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Lavoratori anziani: in cinque comparti il 90% degli infortuni mortali

Lavoratori anziani: in cinque comparti il 90% degli infortuni mortali
02/09/2019: Una scheda di Infor.mo. si sofferma sui dati e sulle dinamiche infortunistiche nei lavoratori anziani. La prevenzione e le informazioni sugli infortuni in cinque comparti: agricoltura, costruzioni, comparto manifatturiero, terziario e trasporti.
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Roma, 2 Set – Una elaborazione di dati sugli infortuni, raccolti dal sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, in cui sono coinvolti lavoratori anziani (con riferimento a soggetti di età pari o superiore ai 55 anni) mostra come ci siano cinque comparti che racchiudono oltre il 90% degli infortuni mortali: agricoltura, costruzioni, manifatturiero, terziario e trasporti.

 

Per parlarne e offrire informazioni sugli incidenti che avvengono in ogni comparto e sulle possibili strategie di prevenzione, torniamo a soffermarci sulla scheda informativa di   INFOR.MO. (la n. 14) dal titolo “Lavoratori anziani” e a cura di A. Guglielmi, G. Campo e A. Pizzuti (Inail, Dimeila), D. Talini (Ausl Toscana Nord Ovest – Cerimp).

 

Gli argomenti trattati nell’articolo:

-     Le riflessioni sugli infortuni per comparto

-     Le strategie europee e l’approccio biopsicosociale

-     L’importanza della variabile età nella valutazione e gestione dei rischi


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Le riflessioni sugli infortuni per comparto

Nella scheda sono proposti vari approfondimenti per comparto: il primo approfondimento riguarda l’agricoltura che racchiude ben “il 44% dei casi mortali che coinvolgono lavoratori anziani”.

 

Si osserva che le modalità di accadimento più frequenti sono: “la perdita di controllo dei mezzi (46%), molto spesso trattori, e la caduta dall’alto (16%)”. Ed in particolare lo “scarto maggiore tra anziani e non anziani si riscontra per gli infortuni mortali dovuti a perdita di controllo dei mezzi (+37%)”. Riguardo ai fattori di rischio degli infortuni si riscontra che l’attività dell’infortunato (AI) è presente nel 59% dei casi. Ed è rilevante anche il fattore correlato all’uso di utensili, macchine, impianti (UMI) con una quota del 28%.

 

 

In particolare per il fattore AI, “le cause dei problemi procedurali sono ricondotte in maggioranza ad azioni estemporanee dei lavoratori (50%) seguite da pratiche abituali scorrette (26%). Per queste ultime si osserva lo scarto maggiore tra anziani e non anziani (+16%), che si ricollega al cosiddetto ‘fattore dell’esperienza’, caratterizzante il comparto, per il quale è più difficile incidere nella modifica dei comportamenti tramandati seppur pericolosi”. Inoltre il fattore UMI “si caratterizza per la frequente mancanza di protezioni (80%), per le quali si osserva anche lo scarto maggiore tra anziani e non anziani (+25%)”.

 

Veniamo al comparto delle costruzioni.

 

Si indica che la modalità di accadimento degli infortuni più frequente “è la caduta dall’alto (71%), per la quale si registra anche la differenza maggiore tra anziani e non anziani (+33%). Tra i fattori di rischio determinanti dell’infortunio, riscontriamo che AI è presente al 42%”.

 

Si segnala che il fattore AI “mostra specifici problemi di sicurezza: l’azione estemporanea è presente al 47% mentre la pratica abituale è al 23,3%. Non si apprezzano particolari differenze tra la categoria degli anziani e non”. E nel fattore di rischio DPI il problema di sicurezza ‘DPI non fornito’ “si risconta nel 43% dei casi mentre ‘mancato uso (ma disponibile)’ è al 39%”.

 

Riguardo poi al settore manifatturiero tra i lavoratori anziani, “gli eventi mortali più frequenti sono dovuti a caduta dall’alto dei gravi (29%) e a caduta dall’alto degli infortunati stessi (21%). Lo scarto maggiore rispetto ai lavoratori non anziani si riscontra per gli infortuni mortali dovuti a caduta dall’alto dei gravi (+22%)”.

Per i fattori di rischio determinanti dell’infortunio, “l’attività dell’infortunato è presente al 43% su tutte le altre modalità. Rilevante anche UMI con una quota del 25%”.

 

L’attività dell’infortunato mostra poi “cause specifiche per le problematiche evidenziate: azioni estemporanee (38%), pratiche abituali (33%), carenze nella formazione/ informazione/addestramento (26%). Per quest’ultima si nota lo scarto maggiore tra anziani e non anziani (+46%). UMI si caratterizza per la mancanza di protezioni presente al 41% e la loro inadeguatezza (11,8%)”.

 

Un altro settore con molti incidenti mortali tra i lavoratori anziani è il terziario.

Anche in questo settore “le modalità di accadimento più frequenti per gli infortuni mortali sono la caduta dall’alto (29%) e la caduta dall’alto dei gravi (25%). Tra i fattori di rischio, si può osservare che AI è presente al 48%. Rilevante anche UMI con una quota del 28%, dove si registra lo scarto maggiore tra anziani e non anziani (+82%)”.

 

Infine qualche informazioni sui trasporti dove gli infortuni professionali mortali maggiormente ricorrenti “sono la caduta dall’alto (40%), la caduta dall’alto dei gravi (12%) e l’avviamento inopportuno di veicolo, macchina e attrezzatura (12%). Il peso delle cadute dall’alto tra i lavoratori anziani è più del triplo di quello dei non anziani”.

 

Le strategie europee e l’approccio biopsicosociale

La scheda ricorda che la strategia Europa 2020 “si propone di aumentare il tasso di occupazione della popolazione in età compresa tra 20 e 64 anni al 75% ed è probabile che i cittadini europei dovranno lavorare più a lungo nei prossimi anni”.

E se alcuni studi dicono che i lavoratori anziani in generale “risultano avere meno incidenti/ infortuni”, questi incidenti “tendono ad essere più gravi”.

Inoltre:

-     “l’assenteismo è meno frequente ma di maggiore durata;

-     la loro adattabilità alle nuove tecnologie è più lenta ma solo quando la formazione è inadeguata”.

E comunque nel complesso le prestazioni dei lavoratori più anziani non sono significativamente inferiori rispetto ai più giovani “in quanto essi compensano con una migliore capacità di adattamento al lavoro”.

 

Gli autori segnalano poi che, al di là delle difficoltà in certi contesti lavorativi “come per esempio l’agricoltura e l’edilizia”, sembra che i tempi “siano ormai maturi per un approccio biopsicosociale nella valutazione dei rischi, nella connotazione sociale della popolazione lavorativa, nell’analisi dei dati anonimi e collettivi acquisiti nel corso della sorveglianza sanitaria dal medico competente e nella stesura del Piano di prevenzione”.

E tutto questo deve mirare ad “assicurare un equilibrio tra la prestazione lavorativa richiesta e le capacità individuali del lavoratore”.

 

L’importanza della variabile età nella valutazione e gestione dei rischi

Si indica poi che, come ricordato più volte anche nell’ Aging Ebook, la proposta “più motivata, esaustiva ed adeguata attualmente disponibile per affrontare un tema complesso e multifattoriale come quello dell’invecchiamento al lavoro è un approccio multiplo alla gestione dell’invecchiamento sul lavoro, così come definito da Illmarinen et al”.

E si segnala che la campagna europea del 2012 su “invecchiamento attivo e solidarietà tra le generazioni” aveva “già tracciato il percorso indicando un orizzonte di azioni e campi d’azione prioritari:

-     cambiare l’atteggiamento verso l’invecchiamento;

-     introdurre l’aggiornamento permanente;

-     formare i dirigenti sulle problematiche dell’invecchiamento;

-     adattare il lavoro all’età e renderlo più flessibile;

-     adattare i servizi sanitari alle esigenze di una popolazione che invecchia su uno sfondo di leggi contro la discriminazione dell’anziano (assunzioni, licenziamenti) e di una cultura diffusa ai vari interlocutori.

 

Con riferimento poi alla normativa italiana e in particolare al D.Lgs. 81/2008, emerge la centralità “della valutazione sulla persona e non sul solo rischio, integrando l’approccio della valutazione basata sui soli modelli e parametri di quantificazione (checklist, algoritmi, rilevazioni), e limitata ai soli fattori di nocività abitualmente indagati in quanto esplicitamente normati, con la considerazione di altri fattori, per lo più minimizzati, come l’organizzazione del lavoro, le relazioni, i tempi, le competenze, che nella analisi dei rischi in relazione all’età assumono una rilevanza ineludibile”.

 

E ai fini della valutazione – continua la scheda – “può essere di aiuto una mappa descrittiva dei compiti, delle mansioni, dei ruoli con particolare attenzione ad identificare la distribuzione per età, ad esempio sopra e sotto i 45 anni”.

Inoltre il medico competente “dovrebbe essere coinvolto anche nella definizione dei compiti lavorativi e dei rischi correlati, soprattutto se ai lavoratori anziani sono già state impartite limitazioni/prescrizioni”. Abbiamo già presentato, anche sul nostro giornale, un utile strumento a disposizione dei medici competenti per il monitoraggio della capacità lavorativa: “il questionario per la valutazione del Work ability index messo a punto da Ilmarinen e tradotto in italiano da Costa, capace di individuare i soggetti più fragili e che necessitano di interventi più mirati”.

 

Infine, come indicato dall’Agenzia europea per la promozione della salute nei luoghi di lavoro (Enwhp), “l’ambiente di lavoro può svolgere un ruolo fondamentale anche per la promozione di uno stile di vita sano, che possa prevenire il declino psico-fisico, contribuendo a mantenere la capacità lavorativa”.

 

Senza dimenticare, tuttavia, che queste considerazioni “hanno una valenza diversa per le microimprese, dove peraltro il fenomeno infortunistico è maggiormente rappresentato. In queste realtà lavorative sovente è minore l’attenzione ad una valutazione dei rischi per età che, se presente, risulta un semplice adeguamento formale”.

 

In definitiva, conclude la scheda, si conferma la necessità di “porre attenzione e considerazione alla variabile età sia nel processo di valutazione dei rischi che nella gestione della sicurezza in genere”, anche con riferimento, come indicato dai dati, dell’importanza delle procedure lavorative e del controllo dei macchinari (“soprattutto per le protezioni”).

 

In questo senso anche l’approccio preventivo al problema dovrà diversificarsi a seconda dei settori, delle tipologie di aziende e della loro maturità organizzativa, mantenendo in ogni caso una valenza multipla capace di incidere sui diversi aspetti del problema (quello strettamente preventivo, quello della promozione della salute, quello previdenziale, ecc.)”.

 

 

RTM

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

 

Infor.mo., Sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi, “ Lavoratori anziani”, Scheda n. 14 a cura di A. Guglielmi, G. Campo e A. Pizzuti (Inail, Dimeila), D. Talini (Ausl Toscana Nord Ovest – Cerimp), edizione 2019 (formato PDF, 1.63 MB).

 

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Rispondi Autore: BONIZZI GIANNI
02/09/2019 (09:22:42)
Parlare di comparti e valutazione dei rischi vuol dire far finta di non conoscere il problema.
E' giusto che gli anziani siano attivi, ma non nel mondo del lavoro dipendete dove esistono certe
logiche,bensi in altri ambiti sociali, inoltre, lascie-
rebbero il posto a dei giovani disoccupati. Biso-
gna dargli delle pensioni dignitose e sufficienti in modo non abbiano necessità di lavorare ancora
(hanno già dato )

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