveo dell'allegato citato e lavorazioni ove il rischio da contagio non sia legato al lavoro. Quindi, no aggiornamento DVR, SI attenersi alle indicazioni del Ministero.
Rispondi Autore: Andrea Valeri - likes: 0
02/03/2020 (08:25:57)
Inappropriato e fuorviante. L'azienda citata non potrebbe mai e poi mai escludere la valutazione del rischio biologico, mentre sono moltissime le aziende esonerate dal farlo. Atteniamoci ai dettami di legge senza interpretazioni fantasiose. La sicurezza in Italia non ha bisogno di appesantimenti burocratici derivanti da fissazioni e personalismi.
Rispondi Autore: Andrea Rotella - likes: 0
02/03/2020 (08:36:36)
È stupefacente come, a distanza di 26 (diconsi VENTISEI) anni dal primo recepimento della Direttiva 89/391/CEE ancora ci sia qualcuno, per di più un avvocato, che non abbia ancora compreso che il limite della valutazione è quello dei rischi professionali.
Dubini cita e riporta l'art. 28, ma lo censura delle parti che lo smentiscono: «La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori...».
Il legislatore con l'inciso «anche nella scelta, ecc.» intendere chiaramente fornire un esempio - non esaustivo - di rischi nei confronti dei quali si deve rivolgere l'attenzione del datore di lavoro.
E come si vede sono tutti rischi di origine professionale.
Anche quando, con il D.Lgs. n. 81/2008, si introdusse l'esplicito riferimento allo stress, il legislatore specificò «Lavoro-correlato», lasciando intendere che l'unica componente oggetto di valutazione era quella professionale, come infatti appare evidente anche dalla metodologia in uso più diffusa per la sua valutazione, che analizza solo caratteristiche stressogene dell'organizzazione.
Avv. Dubini, il datore di lavoro non è un novello Giobbe sul quale un Dio-legislatore crudele fa ricadere qualunque possibile sciagura per verificare la sua capacità di tenuta.
Il datore di lavoro è tenuto a valutare esclusivamente i rischi specifici (derivanti cioè dalle particolari condizioni dell’attività lavorativa svolta e/o dell’apparato produttivo dell’azienda) e i rischi generici aggravati (quelli che pur essendo comune a tutti i cittadini hanno una maggiore probabilità di verificarsi o possono produrre un maggior danno in ragione dell'attività lavorativa svolta).
Non per tutte le attività lavorative il nuovo coronavirus è un rischio specifico o rischio generico aggravato.
Rispondi Autore: Francesco Forte - likes: 0
02/03/2020 (08:57:13)
Vorrei dare qualche consiglio alla redazione:
-cortesemente evitate articoli troppo lunghi
-cortesemente evitate di usare troppo avvocatese altrimenti diventa un quotidiano forense
-cercate di mantenere una linea univoca sul coronavirus, non potete pubblicare un articolo simile dopo averne pubbicati altri dai contenuti contrari
Tutto questo lo dico da assiduo vistro lettore
Rispondi Autore: Riccardo Raviolo - likes: 0
02/03/2020 (08:57:18)
Non scrivo opinioni personali: mi limiteró ad inserire gli articoli di Legge, in ordine cronologico, e ad evidenziare brevemente ciò che la Legge esplicita chiaramente, considerando l'art 12 delle pre-leggi secondo cui:

"Art. 12 Interpretazione della legge"
Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore."

Da qui scrivo dell'81/08 evidenziando con i segni >> >rischi professionali>presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività>rischi professionali>tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.>2. In particolare, il datore di lavoro:
a) evita l'utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente;
Rispondi Autore: Andrea Quaranta - likes: 0
02/03/2020 (09:00:16)
Articolo che tecnicamente presenta delle lacune e dei concetti basilari errati, come già espresso dai colleghi. Invito la redazione di Puntosicuro, per i quali ho profonda stima avendo anche partecipato di persona al ventennale tenutosi a Bologna a fine ottobre, di dare spazio a professionisti validi del settore per settore, come di solito fa, tenendo presente alcuni aspetti. Qui non si vuole impedire di negare lo spazio per togliere la democrazia o negare il libero pensiero, ma far scrivere cose oggettivamente veritiere. Fintantochè la lettura viene fatta da tecnica navigati, l'errore è subito colto, ma la mia considerazione nasce dal fatto che codesto giornale, stimabile e valido ai fini della crescita professionale, è letto anche da novelli del settore, per i quali personalmente non ritengo positivo leggere palesi inesattezze o essere fuorvianti, questo solo di perdere credibilità.
Rispondi Autore: Riccardo Raviolo - likes: 0
02/03/2020 (09:01:00)
Purtroppo le parole nelle risplste sono contingentate e il mio commento é risultato tronco.
Riassumendo: si tratta sempre di rischi professionali.
Non ai aggiorna il DVR per il Covid.
Si rilegga bene l'art 2 nelle definizioni di SPP.
Rispondi Autore: Vincenzo Di Guida - likes: 0
02/03/2020 (09:02:40)
Purtroppo non può essere così.
Il rischio va valutato solo se deriva da agenti che fanno parte del ciclo di lavoro.
Perché allora l’autore non si sofferma anche sul rischio da radiazioni gamma (notoriamente una radiazione ionizzante), potenzialmente possibile in caso di cataclisma cosmico?
Suvvia, la norma non esiste per sé ma per regolamentare un’attività umana tanto necessaria come quella di lavorare e produrre. Comprendo che Dubini sia un avvocato e non un tecnico ma il DL.81/08, se letto come Dubini lo propone, condurrebbe al blocco di tutte le attività lavorative.
Rispondi Autore: Salvatore Zaffina - likes: 0
02/03/2020 (09:07:02)
Concordo con tutta l’impostazione dell’articolo. Il rischio biologico per CoV-19 deve essere valutato al pari degli altri rischi presenti negli ambienti di lavoro. Non è detto che sia presente per tutti gli ambienti ma questa conclusione non può che essere a valle di una valutazione dei rischi che, in virtù delle competenze specifiche, non può che prevedere la collaborazione al datore di lavoro dei medici competenti. I casi di infezione avvenuti in Ospedale a Codogno tra gli operatori sanitari sono da ritenersi avvenuti per causa di lavoro, in occasione di lavoro e provocato una patologia di origine professionale. Affermare che non sia un rischio professionale è un’affermazione da fare solo dopo che si è fatta la valutazione del rischio. Altrimenti è come si sta correttamente facendo, nelle aziende non si dovrebbero adottare tutte le misure di prevenzione (procedure, DPI, allontanamento, etc) che sono conseguenti alla valutazione del rischio.
Rispondi Autore: Erika Grosso - likes: 0
02/03/2020 (09:08:52)
Mi permetto di dissentire dalla linea interpretativa proposta in questo articolo.
Il rischio di subire infezione da Coronavirus e conseguentemente sviluppare la connessa malattia per tutte le attività lavorative di tipo NON sanitario, NON è un rischio lavorativo o professionale che dir si voglia: non ho una maggior probabilità di incontrare il nostro simpatico virus andando in ufficio rispetto ad andare a fare shopping in un centro commerciale (che nella mia Regione, per inciso, non hanno mai chiuso).
Pertanto trattandosi di rischio non professionale, non risulta pertinente l'aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi.
Rispondi Autore: pojani fabrizio - likes: 0
02/03/2020 (09:17:30)
Concordo con quanti ritengono NON pertinente ai rischi endogeni all’attivita’ il coronavirus.
la lunghezza dell’articolo mi sembra seguire una vecchia regola del foro ; “ se non puoi convincerli .,,confondili””
Rispondi Autore: Andrea Gobbi - likes: 0
02/03/2020 (09:26:35)
Concordo con i colleghi. Questa emergenza non è un rischio professionale da gestire nel DVR, se non nelle attività direttamente coinvolte.
Basta attenersi alle disposizioni ministeriali ed eventualmente informare i lavoratori sulle stesse.
Rispondi Autore: Andrea Camplone - likes: 0
02/03/2020 (09:27:39)
Il decreto parla di rischi professionali pertanto non ritengo necessario valutare il nulla perché se valutassimo questo dovremmo valutare anche il raffreddore. Ormai pur di guadagnare ci inventiamo di tutto
Rispondi Autore: Franco Maina - likes: 0
02/03/2020 (09:30:02)
Arringa troppo lunga e noiosa da leggere. Non si può essere d'accordo con l'autore per il semplice e banale motivo che il "rischio da coronavirus" non è un rischio professionale, per cui atteniamoci ai consigli del ministero e/o invitiamo i datori di lavoro a farlo .
Rispondi Autore: Mirco Bigarini - likes: 0
02/03/2020 (09:35:02)
Non concordo con Avv. Dubini, l'articolo è pretestuoso e non risulta coerente con la valutazione dei rischi in quanto è un problema di Sanità pubblica la cui responsabilità e relativa valutazione è in capo al Governo centrale ed alle Regioni, è cura del DDL attenersi strettamente alle disposizioni emanate da questi organi, aggiungo inoltre che la mia azienda non usa deliberatamente agenti biologici e che non rientra tra quelle dell'allegato XLIV.

Con questo articolo a parere mio è pregiudicata l'autorevolezza di Punto Sicuro riferimento per tanti professionisti del settore, con tutto il rispetto per Avv. Dubini redattore dell'articolo.
Rispondi Autore: Massimo Zucchiatti - likes: 0
02/03/2020 (09:47:21)
Concordo con la maggioranza dei colleghi. Vorrei solo precisare che non sempre i rischi "nascono" all'interno dell'organizzazione lavorativa. Infatti, ad esempio, una maestra alla scuola dell'infanzia non (normalmente) è soggetta a rischio biologico ma se la persona è in gravidanza (e questo di solito non dipende dal tipo di lavoro) , allora il rischio si modifica per la maestra (rischio di genere ? o semplice applicazione del d.lgs 151 del 2001?) . Si concorda per il covid-19 su buona informazione evitando carte che poi come quasi sempre restano nel cassetto. Ma mi chiedo: il Datore di Lavoro "deve" interessarsi su eventuali "portatori di covid.19" provenienti dalla "zone rosse" che vengono chiamati all'interno della propria attività lavorativa ? Penso a ditte che chiamino un rappresentante o un collaboratore del paese "X" risaputo centro con diverse persone contagiate. Grazie
Rispondi Autore: fabio novi - likes: 0
02/03/2020 (09:48:37)
Articolo assolutamente avulso dalla realtà: chiunque abbia un minimo di esperienza sul campo può capire che un ragionamento del genere, se fosse valido, potrebbe essere paragonato a qualunque rischio esogeno. Anche la presenza di un circo vicino ad una impresa, allora, dovrebbe rendere obbligatorio da parte del datore di lavoro l'aggiornamento del dvr per il rischio aggressione da parte di animali selvatici, qualora questi dovessero fuggire. Inoltre il tutto contrasta palesemente con le indicazioni fornite nel DPCM 1 marzo 2020, dove, tra le altre cose, viene imposto l'obbligo di utilizzo di dpi (mascherine) SOLO da parte di personale sanitario impegnato nell’assistenza ai malati di covid 19 o da parte di chi è stato contagiato.
Addirittura nelle zone rosse si prescrive “la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano al di fuori dell'area”, cosa che già da sola basterebbe a far cadere tutto il ragionamento sopra esposto
Rispondi Autore: Francesco Morittu - likes: 0
02/03/2020 (09:49:14)
Avv. Dubini, in questo articolo, secondo me, lei vede la questione solamente da un punto di vista giuridico, ma non da un punto di vista tecnico, del resto lei è avvocato e i tecnici che hanno commentato sono tecnici. La questione su chi fa uso deliberato di agenti biologici o delle attività comprese nell'allegato XLIV penso la abbiano già sviluppata ampiamente i colleghi nei precedenti commenti. Le chiedo solamente questo, come un aggiornamento del DVR (stiamo parlando di carta) possa effettivamente influire maggiormente delle direttive emanate dal ministero della salute sottoforma di informativa? Oltretutto lei parte da un presupposto che il DVR e la relativa valutazione siano eseguiti in maniera impeccabile, ma nella realtà sa benissimo che non sempre è così, ecco perchè stiamo parlando di carta alla fin fine. Io da tecnico punterei più sul corretto rispetto delle procedure anche quelle basilari, le quali vengono spesso violate persino negli ambienti in cui il rischio biologico è alto.
Rispondi Autore: SILVIA - likes: 0
02/03/2020 (10:06:01)
Sono in completo disaccordo con l'interpretazione fornita in questo lungo articolo circa una legge che andrebbe unicamente "letta" e applicata, e non veicolata a seconda delle necessità e delle psicosi del momento. Obblighiamo anche i datori di lavoro a fare un aggiornamento del rischio chimico ogni volta che c'è un blocco fino agli Euro 4 o 5 nelle città per eccessiva presenza delle polveri sottili? Vengono inoltre citati articoli, precedentemente pubblicati dalla rivista, che fornivano indicazioni errate circa l'uso dei DPI per Coronavirus, ovvero le mascherine: ricordo che i virologici e gli epidemiologi dell'OMS, del Ministero, ecc., hanno ben specificato che sono necessarie unicamente qualora si presentino sintomi virali, in quanto non sono un dispositivo che protegga le persone sane! Inutile quindi dotare tutti i lavoratori di tale dispositivo!
Trovo inoltre fazioso citare una sentenza di un campo molto circoscritto come quello del settore agricolo per cui il D.Lgs. 81 stesso impone la valutazione. E' necessario fare le corrette distinzioni tra attività lavorative già normate in merito, e quelle per cui non vi sia differenza tra l'essere a lavoro o meno, in tema di esposizione a virus influenzali che colpiscono ovunque (guarda caso, principale diffusione si ha avuta in una discoteca e non in un posto di lavoro).
Quello che delude maggiormente, però, è come la rivista non operi una minima scrematura circa i contenuti degli articoli e non dia una lettura univoca della legge.
Rispondi Autore: Aurora Brancia - likes: 0
02/03/2020 (10:06:06)
resto sconcertata nel leggere l'ennesima travisazione del contenuto, oltre che della ratio giuridica , del d.lgs. 81/08 da parte di questo 'autore'.
E ciò che più mi sconcerta è che la Redazione di Punto sicuro continui a rendersi di fatto propalatrice di tali travisazioni, più che mai inopportune in simili frangenti.

Giusto ieri è stato emanato un DPCM sulle misure urgenti di contenimento del contagio , modulato geograficamente, sulle misure di informazione e prevenzione sull'intero territorio nazionale, sulla esecuzione e monitoraggio delle misure (affidati ai Prefetti) e da nessuna parte si parla di questo aggiornamento dei Documenti di Valutazione dei Rischi da parte dei Datori di Lavoro.
Il minimo che se ne possa dire è che l'avv. Dubini ignora persino che l'Igiene Pubblica ha valenza prioritaria e prevalente anche sulla regolamentazione specifica dell'Igiene Occupazionale.
Al pari di coloro che magari non lo ignorano ma pure inducono ulteriori, ingiustificabili quanto immotivati, timori sanzionatori al mero fine di specularci a fini personali.
Rispondi Autore: Mattia - likes: 0
02/03/2020 (10:17:10)
Quindi, con l'ultima frase Lei sostiene che oltre all'aggiornamento del DVR, si debba procedere alla nomina del MC e alla sorveglianza sanitaria per la totalità delle attività lavorative nessuna esclusa?
Onestamente non ne sono convinto ne nella forma che nella pratica, modesto parere.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
02/03/2020 (10:17:21)
@Salvatore Zaffina, lei cita i casi degli operatori dell'Ospedale di Codogno. Ma ha letto qui di cosa si parla? Per tali operatori è innegabile che l'argomento passi per la VdR in quanto gli stessi sono soggetti obbligati. Invece qui si prova a fare chiarezza nel dire che tale rischio NON va valutato nel merito del DVR in TUTTE le attività, ma solo di quelle che riguardano mansioni di lavoratori professionalmente esposti o rientranti nei casi dell'All.XLIV (come il caso degli agricoltori, riportato nella sentenza citata).
Autore: SALVATORE ZAFFINA - likes: 0
02/03/2020 (11:34:28)
Concordo con lei sul fatto che la valutazione del rischio, le misure di prevenzione e le procedure siano necessarie in TUTTE le attività lavorative a rischio (per es. attività sanitarie). Questo è l'approccio per tutte le attività lavorative ed è diverso dall'affermare che NON bisogna fare la valutazione del rischio. Se il datore di lavoro, supportato dal medico competente e dal RSPP, ritiene che non ci sia rischio non deve procedere ad alcuna valutazione. Quello che ho difficoltà a comprendere è perchè non si debba considerare questo agente biologico alla stregua degli altri .... Continuerò a leggere i commenti che finora non mi hanno purtroppo convinto.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
02/03/2020 (10:25:13)
Non ritengo che l'articolo sia troppo lungo, a volte un articolo tecnico o tecnico-giuridico che vuol fare chiarezza su un argomento richiede l'elencazione di premesse basilari di spiegazioni, di esemplificazioni ecc. Siamo su un sito per addetti ai lavori
Detto ciò, ritengo che sia sbagliato il contenuto.
Provo a dirlo in maniera diversa rispetto a tutti quelli che mi hanno preceduto:
se in situazioni ordinarie un lavoratore prendesse l'influenza o altra malattia, grave o meno, perché un collega l'ha avuta prima di lui, il datore di lavoro è forse sanzionato ex D.Lgs.81/08? Doveva forse indicare nel DVR che chi è influenzato deve mettersi in mutua? Doveva scrivere nel DVR l'elenco di tutte le malattie possibili, indicando procedure specifiche per ogni malattia?
Direi proprio di NO.
Che in generale, nei procedimenti giudiziari, sia meglio avere tonnellate di carta in più piuttosto che in meno, è noto (poi cmq si va anche a vedere se quella carta era resa viva-operativa). Ma questo stile di 'tutela' non giustifica a mio parere l'abnormità della soluzione proposta, perché altrimenti davvero sarebbe interpretabile ugualmente qualsiasi cosa, come dagli esempi di chi mi ha preceduto qui sotto.
Rispondi Autore: Cristian Capuani - likes: 0
02/03/2020 (10:35:27)
Un successone eh avvocato?

Al di là delle battute, però, credo che la serietà di una redazione sia quella di prendere una posizione.

Il problema qui non è rappresentato da tutti i colleghi che sono intervenuti evidenziando le inesattezze riportate dal Dubini.
Il problema è che articoli del genere vengono letti anche da colleghi meno esperti che potrebbero non avere l'esperienza e la consapevolezza necessaria a separare il grano dall'oglio.
Se questi colleghi poi ce li ritroviamo all'interno degli Odv, il danno è evidente.
Rispondi Autore: MICHELE LANCIANO - likes: 0
02/03/2020 (10:49:54)
Articolo prolisso e anacronistico visti i vari disposti istituzionali.
Credo che il confronto sia utile, ma la posizione espressa nell'articolo è stata ormai ampiamente superata. Inoltre l'articolo riporta inesattezze, riferimenti e considerazioni fuorvianti. Credo che la redazione debba effettuare verifiche più puntuali o dare maggiore risalto ai commenti ai vari articoli, per tutelare la credibilità della testata. A memoria ricordo di aver già dovuto fare lo stesso commento per un articolo che riguardava il PSS, perarltro dello stesso autore, per cui rinnovo l'invito alla redazione a voler "verificare" i contenuti degli articoli prima di pubblicarli.
Rispondi Autore: Stefano - likes: 0
02/03/2020 (10:59:27)
Buongiorno, volevo sapere se l'obbligo per l'aggiornamento del dvr per il rischio biologico da coronavirus vale anche per le scuole primarie e secondarie. Grazie

Stefano
Rispondi Autore: Paolo Borelli - likes: 0
02/03/2020 (11:10:55)
Interpretazione personale di Dubini, con toni da *** avvocatizia, senza alcun riscontro tecnico. Dispiace che Puntosicuro abbia deciso di dare parola all'interpretatore folle che non accetta commenti o discussioni alla sua personale interpretazione del testo unico sicurezza. 81/08 parla di esposizioni professionali, altrimenti bisognerebbe valutare anche il rischio di atterraggio alieno sopra al proprio capannone industriale. Non fatevi ammaliare da interpretazioni giuridiche fini a se stesse.
Rispondi Autore: Francesco Ventura - likes: 0
02/03/2020 (11:56:24)
Un collage di copia incolla venuto male, partirei da qui. Quanto ai contenuti, sull’inconsistenza degli stessi vale quanto detto da chi mi ha preceduto e da quanto già ribadito sulla tematica all’autore in altri contesti social.
La cosa che più mi lascia perplesso è che la redazione di una rivista così autorevole come PuntoSicuro non faccia una verifica preliminare circa i contenuti degli articoli che pubblica, ma soprattutto che non abbia una linea editoriale univoca. Non si può pubblicare a distanza di pochi giorni articoli diametralmente opposti nell’interpretazione di uno stesso problema, soprattutto in una fase così delicata. Invito quindi la redazione a fare una seria riflessione e a fornire magari dei chiarimenti visto che per me ma credo per tanti siete comunque IL punto di riferimento sulla SSL. Buon lavoro.
Rispondi Autore: GiBol - likes: 0
02/03/2020 (11:56:53)
E' noto il detto: - chi si muove per primo la vince. Un buon avvocato deve avere sempre una tesi da portare avanti, ovvero per difendere la causa, deve interpretare la norma con fini "speculativi".
Nel caso COVID-19 allo stato delle cose, mi sembra eccessivo lo zelo nel promuovere la valutazione del rischio per una "influenza" però: SENZA NESSUNA SPECULAZIONE...
La vicenda "veneziana" dei 3 sanitari contagiati dal paziente, mostra quanto siano stati incauti, non adeguateti formati, addestrati e consapevolizzati. Il che sta ad indicare la scarsa efficacia della formazione, la mancata verifica preventiva della adeguatezza e famigliarità con le situazioni potenzialmente pericolose. Per ora sono in attesa di sviluppi, ovvero come sarà gestita "asl Serenissima" la vicenda. Cosa sarà chiamato rispondere l'rspp e il datore di lavoro nel caso i tre lavoratori impugnassero il DVR e non fosse scritto passo dopo passo come si dovevano comportare.
Rispondi Autore: Samanta Soranno - likes: 0
02/03/2020 (11:56:57)
Concordo con i colleghi che l'articolo non ha ragion d'essere visto che l'esposizione al Nuovo Corona Virus non rappresenta un rischio professionale se non per quelle attività previste nell'all.XLIV del D.Lgs.81/08.

Il problema è che, finchè tale articolo lo leggono persone "competenti" ma soprattutto eticamente padrone della materia (l'eticamente deriva dal fatto che abbiamo visto la speculazione conseguita, anche da parte di chi, consapevolmente, sa che il DVR non va aggiornato se il COVID-19 non rappresenta un rischio professionale ma ha capito che può fare soldi facili incutendo terrore), il danno non viene fatto.
Ma se chi legge non ha sufficiente esperienza e, soprattutto, non si prende la briga di approfondire la questione e provare a farsi una sua idea, studiando seriamente la legge, cosa succede?

La redazione dovrebbe prendersi la responsabilità di valutare gli articoli che pubblica, perchè si rende complice di divulgare informazioni errate e soprattutto illecite.
Rispondi Autore: Redazione PS - likes: 0
02/03/2020 (12:02:32)
La redazione raccomanda il massimo rispetto delle opinioni degli autori e dei commenti dei lettori.

Dato che non esiste al momento una posizione ufficiale, nè una linea guida, è nostro dovere dare spazio a differenti opinioni per consentire a ciascuno di fare le proprie valutazioni.

Nel momento in cui sarà disponibile una posizione ufficiale, sarà nostra premura diffonderla tempestivamente.

Raccomandiamo educazione e rispetto al fine di un confronto costruttivo.

La redazione di Puntosicuro


Rispondi Autore: Federica Carminati - likes: 0
02/03/2020 (12:14:39)
Concordo pienamente con i molti colleghi che mi hanno preceduto nel commento a questo lunghissimo ed inutile articolo. Attendo una risposta dalla redazione , quantomeno nel rispetto della presa di posizione di questi professionisti seri e competenti .
Rispondi Autore: Arch. Riccardo Raviolo - likes: 0
02/03/2020 (12:34:59)
Chissà perchè ci sono diverse "dimenticanze" nel citare gli articoli di Legge.
A puro titolo esemplificativo l'art 272, comma 2, ha anche le lettere a), e), f), g), h), i), l), m) accuratamente scomparse per avvalorare la Sua tesi. Non si preoccupi, le inserisco qui io:

a) evita l'utilizzazione di agenti biologici nocivi, se il tipo di attività lavorativa lo consente;
e) adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico fuori dal luogo di lavoro;
f) usa il segnale di rischio biologico, rappresentato nell'allegato XLV, e altri segnali di avvertimento appropriati;
g) elabora idonee procedure per prelevare, manipolare e trattare campioni di origine umana ed animale;
h) definisce procedure di emergenza per affrontare incidenti;
i) verifica la presenza di agenti biologici sul luogo di lavoro al di fuori del contenimento fisico primario, se necessario o tecnicamente realizzabile;
l) predispone i mezzi necessari per la raccolta, l'immagazzinamento e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di sicurezza, mediante l'impiego di contenitori adeguati ed identificabili eventualmente dopo idoneo trattamento dei rifiuti stessi;
m) concorda procedure per la manipolazione ed il trasporto in condizioni di sicurezza di agenti biologici all'interno e all’esterno del luogo di lavoro.

Cancellare commi/lettere per avvalorare la propria tesi è segno di disonestà intellettuale.
Rispondi Autore: Avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:01:47)
Valutazione del rischio significa anche dichiarare che un certo rischio non è presente, assumendosene però la responsabilità di fronte ai lavoratori e alle autorità competenti.
Innanzitutto valutazione del rischio è anche valutare che un certo rischio non è attivo nel contesto aziendale, assumendosene la responsabilità in caso contrario. È così difficile da capire?
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
02/03/2020 (13:04:25)
Mi farebbe piacere leggere un intervento che dimostri, concretamente, cosa si potrebbe inserire di diverso/aggiuntivo nell'aggiornamento del DVR (ammesso e, a parere, non concesso) rispetto alle indicazioni fornite finora dal MinSalute.

Intendendo per "concretamente": prescrizioni/procedure CERTE su questo rischio nei confronti del quale esperti Virologi/Scienziati/Ricercatori offrono opinioni fra loro diverse perché ancora (sono dichiarazioni ufficiali) di questo virus non si hanno dati certi sulla sua origine e su come eliminarlo.

Questa "GENTE" sta alacremente lavorandoci sopra con una dedizione e spirito di sacrificio encomiabili mentre noi stiamo a spaccare il pidocchio in quattro per vedere se sia obbligatorio o no "scrivere" su un DVR "cose" già scritte da chi ne sa ed è più aggiornato di noi: il MinSalute, unica Istituzione di riferimento deputata al rilascio di qualsiasi indicazione e nei confronti della quale non è concessa diversa interpretazione se non attraverso dati scientificamente riconosciuti dagli Organi Istituzionali.

In questa situazione, i MC a quale fonte istituzionale e certa si possono "appoggiare" per risolvere l'obbligo (secondo l'articolista on-line) in capo al DdL di un'impresa/azienda non inserita nell'elenco di cui all'All. XLIV se non, appunto, le indicazioni del MinSalute ?

C'è qualcuno che può affermare che le specifiche "precauzioni" prese all'interno di un ambito lavorativo (nei confronti del CoronaVirus) risultino diverse da quelle che deve applicare fuori da quest'ambito dove, tra l'altro, ha maggiori possibilità di essere contagiato ?

Se c'è chi può rispondere in modo CERTO e non attraverso proprie interpretazioni, attraverso conoscenze scientifiche condivise dagli Organi Istituzionali... lo faccia.
Sarebbe un contributo importantissimo e molto apprezzato.

Nel frattempo, mi sia consentito di dare a certe interpretazioni il giusto peso che meritano e affidarmi come consulente tecnico all'unica "interpretazione" messa a disposizione del MinSalute... per TUTTI (che comprendono le Persone dentro e fuori gli ambienti di lavoro).

PS: qualche collega ha accennato a lavoratori in ambito sanitario e in agricoltura (quest'ultima attraverso una sentenza di condanna di un DdL per non aver effettuato la valutazione del rischio biologico)
Entrambe queste due categorie, insieme ad altre, già dal licenziamento dell'81/08 e s.m.i. si leggono nell'elenco inserito nell'All. XLIV come "soggetti" obbligati alla valutazione di questo rischio.
Se qualcuno non l'ha fatto, giustamente, doveva essere condannato... che esempi sono ?
Sicuramente sono estranei ed ininfluenti all'argomento in trattazione e, sempre a parere, con possibili effetti fuorvianti per i neofiti e non.
In particolare verso le Figure deputate ai controlli che, senza approfondire la questione, potrebbero (a parere illegittimamente) applicare tout-cout l'interpretazione che non condivido dell'autore di questo articolo.

Ben vengano indicazioni Istituzionali in merito alle quali nessuno di noi vorrà sottrarsi.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:05:14)
La favoletta del rischio esogeno non professionale. ***** se in azienda entra un persona che starnutisce potentemente*** il datore di lavoro non deve fare nulla perché è un rischio esogeno non professionale? Dunque se avviene una rapina o una aggressione fisica il datore di lavoro non deve fare nulla perché è un rischio esogeno e non professionale? Dunque se mando all'estero un dipendente non devo fare nulla perché il rischio è solo quello professionale della mansione e il contesto è ininfluente? Bello credere alle favolette della minor tutela tecnologicamente fattibile dei lavoratori. Che violano tutte, senza eccezione alcuna, l'articolo 2087 del codice civile, questo sconosciuto
Rispondi Autore: attilio macchi - likes: 0
02/03/2020 (13:06:18)
Egregia Redazione,

come non c'è una posizione ufficiale (istituzionale penso si intenda)?

Come tutti sappiamo sono state emanate circolari e ultimo decreto (Dpcm 1 marzo 2020: per le aree rosse in dettaglio e per le altre zono in generale) e non c'è scritto da nessuna parte che le aziende debbano aggiornare la VdR relativamente a questo virus.

Questa è la posizione ufficiale istituzionale del legislatore. In sintesi: eseguite quanto richiesto su questi documenti evitando di ricamare.

Magari domani ci diranno di aggiornare la VdR e, nolenti o dolenti, ci si attiverà.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:07:00)
Tutti i rischi vanno valutati, nessuno escluso.
Non esiste alcuna definizione di "rischio professionale" nel D.Lgs. n. 81/2008. Invece il dettato dell'art. 28 è chiarissimo, TUTTI i rischi vanno valutati, inclusi rischi chiarante esogeni come la presenza di ordigni bellici in edilizia, le differenze di genere, il rischio rapina (che nessuno nega sia da valutare dove probabile) e aggressione, tutti i rischi dei lavoratori viaggianti, il rischio sismico (molte Asl lo pretendono, giustamente), il rischio epidemia per le mansioni più esposte, ecc. ecc.
Art 2 c. 1 lett. "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori
presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate
misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento
nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;

s) «rischio»: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione
ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione;"
Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
02/03/2020 (13:33:28)
Ancora con questi esempi messi lì come obblighi esogeni non codificati.

L'individuazione, analisi ed eliminazione/riduzione del rischio derivante dal ritrovamento di Ordigni Bellici E' OBBLIGATORIO !!!

Lei continua ad omettere obblighi ben individuati nell'81 come questo della BOB (art. 100 c. 1)
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:08:37)
Verifiche 231 e virus
Mi pare utile che come organismi di vigilanza 231 si vada ad approfondire le modalità valutative e procedurali aziendali relative ai rischi di contagio (influenze stagionali e coronavirus) correlate alla frequenza di contatti umani potenzialmente contagiosi, il tutto ai sensi degli art. 15, 17, 28, 30, 269 e segg. D.Lgs. n. 81/2008 e 2087 c.c. al fine di prevenire i reati presupposto omicidio e lesioni personali colpose d violazione delle norme di igiene e sicurezza durante il lavoro
Rispondi Autore: Aristide Montrano - likes: 0
02/03/2020 (13:09:36)
**** perché è anche colpa di questi fatti se poi l'OdV giovincello ti arriva in azienda e ti vuole sanzionare per non aver messo mano al paragrafetto del rischio biologico per una falegnameria. E' anche colpa di questi fatti se poi l'rspp inesperto e ai primi approcci, poi manda email a raffica imponendo obblighi allucinanti, come quello di seguire corsi "antipanico da coronavirus" per una carpenteria. E non condivido la posizione di Punto Sicuro sul fatto che non esista una posizione ufficiale. La posizione esiste ed è il D.Lgs.81/08, basta leggerlo con la mente di chi lo applica veramente nelle aziende e non cerca "arringhe" pleonastiche che servono solo a "provare" a sanare brutte figure. Brutto scivolone per Punto Sicuro e mi pare di ricordare che non è la prima volta. E' già successo altre due volte: una con la pantomima dei near miss e l'altra con il PSS. Guarda caso, sempre con autore la stessa persona. Forse bisognerebbe rivedere un pochetto, questo è un mero consiglio spassionato, la rosa che si ha in squadra di chi scrive i vostri articoli. Questo perché gli stessi giungono non solo a noi esperti, potendo discendere la verità dalla sciocchezza o la fantascienza, ma anche a coloro che sono alle prime armi. Ed è proprio a loro che bisogna rivolgersi con senso di responsabilità e senza superficialismi da "click".
Detto questo, intanto, mi è appena arrivata nella casella di posta la comunicazione di una notissima casa software che ben potrebbe lucrare su questo corona virus, che invece risponde a tutti gli utenti, a prescindere che siano clienti (io infatti non lo sono), con queste parole "Fatta eccezione per gli operatori sanitari o comunque per coloro che hanno funzioni di controllo rispetto alla diffusione del virus, il contagio da COVID-19 non rappresenta un rischio di natura professionale. Non occorre a nostro avviso aggiornare il DVR". AMEN.
Cos'altro vogliamo aggiungere per mettere finalmente a tacere questa roba?
Rispondi Autore: Maria Antonietta Gusella - likes: 0
02/03/2020 (13:13:50)
Ma perchè??? Cosa aggiungerei al DVR di Bepi Buleghin metalmeccanico con 6 dipendenti? Carta.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:18:05)
I lavoratori vengono al lavoro con la febbre o con malattie respiratorie? Se si vengono mandati a casa? Avete fatto firmare a tutti i dipendenti una dichiarazione di non avere avuto contatti con persone della croce Rossa? Ma prima di tutto avete chiesto istruzioni al medico competente? A Vicenza in un cantiere di mia conoscenza un operaio influenzato che anziché stare a casa è andato al lavoro ha contagiato tutti e oggi il cantiere è chiuso per mancanza di manodopera. Dopo fate voi. Ma se io fossi un dipendente agirei contro la mia azienda che ha lasciato libertà di contagio
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
02/03/2020 (13:22:48)
>

Perché, c'è qualcuno degli intervenuti che ha affermato l'inesistenza del rischio CoronaVirus o che la responsabilità delle azioni di un DdL in ambito Decreto Prevenzionale se le assume il Parroco di Bottanuco ?

Cortesemente, rimanga in argomento.
Rispondi Autore: Marco Maglie - likes: 1
02/03/2020 (13:25:16)
Concordo con tutti quelli che hanno commentato circa il fatto che ci si trovi davanti esclusivamente ad un'interpretazione personale errata della normativa vigente. L'autore, inoltre, successivamente in un commento cita l'esempio della cassiera del supermercato: vorrei sapere quali supermercati frequenta, dove la cassiera si trova a meno di un metro dal cliente che sputa in continuazione in faccia mentre paga la spesa o mentre chiede un etto di prosciutto.
La redazione chiede giustamente rispetto verso le opinioni dell'autore: il rispetto manca in partenza dall'autore stesso, quando commenta con "E' così difficile da capire?". Evidentemente, se 50 persone commentano in disaccordo o c'è qualcosa che non va nei contenuti oppure si, è difficile da capire. E in quest'ultimo caso la responsabilità è dell'autore. Come formatori e comunicatori insegniamo sempre che, spesso, è meglio un "non mi sono spiegato bene" al posto di un "non hai capito".
Inoltre, le posizioni ufficiali ci sono eccome: Ministero della Salute, OMS, diverse ASL competenti per territorio, Presidenza del Consiglio dei Ministri... Quali altre fonti ufficiali occorre aspettare?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (13:28:14)
********* tra troppi commenti inutili finalizzati solo ad impedire una riflessione serena, ho letto alcuni commenti seri e molto interessanti e ringrazio gli autori per la comprensione. ******
Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
02/03/2020 (14:02:15)
Eh no caro mio...
Già una volta (e, sbagliando, non ho replicato) mi ha dato del "cane da seguita" (o qualcosa del genere) perché insieme ad altri ho scritto in modo civile il mio dissenso verso una sua interpretazione.

Questa del Troll eterodiretto gliela rimando.
La indirizzi a chi l'accetta... non a me ché, a differenza sua, posto interventi educati e in modo civile.

Lo stesso vale per i falsi profili... non mi appartengono.

Il fatto che abbia contribuito al nascere della rivista non l'autorizza a ritenersi quell'individuo che può disprezzare chi non la pensa come lei.
Fortunatamente, su PS (finora) non le è consentito di bannare chi non ritiene suo "discepolo" così come ha sempre fatto sulle pagine FB dove gliel'hanno consentito.

Ma, stiamo uscendo dal seminato.
Se non ha altro di concreto da aggiungere suggerirei umilmente alla Redazione di finirla qui

Rispondi Autore: Franco Maina - likes: 0
02/03/2020 (13:45:38)
Avv. Dubini, ******al soffiar di venti non mi metterò contro vento per non bagnarmi come non accolgo la sua posizione sull'aggiornamento del DVR.
Rispondi Autore: Marco Piva - likes: 0
02/03/2020 (14:21:55)
Egr. Avv. Rolando Dubini.
Le faccio solo presente, in termini matematici e statistici, che in due suoi post si è contraddetto.
Prima mi scrive: "Valutazione del rischio significa anche dichiarare che un certo rischio non è presente"
Poi replica scrivendo: «rischio»: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno...

Le cito la tesi di Parmenide, secondo cui esiste solo l’essere, mentre per definizione il non essere non può esistere né venir pensato.

Ergo, se un pericolo non è presente o non manifestabile, esso non è (voce del verbo essere) e se ne deduce che anche il conseguente rischio è nullo e non può esistere ne può essere pensato (leggasi valutato).
Di contro se un rischio è al 100% è certo e quindi va eliminato o ridotto (così dice la normativa)
Il range di riferimento per la valutazione può andare da 0,000...1% a 99,999...9%.

Valutare (un rischio) significa attribuire un valore all'interno di quel range altrimenti:
a) è nullo ossia non esiste e non lo si può pensare nè citare nel DVR
b) è certo ossia è e accade e va eliminato o ridotto all'interno del range dei valori.

Il rischio di un lavoratore non esposto professionalmente ad agenti biologici è del tutto uguale a quello di un comune cittadino nell'esercizio delle sue funzioni quotidiane e pertanto ci si attiene e ci si deve attenere a quanto deliberato dagli organi istituzionali competenti.
Rispondi Autore: Avv Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (14:27:32)
"Nessun paese – se non qualcuno fra quelli in via di sviluppo – ha la nostra inesauribile fertilità d’invenzione normativa sulla sicurezza del lavoro. Del nostro colore locale fa parte oramai un’enorme quantità di prescrizioni: disposti costituzionali, leggi, regolamenti e una fitta costellazione di circolari, contratti di lavoro, regole tecniche. In compenso, però, la più grande confusione domina nella letteratura sull’argomento, non a caso per oltre nove decimi prodotta da tecnici, medici, funzionari, ““falsi giuristi” (”con rude schiettezza, nel 1944, un “vero giurista” additò in parecchie “specialità”, come all’epoca il diritto corporativo, “materie che si prestano più facilmente agli assalti degli improvvisatori, dei dilettanti, dei giornalisti, alla loquacità dei paglietta, alle smanie di popolarità dei giudici tipo Magnaud, all’arrivismo di certi aspiranti all’insegnamento”). Senza nemmeno i più elementari attrezzi del mestiere, ci si adagia a scimmiottare vieti luoghi comuni, o si buttano giù formule all’ingrosso, che sulle prime possono sedurre, ma alla distanza lasciano di stucco per il loro ingenuo cinismo costituzionale. (dal libro di Raffaele Guariniello, Se il lavoro uccide)
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 1
02/03/2020 (14:41:02)
Bene. E' il suo Mentore (lo ha dichiarato in un precedente intervento di cui non ricordo l'oggetto).
Non è il mio.
Cosa vuol farmi capire con questi "dogmi" ?
C'entra qualcosa con l'argomento che stiamo trattando ?
Per favore... è lei che ha voluto intervenire con questo argomento.
Cortesemente, si limiti concretamente solo ad esso.
E' questo che a noi tecnici serve in questo momento non l'unico pensiero di un ex-PM
Rispondi Autore: Giovanni - likes: 1
02/03/2020 (14:49:10)
Oramai diverse Istituzioni (ASL , ANCE, Organizzazioni di medici, etc, ) hanno già preso una loro posizione sul problema coronavirus e nessuno mi risulta, fino a questo momento, sia in linea con la tesi dell’Avv. Dubini . Mi auguro comunque che, con il suo punto di vista, non abbia a influenzare qualche sprovveduto collega (ispettore) con la conseguenza che da oggi, lo stesso, possa mettersi a distribuire contravvenzioni anche laddove, pur non ricorrendo gli OBBLIGHI, il DdL non abbia ritenuto aggiornare il fantomatico DVR. Fatta eccezione per gli operatori sanitari o comunque per coloro che hanno funzioni di controllo rispetto alla diffusione del virus, il contagio da COVID-19 non rappresenta un rischio di natura professionale, questo se lo dovrebbe mettere bene in testa. Tutti siamo potenzialmente esposti al rischio di contagio a prescindere dall’attività lavorativa svolta, cosi come al diluvio universale, la caduta di un asteroide, un aereo che possa caderci sopra casa…. etc. Di conseguenza, posso ragionevolmente credere che il datore di lavoro NON HA alcun obbligo di aggiornare il documento di valutazione dei rischi ed in particolare la valutazione del rischio biologico per come da lei sostenuto e qui non mi dilungo oltre avendoglielo spiegato ed ampiamente tutti gli altri tecnici. Pertanto, i datori di lavoro (non obbligati da rischi professionali) che ritengono ben gestire l’attuale situazione di emergenza, possano sentire la necessità del buon padre di famiglia, ma non come obbligo di legge, di diffondere le indicazioni fornite dal Ministero della Sanità circa le misure comportamentali da adottare ed oramai note a tutti (come lavarsi le mani …. Etc. ), ma nulla di più. Concludo dicendo che anche stavolta infelicemente mi trova in disaccordo con le sue interpretazioni sperando non le taccia come ridicole per come ultimamente va dicendo, sol perché sono tesi contrarie …. D’altronde la storia si ripete cosi come il fatto che lei sostiene vada ancora fatta la redazione del PSS … etc. etc. Le auguro una buona lettura di tutte le altrui opinioni e che se ne possa fare una santa ragione (modesta però le raccomando).
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 1
02/03/2020 (14:55:12)
Avvocato Dubini: la citazione dell'indagine della procura di Lodi (nell'ambito di procedure ospedaliere) cosa c'entra col DVR delle aziende che sono del tutto fuori dal rischio professionale biologico o simile, di cui stiamo discutendo?
Con rispetto parlando, sembra (ripeto: sembra) che non voglia vedere quello che parrebbe sempre più un errore nelle sue posizioni.
E ribadisco la mia domanda precedente: un'azienda normale qualsiasi deve forse indicare nel suo DVR il rischio delle malattie che ci si può trasmettere normalmente fra colleghi?
Rispondi Autore: raffaele giovanni - likes: 0
02/03/2020 (14:59:46)
non capisco perché sono bloccato e non riesco a pubblicare
Rispondi Autore: Cipriano Bortolato - likes: 0
02/03/2020 (15:03:25)
Ma no, dai!
Per favore,
Rispondi Autore: Luigi Matteo Meroni - Direttore di PuntoSicuro - likes: 1
02/03/2020 (15:11:15)
Care lettrici e lettori buongiorno.
Abbiamo colto la preoccupazione rispetto a quanto oggetto del dibattito di questi giorni (corona virus in DVR sì o no?), date le responsabilità di ognuno. Non ci sottraiamo all'invito a esprimerci sul tema. Il parere che ci viene richiesto però non possiamo darlo visto che non è attività che compete ad un giornale che si occupa, ormai da più di vent'anni, di scrivere di salute e sicurezza principalmente attraverso gli interventi di professionisti di alto livello per i vari ambiti che caratterizzano il nostro settore.
Può succedere, ed è già successo, che vi siano opinioni divergenti sullo stesso ordine di quesiti da parte dei professionisti che collaborano con il giornale ma la redazione non può schierarsi a favore di una posizione rispetto ad un'altra. Quello che possiamo invece fare è dare il massimo per continuare l'approfondimento ed è ciò che faremo in questa situazione cercando di stimolare le istituzioni verso la ricerca di una posizione ufficiale che potrebbe essere di chiarimento. I contatti con il Ministero del Lavoro sono già in corso ma purtroppo le notizie non sono confortanti rispetto all'oggetto del dibattito: in questo momento nessuno prenderà posizione riguardo alla discussione su DVR sì, DVR no. Probabilmente ne sarà investita la Commissione Interpelli, ma i tempi non saranno brevi.

Le opinioni sulla vicenda che sono uscite chiaramente sul giornale e nell'area commenti vanno rispettate e prese in considerazione per farsene una propria.
Ma siamo obbligati a intervenire e moderare alcuni commenti dato che i toni del dibatto si sono alzati in modo poco rispettoso.
Rimarrà la possibilità di intervenire ma richiediamo educazione da parte di tutti. Insultandoci a vicenda non si arriverà ad alcunchè.

Ognuno operi, in questo momento nuovo che investe la nostra Italia (ma che presto ahinoi coinvolgerà tutta Europa), con buon senso e nel rispetto in primis della salute delle persone e della loro sicurezza.
Buon lavoro a tutti!

Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro
Rispondi Autore: MICHELE LANCIANO - likes: 0
02/03/2020 (15:17:38)
Cara Redazione,
mi sento offeso dalle parole dell'avv. Dubini e dalle sue minacce di querela. Elementi ufficiali in materia ce ne sono e credo che siano chiari e soprattutto attuabili, e sono stati richiamati in precedenti articoli. L'articolo e i commenti successivi pongono le basi per un terrorismo mediatico nei confronti dei datori di lavoro dei supermercati, che sarebbero costretti a chiudere e attività per possibile presenza di coronavirus, terremoto, rapine con armi di distruzione di massa ecc. ecc., (che lavoro pericoloso quello di cassiera) perchè in alternativa potrebbero essere chiamati a rispondere ai sensi dell'art. 2087 (quello sconosciuto), avendo a disposizione l'alternativa tecnologicamente disponibile e attuabile delle casse automatiche. Invero, quella stessa cassiera a lavoro a 30 km da casa, non potrebbe neanche andarci visto che non puo' frequentare posti affollati (autobus, treni, metro) per il rischio coronavirus e non puo' utilizzare l'auto perché potrebbe capitargli un incidente stradale (in termini di probabilità allo stato attuale molto peggio del corona virus). Insomma, ai sensi dell'art. 15 del D.Lgs. 81/08, che ci impone di sostituire ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, non avremmo più possibilità di "lavorare" in italia, perchè siamo a rischio art. 2087. E allora che si fa?
Rispondi Autore: Carlo - likes: 1
02/03/2020 (16:18:06)
Avv Dubini premetto di stimarla tantissimo, ma se seguissi le sue interpretazioni a ogni ceppo influenzale dovrei aggiornare il DVR per rischio esogeno a mia attività ( uffici). Cordialmente Carlo
Rispondi Autore: Giovanni - likes: 1
02/03/2020 (16:38:46)
A mio parere, questa emergenza non si configura quale rischio professionale, se non per attività coinvolte direttamente (aziende ospedaliere, ecc.).
Pertanto, sarebbe utile più che altro informare i lavoratori su come prevenire il rischio di contagio, ma su questo basta seguire alla lettera le indicazioni emanate dal Ministero della Salute oppure elaborare delle linee guida o procedure interne, sempre riferite alle indicazioni ministeriali.

Pensare ad un aggiornamento del DVR aziendale, lo reputo alquanto esagerato.
Si dovrebbe allora procedere annualmente all'aggiornamento non appena viene diffuso il nome del ceppo virale dell'influenza stagionale.

Ovviamente, rispetto l'opinione dell'autore, ma non la condivido.
Rispondi Autore: Alessandro I. - likes: 0
02/03/2020 (16:42:04)
Gentile Redazione,
in basso nella pagina trovo scritto:
"È la rivista ufficiale Aifos - Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro, è sito segnalato dal servizio di documentazione INAIL come fonte di informazioni di particolare interesse/attualità, è media partner della Agenzia Europea per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro EU-OSHA per le campagne di sensibilizzazione su salute e sicurezza."

A parer mio, dopo queste credenziali, non si può dire che si lascia spazio a interpretazioni personali su qualcosa che può essere o bianco o nero.
O non bisogna valutare i rischi "esogeni" o dobbiamo, sulla stessa falsariga che segue l'articolo, valutare anche la caduta di un corpo celeste sulla sede aziendale o uno tsunami in alta montagna.

Rispondi Autore: Aurora Brancia - likes: 0
02/03/2020 (17:18:06)
Preg.mo Direttore di Punto Sicuro Luigi Matteo Meroni,. nel suo intervento leggo:
"Quello che possiamo invece fare è dare il massimo per continuare l'approfondimento ed è ciò che faremo in questa situazione cercando di stimolare le istituzioni verso la ricerca di una posizione ufficiale che potrebbe essere di chiarimento. I contatti con il Ministero del Lavoro sono già in corso ma purtroppo le notizie non sono confortanti rispetto all'oggetto del dibattito: in questo momento nessuno prenderà posizione riguardo alla discussione su DVR sì, DVR no. Probabilmente ne sarà investita la Commissione Interpelli, ma i tempi non saranno brevi.".

Mi perdoni, ma a me sembra abbastanza irrispettoso pretendere dal Ministero del Lavoro, e per esso dalla Commissione di cui all'art. 12 del d.lgs. 81/08, se l'81/08 stesso, che è rubricato come "Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro" si riferisce ai rischi professionali presenti nei vari luoghi di lavoro in funzione e diretta connessione con le tante variabili attività lavorative, anche volontarie, oppure a "tutti i rischi" cui è assoggettata proprio malgrado l'intera umanità inclusa quella che vive in Italia.

Oltre tutto, non ci fareste nemmeno una bella figura, nel porre -o meglio nel far porre da soggetti legittimati ai sensi del co.1 dell'art 12 stesso- un quesito che. in sintesi, chiederebbe se la valutazione dei rischi professionali riguardi i rischi professionali oppure tutti i rischi possibili per chiunque, inclusi quelli di sanità pubblica. .
Rispondi Autore: paolo moscetta - likes: 0
02/03/2020 (17:45:52)
Dopo più di 70 commenti sono esausto e ho finito i popcorn.
Il DVR per Coronavirus non si aggiorna.
Il Coronavirus non si ignora.
Questo s'é capito. É un punto fermo di tutti.
Il DVR no, perché non é un rischio di quelli "valutabili" (nell'accezione che la normativa da di rischio professionale e ponderabile qualitativamente e quantitativamente)
Devono essere prese misure che non possono essere altre se non quelle del ministero della salute e istituzioni locali (Regioni e Asl) quando le azioni di queste ultime non siano in contrasto con le indicazioni del ministero.
Poi possiamo fare accademia come vogliamo, ma perché?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (18:01:17)
I virus rappresentano nel mondo del lavoro un potenziale pericolo per la salute. Ad esempio a causa della loro “elevata resistenza ai fattori ambientali e ai trattamenti di disinfezione anche prolungati nel tempo” o per la “capacità di diffondersi attraverso molteplici vie di trasmissione”. Senza dimenticare “l’elevata variabilità genetica e la possibilità di ricombinazione” che comporta “l’eventualità di origine di nuovi agenti virali in grado di innescare problemi sanitari imprevisti".
L’Inail ha elaborato un testo dal titolo La contaminazione microbiologica delle superfici negli ambienti lavorativi realizzato da Contarp e dal Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro e Ambientale (Università di Pisa, Dipartimento di Biologia, Laboratorio di Igiene e Virologia Ambientale). Un documento che ha l’obiettivo di individuare criteri ed elaborare strumenti operativi utili alla “valutazione del rischio di esposizione ad agenti biologici negli ambienti di lavoro”.
Nel testo viene evidenziata la presenza negli ambienti lavorativi, sia sanitari che non, di “agenti virali caratterizzati da molteplici vie di trasmissione (aerea, ematica e oro-fecale)”.
Ad esempio epidemie legate a norovirus “hanno interessato strutture di assistenza, navi da crociera (Isakbaeva et al., 2005), scuole, asili nido (CDC 2008; CDC 2009), ristoranti, alberghi (Domenech- Sanchez et al., 2011), diversi centri di addestramento militare (Mayet et al., 2011)”. Ricordiamo – come riportato su un portale a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità – che i norovirus ‘rappresentano uno tra gli agenti più diffusi di gastroenteriti acute di origine non batterica, costituendo così un serio problema nel campo della sicurezza alimentare’.
Il documento Inail segnala poi che l’importanza dei virus quali agenti di rischio in diversi ambienti di lavoro “è stata confermata, oltre che da evidenze epidemiologiche, anche dai risultati di monitoraggi microbiologici”. E il “rilevamento virale su una grande varietà di superfici (ad esempio le maniglie delle porte, le ringhiere per scale, le maniglie sui servizi igienici, i giocattoli, i telefoni, le tazze, i tessuti) (Gallimore et al., 2008) ha contribuito a spiegare la modalità di trasmissione epidemica”.
Viene inoltre sottolineato come molti agenti biologici possono avere più di una via di trasmissione.
Per esempio “è dimostrato come rinovirus possa essere trasmesso sia per via aerea che per contatto con superfici contaminate e come ciò possa influire sull’infettività virale (Couch et al., 1966). Le vie di trasmissione possono essere semplici, come nel caso dell’inalazione diretta di aerosol contenente il patogeno o estremamente complesse e coinvolgere diverse matrici ambientali”.

Con sentenza n. 6121 dell’8 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che il datore di lavoro è responsabile ella valutazione dei rischi presenti in azienda e che deve fornire, ai lavoratori, tutti i rischi ed i fattori di pericolo cui quest’ultimi sono esposti in relazione ai compiti Loro affidati e che deve verificare, periodicamente, la efficacia del documento di valutazione dei rischi.
la sentenza n. 18323 del 03.05.2019, la Cassazione afferma che l’omessa specificità
lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante.
L'essenzialità di tale documento deriva, invero, dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica.
Ciò in quanto in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato
Rispondi Autore: Fabrizio D'Aluisio - likes: 0
02/03/2020 (18:19:53)
Dai ma per piacere, qui siamo all'ABC della sicurezza. Dubini, è fuori strada su tutta la linea, il DVR non va aggiornato nei casi di rischio non professionale.

Vista la psicosi generale consiglio alla redazione di rimuovere quest'articolo fuorviante e che alimenta solamente lo sciacallaggio informativo a cui stiamo assistendo noi tutti.

Grazie
Rispondi Autore: Alessandro Delena - likes: 0
02/03/2020 (18:33:33)
Letto l’articolo e mi sorprende come la redazione di Puntosicuro non faccia filtro o analisi di ciò che viene pubblicato, perché dopo una serie di articoli ben fatti sull’argomento, chiari e con riferimenti oggettivi, questo non mi sembra rispettare gli stessi canoni dei precedenti. Nello specifico mi par è un insieme di copia-incolla di riferimenti normativi, citazioni ecc…estrapolati dal loro contesto. Ad esempio quello l’art. 28 del D.Lgs. 81/08 e la definizione di “tutti i rischi”, come capita a volte di leggere nei forum tecnici da parte di chi si approccia alla materia, non prende però in considerazione tutto ciò che c’è a monte, in precedenza, come le stesse definizioni contenute nell’art. 2 dello stesso decreto legislativo, articolo che in più parti ribadisce che per rischi si intende “rischi professionali”, si pensi alle definizioni di “servizio di prevenzione”, “prevenzione”, “valutazione dei rischi” (comma 1 lettere l, n, q). Non si considera anche ciò che c’è in precedenza, come l’art. 2 della Direttiva 89/391/CEE che parla di “ prevenzione dei rischi professionali “, e tanto altro. Non so il motivo di questa estrapolazione dal contesto, di questa omissione di base, però necessaria e fondamentale per comprendere di cosa si parla. L’analisi del coronavirus, co me di qualsiasi altro virus circolante, va fatta con discernimento, in funzione del fatto che rappresenti o meno un rischio professionale, non va fatta invece dove non rappresenta rischio professionale. Oramai lo si evince da circolari, dalla norma, ecc… anche quando si cita l’allegato XLIV, sembra non si sia voluto leggere appositamente il titolo stesso in cui si parla di “attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici”. Il riferimento è sempre l’attività lavorativa e scorrendo l’elenco di attività dello stesso allegato, che pare essere si stato riportato nell’articolo, ma non analizzato, lo si evince subito.

Il coronavirus va analizzato in funzione che rappresenti o meno rischio professionale, solo in tal caso va considerato nel DVR. Per le attività per le quali non rappresenta rischio professionale, ma che determino un aumento della probabilità di esposizione, si seguiranno le indicazioni apposite emanate dalle autorità competenti.

Avv. Dubini, nel bene della professione, della salute e sicurezza sul lavoro, la invito pubblicamente ed ufficialmente come auditore al convegno che si terrà a Napoli il 21 e 22 marzo prossimi presso l’Holiday Inn, in cui ci saranno tanti professionisti competenti con cui confrontarsi anche su queste tematiche, nello spirito del dibattito costruttivo. Venga con serenità, son sicuro che sarà un momento costruttivo per tutti.
Rispondi Autore: Manfredo Occhionero - likes: 0
02/03/2020 (18:34:02)
Posizione dell'autore che non condivido e che trovo fuorviante.
Rispondi Autore: Gaetano - likes: 0
02/03/2020 (18:38:44)
Scusate ma non sono per niente in accordo con l'articolo.
Rispondi Autore: paolo moscetta - likes: 0
02/03/2020 (18:52:22)
Mi spendo con meno ironia, rispetto al mio commento precedente. Ripeto anzitutto che se siamo sul piano "il coronavirus non posso ignorarlo" penso siano tutti d'accordo.
Lo metto trai rischi da valutare SOLO se ce l'ho tra quelli professionali, nell'ambito del rischio biologico. Ne deriveranno misure specifiche sulla base delle normali prassi attuabili per questo tipo di virus e altre se ne potranno aggiungere man mano che aumenterá la conoscenza dei meccanismi di diffusione ecc.
Quindi ambiti dove occorre che sia valutato ci sono. Una revisione del DVR i, in questo senso sará possibile e auspicabile.
In TUTTI gli altri ambiti non può essere valutato alla stregua dei rischi professionali. Sará invece opportuno, così come accade per la popolazione, divulgare. Tutti i lavoratori informazioni utili sulle modalitá adeguate per ridurre al minimo le possibilitá di contagio e propagazione, seguendo le indicazioni di fonti ufficiali, quali Ministero della Salute, Regioni, ASL.....
C'é un discreto numero di professionisti che ha espresso la propria opinione in merito e credo siano persone che non evitano il confronto e di certo non sottostimano il rischio, tantomeno lo ignorano.
Si sta parlando semplicemente di quali siano gli strumenti adeguati. Quelli più opportuni.
A mio parere, norma alla mano, il giusto contesto per affrontare l'attuale emergenza da coronavirus in ambito lavorativo, non si alloca nella revisione del DVR.
Un ultimo pensiero: "valutare tutti i rischi" ...già! Mi ricordo nel 1999 quando contestavamo al DL di turno che....non aveva scritto che il rischio "pinco pallo" non era stato nominato come "non presente" nel DVR....che tempi mi ha ricordato l'autore. Gioventú e spensieratezza. Poi fortunatamente si cresce
Rispondi Autore: Antonio Cappa - likes: 0
02/03/2020 (18:55:41)
Articolo che si fonda su una idea palesemente errata, cioè la valutazione di rischi esogeni. Quando il DVR si deve basare su rischi specifici e generali aggravati. Qualcuno ha chiesto dei filtri per garantire il livello delle pubblicazioni, mi pare una ottima idea. Qualcun altro ha chiesto una eliminazione dell'articolo, per lo stesso motivo, ottima idea pure quella, mi pare non emendabile.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
02/03/2020 (18:57:29)
Alessandro Delena qui sotto ha spiegato molto bene (sempre che ce ne fosse ancora bisogno) la questione dei "rischi professionali" nell'ambito di "tutti i rischi". E come era stato già accennato, la def. dell'art. 2 del Servizio di prevenzione e protezione indica testualmente che tale Servizio è relativo ai "rischi professionali per i lavoratori". NON possiamo pensare che esso sia tenuto a priori a valutare SOLO UNA PARTE dei rischi del DVR... sarebbe assurdo.
Insisto (rispettosamente) con l'Avv. Dubini, perché mi pare utile ragionarci su:
se ho in ufficio un collega che ha preso il morbillo (malattia che da adulti è ancora più fastidiosa di un'influenza) è EVIDENTEMENTE un rischio per chi gli è stato vicino. Aggiorniamo il DVR dell'azienda?
Rispondi Autore: Giampiero Ballisai - likes: 0
02/03/2020 (19:59:25)

Rispetto sempre le differenti visioni, ma in questo caso ci troviamo di fronte ad un'interpretazione errata della normativa vigente, decisamente "estensiva" e fuorviante.
Esistono già posizioni ufficiali del Ministero della Salute, OMS, diverse ASL competenti per territorio, Presidenza del Consiglio dei Ministri, e conseguentemente in modo molto ragionevole (e a mio avviso efficace) i tecnici e i consulenti esperti della sicurezza hanno adottato un'informativa contestualizzata all'evento in oggetto, non perchè "sottovalutano", ma perchè (competenti concretamente sul campo) "non esasperano" sulla spinta delle personali congetture.
Queste disamine su argomenti TECNICI al limite del fanatismo LEGALE, finalizzate ad imporre le proprie tesi non servono, a nessuno; inoltre allontanano dall'obbiettivo che consiste nell'essere realmente efficaci nella gestione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.
E visto che è stato esaurientemente e ripetutamente già argomentato in precedenza, ribadisco il parere dei miei autorevoli e numerosi colleghi: "ad oggi" il DVR non va aggiornato nei casi di rischio non professionale.

Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
02/03/2020 (20:06:52)
Ministero della Salute e del Lavoro
Raccomandazioni generali ad interim per la riduzione del rischio espositivo in corso di pandemia influenzale nei luoghi di lavoro (2009)
Nota Bene: * nella attuale situazione pandemica, si può presumere che un caso di sindrome simil influenzale (ILI) sia
attribuibile al nuovo virus A(H1N1), anche in assenza di conferma di laboratorio
Aggiornato 1 dicembre 2009
INTRODUZIONE
Il virus dell’influenza pandemica AH1N1v (v sta per variante)è un virus influenzale del tipo A che ha cominciato a circolare nella primavera del 2009, diffondendosi in maniera rapidissima dagli originali focolai di infezione del Messico e degli Stati Uniti d’America alla maggior parte dei paesi del mondo, determinando una vera e propria pandemia influenzale...
2.1 AZIONI DEI DATORI DI LAVORO E DEI DIRIGENTI UTILI PER LA RIDUZIONE DELLA
DIFFUSIONE DEL VIRUS INFLUENZALE NEI LUOGHI DI LAVORO:
Le raccomandazioni che seguono tendono a favorire la corretta gestione degli eventi connessi con la pandemia influenzale in atto che va affrontata con misure di sanità pubblica anche nei luoghi di lavoro.
Si raccomanda a tutti i datori di lavoro, anche attraverso il proprio responsabile del servizio
prevenzione e protezione ed il medico competente, di aggiornarsi sulle corrette misure di prevenzione e profilassi che la comunità scientifica e le autorità internazionali, nazionali e regionali indicano ed indicheranno sulla base della evoluzione dell’evento pandemico in atto
- Sensibilizzare i lavoratori che riferiscono sintomi influenzali a consultare il proprio medico e a non tornare al lavoro se non dopo 24 ore dalla cessazione dei sintomi in assenza di terapia sintomatica ed antipiretica, e comunque previa indicazione del medico curante.
- Provvedere affinché siano fornite ai lavoratori corrette informazioni sulla nuova influenza AH1N1 in forma e linguaggio facilmente comprensibili da parte di tutti i lavoratori, operando allo scopo in stretto collegamento con le autorità sanitarie locali e/o attingendo alle fonti ufficiali di informazioni (es: Sito del Ministero della Salute, focus Influenza AH1N1,
ovvero siti degli Assessorati Regionali alla Sanità)
- Provvedere affinché sul posto di lavoro sia sempre assicurata la disponibilità a sufficienza, di detergenti liquidi e ove necessario nelle aree comuni quali sale di attesa, aree break, posti di ristoro, bar e mense aziendali, corridoi, servizi igienici, spogliato la disponibilità di
salviettine monouso umidificate per poter effettuare con frequenza la pulizia delle mani,
anche in assenza di acqua e sapone.
- Rendere disponibili, ove necessari, fazzolettini di carta e salviette monouso per contribuire a tenere sempre pulite le postazioni di lavoro (ripiano della scrivania, tastiera del computer,
telefono) e idonei recipienti (cestini dotati di sacchetto impermeabile) per il loro
smaltimento con le modalità seguite per i rifiuti domestici.
- Disporre affinché siano effettuate nei luoghi di lavoro pulizie con maggior cura ed
attenzione rispetto a quanto posto in essere con le normali procedure, con particolare
riguardo alle superfici dure che più comunemente possono essere toccate da più persone (quali ad es. ripiani di scrivanie e tavoli, computer e relativi accessori, maniglie, telefoni, lavandini e rubinetti ecc.) I virus influenzali possono infatti sopravvivere sulle superfici ambientali, e rimanere infettanti per le persone, per 2-8 ore, ma la detersione/disinfezione delle superfici risulta in grado di ridurre notevolmente le possibilità di diffusione del nuovo virus influenzale AH1N1).
- Rendere disponibili sul luogo di lavoro, in caso si renda necessario, un adeguato numero di mascherine chirurgiche, fornendo le opportune indicazioni per il loro utilizzo in particolare da parte dei soggetti con sintomi di influenza. Lo scopo dell’utilizzo delle mascherine chirurgiche è quello di contenere, la trasmissione di malattie veicolate attraverso goccioline di secrezioni respiratorie (droplets) nella popolazione generale. Le mascherine forniscono un presidio nei confronti della diffusione dell’influenza bloccando goccioline o spruzzi di secrezioni respiratorie emessi dalle persone malate ed impedendo quindi che questi
raggiungano le mucose di naso e bocca dei contatti e di chi presta assistenza (in ambiti non sanitari). In tal modo si riduce la probabilità di contatto con goccioline infette. L’uso delle mascherine deve essere sempre combinato con altre azioni di prevenzione/igiene personale e respiratoria.

Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
02/03/2020 (20:12:35)
Credo non risponderà concretamente ai nostri insistenti quesiti di natura squisitamente tecnica (cosa faccio in questo caso?... come mi comporto in quest'altro?...)

Finora non l'ha fatto ma, obiettivamente, gli stiamo chiedendo qualcosa che non ci può dare (salvo improbabili eccezioni)

I nostri sono quesiti che derivano dalla conoscenza dei problemi legati alla salute e sicurezza dei lavoratori reali, concreti, certi... conoscenza acquisita con l'esperienza di anni e anni nei diversi e più disparati luoghi di lavoro... esperienza acquisita in modo continuo e con approfondimenti costanti con i diretti interessati (DdL, Dirigenti, Preposti, Lavoratori...).

Qui sono intervenuti tecnici e UPG (anche un MC favorevole al pensiero dell'autore) che spaziano in numerosi ambiti lavorativi.

Come possiamo pretendere di avere concrete e specifiche risposte tecniche applicabili a questo argomento da una figura che tecnica non è se non in ambito legale ?

Il suo ambito, appunto, è quello legale... importante indubbiamente ma, in particolare su questa rivista interviene con proprie interpretazioni che numerose volte trovano legittime contestazioni da parte nostra quando sono palesemente incomprensibili.

Ho già avuto modo di affermare in altre circostanze che:
a)
il Tecnico sa far bene il suo lavoro ma laddove ha a che fare con questioni legali, se non annega, annaspa di brutto;
b)
l'Avvocato sa far bene il suo lavoro indicando sapientemente come devono essere interpretare le Leggi ma, questo, non serve ad una cippa se il Giudice la pensa diversamente;
c)
il Giudice è bravo ad emetter sentenze (ad eventi accaduti e dopo che i buoi sono usciti dalla stalla)
su di una materia nei confronti della quale una buona parte della Magistratura inquirente e giudicante dimostra poca conoscenza esperienziale mentre risulterebbe necessario che tale esperienza divenisse primaria (assieme alla conoscenza della normativa) per poter meglio comprendere gli accadimenti e i suoi nessi causali.

Ormai quel che si doveva dire si è detto tanto che, personalmente, non ritengo più necessario proseguire su questo argomento... correrei il rischio di contribuire più a confondere chi legge rispetto a dare anche solo un umile contributo.

Ringrazio PS per l'ospitalità che mi ha concesso
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
02/03/2020 (20:32:45)
Interessante Raccomandazione ministeriale. Noto che:
- il testo indica "si raccomanda.." e quindi non è cogente ciò che poi elenca
- raccomamda di aggiornarsi sulle misure da porre in atto, non di aggiornare la valutazione (siamo in ambito giuridico e quindi se fosse da aggiornare il DVR dovrebbe indicarlo esplicitamente come la normativa fa in altri contesti)... e mi pare che possa essere inteso come un'informativa da fare...e azioni da adottare.. più o meno quel che si sta facendo ovunque in questi gg
- e oktre a ciò...una Raccomandazione ministeriale è come una linea guida.. un ottimo riferimento, soprattutto ove vi è carenza di altro cogente, ma non è cogente
Se mi sbaglio..sono gradite le osservazioni. Grazie
Rispondi Autore: Carlo Costantini - likes: 0
02/03/2020 (20:36:05)
Gentile avvocato Dubini
Lei sarà un ottimo avvocato. Ma la prego, la parte tecnica la lasci valutare a noi tecnici. E sicuramente ne uscirà un buon lavoro di squadra. Non condivido le conclusioni del suo post, è noto dai suoi commenti parecchia presunzione. D’altronde, com’è che ha definito su un noto social network chi ha commentato? Ah si, “un gruppetto di consulenti aziendali falsi giuristi scatenati contro di me”...
Direi che così non si presta al confronto ed all’approvazione, che dice?
Rispondi Autore: SALVATORE ZAFFINA - likes: 0
02/03/2020 (21:11:37)
Inserisco questa utile indicazione di una ASL di Roma:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10221718381572963&set=gm.2699373773491488&type=3
Rispondi Autore: Paolo Giuntini - likes: 0
02/03/2020 (22:06:25)
Concordo pienamente con l'intervento dell'avv. Dubini. Non è sostenibile l'idea di liquidare tout court il problema coronavirus. Sta alla serietà e alla competenza del SPP valutare il rischio e semplificare i provvedimenti da adottare. Senza contare che anche nei casi apparentemente esentabili le organizzazioni hanno contatti con l'esterno. Senza contare che l'azienda ha tutto da guadagnare in immagine interna ed esterna da un adeguato comportamento e comunicazione.
Rispondi Autore: Marco Feliziani - likes: 0
02/03/2020 (22:57:56)
Ma per favore!
Rispondi Autore: Marco Feliziani - likes: 0
02/03/2020 (23:00:53)
Pienamente d'accordo con quanti affermano che la problematica coinvolge solo le attività per il il rischio biologico costituisce rischio professionale. Per tutte le altre, niente aggiornamento del DVR ma solo attenzione a seguire le disposizioni Ministeriali
Rispondi Autore: gpalmisano - likes: 0
02/03/2020 (23:22:22)
Se così fosse, visto che oltre a fare il tecnico sono pure formatore, al prossimo raffreddore, dopo essere stato a contatto con tanta gente, chiederò a INAIL il riconoscimento dell'infortunio o malattia professionale da rischio biologico, (da tecnico a sto punto, nn so dove possa ricadere questo tipo di evento)
Rispondi Autore: R Geromin - likes: 0
02/03/2020 (23:55:38)
Per per non si aggiorna per quanto già detto dei colleghi.
Il Mibact qualche giorno fa ha inviato una circolare in cui si chiedeva l'aggiornamento del DVR e del DUVRI. Gli RSPP hanno valutato la cosa e discusso con il ministero. Morale: inserite una informativa sul DUVRI alle ditte in appalto, informare i lavoratori e attuare quanto richiesto dagli organi competenti.
Nessun aggiornamento del DVR, nessun aggiornamento del DUVRI per il rischio biologico.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
02/03/2020 (23:57:30)
Il sig. Giuntini, che concorda con l'avvocato Dubini, da quanto scrive pare confondere il buon comportamento, che nessuno sta mettendo in discussione, con l'obbligo di aggiornare il DVR.
E rincara la confusione (mi permetto...) dicendo che la valutazione "sta alla serietà e competenza del SPP". Cioè insomma: 'sto DVR sul rischio coronavirus è un obbligo di legge oppure sta (solo) al buon comportamento serio e competente?!
Questa discussione qui oggi è stata un interessante esercizio di studio, anche se forse quasi surreale. Ha da passà 'a nottata...! :)
Rispondi Autore: Stefano - likes: 0
03/03/2020 (08:12:17)
Mi dispiace Avvocato ma non ci casco.
Questa è una fakenews.
Contiene grandi bufale mischiate artatamente a grandi verità.
Che il contagio influenzale (perchè di questo si tratta) sia un rischio lavorativo è una bufala.
A mio parere, come si usa definire in topografia, è un errore grossolano.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
03/03/2020 (09:29:43)
Mi permetto di aggiungere ulteriore contributo da Assolombarda-Confindustria:

I Decreti e le Ordinanze che vengono emanati da Governo/Regioni sono Atti generali contenenti disposizioni speciali in ragione dell’emergenza sanitaria che come tali prevalgono sugli ordinari obblighi di tutela della salute sul lavoro previsti dal D.Lgs 81/08 e da altre leggi.

In relazione a quanto sopra, previe verifiche effettuate, lo specifico obbligo di aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi di cui all’art. 28 del decreto 81/08 suddetto in relazione al COVID19, è subvalente rispetto alle citate normative speciali emanate in via d’urgenza a tutela dell’incolumità pubblica e della salute della collettività.

I datori di lavoro e i lavoratori, in relazione al contenimento degli effetti del coronavirus, devono rispettare, nelle aree non soggette a disposizioni specifiche, le norme cogenti predisposte dalle Autorità, oltre a rafforzare le ordinarie indicazioni igieniche comunemente in atto.
Rispondi Autore: Andrea RSPP - likes: 0
03/03/2020 (10:15:16)
Forse stiamo dicendo tutti la stessa cosa...mettere in pratica nei luoghi di lavoro le indicazioni fornite dal Ministero e dall'ISS non è forse già valutare il rischio e cercare di prevenirlo?
Questo a prescindere che si aggiorni il DVR...certo che inserire nel documento due righe su quanto fatto non costa poi molto. E la diatriba è risolta!
A volte le cose sono più semplici di quanto appaiono...
Rispondi Autore: MARCO VANDELLI - likes: 0
03/03/2020 (10:25:55)
Dibattito interessante ma puramente accademico quello sulla valutazione del rischio da COVID19.
Supponiamo che la valutazione sia obbligatoria.
Io, datore di lavoro, ho l’obbligo indelegabile di valutare il rischio. Siccome sono un metalmeccanico mi avvalgo, come prevede la normativa, di risorse esterne. Ed affido l’incarico ad un esperto. Un esperto in coronavirus. E già questo è un problema visto che non tutti i virologi la vedono allo stesso modo.
E già rischio una culpa in eligendum. Senza considerare di affidare l’incarico ad un consulente esterno come un ingegnere che sarebbe peggio ancora.
Comunque procedo con la valutazione. Il mio esperto mi dirà, presumibilmente:
“Guardi, signor datore di lavoro, il corona è un virus ancora in fase di studio e non saprei come valutare adeguatamente il rischio. Non è valutabile strumentalmente come un rischio fisico per cui dobbiamo attingere a norme tecniche, dati di letteratura ed esperienziali, buone prassi. Ma dove si trovano?
Esistono solamente linee guida ed ordinanze emanate da fonti governative, amministrative e sanitarie, comunque istituzionali. In base a queste ritengo che il rischio sia irrilevante, lieve, medio, alto, molto alto ecc… Possiamo pure quantificarlo con un numeretto. L’entità del rischio lo calcoliamo applicando criteri epidemiologici, in primis la posizione geografica della Sua azienda.
A questo punto, qualunque sia il livello di rischio attribuito, dobbiamo indicare le misure di prevenzione e protezione necessarie (criteri generali di tutela di cui all’art 15 del TU)”.
Ed è questo l’aspetto più importante, la ratio della valutazione dei rischi: mettere in atto misure di prevenzione e protezione. La valutazione è solamente il primo indispensabile step per addivenire ad un miglioramento delle condizioni rilevate.
Ma quali sono le misure di contenimento? Guarda un po’: proprio le disposizioni emanate dalle fonti istituzionali. Non esiste altro.
Pertanto, alla fine del loop il datore di lavoro si ritrova a dover applicare normative già presenti e cogenti. Il suo DVR non ha aggiunto nulla. E’ servito solamente a produrre carta inutile e ad ingrassare le tasche di qualche ‘esperto’ dell’ultim’ora (o anche della prima…).
Piuttosto, volendo proprio scrivere qualche cosa (di utile) mettiamo mano al piano di emergenza introducendo modalità di intervento in caso di presenza di sospetti casi di contagio.
Ma è cosa ben diversa dal DVR.
Rispondi Autore: Andrea RSPP - likes: 0
03/03/2020 (10:40:26)
In questo caso, a mio avviso, dato che ci sono tutte le indicazioni di prevenzione da parte del Ministero, non occorre far ricorso ad un esperto.
Ci stanno già dicendo cosa e come fare la prevenzione del rischio, basta applicare quanto viene indicato e inserire due righe di semplice italiano nel documento circa quanto si è fatto.
La valutazione dei rischi è aggiornata e stiamo tutti tranquilli nel coso che ci venga richiesto se è stato fatto qualcosa.
Non tiriamo in ballo inutili esperti/consulenti/dvr preformati.
Rispondi Autore: Federico - likes: 0
03/03/2020 (10:46:41)
E' vero che il rischio biologico da coronavirus nei normali ambienti di lavoro è classificato come generico, esattamente come una normale influenza.
E questo è già indicato nei DVR in questione.

E' anche vero che per un influenza non hanno mai chiuso le scuole per 2 settimane, nè adottato le limitazioni previste al momento per i locali pubblici e le attività in generale.

E' una situazione eccezionale e come tale va trattata.

Quindi la cosa più importante è mettere in pratica le indicazioni di prevenzione, anche nei luoghi di lavoro, e il datore di lavoro deve farsene carico.

Dopodichè concordo con Andrea RSPP...aggiungere due semplici righe al DVR costa meno fatica che leggere tutti i commenti scritti su questo articolo.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
03/03/2020 (11:23:36)
Sigg. Andrea e Federico: non è questione di lana caprina, o di perdere meno tempo nel far 2 righe sul DVR invece che ragionarci su qui come stiamo facendo. E una questione di principio importante, perché porta con sé grossissiee conseguenze.
Se passa l'idea che vanno aggiunte anche solo 2 righe al DVR, questo va fatto parimenti per qualsiasi tipo di rischio anche quando 'non ci azzecca' nulla col rischio professionale. L'influenza (ad es.) porta più morti del coronavirus, e quindi perché allora non dovrei valutare il rischio influenza in un ufficio, in una fabbrica ecc? Solo perché è più nota rispetto al coronavirus, solo perché ci sono i vaccini? Ma i morti sono numeri...parlano chiaro nel "livello di rischio".
Insomma... anche solo aprire lo spiraglio a 'ste 2 righine nel DVR sarebbe ingiusto, sarebbe insensato, sarebbe un'enorme perdita di tempo (quella si...) e non sarebbe secondo i dettami della legge.
Rispondi Autore: Federico - likes: 0
03/03/2020 (11:37:39)
Come già detto, per un influenza non hanno mai chiuso le scuole per 2 settimane, nè adottato le limitazioni previste al momento per i locali pubblici e le attività in generale.

Questa è una situazione particolare e come tale va trattata. Questo è un rischio non professionale, ma per il quale vengono prese misure particolari. Un caso unico direi.

Costa di più parlarne che mettere in pratica poche cose. Quindi mettiamole in pratica e lasciamo perdere le questioni di principio che tanto non saremo noi tecnici a decidere.
Non credo che aggiungendo due righe al DVR sul coronavirus ci verrà poi chiesto di aggiornare i DVR a tutti i rischi esistenti nel mondo.

Poi di fatto se in azienda la prevenzione viene fatta, vuol dire in automatico che la valutazione è stata fatta! Allora se mi rifiuto di aggiornare il DVR per principio, dovrei rifiutarmi di attaccare gli appositi cartelli vademecum o di fornire il sapone disinfettante?
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
03/03/2020 (12:04:57)
Lei sig. Federico sta usando dell'ottimo buon senso, e spesso è ampiamente sufficiente. Ma non sempre. Ci sono formalismi, talvolta utili e talvolta meno, che non guardano (solo) al buon senso. E vengono fuori prepotentemente ad es. in un procedimento penale, ove il giudice se ne può infischiare delle misure straordinarie attuali qualora fra 5 anni ci sia una causa in corso per mancata gestione dell'influenza del collega. Potremo aver messo avvisi alle pareti e fatto un sacco di belle cose, ma magari non abbiamo aggiornato il DVR che andrà in mano al giudice, il quale (stando all'avv. Dubini) potrà cercare la valutazione di TUTTI i rischi del mondo: influenza del collega, oppure presenza di animali da circo nelle vicinanze dell'azienda (come già accennato ieri da qualcuno.. la pantera scappa e si pappa il lavoratore..e tu non hai valutato il rischio pur essendo a 50 m dal circo... per dire una -solo apparente a quel punto- scemenza tra le mille possibili...).
E oltre al Giudice, anche ad es. il valutatore del Sistema di Gestione..che va a controllare se il DVR è completo... in base a quale criterio giudica se ci sono tutti i rischi nel DVR?
Mi spiace ma, in queste cose, il buon senso è un'ottima cosa ma NON basta. Dobbiamo essere rigorosi(ssimi). Ecco perché mi permetto di insistere in questo caso di studio, anche se vorrei proprio smetterla.
Saluti cordiali
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
03/03/2020 (12:16:16)
Vedo ora il nuovo contributo dell'Avv. Dubini: e finalmente anche questo suo scritto indica che (siamo nel caso 2, in questa discussione) "...pertanto il datore di lavoro non deve aggiornare il DVR". Poi il testo aggiunge che "può considerare un'integrazione" ma questo è appunto 'solo' un consiglio, che può rientrare ad es. nelle famose 2 righe in più (non obbligatorie) che rimandano ai vari avvisi informativi ecc. che si stanno facendo un po' ovunque (e che non sono di per sé un aggiornamento del DVR ma sono la sostanza utile di questi gg).
Spero avere ben inteso, grazie.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
03/03/2020 (12:38:46)
Vademecum Aias sul Coronavirus che sposa sostanzialmente le mie posizioni.
Dice che l'azienda deve già avere il documento sul rischio biologico generico che include anche influenze e simili. E che però può essere opportuno un aggiornamento della parte rischio generico Coronavirus. È molto importante il punto che il rischio biologico generico sia sempre valutato.
Rispondi Autore: MARCO VANDELLI - likes: 0
03/03/2020 (13:56:43)
Da 'obbligo' a 'possibile opportunità' c'è la sua bella differenza.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
03/03/2020 (14:01:34)
In ogni caso il documento AIAS va letto molto attentamente. Nel secondo caso citato dal Vademecum, dove si parla di Valutazione dei rischi, si fa riferimento alla valutazione del rischio biologico generico, che l'azienda deve avere già fatto!!! In questo caso l'aggiornamento può non essere necessario se ci sono indicazioni igieniche per il generico rischio influenzale. Poi vista la situazione di allarme,e  la necessaria solidarietà per impedire l'estensione del contagio, aggiungo io, è la forte contagiosità del covid19, fa riferimento alle modalità di aggiornamento del dvr. Ma aggiornamento di una valutazione del rischio biologico generico già fatta, dimostrando così l'infondatezza delle posizioni di chi esclude i rischi esogeni, generici, dall'obbligo di valutazione dei rischi.
Rispondi Autore: Cipriano Bortolato - likes: 0
03/03/2020 (16:56:47)
Una nota di oggi della Regione Veneto chiarisce la questione:

- In tale scenario, infine, in cui prevalgono esigenze di tutela della salute pubblica, non si ritiene giustificato l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi in relazione al rischio associato all’infezione da SARS-CoV-2 (se non in ambienti di lavoro sanitario o socio-sanitario, esclusi dal campo di applicazione del presente documento, o comunque qualora il rischio biologico sia un rischio di natura professionale, già presente nel contesto espositivo dell’azienda). Diversamente, può essere utile, per esigenze di natura organizzativa/gestionale, redigere, in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente, un piano di intervento o una procedura per la gestione delle eventualità sopra esemplificate, adottando un approccio graduale nell’individuazione e nell’attuazione delle misure di prevenzione, basato sia sul profilo del lavoratore (o soggetto a questi equiparato), sia sul contesto di esposizione.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
03/03/2020 (17:46:22)
L'obbligo di valutare i rischi è esclusivamente a carico del Datore di lavoro, che si avvale del RSPP, del medico competente e di eventuali consulenti specializzati in rischi biologici. Non è un obbligo della Regione. Nel del Ministro, ne del governo. La "nota" poi, non meglio identificata, non ha alcun valore di legge ma è solo una interpretazione che riguarda chi l'ha formulata e i destinatari della stessa, se gerarchicamente subordinati all'estensore. Se non serve valutare i rischi biologici generici o aggiornare in tal senso il DVR lo deve dire (in firma scritta, datata e firmata) uno specialista in tali rischi, che ha un titolo di studio e una esperienza professionale specifica in materia di rischi biologici o il medico competente.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
03/03/2020 (19:27:08)
I datori di lavoro NON POSSONO raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti "o" comunque rientranti nella sfera extra lavorativa.”

Fonte: garante della privacy

https://www.puntosicuro.it/privacy-C-89/coronavirus-garante-privacy-no-a-iniziative-fai-AR-19869/
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
03/03/2020 (19:41:28)
Quindi, quello che ha inserito come obbligo da parte del DdL nell'intervento del 02/03/2020 (13:18:05) NON SI PUO' FARE.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
03/03/2020 (19:56:15)
Il Garante della Privacy, con quello che peraltro è solo una opinione del tutto priva di valore vigente [e i provvedimenti del Garante possono tranquillamente essere impugnati in Tribunale], dimentica un principio fondamentale dello stato di diritto moderno: per il privato quello che non è vietato è consentito. Dimentica pure che i dati personali sono disponibili. Ora nel sistema di valori della Costituzione il primo diritto individuale, e interesse collettivo, è il diritto alla salute, ai sensi dell'art. 32 della Costituzione. La privacy invece non è citata nella Costituzione. Tutte le misure che il datore di lavoro decide di adottare, a seguito della valutazione del rischio generico da agenti biologici, o specifico per alcuni settori, sono misure riconosciute dalla legge a tutela della salute dei lavoratori e finanche della collettività, perciò in alcun modo la tutela della privacy può interferire e menomare la tutela della salute. Perciò il mio messaggio per i datori di lavoro è avanti tutta con l'autocertificazione dei lavoratori di non aver avuto contatti con persone della zona rossa, con le telecamere termiche e via dicendo. Previa somministrazione dell'informativa privacy, ovviamente.
Gli ostacoli burocratici alle iniziative di chi contrasta attivamente la diffusione del contagio sono inaccettabili.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
03/03/2020 (20:44:42)
Non sono il Garante e non posso rispondere.
So solo che se non rispetto la privacy e ciò che lui afferma sono dolori.

Di fronte al Tribunale so che con l'assistenza di un legale posso impugnare qualsiasi cosa ma, sottolineo quanto sopra ho già scritto in data 02/03/2020 (20:12:35)

"b)
l'Avvocato sa far bene il suo lavoro indicando sapientemente come devono essere interpretare le Leggi ma, questo, non serve ad una cippa se il Giudice la pensa diversamente"

Soprattutto, quando Organi Istituzionali non licenziano "obblighi" (o chiari e specifici indirizzi) e quando un Garante della Privacy pone degli "alto là".

Me ne guardo bene dal trasgredire solo perché, in caso di contestazione, la possibilità di impugnarli in Tribunale rientra nelle mie facoltà.
Le "tribulazioni che nascono", però, me le smazzo io.

Io dalle piante sono sceso molto tempo fa (così mi hanno detto i miei compaesani) e ho imparato a ragionare con la mia testa pur rimanendo sempre disponibile al confronto senza vestirmi di fastidiosa saccenza
Rispondi Autore: Paolo Giuntini - likes: 0
03/03/2020 (22:04:06)
Alcune posizioni negazioniste cominciano ad ammorbidirsi. Complimenti ! A domani.
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
05/03/2020 (07:42:01)
Eminente Avv. Dubini,

Le consiglio la lettura della Circolare del Veneto.
grazie.
https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischi-da-agenti-biologici-C-52/covid-19-la-tutela-della-salute-negli-ambienti-di-lavoro-non-sanitari-AR-19877/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_content=3&utm_campaign=nl20200305%2BPuntoSicuro%3A+sommario+del+5+marzo+2020&iFromNewsletterID=2977
Rispondi Autore: G. I. - likes: 0
06/03/2020 (11:28:01)
E dopo come si è espresso il Garante per la Privacy, negando la possibilità di indagini conoscitive e controlli diretti da parte dei privati, come lo conteniamo e gestiamo questo rischio biologico ormai ubiquitario, ma comunque incrementato per attività lavorativa?
Io credo che sia necessario aggiornare la VDR biologico.
Rispondi Autore: Stefano Mordeglia - likes: 0
06/03/2020 (13:21:37)
Leggo, e mi associo ad essi, da diversi soggetti, anche istituzionali, indicazioni contrarie rispetto a quelle indicate in questo articolo.
Finalmente, prevalgono le tesi improntate ad una corretta interpretazione normativa (che non pù prescindere dalla conoscenza delle realtà delle cose e limitarsi isemmai ad una formale e burocratica lettura del dato normativo), ed alla capacità di traduzione delle indicazioni di contenimento nella operatività delle nostre aziende.
Doti tipiche di chi gestione in azienda, tutti i giorni, criticità ed emernge. Meno di chi nella vita si occupa di fornire pareri (e non implementare soluzioni).
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
06/03/2020 (16:28:26)
Indicazioni della Regione Marche.

Aziende nelle quali l’esposizione a COVID-19, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta e presenta gli stessi determinanti di rischio presenti nella popolazione generale.
Rappresenta la situazione della stragrande maggioranza dei comparti lavorativi (ad eccezione delle attività menzionate al punto precedente) ovvero casi in cui i determinanti del rischio da COVID-19 sono, per i lavoratori, sovrapponibili a quelli della popolazione generale: il rischio biologico da COVID-19 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico e vanno semplicemente applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per le collettività umane ai fini di contenere la diffusione del virus.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
08/03/2020 (14:11:11)
Valutare il rischio biologico da agenti virali
La situazione è sempre più grave. Ora tutta la Lombardia e molte provincie sono zona rossa. Gli spostamenti non sono più consentiti se non per comprovate ragioni lavorative, DPCM 7 marzo 2020, e quindi il datore di lavoro deve documentare le esigenze e deve giustificare nel DVR per quale motivo espone i lavoratori al rischio contagio consentendo i loro spostamenti per lavoro.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
08/03/2020 (15:09:00)
Stanno arrivando chiarimenti ovunque (Assolombarda, Confindustria Bergamo, ecc.), compreso dal Presidente Lombardia, che specificano che rientrano nelle "comprovate esigenze lavorative" le normali attività lavorative e produttive e che quindi il tratto casa lavoro è consentito.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
08/03/2020 (15:25:47)
Cambio rivista... troppo coronastress
Buona domenica
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
09/03/2020 (17:11:17)
"Valutare il rischio biologico da agenti virali
La situazione è sempre più grave. Ora tutta la Lombardia e molte provincie sono zona rossa. Gli spostamenti non sono più consentiti se non per comprovate ragioni lavorative, DPCM 7 marzo 2020, e quindi il datore di lavoro deve documentare le esigenze e deve giustificare nel DVR per quale motivo espone i lavoratori al rischio contagio consentendo i loro spostamenti per lavoro."


SCUSI AVVOCATO, MA DOVE E' SCRITTO ?

Non possiamo INVENTARCI obblighi non PREVISTI.

IL DATORE DI LAVORO (ospedali cliniche etc.) NON ESPONE A RISCHIO I LAVORATORI, IL VIRUS C'E' GIA' IN OGNI LUOGO.

Poi concordo che misure di igiene (guanti) sono necessarie per alcune postazioni (banco vendite, reception etc.) ma non è un rischio derivante dal lavoro, è un'epidemia. che è diverso.
Rispondi Autore: Andrea RSPP - likes: 0
09/03/2020 (17:30:34)
Chiamatelo come volete, valutazione del rischio o no.

Il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori, infatti ci sono obblighi legati alla sanificazione, illuminazione, presenza di bagni, microclima etcc.

Non si tratta di rischio professionale, ma il datore di lavoro è tenuto a mettere in atto misure di prevenzione eccezionali. Quindi a rivalutare i rischi in azienda sulla base delle attività svolte dai lavoratori. Rivedere procedure e fornire i lavoratori dei DPI necessari per fa fronte a questa emergenza sanitaria.
Non per questo si dovrà poi rivalutare il rischio per ogni singola cosa a cui le persone nella loro vita quotidiana sono esposte (vedi normale influenza).

Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
10/03/2020 (12:50:51)
Col divieto di spostamento per la popolazione generale, e viceversa l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
Col DPCM 9 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio italiano la normativa relativa alle zone controllate (ex zone rosse), non vi è più il minimo dubbio che chi lavora ha ora un rischio aggiuntivo e maggiorato rispetto alla popolazione non lavorativa di fatto obbligata a restare a casa se non ha giustificati motivi dettati da oggettive necessità per spostarsi. E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
11/03/2020 (14:27:59)
Sempre per aggiungere contributi per i colleghi che leggono, anche a seguito del DPCM 09/03/2020, sul NON OBBLIGO di aggiornamento DVR, se non nei casi previsti

Stavolta, in aggiunta alle altre, si esprime la ASL Umbria 2, proprio a seguito del DPCM 09/03/2020:

INDICAZIONI PER IL DATORE DI LAVORO (E SUOI COLLABORATORI):

il nuovo Coronavirus responsabile del COVID-19 rientra nella classe dei Coronaviridae elencata tra gli agenti biologici dell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08, con attuale classificazione in gruppo 2.
Per le aziende nelle quali esiste a priori un rischio biologico di tipo professionale, per uso deliberato di agenti biologici e/o un rischio biologico di tipo professionale connaturato alla tipologia dell’attività svolta, è ipotizzabile che il Datore di Lavoro debba verificare se nella Valutazione dei Rischi ex art. 271 del D.Lgs. 81/08, le misure di prevenzione e protezione già adottate risultino adeguate o meno ai fini del controllo dell’esposizione a SARS-CoV-2 e della sua trasmissione.
Nella stragrande maggioranza dei comparti lavorativi l’esposizione a SARS-CoV-2, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta: il rischio biologico da SARS-CoV-2 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico e vanno semplicemente applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per la popolazione generale ai fini del contenimento della diffusione del virus.
Informazione/Formazione:
Le attività di formazione, informazione e addestramento, in relazione anche a quanto affermato nel DPCM dell’08/03/2020 e s.m.i., sono rimandate sino ad emergenza terminata a meno di non operare con modalità a distanza. Analoghe considerazioni per le abilitazioni con periodicità di rinnovo normate ed in scadenza.

Per approfondimenti, andare direttamente all'articolo presente sulla pagina USLUMBRIA2.it e cliccare la sezione NEWS
Rispondi Autore: Gaetano - likes: 0
15/03/2020 (16:10:44)
Chiedo alla redazione di punto sicuro come già fatto, che gli articoli siano soggetti alla cosiddetta "revisione dei pari" prima di essere pubblicati. Non tutti i lettori leggono tutto l'articolo spesso ci si ferma al titolo e non posso passare certo messaggi sbagliati. Se poi si leggono i commenti dei professionisti mi sembra sia chiaro come la sicurezza sia una materia prettamente tecnica e non per avvocati.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
16/03/2020 (16:04:41)
Sull'aggiornamento del DVR faccio presente che Cgil-Cisl e UIL Lombardia ritengono necessario l'aggiornamento del DVR e:
1) numerose aziende hanno aggiornato la parte Valutazione del rischio da agenti biologici,
2) altre hanno creato una autonoma valutazione del rischio da Coronavirus, 3) altre ancora hanno elaborato buon protocollo sicurezza Coronavirus dichiarandolo "coerente e parte integrante del DVR".
Più si prolunga questa emergenza meno va sottovalutato l'impatto che questo virus sta avendo sulla globalità dei nostri comportamenti, incluse le mansioni di lavoro.
Rispondi Autore: Gaetano - likes: 0
16/03/2020 (19:12:28)
L'autore dell'articolo dimentica forse che ha scritto lo stesso, con il senno del poi. Se la pandemia non vi fosse stata non avrebbe mai parlato di aggiornamento DVR, già solo questo può bastare a far capire l'errore di base che c'è nella tesi esposta.
Rispondi Autore: Umberto - likes: 0
17/03/2020 (21:47:21)
Vorrei chiedere a che grado nella classificazione del rischio è catalogato quello del covid.19
Grazie
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
20/03/2020 (10:03:37)
Agente biologico del gruppo 2, sig. Umberto
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (09:37:05)
E qual è la novità?

Le industrie alimentari (vedi allegato XLIV) e le industrie farmaceutiche citate nell'ordinanza (vedi anche quanto detto ieri da Conte) avevano già l'obbligo del DVR dal rischio biologico e, quindi, di aggiornarlo come già detto nel mio articolo del 27 febbraio scorso.
Poi, nell'ordinanza riguardante il solo territorio di Rimini, si ribadisce che l'operatività di questa tipologia di aziende è consentita previa adozione di specifici protocolli operativi a valle dell'aggiornamento del DVR. Aggiornamento che già doveva essere stato effettuato da questa tipologia di aziende fin da quando era stata proclamata la situazione d'emergenza in Italia, visto che ciò era già espressamente previsto dal D. Lgs. n° 81/2008.

P.S.. avrebbero fatto meglio, visto che hanno voluto fissare un nuovo distanziamento interpersonale, a utilizzare quanto previsto quanto consigliato dal CDC di Atlanta e cioè 6 ft (poco più di 1,80 mt).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (20:48:09)
Quando si cita una fonte, la si deve citare correttamente e non "a pezzi" e "a convenienza".

Direttiva 89/391/CEE
Articolo 1 - Oggetto
1. La presente direttiva ha lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
2. A tal fine, essa comprende principi generali relativi alla prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI e alla protezione della sicurezza e della salute, all'eliminazione dei fattori di rischio e di incidente, all'informazione, alla consultazione, alla partecipazione equilibrata conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali, alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, nonché direttive generali per l'attuazione dei principi generali precitati.

Articolo 6 Obblighi generali dei datori di lavoro
1. Nel quadro delle proprie responsabilità il datore di lavoro prende le misure necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, comprese le attività di prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI, d'informazione e di formazione, nonché l'approntamento di un'organizzazione e dei mezzi necessari.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:34:06)
La valutazione dei rischi per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori da TUTTI i rischi presenti nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro (incluso ovviamente il contagio da Coronavirus) di cui al Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008):
Art. 2 comma 1 lettera "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza".
Art. 2 comma 1 lett. "o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità".
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (19:36:09)
TUTTI I RISCHI ma solo se PROFESSIONALI.
Come al solito si dimentica, ma non è una novità, di citare altri articoli del D. Lgs. n° 81/2008:

- Art. 2 comma 1, lett. n) del D. Lgs. n° 81/2008
Prevenzione
Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i RISCHI PROFESSIONALI nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.

- Art. 2 comma 1, lett. l) del D. Lgs. n° 81/2008
Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi
Insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai RISCHI PROFESSIONALI per i lavoratori.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (20:37:03)
Condivido la saggia riflessione di Daniele Ranieri.
Nell’immediato, la questione sul Dvr appare più formale che sostanziale. Trovandoci, si spera, di fronte a una emergenza temporanea, la cosa essenziale da fare è agire con efficacia. Emanando misure chiare e coerenti. Dove poi vadano scritte, in questa situazione, non sembra essere un fattore decisivo.

Qualcuno, però, tenta di approfittarne per riesumare interpretazioni superate. La più rilevante sostiene che si possa escludere il Dvr dal trattamento dell’emergenza in corso per il fatto che questo documento è dedicato ai “rischi professionali”, restringendo il campo di questi alle sole mansioni e ai compiti legati alla produzione aziendale.

La valutazione dei rischi, secondo l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, prevede però l’analisi di “TUTTI I RISCHI”, non solo quelli inerenti la produzione (che sono ovviamente quelli più diffusi e rilevanti), ma di tutti quelli presenti dentro “l’organizzazione aziendale”. Quei rischi nei quali il lavoratore non incorrerebbe, o nei quali avrebbe meno probabilità d’incorrere, se non lavorasse.

Tra questi rischi ne esiste una famiglia denominata “rischi generici aggravati dal lavoro”. In sostanza chiunque può cadere da qualsiasi scala (rischio generico), ma un lavoratore che per svolgere la sua mansione sia costretto a salirle e scenderle diverse volte, magari pressato dall’urgenza di portare a termine il suo compito, ha una probabilità di cadere più alta di altri (il rischio è quindi aggravato dal contesto lavorativo). Questa famiglia di rischi è normalmente inserita nella valutazione dei rischi.

Un terremoto, la caduta di un fulmine, una epidemia virale, un atto terroristico, una rapina e tanti altri avvenimenti rientrano in questa definizione? Certamente sì, se il lavoro è tale da comportare l’aggravamento delle possibilità d’incontrare uno di questi eventi o di aumentarne il grado di danno rispetto alla popolazione genericamente intesa. L’elemento è sempre dato, da una parte dall’aumento della probabilità e del danno, dall’altra dalla “costrittività” dei lavoratori, che non hanno la stessa possibilità del resto della popolazione di sottrarsi ai rischi presenti “nell’ambito dell’organizzazione in cui prestano la propria attività” (art. 2 lett. q).

Qualche spiritoso, non mancano mai, può dire: “Ma allora anche il rischio che cada un meteorite va valutato dal DdL”. Spiritoso, ma poco preparato. Il rischio, quello generico, per essere valutato e inserito nel Dvr, deve avere “l’aggravante” data dal contesto lavorativo. Il meteorite, che, com’è noto, ha già probabilità remote di arrivare sul pianeta Terra, può cadere su tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo sia esso un deserto, speriamo, o addosso a una casa o una fabbrica. Non c’è nulla che nell’attività lavorativa possa rendere più probabile che cada in un punto piuttosto che in un altro. Inoltre, non esiste nulla di “tecnicamente possibile” per eliminare o ridurre il rischio. Non è così per i terremoti di cui, per esempio, esiste una mappa delle località a rischio, oltre a vari altri elementi che possono aiutare a prevedere e a ridurre il danno. Attraverso l’obbligo di costruzione antisismica, ad esempio, una particolare attenzione alle procedure di evacuazione, una diversa preparazione delle squadre di emergenza e primo soccorso rispetto al rischio specifico, una informazione e preparazione dei lavoratori (il Giappone è spesso citato come esempio). Stessa cosa vale se l’imprenditore colloca un lavoratore in locale completamente interrato in una zona a forte presenza di gas radon, o con temperature esterne stabilmente oltre i 30° (ma potrei dire vicino a una fonte inquinate, rumorosa). Il rischio che queste condizioni aggravino il rischio per la salute del lavoratore ci sono e vanno misurate, anche se non sono legate alla sua specifica professione e attività lavorativa.

D’altronde l’art.28 è di una chiarezza lampante. È evidente che se il legislatore avesse voluto ridurre la valutazione dei rischi ai soli rischi professionali l’avrebbe scritto esplicitamente e non avrebbe scritto “tutti i rischi” e basta. Dirò di più. L’Italia provò a restringere l’area dei rischi nel D.Lgs. 626/1994 all’art. 4. Il primo comma prevedeva:

Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.

Fino al 2008 il rischio stress, pur correlato al lavoro, non non veniva considerato un rischio professionale e per questo motivo non veniva valutato.

Nel 2001 l’Italia venne condannata, proprio su questo punto, dalla Corte di Giustizia europea, e dovette modificare l’articolo che così venne accolto nel D.Lgs. 81/2008. Ora, nel citato art. 28, l’elencazione dei punti quali le attrezzature ecc. viene preceduta da un ANCHE. Come dire: non solo. E poi si ribadisce che deve riguardare TUTTI i rischi riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori, dizione ripetuta in più punti della normativa senza alcuna specifica, che viene invece aggiunta per quanto riguarda, per esempio, l’attività del servizio di prevenzione. Questa si occupa di una parte della valutazione, essendo un’altra demandata ad altre figure, quali il medico competente e se necessario altre figure esterne.

Torniamo all’oggi. Sarebbe logico inserire il rischio biologico causato dal Covid-19 nel complesso procedimento di valutazione-adozione di misure di programmazione-monitoraggio dell’efficacia, cioè in quel processo con cui si arriva alla stesura e alle modifiche successive del Documento di Valutazione dei Rischi. All’interno di quella “valutazione globale” prevista dalle norme. Considerando anche quanto scritto nel Titolo X del Testo Unico.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (21:00:19)
Puoi condividere tutte le opinioni che vuoi.
Il discorso non cambia.

Poi tu e Ranieri andatevi a rileggere il punto 13 della Sentenza della Corte di Giustizia CE, Sez. 5, 15 novembre 2001 - C-49/00 dove potrete trovare scritto:

13. Inoltre, è importante precisare che i RISCHI PROFESSIONALI che devono essere oggetto di una valutazione da parte dei datori di lavoro non sono stabiliti una volta per tutte, ma si evolvono costantemente in funzione, in particolare, del progressivo sviluppo delle condizioni di lavoro e delle ricerche scientifiche in materia di RISCHI PROFESSIONALI.

Il problema era che con il 626, recepimento della direttiva 89/391/CEE, avevano circoscritto solo ai rischi derivanti dalle attrezzature di lavoro e dalle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute.
Palesemente lo Stato italiano non poteva circoscrivere a queste sole tipologie di rischi professionali la valutazione.
Per questo l'Italia era stata giustamente condannata.

Quindi ci troviamo con il parere di un sindacalista e di un avvocato.
Li rispetto ma non li condivido.
Io condivido i pareri dei giuristi che ho già citato prima (Pascucci, Lepore, Fantini, Pelusi, ecc.) e quello che hanno detto le Autorità sanitarie delle Regioni come il Veneto, le Marche, l'Umbria, ecc.

Comunque, finita l'emergenza potrai offrire il tuo supporto legale, a tutti i lavoratori che, avendo contratto la COVID-19, decideranno di far causa alle aziende.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (10:23:12)
Obbligatorio il DVR rischio biologico Covid19 (art. 271 DLgs 81/2008)
La consapevolezza dell'obbligo inderogabile di valutare il rischio biologico da Coronavirus ai sensi dell'art. 271 DLgs 81/2008 (DVR) cresce inesorabilmente. Come è logico che sia. È indiscutibile che nelle attività essenziali autorizzate dal governo il datore di lavoro deve valutare esattamente il rischio per decidere se l'attività può proseguire o deve comunque essere interrotta per l'impossibilità tecnica di garantire adeguata protezione dei lavoratori durante l'attività lavorativa svolta nell'interesse dell'imprenditore dal gravissimo rischio di contagio virale in atto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (17:34:22)
Niente da fare.
Non si capisce che la concreta e completa applicazione del Protocollo alle specificità dell'azienda, secondo quanto imposto dalle norme di Igiene Pubblica, declinandolo in funzione delle particolarità della stessa, è proprio quello che chiedono le Autorità Sanitarie per tutelare i lavoratori.
adesso aspettiamoci l'ennesimo copia-incolla per ricominciare il loop.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (18:06:11)
Desidererei che Dubini mi spiegasse quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.

Il motivo per cui sto continuando a replicare non è perché ce l'ho con Dubini ma perché non voglio che diventi prassi considerare i rischi esogeni, quale una pandemia da Corona Virus, come rischi professionali.

Che tal rischio sia un "Rischio generico" l'ha detto anche il Governo nell'incipit del Protocollo.
L'hanno detto varie Regioni: Veneto, Umbria, Marche, ecc.
L'hanno detto chi ne sa molto ma molto più di me in campo giuridico come il Prof. Pascucci, il prof. Lepore, il prof. Pelusi, l'avv. Fantini, ecc.
Tutti documenti che si trovano sul web.

Le norme per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro riguardano tutti i rischi professionali e non tutti i rischi indiscriminatamente.

In caso contrario, se passasse l'idea che qualunque tipo di rischio non professionale debba essere preso in considerazione, tutti noi RSPP e CSP/CSE, ci troveremmo ad essere coinvolti in concorso per i delitti di cui agli art. 589 e 590 cp con l'aggravante, ad esempio, di:
- non aver segnalato, quale RSPP di un'azienda di San Donato Milanese, il rischio di caduta di un aereo in fase di atterraggio a Linate (qualcuno mi dica quale misura dovrebbe adottare il datore di lavoro);

- non aver valutato, quale CSP e CSE, il rischio di caduta di alberi in cantiere a causa di una improvvisa tromba d'aria.

Ecco perché è importante ribadire quale sia la tipologia di rischi di cui ci dobbiamo preoccupare e considerare i rischi non professionali come rischi da gestire nell'ambito delle emergenze.

Questo è quello che avviene ovunque.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (20:16:09)
Coronavirus e tutela dei lavoratori
Anna D'Antuono
Tralasciando gli ambienti di lavoro in cui l’esposizione al COVID-19 è specifica (ambito sanitario, pronto soccorso, reparti malattie infettive, addetti alla sicurezza aeroportuale, addetti delle forze dell’ordine in aree oggetto di focolai, addetti dei laboratori di analisi, …) per cui il rischio è "professionale", occorre tutelare chi lavora negli ambienti di lavoro “in cui l’esposizione all’agente biologico è di tipo generico, e pertanto non rientra nel rischio specifico” (ambienti industriali, civili, scuole, terziario, grande e piccola distribuzione, attività commerciali, della ristorazione, trasporti, etc…).
In questi casi il Datore di Lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 “ha già valutato il rischio biologico e sicuramente avrà presente nel documento di valutazione una sezione per il cosiddetto “Rischio Biologico Generico”.
Col divieto di spostamento per la popolazione e l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus a nostro parere è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (10:53:12)
Questo è il parere di una Avvocato che si occupa di tutela dei consumatori per l'ADUC.

Non ho dubbi che sia una bravissima professionista nel suo settore dove avrà vinto molte battaglie per la tutela di noi consumatori.

Penso, però, che i pareri del prof. Pascucci, del prof. Lepore, dell'avv. Fantini, del prof. Pelusi, ecc., abbiano ben altro peso trattandosi di esperti del settore.
Settore che, invece, non è quello dell'avv. D'Antuono.

Intanto aspetto che Dubini, invece di fare i copia - incolla presi qua e là, mi risponda alla domanda che gli ho fatto su quale sia la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (11:38:24)
Solo l'attenta lettura del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 consente di far luce sull'obbligo inderogabile di valutare il rischio da agente biologico Coronavirus-Covid-19. Invito tutti ad una attenta rilettura che consente di individuare tale obbligo giuridico senza dubbio alcuno, In questo caso di gravissima emergenza sanitaria e lavorativa il metodo spannometrico è i pregiudizi estranei alla lettera della norma di diritto vigente non aiutano. Una cosa è certa in modo assoluto, fare la valutazione del rischio da coronavirus non viola nessuna legge. Lo stesso non può dire chi non la predispone. Oltretutto il DVR ha il vantaggio della data certa opponibile a chiunque. per il resto vale aurea saggezza giuridica romana: de minimis non curat praetor .
I fondamenti legali della valutazione di tutti i rischi professionali e di tutti i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa
Art. 2 – Definizioni - D.Lgs. n. 81/2008
“q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno;
o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”.
Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi3 - D.Lgs. n. 81/2008
1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) [valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività], anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall’articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo.
Articolo 271 - Valutazione del rischio [da esposizone ad agenti biologici] - D.Lgs. n. 81/2008
1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:
a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;
b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
c) dei potenziali effetti allergici e tossici;
d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.
2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.
3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.
4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’ALLEGATO XLIV [esemplificativo significa che le attività dell’esempio prevedono sicuramente l’esposizione non deliberata ad agenti biologici, ma significativa, e che poi è onere di ogni singolo datore di lavoro valutare se la sua attività preveda tale rischio al di là di detto elenco n.d.r ], che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi [dunque non solo rischi professionali, ma anche i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (15:42:54)
E mica risponde alla domanda.
Continua con il copia-incolla.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (18:03:48)
André Berni e Andrea Reghelin hanno sviluppato un ragionamento di grande interesse, che invito tutti a considerare con grande attenzione.
Il rischio epidemico è un rischio lavorativo? E’ cioè di pertinenza del datore di lavoro?
Il motivo del contendere, che è dibattuto da tutti gli esperti del settore, chi per ambito chi per pertinenza, è se il rischio epidemico a cui stiamo assistendo in questi giorni debba intendersi come rischio lavorativo correlato ad una mansione e sia di pertinenza o responsabilità o meno del Datore di Lavoro con il supporto del Medico Competente e del RSPP.
Senza voler tediare, la materia del rischio biologico fa riferimento a tre grandi scenari di rischio:
1) il primo caso è quello dell’uso deliberato dell’agente biologico; pensiamo ad un laboratorio in cui si sta cercando di isolare il virus per ricercare un possibile vaccino ( in questo caso la materia è disciplinata dal’ All. XLVI del d.lgs. 81/08);
2) il secondo caso è quello del cosiddetto rischio generico aggravato, o rischio da esposizione potenziale, nel caso in cui in funzione della mansione e del luogo di lavoro, il lavoratore sia esposto ad un aggravamento del rischio; si pensi nel caso ad un operatore ecologico in area di quarantena (rischio generico aggravato All. XLIV del d.lgs. 81/08;
 3) Il terzo caso è il cosiddetto rischio da esposizione occasionale caratterizzato dal fatto che gli agenti biologici si possono trovare in tutti gli ambienti di lavoro così come in qualsiasi altro contesto, a prescindere dalla mansione di lavoro e dalle condizioni ambientali.

Quali sono gli adempimenti per le organizzazioni?
La questione aperta è se le organizzazioni che devono farsi promotrici di iniziative in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, si debbano limitare a trasferire le disposizioni ministeriali e le ordinanze, se debbano predisporre e redigere procedure operative di lavoro, se debbano fare formazione e informazione o se debbano prendersi in carico una vera e propria valutazione dei rischi per determinare, in funzione del luogo di lavoro e della mansione, le misure di mitigazione idonee.
Quello di cui vogliamo parlare è dell’approccio metodologico rispetto ad uno scenario di emergenza e di come la valutazione del rischio, obbligo formale o mero adempimento, nella prassi odierna dagli stessi addetti al mestiere sia visto molto spesso come burocrazia, fastidiosa formalizzazione, inutile appendice.
... se dovessimo ricercare un tema che ci appassiona nel grande contenitore normativo del Testo Unico della Sicurezza, certamente lo troveremmo nell’art. 28 del D.lgs. 81/08. Nell’art. 28 del D.lgs. 81/08 a nostro avviso c’è quella che dovrebbe essere la vera filosofia di una valutazione dei rischi:
“b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione dei rischi;
c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri”.
Opportunità, necessità, o obbligo, il messaggio che vogliamo trasferire è che solo attraverso una valutazione ponderata al contesto, adeguata alle scelte strategiche aziendali si possano adottare le giuste procedure organizzative e gli adeguati piani di miglioramento, senza reazioni istintive, scelte emotive, o reazioni passive all’ adempimento.
Il focus deve essere posto sulla ricerca della miglior tutela possibile per i lavoratori
Ci piacerebbe che la discussione fosse riportata su un tema maggiormente comprensibile ai più, che è l’individuazione del modo più efficace per tutelare nel miglior modo possibile i lavoratori. Indipendentemente dall’esistenza di un obbligo giuridico di aggiornare il DVR (che noi pensiamo tra l’altro sussistente), da questo documento partono i processi di prevenzione dei lavoratori. L’aggiornamento di questo documento testimonia la continua attenzione del datore di lavoro sui nuovi rischi che fattori endogeni ed esogeni (come nel caso del Corona Virus) si introducono nell’organizzazione. Ma soprattutto da questo documento si origina la pianificazione delle misure di prevenzione a protezione dei lavoratori, le procedure di sicurezza e l’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (18:38:06)
Non ho dubbi che l'avv. Reghelin sia un esperto, come risulta dal profilo sul web, di consulenza legale direzionale nell’ambito della gestione degli aspetti legali dell’Information and Communication Technology (ICT law) e di 231 (che è ormai un contenitore enorme di reati fattispecie).

Personalmente, però, mi attengo a quanto detto da chi si occupa, da giuslavorista, del problema da decenni e cioè dal Prof. Pascucci, dal Prof. Lepore, dall'avv. Fantini e dal Prof. Pelusi, ecc..

Detto questo, se quel che conta è la tutela della salute dei lavoratori, l'adozione del Protocollo (per le aziende che non fanno uso deliberato di agenti biologici e non comprese nell'allegato XLIV) e la sua declinazione in funzione delle specificità della singola azienda, permette di raggiungere tale obiettivo.

Per declinare il Protocollo si può usare una procedura operativa che preciserà come questo sarà messo concretamente in atto.

Una procedura di questo tipo può essere strutturata come segue (contenuti non esaustivi):
1. Introduzione
2. Prevenzione del rischio da contagio
2.1 Interventi volti a contenere il rischio da contagio
2.1.1 Creazione task force aziendale
2.1.2 Informazione alle persone
2.1.3 Riduzione numero persone
2.1.4 Organizzazione aree di lavoro
2.1.5 Sanificazione delle aree di lavoro
3. Procedura di gestione in caso di positività ai test
3.1 Individuazione di casi sospetti in azienda
3.2 Attuazione misure indicate dalle Autorità
3.3 Misure immediate d’intervento
4. Messa conoscenza della procedura alle parti interessate
Allegati
Informativa Ingresso azienda – Istruzioni lavaggio mani - Informativa presso distributori automatici – Ingresso mensa - Informativa presso timbratrice - Spogliatoi, ecc.

Fare questo concretamente e non solo sulla carta, e te lo chiedo per l'ennesima volta visto che non hai mai voluto rispondere, non permette di garantire la tutela della salute e della sicurezza del lavoro dei lavoratori?

Allargare ai rischi NON PROFESSIONALI l'obbligo di valutazione e redazione del DVR comporta una estensione ingiustificata di quanto previsto fin dal 1989 con la Direttiva 89/391/CEE, una condotta penalmente inesigibile a carico del datore di lavoro e dei suoi collaboratori e un potenziale coinvolgimento, da parte di Procure in vena di protagonismo, di quei RSPP e CSP/CSE che non abbiano tenuto conto dei rischi non professionali.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (21:44:45)
Le aporie del prof. Pascucci
Non si capisce per quale motivo si deve valutare il rischio pandemia quando si manda il proprio dipendente all'estero, e viceversa non si dovrebbe fare la valutazione del rischio da pandemia quando si costringe il lavoratore ad andare al lavoro in Italia, anziché stare a casa, che è l'unica misura di prevenzione del contagio dettata da tutte le autorità competenti.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/03/2020 (22:39:16)
Perché, anche se sto a casa, con una pandemia, il contagio me lo posso beccare lo stesso visto che non sono chiuso dentro 24h su 24 né io e né i miei parenti ed esco per andare a comprarmi da mangiare, per andare al tabacchino, per andare in farmacia, per accompagnare mia madre per fare la dialisi, ecc.

Quando invece devo andare in Tanzania per lavorare ad una diga, in un territorio dove c'è una epidemia di dengue, io sono esposto ad un rischio generico aggravato proprio perché mi stanno inviando in un posto particolare dove solo in quel posto c'è il dengue e non ovunque come c'è oggi in Italia il Corona Virus.

È più chiaro così?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/03/2020 (02:24:08)

IL RISCHIO SANITARIO COME RISCHIO GENERICO AGGRAVATO CHE DETERMINA L'OBBLIGO DI EFFETTUARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Commissione per gli Interpelli
(ARTICOLO 12 DEL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81) INTERPELLO N. 11/2016 del 25.10.2016
"L’art. 28, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008 prevede, per il datore di lavoro, l’obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari ed adottare, conseguentemente, le misure di prevenzione e protezione che reputi idonee allo scopo.
Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta".

Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/03/2020 (02:26:49)
Paragonare il rischio di contrarre il virus stando a casa con il rischio di chi va a lavorare per ore dà l'idea di cosa significhi metodo spannometrico.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
27/03/2020 (16:19:44)
Se non si riesce a capire che una cosa è essere mandato a lavorare in Tanzania dove c'è una epidemia di dengue e c'è solo lì (questo è il rischio generico aggravato) ………. e altra cosa è andare a lavorare in un'azienda (non sanitaria o che non usa agenti biologici deliberatamente) in Italia dove l'epidemia c'è in tutta Italia e pervade sia gli ambienti di lavoro che quelli di vita (questo è il rischio generico), non posso farci nulla.

La colpa è del Grande Biologo che, evidentemente, ai tempi era distratto.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (02:13:38)
Raffaele Guariniello fa chiarezza come sempre. Ubi maior minor cessat.

COVID-19, IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO: OBBLIGO DEL DVR CORONAVIRUS (Guariniello)
TUTTI SI STANNO chiedendo se il datore di lavoro debba valutare il rischio coronavirus e individuare le misure di prevenzione contro tale rischio nel documento di valutazione dei rischi. A dare la risposta è, a ben vedere, l’art. 28, comma 2, lett. a), TUSL, ove si usa l’espressione “tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa”. Un’espressione altamente volutamente significativa, in quanto fa intendere che debbono essere valutati tutti rischi che possono profilarsi, non necessariamente a causa dell’attività lavorativa, bensì durante l’attività lavorativa: come appunto il coronavirus. Proprio quel “durante” induce a condividere la linea interpretativa accolta dalla Commissione per gli Interpelli nell’attualissimo Interpello n. 11 del 25 ottobre 2016: “il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i rischi legati alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento”.
Il Fatto Quotidiano 26/3/2020
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (08:56:10)
Si ricomincia con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.

Quando si cita qualcosa, bisogna farlo in modo completo e non funzionale a sostenete le proprie tesi.
Purtroppo, di questo, Dubini ci ha ormai abituati.

Allora, l'Interpello n° 11/2016 era stato proposto dalla UIL Trasporti:
"La UILTRASPORTI ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione relativamente alla sussistenza dell’obbligo, in capo al datore di lavoro, di considerare, nell’ambito della valutazione dei rischi, anche i rischi legati alla situazione ambientale (soprattutto nei paesi esteri) per il personale navigante delle compagnie aeree. In particolare, l’istante chiede di sapere: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), così come disciplinato dagli artt. 15, 17 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.

La risposta era stata la seguente:
"Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta."

Come si vede, appare evidente che l'aggravamento del rischio è dovuto ad una situazione specifica in un determinato contesto geografico in cui un lavoratore è inviato per svolgere l'attività.
Per questo motivo il DVR lo devo aggiornare prevedendo le misure per tutelare l'integrità psicofisica di un equipaggio inviato in un Paese a rischio guerra, attentato, epidemia, ecc. (ma questo l'avevo già spiegato nei precedenti post).

Una pandemia, invece, permea tutti gli ambienti di lavoro e di vita e, per questo, il rischio è considerato "rischio generico".

In merito a ciò che afferma il mentore di Dubini (da lui così definito già ai tempi della diatriba sui near miss nel 2015), va ricordato che il "rischio Corona Virus" non si manifesta SOLO durante il lavoro ma è presente anche negli ambienti di vita proprio perché si è davanti ad una pandemia.

Questa è la differenza sostanziale tra l'inviare i lavoratori in un particolare contesto ambientale dove c'è il virus e c'è SOLO lì e avere una pandemia diffusa a livello mondiale dove il rischio di contagio è diffuso ovunque e cioè sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita.

Non è difficile da capire.
Però se vivi in adorazione perpetua di un personaggio che si è sempre e solo occupato della Pubblica Accusa, diventa difficile comprenderlo.

Pertanto, negli ambienti di lavoro delle aziende (aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e in allegato XLIV), senza toccare il DVR che riguarda i rischi professionali, si deve tassativamente contestualizzare il Protocollo alle specificità dell'azienda per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Infine ripropongo a Dubini la domanda a cui continua a non rispondere ed il motivo è ormai chiaro:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (11:46:57)
De minimis non curat praetor.
Il DVR va fatto sempre e comunque. E deve essere aggiornato alle mutevoli circostanze lavorative. Il virus ha sconvolto il lavoro e qualcuno sostiene che non si deve aggiornare il DVR! Invece il DVR deve includere anche il rischio generico aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, come quello sanitario da agente biologico Covid-19. Rispettare la legge sanzionata penalmente sul DVR e sul suo aggiornamento non è un optional ma un obbligo non delegabile del datore di lavoro sanzionato penalmente. Datori di lavoro, se non aggiornate il DVR al rischio Coronavirus la prescrizione e la sanzione per violazione di legge contravvenzionale non viene fatta al consulente che ci ha detto di non aggiornare il DVR al Coronavirus ma a voi, ed eventualmente al medico competente, se è stato coinvolto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (11:56:11)
Si continua con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.
Di meglio non riesce a fare.

Ripropongo la domanda che ho fatto e sarà così in seguito:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (13:23:39)
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
IL DATORE DI LAVORO DEVE NECESSARIAMENTE AGGIORNARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN SEGUITO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19?
Il Datore di Lavoro deve fornire informazioni ai lavoratori, anche mediante redazione di informative (o utilizzando opuscoli a disposizione, come quello redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che indica i 10 comportamenti da adottare per prevenire la diffusione del virus) e adottare precauzioni utili a prevenire l’affollamento e/o situazioni di potenziale contagio, quali quelle già suggerite nelle “Buone pratiche” approvate da ATS.
Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative.
ATS Bergamo
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (17:23:42)
Si continua con il copia incolla ossessivo-compulsivo.

ATS Bergamo.
"Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative"

Questi sono i rischi professionali del personale sanitario, delle aziende in allegato XLIV e di quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici.
Per questi, che già trattavano il rischio biologico nel loro DVR, il documento va aggiornato integrandolo con le prescrizioni del Protocollo.

Per le altre aziende, no.
Il rischio da Corona Virus non è un rischio professionale.
Leggiti l'incipit a pag. 3 del Protocollo.
E' un rischio generico anche se vai a lavorare perché sei in una pandemia.
Il rischio di contagio non c'è solo al lavoro ma anche nella vita sociale.
Questo vuol dire pandemia.

Per questa aziende, bisogna contestualizzare il Protocollo alle specificità delle imprese in funzione delle attività svolte e verificare che sia compiutamente applicato.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (17:44:36)
Repetita Iuvant
Valutazione rischi da riscrivere dopo il Covid-19
di Daniele Cirioli
Il contagio conclamato in Italia del nuovo virus, infatti, impone alle aziende l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi per la presenza del nuovo rischio biologico, nonché la fornitura dei dispositivi di protezione individuali (le mascherine).
. La principale criticità che devono affrontare datori di lavoro e consulenti è la sicurezza lavoro, aspetto di particolare importanza atteso che, ai sensi del Tu sicurezza (dlgs n. 81/2008), la responsabilita ricade esclusivamente sul datore di lavoro. Il coronavirus rappresenta un nuovo rischio biologico che impone al datore di lavoro di tutelare i lavoratori. In collaborazione con il medico competente, quindi, deve procedere innanzitutto ad aggiornare il documento di valutazione rischi; quindi deve individuare le misure di prevenzione, tra cui la fornitura di Dpi (dispositivi protezione individuale); deve fornire adeguata formazione agli addetti al pronto soccorso e ai lavoratori; e così via. Tra le misure da adottare rientrano, certamente, quelle indicate dal ministero della salute nella nota n. 1141/2020, vale a dire: lavarsi frequentemente le mani; porre attenzione all'igiene delle superfici; evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali; non recarsi al pronto soccorso, in ospedale o dal medico in caso di sospetto contagio, ma attendere i servizi sanitari di pronto soccorso.
Italia Oggi 22.2.2020

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (18:33:35)
Daniele Cirioli, cattolico, è sposato e papà di tre figli. Vive ad Alife (CE). Dottore di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro, è collaboratore di riferimento del quotidiano ItaliaOggi per le tematiche del lavoro e della previdenza.

Nessun dubbio sulla competenza nel suo settore.
Qui, però, parliamo d'altro senza dimenticare che è un articolo di un mese fa.

Faccio riferimento a quello che scrivono il prof. Pascucci, il prof. Lepore, l'avv. Fantini, il prof. Pelusi, ecc. che sono esperti del settore.

Del resto se qualcuno avesse un problema di emorroidi, non penso che andrà dal ginecologo.
E' vero che si tratta sempre di "cavità" ma è sempre meglio andare dal proctologo.
A ciascuno il suo.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (19:01:29)
Gutta cavat lapidem.
Secondo le disposizioni riguardanti l’Inail contenute nel Decreto Legge n°. 18 del 17 marzo 2020 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19” (il cosiddetto “Cura Italia”), il contagio da Covid-19 avvenuto in occasione di lavoro è da considerare a tutti gli effetti un infortunio.
Il punto 2 dell’articolo 42 del Decreto “Cura Italia”, infatti, chiarisce che “nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS – CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni Inail nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati”.
La Nota Inail n°. 3675 del 17 marzo 2020 specifica che, ai fini del computo della decorrenza della tutela Inail, il termine iniziale è quello della data di attestazione positiva dell’avvenuto contagio tramite il test specifico di conferma (il cosiddetto “tampone”) da parte delle autorità sanitarie.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (21:06:39)
Questa l'avevi già copia-incollata.

ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (01:14:46)
Vulpem pilum mutare, non mores.
Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro (INAIL)
Il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro. Questa sezione fornisce indicazioni di tipo generale e, laddove disponibili, specifiche per particolari ambienti di lavoro che possono essere d'aiuto nella fase di valutazione del rischio biologico.

Per stimare l'entità del rischio da esposizione ad agenti biologici, nel processo di valutazione è necessario:

identificare i pericoli anche potenziali
stimare la gravità delle conseguenze derivanti dall'esposizione a tali pericoli
identificare e quantificare i soggetti esposti
misurare l'entità di tale esposizione.
La valutazione del rischio biologico presenta tuttavia aspetti di incertezza notevoli, legati principalmente alla grande varietà di agenti da valutare, molti dei quali caratterizzati da complesse interazioni interspecifiche e ambientali che possono favorirne o limitarne la proliferazione, e alla diversa risposta di ciascun individuo all'esposizione.

Riguardo quest'ultimo punto, infatti, la valutazione del rischio deve tenere conto di tutti i lavoratori anche quelli temporanenamente o stabilmente più sensibili, quali ad esempio coloro che presentano una diminuzione delle difese immunitarie o le donne in gravidanza. Sarebbe molto utile, in fase di analisi dei rischi, conoscere:

la modalità di interazione microrganismo-ospite
il ciclo complessivo dell'infezione
eventuali fattori favorenti l'infezione o in grado di aumentare la patogenicità
la misura esatta della dose.
Tali informazioni, però, non sempre sono disponibili; la stima dell'esposizione, per esempio, valutabile attraverso la misura della contaminazione ambientale, presenta notevoli aspetti di incertezza: mancano metodiche di monitoraggio standardizzate, i dati sono spesso dispersi e non esistono valori limite di esposizione affidabili e definiti.

Inoltre, per la maggior parte degli agenti biologici non sono note le relazioni dose - effetto e dunque non si possono "definire" dosi utilizzabili come valori limite di esposizione. Ai fini preventivi, è comunemente adottato l'assunto conservativo secondo il quale non esiste una soglia di infettività, cioè è sufficiente anche un solo microrganismo a provocare l'infezione (Dose Minima Infettante, DI0 = 1) e, quando questa condizione è abbinata ad una elevata patogenicità (capacità di indurre una malattia in seguito ad infezione), trasmissibilità (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore ad un soggetto non infetto) e limitata neutralizzabilità (disponibilità di misure profilattiche o terapeutiche), l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio risulta l'eliminazione dell'esposizione.

Al termine del processo di valutazione del rischio il datore di lavoro è tenuto a predisporre gli interventi necessari alla riduzione, o eliminazione laddove possibile, dell'esposizione agli agenti biologici pericolosi e ad adottare le misure di prevenzione e protezione più idonee, commisurate all'entità del rischio.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (10:26:10)
Si continua con il copia-incolla ossessivo compulsivo.

Dice Inail
"Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro"

E quali sono queste aziende che cita l'INAIL?
Quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

Poi visto che sta saccheggiando gli aforismi in latino di Publio Ovidio Nasone, ecc., chiudo anche io con il latino:

"Vanum es ludere latrunculorum cum pullis columbae"


Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (11:53:08)
Par pari respondere dicto

In caso di organizzazione di attività di lavoro in luoghi ad elevato rischio di esposizione al virus, deve ritenersi legittimo e non sanzionabile disciplinarmente l’eventuale rifiuto opposto dal dipendente, in forza del principio per cui la violazione dell’art. 2087 c.c. legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, conservando il diritto alla retribuzione (cfr. Cass., Sez. lavoro, Sent., 19/01/2016, n. 836; Cass., Sez. lavoro, Sent., 01/04/2015, n. 6631).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (18:32:01)
Queste sono quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Autore: Andrea RSPP - likes: 0
30/03/2020 (09:43:07)
Come posso dimostrare l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa, se non inserendo il tutto nel DVR?
Quindi aggiorniamo il DVR con queste cose e che sia finita!
Per tutte le aziende che sono ancora aperte.

Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (20:32:47)
Parva volucris non ova magna parit
A quando una direttiva CE che regoli il rischio Pandemia e gli obblighi del datore di lavoro, direttamente collegata alla direttiva quadro 89/391 e dunque da recepire dentro il D.Lgs. n. 81/2008?
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
30/03/2020 (10:22:28)
Per Andrea RSPP.
Il problema è che se noi RSPP e CSP/CSE cominciamo a prendere in considerazione i rischi NON PROFESSIONALI nei DVR (e il Corona Virus non è un rischio professionale per le aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e che NON svolgono attività di cui all'Allegato XLIV), consolidando ciò con il nostro operato, ci troveremo ad essere tirati in ballo per qualunque reato d'evento in cui questo è stato originato da rischi che non nascono all'interno dell'organizzazione aziendale.
Quindi, non va assolutamente creato il precedente.
L'applicazione del Protocollo contestualizzato alle specificità dell'azienda, lo si fa con le azione concrete e la sua formalizzazione la si ottiene lo stesso con una procedura operativa. Il tutto senza toccare il DVR che riguarda di rischi professionali dell' azienda.


Per Dubini
Non la faranno mai perché la Pandemia o l'epidemia sono già rischi professionali per alcune categorie di lavoratori e sono coperti dai vari provvedimenti di recepimento nei vari Paesi membri UE.
Per le altre categorie di lavoratori sono rischi generici.

ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Autore: Andrea RSPP - likes: 0
30/03/2020 (11:01:33)
Quindi Ing. Catanoso, lei mi sta dicendo che il vero motivo per cui si è fissato sul fatto che il DVR non debba essere aggiornato è che non vuole creare un precedente.
Forse dovrebbe rendersi conto che questa è una situazione eccezionale, e come tale va trattata. O crede che ci saranno altre pandemie nei prossimi anni?? In quel caso il DVR sarà già stato aggiornato per questa e saremo più preparati.
L'ho sempre seguita con ammirazione, ma leggere che non vuole fare il DVR per non creare un precedente, lasciando quindi in balia della confusione le aziende e altri consulenti che la stimano, mi lascia senza parole.
Si faccia un esame di coscienza
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
30/03/2020 (19:03:29)
Andrea RSPP.
E' evidente che non riesco a farmi capire.
Ci riprovo.

Ho scritto da qualche parte che non si devono applicare le misure di tutela della salute indicate dal Protocollo?

Da sempre sto dicendo che il Protocollo si deve applicare.
Questo è quello che conta per garantire la tutela della salute dei lavoratori nelle aziende che NON fanno già uso deliberato di agenti biologici e che NON già svolgono attività di cui all'allegato XLIV.
Per applicarlo si deve contestualizzare alle specificità dell'azienda.

Proprio perché è una situazione eccezionale, non ci deve perdere in formalismi e darsi da fare applicando quanto previsto dalle Autorità Sanitarie.
Alla prossima epidemia, se ci sarà (speriamo di no), avremo un nuovo Protocollo e ci adegueremo a quello …. oppure si pensa ingenuamente che avendo aggiornato il DVR con il Corona Virus, la prossima volta dovremo mettere in campo le stesse misure adottate per la COVID-19 anche con virus diversi?

Quindi, per cortesia, non scriviamo sciocchezze e non facciamoci leggere dagli immunologi altrimenti il virus ce lo inoculano direttamente con un clistere.

Quindi, le misure le metto in atto con l'applicazione contestualizzata del Protocollo in funzione delle specificità dell'azienda.
Che è quello che conta, mi pare chiaro.
Mi sono spiegato stavolta o no?

Quindi, non è che non voglio applicare le misure di tutela della salute definite dalle Autorità Pubbliche ma non voglio che questo intervento venga spacciato come aggiornamento del DVR perché non lo è, essendo il DVR un documento programmatico che riguarda i RISCHI PROFESSIONALI e il rischio da COVID-19, per la tipologia di aziende che ho citato NON LO E'.

In caso contrario, il rischio per noi RSPP e CSP/CSE è quello di venire coinvolti per qualunque rischio NON PROFESSIONALE.
Mi sono spiegato anche per questo aspetto o no?
Poi, ognuno può fare come meglio reputa.

Quindi, se anche stavolta sarò invitato a farmi l'esame di coscienza, la mia prossima risposta sarà questa:
"prima di far partire le dita sulla tastiera invitando altri a farsi l'esame di coscienza e , sarebbe meglio provare a comprendere tutte le sfaccettature di un problema".

Con le aziende che seguo, si è fatta una specifica procedura di applicazione puntuale e completa del protocollo contestualizzandolo alle particolarità della singola azienda premettendo che tali misure sono quelle decise dalle Autorità Pubbliche in base alle Norme di Igiene Pubblica.

Concludo con una domanda:
"Quando un ente di vigilanza andrà in un'azienda cosa verificherà?
Se il Protocollo è concretamente applicato oppure il nome dell'evidenza documentale in cui la contestualizzazione del Protocollo è stata descritta?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (13:08:18)
Certo che non capire che la valutazione del rischio biologico è obbligatoria non solo in caso di esposizione intenzionale, ma anche in caso di esposizione non deliberata, qualora emerga un rischio aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, e perfino in caso di esposizione occasionale ma prevedibile dimostra una incomprensione totale del dettato normativo del Dlgs n. 81/2008, che alla lettera a) dell'articolo 28 fa un preciso riferimento all'obbligo di valutare TUTTI i rischi presenti DURANTE l'attività lavorativa. Perciò in presenza di rischio durante l'attività lavorativa o il datore di lavoro valuta questo rischio, e l'attività prosegue, o può decidere di non valutare nulla, ma deve immediatamente sospendere l'attività lavorativa. Per non dire del ricorso massiccio allo smart working, che come dice giustamente il documento di Assolombarda del 2015, implica un obbligo inderogabile di valutare il rischio di questa modalità particolare di lavoro, con aggiornamento del DVR.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
31/03/2020 (18:26:22)
L'esposizione, anche non deliberata, deve avvenire durante l'espletamento della propria attività professionale e solo in quella.

Qui, invece, siamo in una pandemia, dove il rischio di contagio è presente anche al di fuori dell'attività lavorativa.
E' questa la differenza che fa sì che tale rischio, sempre per le aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e NON ricomprese tra quelle dell'allegato XLIV, venga definito dalle Autorità Pubbliche, come RISCHIO GENERICO.

E' semprelice da comprendere ……. sempre se lo si vuole.

Torno a rifare le due domande a cui continui a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

"Quando un ente di vigilanza andrà in un'azienda cosa verificherà?
Se il Protocollo è concretamente applicato oppure il nome dell'evidenza documentale in cui la contestualizzazione del Protocollo è stata descritta?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (19:45:24)
La Cassazione lo ha affermato con chiarezza il principio fondamentale del D.Lgs. n. 81/2008: la valutazione di TUTTI i rischi che si manifestano DURANTE il lavoro (art. 28 D.Lgs. n. 81/2008) deve essere effettuata col MASSIMO GRADO DI SPECIFICITÀ:
"Il datore di lavoro ha dunque l'obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all'interno dell'azienda e, all'esito, deve redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il documento di valutazione dei rischi previsto dall'art. 28 del D.lgs.n.81/2008, all'interno del quale è tenuto ad indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l'essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica (Sez. 4, n. 43786 del 17/09/2010, Cozzini e altri, Rv. 248943). E ciò perché in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato [Sez.4, n. 8622 del 04/12/2009 (dep. 03/03/2010), Giovannini, Rv. 246498]". Così Cassazione Penale, Sez. 4, 03 maggio 2019, n. 18323.

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