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PLE: l’uso dei DPI anticaduta nei recuperi di emergenza

PLE: l’uso dei DPI anticaduta nei recuperi di emergenza
20/12/2017: Una pubblicazione Inail si sofferma sulle procedure per il recupero degli occupanti della piattaforma di lavoro in caso di emergenza. Procedure operative per il recupero di emergenza con l’uso di DPI di discesa.
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Piattaforme di Lavoro Mobili Elavabili (PLE)
Macchine e Attrezzature: Abilitazione e formazione degli operatori (art. 73, c.5 D. Lgs. 81/2008, Accordo Stato Regioni 22/02/2012)

 

Ancona, 20 Dic – Nelle scorse settimane abbiamo presentato alcune informazioni sulle procedure per il recupero degli occupanti delle piattaforme di lavoro elevabili (PLE), con particolare riferimento al recupero attraverso i comandi da terra e alle procedure in caso di mancanza di energia. Tuttavia nei luoghi di lavoro c’è anche la possibilità che possa essere necessario un recupero di emergenza con uso di DPI anticaduta.

Ed infatti se “l'adozione corretta dei DPI anticaduta all'interno del cestello della PLE è sufficiente a scongiurare la proiezione dell'operatore al di fuori del cestello stesso”, nei casi in cui “a causa di un uso non corretto dei DPI anticaduta l'operatore sia sbalzato al di fuori del cestello” può essere necessario il recupero in emergenza con l'uso di DPI di discesa.

 

A presentare una specifica procedura per il recupero di emergenza con l’uso di DPI di discesa, nell’utilizzo di piattaforme di lavoro, è una pubblicazione, realizzata da Inail Direzione regionale per le Marche, con la collaborazione di IPAF (International Powered Access Federation), dal titolo “ PLE nei cantieri. L’uso delle piattaforme di lavoro mobili in elevato nei cantieri temporanei o mobili”. E la procedura presentata è tratta, in particolare, dal volume “Sistemi di protezione contro le cadute campi di applicazione dispositivi e tecniche - manuale d’uso”, a cura di Marco Vallesi.

 

Nel documento si ricorda innanzitutto la dotazione necessaria per il recupero dell’infortunato tramite l’uso di dispositivi di soccorso.

Una dotazione costituita da:

- “sistema di presa del corpo: en 361;

- collegamento: cordino 354 (certificato per fattore di caduta 1) o 358 all’anello dorsale;

- connettori: en 362 di cui quello di ancoraggio in acciaio;

- elmetto di protezione per l’industria con sottogola: en 397;

- kit di salvataggio composto da: sacca di contenimento; fune EN 1891, tipo a); dispositivo di discesa per salvataggio (discensore) EN 341, di classe a); tre connettori EN 362; ancoraggio temporaneo EN 795 b (a fettuccia o a cordino regolabile); tronchese (munito di cordino di collegamento)”.  

 

Riguardo alla scelta del kit o dei componenti da assemblare consigliati per l’uso nelle PLE si indica che un sistema di salvataggio evacuazione “può essere assemblato in modo inseparabile, separabile o integrato in un sistema di protezione per l’arresto delle cadute. Nel caso in cui si scelga un sistema inseparabile, verificare se monouso. Nel caso in cui si scelga un sistema separabile, predisporre e testare l’assemblaggio prima dell’uso”.

Nel documento sono forniti utili indicazioni per la preparazione e la verifica del kit.

 

È poi riportata un’analisi delle possibili circostanze definite “emergenza” in relazione alla loro gestione.

Ad esempio relativamente all’evacuazione:

1. “Anomalia del sistema meccanico a comando remoto (con operatore al suolo) - autoevacuazione;

2. Anomalia del sistema meccanico a comando diretto (operatore in quota da solo) - autoevacuazione;

3. Pericolo imminente per inclinazione pericolosa in seguito alla perdita di stabilità della macchina - autoevacuazione;

4. Pericolo imminente per condizioni meteorologiche avverse con Anomalia del sistema meccanico a comando remoto o diretto - autoevacuazione;

5. Pericolo imminente per rischi interferenziali, per errore di valutazione, per la presenza di linee elettriche, condutture, organi in movimento - valutazione della possibilità di agire ancora sulla macchina o autoevacuazione”.

O relativamente al salvataggio:

1. Situazione di trattenuta all’esterno - recupero a bordo o salvataggio statico;

2. Situazione di sospensione - gestione del salvataggio con il cestello o salvataggio statico;

3. Situazione di sospensione inerte - salvataggio autonomo”.

 

Rimandando ad una lettura integrale del documento, che riporta molti dettagli e immagini esplicative, riprendiamo alcune indicazioni relativamente alla procedura operativa dell’autoevacuazione, cioè all’evacuazione in autonomia dell’operatore in quota.

Una procedura in cui è necessario:

- “definire la linea di discesa tassativamente sulla verticale dell’ancoraggio;

- avvertire l’operatore al suolo che si comincia la manovra”.

 

Nella procedura si segnala che l’operatore al suolo:

- “allerta il 115 e si adopera per restare in contatto con l’operatore in quota;

- previene ogni interferenza con la fune di discesa”.

E l’operatore in quota:

- “individua l’obbiettivo da raggiungere, anche con l’ausilio dell’operatore a terra;

- estrarre dalla sacca il capo della fune a cui è collegato il connettore di ancoraggio e fissarlo al Punto di Ancoraggio della PLE;

- estrarre il discensore, regolare la fune in modo che questo sia tutto fuori dal parapetto (in questo caso porre attenzione al pericolo di rottura per lavoro ‘a leva);

- collegare il discensore all’imbracatura sul Punto di attacco sternale e, se dotatone, attivare la chiave di blocco meccanica;

- collegare la sacca di trasporto del kit all’imbracatura, dal lato destro. In alternativa, è possibile lasciar sfilare la fune gettando la sacca, nel caso vi siano le seguenti condizioni: assenza di vento; discese verticali; assenza di veicoli in transito sottostanti; assenza di organi in movimento sottostanti;

- sganciare il sistema di collegamento (cordino di prolunga, di posizionamento o di arresto caduta) dall’imbracatura;

- portare all’esterno il discensore e ruotare col corpo (busto) sul parapetto;

- andare in carico sulla fune gradualmente, con l’aiuto di entrambe le mani che impugnano il parapetto, ed appoggiare i piedi sullo snodo della piattaforma (collegamento all’ultimo sfilo);

- procedere con la discesa secondo le istruzioni del fabbricante il discensore;

- raggiungere il luogo sicuro più vicino;

- toccato il suolo con i piedi, piegare le gambe per allentare la fune, quindi scollegare il discensore dall’imbracatura;

- accertarsi che la fune non si impigli durante le successive manovre di recupero della PLE”.

 

Si ricorda poi che nel caso in cui non vi sia l’operatore al suolo:

a) “se possibile allertare il 115 ed attendere i soccorsi;

b) ricorrere all’evacuazione solo se: non è stato possibile allertare i soccorsi; se sopraggiunge una condizione di pericolo imminente, ad esempio, condizioni meteorologiche avverse”.

 

Segnaliamo, in conclusione, che il documento riporta ulteriori procedure operative con riferimento a:

- evacuazione di due operatori: “evacuazione di un primo operatore e successiva autoevacuazione in autonomia del secondo operatore in quota”;

- salvataggio statico verso il basso: permette di “ridurre i tempi di sospensione o sospensione inerte. Il soccorritore resta in zona sicura”;

- salvataggio autonomo: permette di “ridurre i tempi di sospensione e sospensione inerte. Il soccorritore autonomamente scende e si collega all’infortunato”. Permette di “raggiungere un infortunato quando è distante” dalla piattaforma di lavoro elevabile.

 

 

 

Direzione regionale Marche, “ PLE nei cantieri. L’uso delle piattaforme di lavoro mobili in elevato nei cantieri temporanei o mobili”, pubblicazione realizzata da Inail Direzione regionale per le Marche, con la collaborazione di IPAF, edizione 2016 (formato PDF, 3,42 MB).

 

 

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RTM



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Commenti:


Rispondi Autore: Ettore Togni20/12/2017 (08:47:41)
Sono allibito, qualche anno fa, quando non si sapeva nemmeno cosa fosse una PLE poteva anche passare proporre questa sciocchezza, ma riproporla ora è proprio grave . E questo accade in un periodo in cui si discute ancora sul "dissipatore si, dissipatore no", si discute dello "sbarco si, sbarco no", il risultato è che basta guardarsi in giro per vedere come si continua a usare le PLE sulle strade e nei cantieri. Marco Vallesi, soggetto privato e stimatissimo collega, può scrivere quello che vuole nelle sue pubblicazioni, ma l'INAIL, come istituto pubblico, ci pensa anche solo tre secondi a chi può essere il destinatario dei suoi libercoli ? Ci pensa al livello di abilità che può avere un operatore dopo 10 ore di corso dove vengono dedicati forse dieci minuti ai DPI ?

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