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La valutazione dei rischi e il DVR ai tempi del Coronavirus

Mentre mi accingo a scrivere quanto segue, nella mia posta elettronica continuano ad arrivare messaggi che mi rammentano la necessità di procedere alla valutazione del rischio ed alla redazione del DVR riguardo il Corona Virus (SARS-Cov-2), proponendo pacchetti di aggiornamento software o modelli di DVR da personalizzare con prezzi che vanno dai 50,00 ai 250,00 euro + IVA.

 

Ovviamente, davanti a tali proposte, viene cinicamente immediato pensare che <<più che quanta gente ci muore per la mancanza di sicurezza, dovremmo chiederci quanta gente ci campa>> anche e soprattutto speculando, in un momento come questo.

 

Del resto, a proposito di speculazioni, basta andare su un qualunque sito di vendita on line per vedere a che prezzi astronomici sono arrivate le mascherine ed i flaconcini di amuchina (aspettiamo con fiducia che qualche Procura si muova al riguardo).

 

Nei vari gruppi tematici di discussione presenti sul web e frequentati da noi tecnici, visto il citato bombardamento a cui siamo sottoposti, l’argomento principe è quello della sussistenza o meno dell’obbligo di valutazione del rischio da Corona Virus.

 

Come al solito si sono formate due correnti di pensiero.

 

Quanto segue è l’opinione di chi scrive e come tale non deve essere presa come un dogma così come non deve essere presa come un dogma l’opinione opposta anche se proveniente da chi opera, ad esempio, in posizioni direttive di un organo di vigilanza visto che, al dogma dell’infallibilità, sembra stia rinunciando anche il Papa.

 

L’opinione di chi scrive deriva da un fatto incontrovertibile e cioè che i rischi che devono essere oggetto della valutazione dei rischi e del conseguente DVR, sono i rischi professionali e cioè i rischi per la SSL a cui è esposto un lavoratore nell’espletamento della sua attività lavorativa nella specifica mansione all’interno dell’organizzazione aziendale.

 

Per averne conferma basta, ad esempio, leggere la definizione di Prevenzione (art. 2 comma 1, lett. n) del D. Lgs. n° 81/2008) e quella di Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi (art. 2 comma 1, lett. l) del D. Lgs. n° 81/2008).

Conseguentemente, il riferimento a <<tutti i rischi>> poi citati all’art. 15 ed all’art. 28 comma 1 del citato decreto non può che far riferimento ai rischi professionali endogeni all’organizzazione aziendale.

 

A questo punto ci si deve domandare se il rischio biologico da Corona Virus sia o no un rischio professionale.

La risposta non può che essere: dipende….

 

Certamente è un rischio professionale per coloro che, operando in una organizzazione aziendale, espletano una mansione che determina un incremento dell’entità del rischio rispetto al resto della popolazione o ad altri lavoratori perché, anche se non nasce all’interno dell’organizzazione aziendale, l’aumento dell’entità del rischio è legata alla mansione espletata nella specifica attività lavorativa.

 

Altrettanto certo è che non è un rischio professionale per coloro che, operando in una organizzazione aziendale, espletano una mansione che non determina un innalzamento dell’entità del rischio rispetto al resto della popolazione. In questo secondo caso, siamo di fronte a un rischio esogeno perché non nasce all’interno dell’organizzazione aziendale, non è prevenibile dal datore di lavoro e non è legato alla mansione espletata ed alla relativa attività lavorativa.

 

 

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Nel primo caso, ci rientrano, ad esempio, coloro che operano all’interno delle strutture sanitarie come coloro che stanno studiando il virus.

Ci rientrano anche quelle categorie di lavoratori che svolgono le attività indicate all’Allegato XLIV al D. Lgs. n° 81/2008 [1]; qui pur non essendoci la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, esiste un rischio di esposizione ad essi.

Si è di fronte, quindi, ad attività lavorative in cui è possibile il contatto con agenti biologici; queste aziende hanno l’obbligo di procedere alla valutazione del rischio da agenti biologici e aggiornare, quando necessario, la stessa in quanto, la probabilità per il proprio personale di contrarre una qualunque infezione, è palesemente maggiore a causa della specifica attività svolta.

 

Nel secondo caso, ci rientrano tutti gli altri….ed è su questi che oggi si sta facendo una grandissima confusione ponendoli sullo stesso piano di coloro che rientrano nel primo caso.

Il fatto innegabile è che, ad oggi, ci sia un rischio di contagio.

Contagio che può avvenire sia sul posto di lavoro che in altri ambienti di vita.

 

Chi sostiene che tale rischio debba essere valutato, ad esempio, dal datore di lavoro di un’azienda metalmeccanica alla stregua di tutti gli altri rischi aggiornando il DVR, fa riferimento, oltre ai già citati artt. 15 e 28 del decreto, anche a:

  • Interpello 19841 del 25/10/2016;
  • Circolare del Ministero della Salute n° 3190 del 03/02/2020;
  • Circolare del Ministero della Salute n° 5443 del 22/02/2020.

Vediamo cosa dicono questi tre provvedimenti.

 

L’Interpello n° 19841 del 25/10/2016 riguardava la risposta al quesito relativo alla valutazione dei rischi ambientali e sicurezza del posto di lavoro del personale navigante delle compagnie aeree.

 

Si chiedeva <<… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), così come disciplinato dagli artt. 15, 17 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio>>.

 

Appare chiaro che qui si stia parlando di personale che opera nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro (Compagnia Aerea) e che tali rischi si concretizzino durante l’espletamento della specifica mansione: piloti e assistenti di volo.

Qui la prestazione lavorativa è caratterizzata da modalità di svolgimento imposte dal datore di lavoro della Compagnia Aerea con la conseguenza che tutto ciò che accade nel corso della stessa deve essere considerato come verificatosi in attività di lavoro, in quanto accessorio alla stessa e ad essa funzionalmente connesso, e ciò dal momento in cui l’attività ha inizio e fino al momento della sua conclusione.

 

Quindi, il rischio di essere coinvolti in eventi come quelli citati ma anche al contagio di una qualche infezione, deriva direttamente dallo svolgimento della mansione che prevede anche i viaggi in questi Paesi a rischio. Infatti, è ben diverso sbarcare al Charles de Gaulle di Parigi rispetto all’aeroporto Hassan Djamous di N'Djamena (CIAD) e da qui recarsi in hotel o atterrare al Bangoka di Kisangani in Congo.

 

Di conseguenza, è ovvio che il datore di lavoro debba preoccuparsi di individuare i pericoli, valutare i rischi ed adottare le conseguenti misure organizzative e procedurali.

Certo questa non è una novità e non lo è sicuramente per il rischio di contagio da malaria, febbre gialla, ecc. Basti pensare a tutto il personale delle aziende che da decenni si reca per lavoro in queste aree a rischio con la preventiva profilassi antimalarica e le varie vaccinazioni da fare.

 

Comunque, la Commissione Interpelli, allo specifico quesito, aveva risposto come segue:
<<… la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta>>.

 

Il <<rischio generico aggravato>> a cui rimandano coloro ritengono necessaria la valutazione del rischio contagio per tutte le aziende senza distinzione alcuna, è definito come quel rischio << la cui maggiore gravità deriva dalla stessa attività espletata che richiede al lavoratore di esporsi maggiormente a determinati fattori di rischio>>.

Appare chiaro, pertanto, che i contenuti di tale Interpello non possono essere certo utilizzati per sostenere l’obbligo di valutazione dei rischi da Corona Virus per le aziende industriali, ecc., in quanto lavorare in uno stabilimento industriale non aumenta il rischio rispetto al resto della popolazione visto che il rischio di contrarre il virus è lo stesso sia dentro che fuori l’azienda, a meno che non si pensi che le interazioni tra persone possano avvenire solo all’interno di questa e i lavoratori, appena usciti dal proprio luogo di lavoro, conducano un’esistenza monacale in un eremo modello “ora et labora”?

 

Oppure si pensa che la maggiore gravità derivi dal dover uscire di casa per recarsi al posto di lavoro?

In questa ipotesi dovremmo pensare che il personale, quando è in casa, conviva con altri soggetti che, come lui, conducono un’esistenza monacale o siano affetti da agorafobia senza alcun contatto con altre persone esterne al nucleo familiare ristretto.

 

Passiamo adesso all’altro provvedimento i cui contenuti sono portati a sostegno della tesi dell’obbligo di valutazione del rischio da contagio per tutte le aziende indiscriminatamente.

La Circolare del Ministero della Salute n° 3190 del 03/02/2020 ha per oggetto <<Indicazioni per gli operatori dei servizi/esercizi a contatto con il pubblico>> ed è diretta a ben identificati soggetti.

A pag. 3 della Circolare è testualmente riportato:

<< Pertanto, ad esclusione degli operatori sanitari, si ritiene sufficiente adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria, e in particolare:

  1. lavarsi frequentemente le mani; 
  2. porre attenzione all’igiene delle superfici;
  3. evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali.
  4. adottare ogni ulteriore misura di prevenzione dettata dal datore di lavoro.>>

Qui vengono fornite delle indicazioni solo per il personale che è a diretto contatto con il pubblico e cioè una ben precisa categoria di lavoratori.

Questa Circolare era stata pubblicata quando in Italia non era stata accertata la presenza del virus.

 

Il 22 febbraio scorso è stata pubblicata la Circolare del Ministero della Salute n° 5443. Questa Circolare ha per oggetto <<COVID-2019. Nuove indicazioni e chiarimenti>> ed è stata pubblicata dopo l’accertata presenza del virus in Italia. Essa è diretta a ben identificati soggetti e fornisce una serie di indicazioni tra cui quella riguardante le modalità di <<Pulizia degli ambienti non sanitari>> raccomandando l’utilizzo di DPI: filtrante respiratorio FFP2 o FFP3, protezione facciale, guanti monouso, camice monouso impermeabile a maniche lunghe (seguire le misure indicate per la rimozione in sicurezza dei DPI (svestizione) - dopo l’uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto).

Anche i richiami a queste Circolari non appaiono validi per giustificare la richiesta di valutazione del rischio e redazione del DVR per le aziende industriali, ecc. a causa di una potenziale esposizione al contagio da Corona Virus.

Del resto, i fautori della necessità di valutazione del rischio biologico e aggiornamento del DVR dovrebbero ricordare che questo rischio, inteso come rischio indiretto per il personale e cioè non derivante da un uso deliberato di agenti biologici, doveva già essere affrontato nel DVR ove potenzialmente presente nell’espletamento dell’attività lavorativa: si pensi, ad esempio, al personale addetto alla manutenzione dei sistemi di depurazione delle acque reflue (vedasi Allegato XLIV).

 

Ovviamente ciò non vuol dire che le aziende non debbano preoccuparsi del problema ma tutt’altro visto, quantomeno, l’art. 18 comma 1, lett. i) del D. Lgs. n° 81/2008 riguardante gli obblighi informativi a carico del datore di lavoro.

 

Pertanto, ogni azienda, con il supporto del proprio Medico Competente (MC), dovrà emanare una serie di disposizioni volte a ridurre la possibilità di contagio per il proprio personale, seguendo le indicazioni fornite dalle Autorità Sanitarie.

 

Vediamo un esempio di quali possano essere tali disposizioni:

  • vietare al personale di recarsi all’interno delle Aree Rosse in Italia ed effettuare trasferte di lavoro in Cina, in Corea del Sud, a Macao, a Taipei e ad Hong Kong;
  • raccomandare al proprio personale di non effettuare trasferte internazionali e nazionali, con l’unica eccezione di quelle indispensabili per garantire la continuità operativa aziendale;
  • sospendere i corsi di formazione e gli eventi aziendali, nonché la partecipazione a convegni o ad altri eventi esterni;
  • effettuare le riunioni aziendali di lavoro in videoconferenza, limitando il più possibile quelle con partecipazione fisica diretta;
  • per il personale residente o domiciliato nelle Aree Rosse, l’attività lavorativa sarà svolta in modalità smart working fino a che le autorità pubbliche manterranno lo stato di isolamento;
  • attività lavorativa svolta in modalità smart working anche per il personale operante in sedi dove si è venuti a conoscenza di un contatto diretto avvenuto anche in ambito extra lavorativo tra una persona della sede e persona risultata contagiata;
  • sospendere gli incontri in presenza con i clienti o fornitori spostandoli sui sistemi di videoconferenza;
  • nel caso in cui gli incontri in presenza siano assolutamente indispensabili con i clienti o i fornitori, il personale di questi deve:
    • non essere residente o domiciliato all’interno delle Aree Rosse;
    • non essere stato in contatto diretto con una persona affetta dal Corona Virus;
    • non abbia ricevuto comunicazione da parte delle Autorità Sanitarie in merito ad un suo contatto diretto con una persona contagiata dal Corona Virus;
    • non abbia recentemente fatto viaggi da e per la Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Taipei e Macao;
    • non abbia conviventi che abbiano recentemente fatto viaggi da e per la Cina, Corea del Sud, Hong Kong, Taipei e Macao;
  • saranno intensificate, mediante l’impiego di prodotti efficaci, le attività di sanificazione e igienizzazione dei luoghi di aggregazione e transito di personale quali la mensa, gli spogliatoi, le aree di somministrazione di bevande e snack, l’infermeria, ecc.;
  • in prossimità della mensa aziendale e dei distributori di bevande e snack, saranno installati distributori di gel igienizzanti per mani;
  • il personale deputato alla distribuzione di cibo in mensa sarà dotato di idoneo equipaggiamento protettivo, provvisto di mascherina con filtro e guanti monouso;
  • attuare le seguenti misure di igiene per evitare le infezioni delle vie respiratorie:
    • lavarsi le mani;
    • coprire le vie aeree quando si tossisce e starnutisce;
    • cestinare i fazzolettini di carta, una volta utilizzati;
    • porre particolare attenzione all’igiene delle superfici;
    • evitare contatti stretti con persone con sintomi simil-influenzali.

adottare queste accortezze anche nel proprio ambito familiare.

  • nel caso in cui si fosse affetti da sindrome influenzale rimanere a casa e consultare il medico di famiglia attenendosi a quanto previsto dalle Autorità Sanitarie;
  • nel caso di sindrome influenzale con conclamate difficoltà respiratorie, non recarsi al Pronto Soccorso ma chiamare il numero emergenza 112 e seguirne le istruzioni;
  • informare tempestivamente l’azienda qualora si avesse il sospetto di essere entrati in contatto, anche indirettamente, con persone che manifestino i sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse, difficoltà respiratorie);
  • tenersi aggiornati consultando periodicamente i siti del Ministero della Salute e dell’Assessorato alla Sanità della propria Regione nonché del proprio comune di residenza.

 

Questo elenco di misure organizzative e procedurali, volte a prevenire il contagio e la diffusione dello stesso, sono quelle diffuse dalle Autorità Sanitarie. La loro concreta applicazione, ad esempio, in un’azienda metalmeccanica o elettronica o …, è più che sufficiente per soddisfare quanto richiesto per ridurre al minimo la possibilità di contagio.

 

Pertanto, quale è il valore aggiunto derivante dal procedere ad una specifica valutazione del rischio dell’agente biologico Corona Virus (fatta da chi e come?) ed all’integrazione dell’esistente DVR, facendo ripartire, tra l’altro, il solito loop con data certa o firma congiunta di Datore di lavoro, RSPP, MC e RLS su questo documento?

 

Quello che conta non sono forse le azioni messe in atto dalle aziende, in funzione delle proprie attività secondo quanto richiesto dalle Autorità Sanitarie, per prevenire il contagio e la sua diffusione?

 

Se queste considerazioni possono sembrare logiche, evidentemente non lo sono per coloro che sapientemente hanno interesse a mantenere alto il clamore ed il livello di attenzione suscitato dal Corona Virus, veicolando le interpretazioni più integral-talebane, in quanto ne hanno fatto uno specifico business oppure per semplice autoreferenzialità e spacciano tale scelta come sistema per preservare le aziende da eventuali azioni da parte degli enti di vigilanza.

 

Comunque, è importante sostenere con forza che, escluse le attività citate dove il rischio è di tipo professionale, non sussista l’obbligo formale di aggiornamento del DVR proprio per evitare che, una volta passato questo periodo, ci siano funzionari degli enti di vigilanza che vadano a contestare alle aziende il mancato aggiornamento del DVR in riferimento a quello che per loro (solo per loro) è il “rischio biologico da Corona Virus”, infischiandosene delle azioni concretamente attuate dall’azienda ed indicate dalle Autorità Sanitarie che, invece, sono l’evidenza dell’attenzione del datore di lavoro verso la tutela della salute dei propri collaboratori.

 

Vale la pena di chiudere questo intervento, prendendo a prestito ed adattandolo alla situazione attuale, quello che, un grande conoscitore degli italiani (A. Manzoni), scrisse quasi duecento anni:

<<Il buon senso c’è …. ma se ne sta nascosto per paura del senso comune!>>.

 

 

Carmelo G. Catanoso

Ingegnere Consulente di Direzione



[1] Art. 271 comma 4: Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’Allegato XLIV, che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi, il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrino che l’attuazione di tali misure non è necessaria.

All. XLIV: Elenco esemplificativo di attività lavorative che possono comportare la presenza di agenti biologici

1. Attività in industrie alimentari.

 2. Attività nell’agricoltura.

 3. Attività nelle quali vi è contatto con gli animali e/o con prodotti di origine animale.

 4. Attività nei servizi sanitari, comprese le unità di isolamento e post mortem.

 5. Attività nei laboratori clinici, veterinari e diagnostici, esclusi i laboratori di diagnosi microbiologica.

 6. Attività impianti di smaltimento rifiuti e di raccolta di rifiuti speciali potenzialmente infetti.

 7. Attività negli impianti per la depurazione delle acque di scarico.

 

 




Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
27/02/2020 (07:21:31)
Preciso e puntuale come sempre. Concordo su tutto. Ottimo lavoro! Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno davvero. Grazie. GG.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
27/02/2020 (07:33:28)
Era fondamentale chiarire i reali obblighi, perché tutta questa storia potrebbe creare un pericoloso precedente e quindi per evitare che quando tutto sarà finito (spero presto) a qualcuno non venga l'idea di sanzionare le aziende non professionalmente esposte che non avevano provveduto ad aggiornare il capitoletto del rischio biologico ai tempi del coronavirus. Grazie ancora Carmelo. G.
Rispondi Autore: Gianluca Tomei - likes: 0
27/02/2020 (07:35:58)
Non si può che concordare. Ottime considerazioni, di buon senso.
Rispondi Autore: Giuseppe Elisetti - likes: 0
27/02/2020 (07:56:13)
Finalmente delle considerazioni razionali e assolutamente condivisibili!Grazie.
Rispondi Autore: Riccardo borghetto - likes: 0
27/02/2020 (08:39:35)
Ottimo articolo e condivisibile. Siamo sulla stessa linea di pensiero.
Rispondi Autore: giulia ponticelli - likes: 0
27/02/2020 (08:50:31)
grazie, ottimo articolo, prezioso per "difendersi" da ottusi in cerca di una cavillo.
Rispondi Autore: Roberto Bruno - likes: 0
27/02/2020 (08:57:49)
Rimane il dubbio non tanto sulle attività industriali e produttive, ma su quelle commerciali, con afflusso di visitatori esterni/Clienti (negozi e simili). In questo caso il rischio è connaturato alla tipologia di attività, non prevedibile da parte del DL, ma che nelle attuali situazioni sono soggette ad un aumento del rischio rispetto alle altre tipologie lavorative, pur non essendo incluse nell'allegato XLIV
Rispondi Autore: Maurizio Ferrari - likes: 0
27/02/2020 (09:10:32)
Ottimo! Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno;
Rispondi Autore: Giancarlo Lora - likes: 0
27/02/2020 (09:34:19)
grazie! Finalmente un chiarimento esaustivo e razionale in un contesto in cui la psicosi del virus fa saltare ogni barlume di lucidità e serietà!
Rispondi Autore: Michele - likes: 0
27/02/2020 (09:38:53)
FINALMENTE ... anche se ancora una volta fra i commenti si palesano gli integral-talebani che vogliono chiudere i centri commerciali, i negozi e tutte le attività a contatto con il pubblico ... saranno stati monaci di clausura o aspirano ad esserlo? ... o semplicemente dove aver provato la carriera di comici in TV vogliono diventare famosi cavalcando l'onda del virus come massimi esperti?
Autore: Roberto - likes: 0
27/02/2020 (09:51:23)
Nessun integral-talebano, anzi, sono lieto che i negozi siano aperti e tali restino fino ad indicazione ministeriale diversa. Evidentemente non sono stato in grado di far comprendere il punto. I negozi aperti, ma l'articola identifica una particolare tipologia di attività, quella industirale/produttiva, l'allegato XLIV ne esplicita altre, ma nel mezzo c'è una serie di attività che si trovano nel limbo. A me sembra che come sempre la distinzione in bianco o nero sia la cosa più integralista che esista...
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
27/02/2020 (09:57:15)
Il potenziale contatto con i clienti in un negozio non è differente dal potenziale contatto con le persone negli ambienti di vita come in un bus, in un metro, in una stazione, al bar con gli amici, alla partita di calcetto, ecc..
E' sufficiente, in un negozio aperto al pubblico, attuare le misure consigliate dalle Autorità Pubbliche ed ampiamente note per ridurre al minimo il rischio di contagio.
Autore: Roberto Bruno - likes: 0
27/02/2020 (10:15:38)
Ecco un confronto costruttivo, grazie. Sicuramente sono da applicare le buone prassi ministeriali, ed alcune raccomandazioni di igiene. Resto dubbioso sulla durata dell'esposizione: i lavoratori sono esposti per 8 ore continuative, al contrario della popolazione normale che ha una durata dell'esposizione differente. Ciò detto, confronto utile per delle riflessioni
Rispondi Autore: Andrea RSPP - likes: 0
27/02/2020 (10:06:57)
Sono pienamente d'accordo con l'ing. Catanoso: a mio avviso il datore di lavoro in questo caso deve solo rispettare l’adozione delle cautele previste dalla pubblica autorità e dal Ministero della salute. Piccole cose, ma necessarie, doverose e utili.
Rispondi Autore: michele - likes: 0
27/02/2020 (10:20:50)
X Roberto ... non mi riferivo a te, ma ad un integral-talebano che ha l'abitudine di scrivere e poi sparire quando qualcuno lo contraddice; è un esimio fine parlatore che come scrivevo soffre di mancanza di popolarità e ci prova in tutti i modi ad ottenerla, anche andando in TV a fare il "cinese"; per il resto sono pienamente d'accordo con l'ing. catanoso sia per quanto scrive nell'articolo che nei suoi successivi commenti
Autore: Roberto Bruno - likes: 0
27/02/2020 (10:56:22)
Grazie mille
Rispondi Autore: Claudio Stellato - likes: 0
27/02/2020 (10:59:54)
Ottimo articolo.
Il mio personale pensiero va a chi ogni giorno è costretto, per ragioni lavorative, a stare in contatto diretto con il pubblico. In questo caso, da RSPP esterno, mi preoccupo di fare una valutazione preventiva per nulla speculativa che miri ad informare maggiormente i lavoratori esposti secondo le indicazioni sia dell'OMS che ISS. Per cui gli speculatori emergono come tali e vanno considerati come tali ed evitati come il SARS-COV-2.
Rispondi Autore: Maria - likes: 0
27/02/2020 (11:06:40)
Le precauzioni sono tutte giuste. Forse la cosa più corretta sarebbe evitare di andare in visita alle persone più a rischio, cioè gli anziani. Se non indispensabile evitiamo di portargli il contagio in casa, senza che lo vivano come un abbandono naturalmente. Perchè se io che per lavoro sono in giro, lo posso prendere senza avere problemi, nel momento in cui vado a trovare mia madre che ha 83 anni potrei contagiarla e lei potrebbe invece avere seri problemi. Quindi io personalmente sto limitando questi contatti al minimo indispensabile, chiamandola invece più volte del solito al telefono.
Rispondi Autore: Carlo Timillero - likes: 0
27/02/2020 (11:11:38)
Porto un contributo partendo da un dato oggettivo. L'influenza "normale" genera numeri di malati e di morti clamorosamente superiore ai numeri di cui si sta parlando per il Coronavirus. A chi è mai venuto in mente di valutare il rischio biologico derivante dall'esposizione stagionale al virus dell'influenza? Perchè il problema si pone solo oggi?
Perchè nessun datore di lavoro ha reso obbligatoria la vaccinazione antitetanica? ( non oso immaginare le reazioni dei no-vax!)
Io credo ci si trovi di fronte a un problema di salute pubblica dove i comportamenti preventivi obbligatori vengono identificati dalle autorità.
E' nell'interesse dell'azienda ( meno contagi, meno assenze, meno costi - funziona anche per l'influenza normale!) diffondere i comportamenti preventivi, se ritiene il caso potenziandoli e rendendoli obbligatori nell'ambito aziendale. In questo caso attivando la sorveglianza sul corretto adempimento.
Rispondi Autore: taitas - likes: 0
27/02/2020 (11:21:16)
Grazie per il prezioso contributo e congratulazioni per l'argomentazione delle tesi a sostegno del "buon senso".
Probabilmente la sovraesposizione mediatica ha contribuito a influenzare emotivamente tutti gli addetti ai lavori!
Rispondi Autore: Giuseppe Scarpino - likes: 0
27/02/2020 (11:39:46)
Interessante riflessione.
Mi sembra la prima e forse l'unica su questa lunghezza d'onda. Condivisibile!
Grazie ing. Catanoso.
Rispondi Autore: Cristiano Princi - likes: 0
27/02/2020 (12:56:40)
Come sempre accade in situazioni in cui viene paventato un rischio per la salute, c'è sempre qualcuno che cerca di speculare.
Soprattutto, quando si può far leva su obblighi di legge travisati a proprio beneficio.
La vicenda SARS-CoV-2 ha messo in luce come opera chi, invece della salute dei lavoratori pensa a produrre "carta" a favore delle proprie casse.
La ringrazio per aver finalmente fatto chiarezza, nella speranza che il suo articolo abbia la maggior diffusione possibile.
Rispondi Autore: Brunello Camparada - likes: 0
27/02/2020 (13:51:03)
Condivido pienamente quanto scritto dall'ing. Catanoso, applicabile anche ai cantieri.
Rispondi Autore: gpalmisano - likes: 0
27/02/2020 (17:21:37)
ottimo contributo come sempre.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/02/2020 (11:01:58)
La valutazione del rischio biologico deliberato, potenziale, occasionale
Non esiste solo il rischio biologico deliberato, ma anche quello occasionale e potenziale: D. Lgs.n. 81/2008 - Art. 266- 1. Le norme del presente Titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici.
Il concetto di "rischio professionale" non solo è estraneo alla disciplina degli agenti biologici l, che non lo nomina mai, ma neppure è presente nelle deduzioni di cui all'art. 2 del D.Lgs.81/2008, che parla invece di rischio nell'ambiente di lavoro, concetto enormemente più ampio e tutelante per il lavoratore del rachitico concetto di rischio professionale
Il rischio biologico va inquadrato ai sensi dell’articolo 271: il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi per la salute derivanti dall’esposizione agli agenti biologici presenti nell’ambiente di lavoro.
Il rischio biologico può essere sia deliberato (ovvero gli agenti biologici sono introdotti o presenti in maniera deliberata nell’ambito del ciclo produttivo) sia potenziale od occasionale. Sulla base degli esiti della valutazione è poi tenuto a porre in atto le misure necessarie a ridurre o eliminare, se possibile, l’esposizione agli agenti potenzialmente patogeni.
Per la valutazione del rischio l’articolo 28 comma 2) lettera a) D.Lgs. n. 81/2008 dispone che “la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione”.
Come è obbligatorio valutare il rischio biologico del dipendente mandato a lavorare all'estero, la stessa cosa va fatta quando il dipendente lavora in Italia. Ne più ne meno. Ancora una volta il minimalismo prevenzionistica è il nemico numero uno della piena tutela dell'integrità psicofisica dei lavoratori e delle lavoratrici
Autore: Riccardo Raviolo - likes: 0
28/02/2020 (13:22:11)
Avvocato Dubini
"Art. 266. Campo di applicazione

1. Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative nelle quali vi è rischio di esposizione ad agenti biologici."

Ergo, se non c'é rischio biologico proprio dell'attivitá lavorativa non valuto nulla.
Perché se fosse vero quello che Lei sostiene allora il comma 1 sarebbe stato:
"Le norme del presente titolo si applicano a tutte le attività lavorative". Stop.

Mi dica, avvocato, quanti dvr ha fatto aggiornare ai suoi clienti l'anno scorso per l'influenza? Come Le hanno fatto notare più volte con competenza esiste il comma 4 dell'art 271, quindi ci si rimette alle indicazioni del Ministero o di Organismi superiori.

NB: l vizio di bloccare le persone che la pensano diversamente da Lei nei gruppi professionali denota una enorme coda di paglia, poca attitudine al confronto e una assoluta maleducazione.

NB2: Si scrive "né...né".
Buona giornata


Autore: gaetano - likes: 0
20/03/2020 (17:02:45)
Avvocato alcune volte tornare indietro sui propri passi è più onorevole che continuare ad andare avanti su un errore di valutazione del passato. Ci siamo capitati tutti ma l'importante è capire quando si sta sbagliando. Ogni giorno esce un nuovo articolo, una nuova norma regionale, un nuovo parere interpretativo, che vanno nella direzione opposta alla sua. Ma le sarà venuti un dubbio? Non voglio essere offensivo ma semplicemente ragionare. Poi come ha già fatto mi può anche bannare, ma non mi sembra un comportamento costruttivo. Saluti.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/02/2020 (11:13:13)
Ringrazio tutti e, in particolare, l'avv. Timillero per la riflessione sulla normale influenza e la vaccinazione antitetanica:
Ricordo che nello stesso periodo del 2019 (gennaio - febbraio), l'influenza stagionale ha fatto più di 60 morti per le complicanze sopravvenute.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/02/2020 (11:24:00)
Per Dubini.
Siamo in democrazia e ognuno può pensarla come gli pare.
Cosa sia un rischio professionale e cosa non lo sia è chiaro.
Un rischio che interessa TUTTA la popolazione non è un rischio professionale ma un rischio per la Salute Pubblica e su cui le competenze, come stabilito dalla Legge, sono delle Autorità Pubbliche.
Come datore di lavoro che non fa uso deliberato di agenti biologici o non rientra tra le aziende citate nell'allegato XILV, si deve attenere a quanto imposto dalle Autorità Pubbliche, senza se e senza ma.
Stammi bene ed occhio al Corona Virus!
Rispondi Autore: Marco Grossi - likes: 0
28/02/2020 (14:33:21)
Grazie Ing. Catanoso per il suo chiarimento.
Per Carlo Timillero. Faccio notare che in verità esistono dei datori di lavoro in carne ed ossa che nell’ambito dei loro DVR hanno ritenuto opportuno prendere in considerazione l’esposizione stagionale dei loro lavoratori al virus dell’influenza.
Anche nella pubblicazione INAIL “Il rischio biologico nei luoghi di lavoro”, edizione 2011, sono state proposte delle schede informative riferite ad una serie di attività non rientranti tra quelle che effettuano un utilizzo deliberato o indicate nell’allegato XLIV del D.Lgs. 81/2008, nelle quali si annovera il virus influenzale tra i fattori di rischio biologico. Ad esempio viene proposto di considerare il rischio influenzale per: asili nido e scuole, aeroporti, uffici in genere. Gli autori della pubblicazione INAIL di cui sopra nel contempo “calcano un po’ la mano” nelle premesse al documento sottolineando: “l’importanza della valutazione e della prevenzione (…) mettendo in evidenza il rischio biologico nei più svariati ambienti di lavoro”. Forse introducono un po’ di confusione in merito al fatto che ci si trovi di fronte ad un obbligo o ad un’opportunità?
Sono delle schede informative, sicuramente utili, ma abbiamo capito che ciò non significa sia sempre obbligatorio per tutte le attività prendere in considerazione questo rischio esogeno nell’ambito del proprio DVR.
Obbligo od opportunità? Dipende…
Grazie a tutti per la straordinaria occasione di confronto.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/02/2020 (14:37:28)
Tutti, tutti, ma proprio tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori vanno valutati. Il D. Lgs. 81/2008 art. 28 c. 1 prevede l'obbligo di valutare TUTTI i rischi sul lavoro, NESSUNO ESCLUSO. Non esiste alcun limite definitorio o concettuale ai rischi che il datore di lavoro deve valutare e prevenire durante il lavoro che affida al lavoratore. Da notare che non si tratta solo dei c.d. rischi "professionali", concetto non previsto nelle definizioni di cui all'art. 2 del D.Lgs. n. 81/2008, ma anche rischi legati al genere, all'età, alla tipologia contrattuale, proprio perché il rischio lavorativo non ha né limiti ne confini. E dunque anche rischio sismico, rischio aggressione, rischio epidemia ecc
Autore: Riccardo Ravioll - likes: 0
28/02/2020 (15:18:48)
Suppongo quindi, caro avvocato, che lei faccia valutare anche lo sbarco degli alieni belligeranti, no? É un rischio anche quello e le dice TUTTI i rischi, non solo quelli professionali...

Poi all'art 2, comma 1, trovo scritto:

"l) «servizio di prevenzione e protezione dai rischi»: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione
>>>dai rischi professionali per i lavoratori;
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/02/2020 (17:08:09)
E' inutile perdere tempo a replicare e, quindi, questo sarà il mio ultimo intervento, non volendo fare polemica.
C'è già stato l'avv. Timillero, anche lui un penalista, che ha già detto come stanno le cose.

Quindi, ognuno decida come reputa meglio opportuno fare.

Il rischio professionale è citato più volte nel decreto nella definizione di prevenzione, in quella di SPP, ecc..
Se nella definizione di prevenzione si parla di rischi professionali mi pare chiaro che "tutti i rischi" citati all'art. 28 da valutare non possono essere che quelli professionali e quelli esplicitamente previsti come il rischio derivante dalle differenze di genere, stress LC, differenza di genere, d'età, ecc..
In caso contrario si amplierebbe ingiustificatamente l'area di responsabilità, richiedendo al datore di lavoro una condotta penalmente inesigibile.
Quindi, alluvioni, trombe d'aria, terremoti ecc., devono essere presi in considerazione dal datore di lavoro ma nell'ambito della gestione delle emergenze come fanno nel resto del mondo conosciuto, non essendo frutto della propria organizzazione di lavoro e non potendo lui incidere sulle probabilità di previsione, di controllo, ecc., di questi fenomeni.

Quindi, tornando a noi, per le aziende che fanno uso deliberato di rischi biologici e quelle dell'allegato XLIV, sussiste l'obbligo di aggiornamento del DVR vista la comparsa del Corona Virus.

Per le altre, il datore di lavoro deve dare al proprio personale le indicazioni (citate nel mio articolo più le altre che riterrà opportune) fornite dalle Autorità Pubbliche che sono le uniche competenti quando c'è un problema di salute pubblica.

Per averne conferma, basta andare a leggere cosa scrivono alcuni siti delle ASL/USSL/ATS al riguardo come, ad esempio, quelle del Veneto.

Dalla zona "arancione" di Lodi, è tutto.
Buona serata.
Rispondi Autore: Claudio Marinangeli - likes: 0
28/02/2020 (17:27:18)
E con questo articolo, che condivido anche nei toni, amen!
Grazie Carmelo.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
28/02/2020 (17:44:25)
Il DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE SPISAL dell'ULSS9 Regione Veneto ha appena riportato indicazioni utili e a mio avviso ulteriormente chiarificatrici della questione.

I passaggi fondamentali:

- è sufficiente adottare le comuni misure preventive della diffusione delle malattie trasmesse per via respiratoria

- Considerata la eccezionalità della situazione si raccomanda di attenersi ESCLUSIVAMENTE alle disposizioni provenienti da FONTI ISTITUZIONALI. Indicazioni o adempimenti rivolti ai datori di lavoro, provenienti da soggetti privati non istituzionali, che non trovano riscontro in fonti ufficiali, vanno valutati con particolare attenzione.

Quindi, per chi non ha rischi biologici di natura professionale, non deve inventare nulla, DEVE RISPETTARE LE INDICAZIONI DEL MINISTERO e non c'è alcuna necessità di provvedere all'aggiornamento del DVR!

A chi parla di "tutti, TUTTI, proprio TUTTI!" invito con garbo ed esclusivo spirito umanitario, visto che ognuno è libero di creare le proprie idee come vuole, di rileggersi bene quanto ha scritto Carmelo Catanoso sia nell'articolo che negli ulteriori interventi qui nei commenti.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
28/02/2020 (22:04:41)
A me piace andare su cose concrete quindi chiedo lumi a chi concorda sull'obbligo di aggiornare il DVR a seguito dell’inaspettata visita in Italia del COVID-2019.

Non ci piove che le aziende di cui all'All. XLIV nelle quali i propri dipendenti hanno, durante le loro mansioni il rischio biologico, lo devono trattare nel DVR.
Si può affermare che è corretta l’affermazione che dice “gli agenti biologici, professionalmente utilizzati e trattati in azienda sono conosciuti”.
Direi di sì.
Ulteriormente si può affermare che è altrettanto corretta l’affermazione che dice: "i rischi a cui gli operatori possono essere soggetti durante le ore lavorative, sono conosciuti"
Non vedrei ostacoli a dire di sì.
E, ancora, può essere ulteriormente considerata corretta l’ultima affermazione che dice: "nella Valutazione dei Rischi gli agenti biologici sono analizzati ed eliminati o ridotti a termini accettabili… anzi, no… numerosi di questi rischi non possono essere solamente ridotti ma, addirittura, eliminati"
Chi potrebbe dire di no?

E tutto questo si può fare: si possono individuare, si possono analizzare, si possono eliminare (eccezionalmente ridurre) i rischi che potrebbero influire negativamente sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.

Si può fare perché questi agenti biologici SONO CONOSCIUTI e c'è un'ampia letteratura che aiuta il DdL, il MC, il RSPP, il RLS/RLST (il Consulente -quello che sa lavorare in modo professionale-) tanto che, una volta inserite le prescrizioni/procedure nel DVR, la loro osservanza risulta sufficiente ed efficiente per la salvaguardia della salute e della sicurezza degli operatori.

Ci piove, invece, (eccome se ci piove) sul Coronavirus.
Si evidenzia in modo importante nelle numerose (quotidiane) dichiarazioni da parte di vari "esperti virologi” (e non) con le opposte interpretazioni sul “cosa sia” e il “cosa fare” nei confronti del COVID-2019.
Ottimo modo per ottenere, in conseguenza e a cascata, le più svariate e fantasiose confusionarie interpretazioni.

Le Figure deputate alla salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori hanno bisogno di "certezze" che fino a questo momento non ci sono.

E chi se ne impippa se questo virus arrivato tra capo e collo dopo l’81/08 risulta presumibilmente… interpretativamente… presente o no nelle pagine interne di un Decreto di 12 anni fa !!!

Quello che conta, nella pratica e non solo in quella, è “cosa” e “come” il DdL si deve attivare per evitare un “qualcosa” che ancora nessuno sa certificare quanto durerà e quali danni potrà singolarmente e complessivamente fare.

- La “cosa” e il “come”, in modo autonomo, li può fare secondo le proprie conoscenze sullo specifico problema ?
Qualcuno mi può aiutare elencandomele (se ne ha) ?
- La “cosa” e il “come”, in modo autonomo, li può fare secondo le conoscenze sullo specifico problema dei suoi ausiliari (RSPP, RLS/RLST) ?
Anche in questo caso, qualcuno sarebbe così cortese da elencarmele (se ne hanno) ?
- La “cosa” e il “come”, in modo autonomo, li può fare secondo le conoscenze sullo specifico problema del suo MC ?
Abbiate pazienza ma pure in questo caso, qualcuno sarebbe così cortese da elencarmi queste conoscenze (sicuramente maggiori di altre Figure) visto che Scienziati e Ricercatori passano da un’interpretazione “A” a quella “Z” passando il giorno dopo a varianti piuttosto importanti ?
- La “cosa” e il “come”, in modo autonomo, li può fare secondo le conoscenze sullo specifico problema di quei Consulenti che, improvvisamente, sfornano "indicazioni", "avvertimenti", "precauzioni", "obblighi normativi" rappresentandosi come Angeli Custodi consulenziali deputati a proteggere le spalle (guarda un po’ in che posizione !!!) dei confusi DdL ?

Oppure, concordando con Carmelo Catanoso, questi DdL (ovviamente escludendo quelli di cui all’All. XLIV) si devono affidare, visto che non c’è altro al momento, alle indicazioni emanate dagli ORGANI ISTITUZIONALI che illustrano (stavolta in modo leggibile, comprensibile…) le prescrizioni/procedure adatte per evitare il diffondersi del contagio ?

A me pare opportuno sottolineare che le prescrizioni/procedure emanate dall’Autorità Istituzionale, non hanno l’obbiettivo di eliminare/ridurre il rischio dell’agente biologico che tenta di "intrufolarsi" nei lavoratori causando, poi, danni (cosa che il DdL al di fuori dell’All. XLIV avrebbe l’obbligo di trattare all’interno del suo DVR) bensì “solo” quelle di evitare il propagarsi del contagio sull'intera popolazione sita anche al di fuori degli ambienti di lavoro.

Ecco, sarei grato se qualche "anima buona" nei sostenitori dell’obbligo di variazione del DVR a causa del Coronavirus, mi potesse fornire concretamente le soluzioni ai dubbi che ho sopra espresso.
Rispondi Autore: Lino Emilio Ceruti - likes: 0
28/02/2020 (22:17:39)
A completezza dell'intervento.
A me farebbe piacere sapere, ovviamente da chi sostiene l'obbligo della variazione del DVR, qual'è la "fonte" che mi indica "cosa" e "come" il DdL deve attivarsi per essere certo di ottemperare ai suoi obblighi prevenzioni.

In fin della fiera:
- è il DdL da solo ?
- sono i suoi ausiliari da soli ? (RSPP, RLS/RLST, MC?)
- sono i suoi consulenti ?
- sono gli scienziati/ricercatori ? (se sì, quali?)
- sono gli Organismi Istituzionali ?
- Altri ?
Rispondi Autore: giuseppe martino - likes: 0
29/02/2020 (10:28:38)
Sono sulla styessa lunghezza d'onda dell'ing. Catanoso, di R. Raviolo e di C. Timillero. Mi limito inoltre a ricordare un aspetto tutt'altro che banale: un lavoratore è tale dal momento in cui si reca al posto di lavoro fino al momento in cui ne esce alla fine della giornata lavorativa; di conseguenza, calcolando le ore lavorative effettive in relazione al complesso ore annuali (ed è sufficiente fare un semplice calcolo "della massaia"), un lavoratore è tale per meno di un quarto del tempo, mentre per oltre tre quarti del tempo è un libero cittadino...
Rispondi Autore: Stefano - likes: 0
29/02/2020 (23:09:04)
Buona sera, volevo sapere se anche le scuole, primarie e secondarie sono tenute ad aggiornare il DVR per il rischio biologico da coronavirus. Grazie
Rispondi Autore: Verrillo Filippo - likes: 0
01/03/2020 (10:44:35)
Concordo pienamente con l’articolo dell’Ing. Catanoso, evitiamo di aggiungere altra confusione ed allarmismo a quella creata dai molti tuttologi e speculatori. Atteniamoci alle indicazioni fornite dalle fonti Ufficiali.
Rispondi Autore: ALBERTO PAGANO - likes: 0
02/03/2020 (08:07:58)
Concordo pienamente !
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
02/03/2020 (08:21:32)
L'avv. Dubini è lo stesso avvocato che scrive che è un obbligo valutare nel DVR i mancati infortuni ?

Se la risposta è si, sono ancora più convinto che il CORONA VIRUS non vada trattato in un dvr in quanto non rischio specifico.

Poi se si vuole aggiungere una sezione "influenza" e dire " ci si attiene alle disposizioni ministeriali" ben venga.
Rispondi Autore: Roberto - likes: 0
02/03/2020 (09:49:32)
magari potrebbe risultare utile rileggere l'art 29......La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e2, in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate. Nelle ipotesi di cui ai periodi che precedono il documento di valutazione dei rischi deve essere rielaborato, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, nel termine di trenta giorni dalle rispettive causali. Anche in caso di rielaborazione della valutazione dei rischi, il datore di lavoro deve comunque dare immediata evidenza, attraverso idonea documentazione, dell'aggiornamento delle misure di prevenzione e immediata comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. A tale documentazione accede, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Rispondi Autore: Roberto - likes: 0
02/03/2020 (10:03:40)
cosa succede se un dipendente di una metalmeccanica di ammala o addirittura muore di corona virus ? chi va in galera ?
saluti
Roberto
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
02/03/2020 (10:54:39)
Per Roberto.
Chi va in galera se un dipendente di una metalmeccanica si ammala e muore di Corona Virus?
Il datore di lavoro se non si è attenuto a quanto imposto dalle Autorità Sanitarie.

L'Igiene Pubblica è quella che prevale, rispetto alla Igiene Occupazionale, in caso di epidemie come queste del Corona Virus.

In merito a quando si debba aggiornare il DVR, vale sempre il solito concetto: l'azienda che usa deliberatamente agenti biologici o che svolge le attività di cui all'allegato XLIV, deve aggiornare il DVR.

Le altre si devono attenere a quanto previsto dalle Autorità Sanitarie.
Il DVR si rielabora solo se compaiono nuovi rischi professionali e cioè rischi aggravati dalle particolarità del lavoro.
Quindi per un infermiere dell'Ospedale di Codogno, il Corona Virus è un rischio professionale.
Per un metalmeccanico, no.
La sua esposizione al Corona Virus è come quella di un cittadino che va a fare la spesa al supermercato.
La VdR la fa in continuo l'Autorità Sanitaria.

Ciò non vuol dire che il metalmeccanico deve schiattare come fai intendere tu.
Il datore di lavoro si deve adeguare alle misure previste dall'Autorità Sanitaria ed applicarle compiutamente per le proprie specificità.
Se non lo farà, ne risponderà penalmente e civilmente.

Autore: Roberto - likes: 0
02/03/2020 (11:02:50)
Ciao i miei post erano provocatori. Tu sei stato chiaro ........ condivido tutto.
Rispondi Autore: Carmelo Macchiarella - likes: 0
02/03/2020 (11:56:31)
grazie ingegnere Catanoso, sempre chiaro preciso e professionale, d'altronde cosa mi posso aspettare da uno che si chiama Carmelo.
Rispondi Autore: ivano pozzoli - likes: 0
02/03/2020 (16:22:21)
complimenti per l'articolo di cui condivido totalmente il contenuto e l'approccio rispetto al tema DVR e relativo aggiornamento. Speriamo solo che anche le varie ATS o auditor di terza parte (che auspico non si attacchino a un emergenza nazionale per propinare non conformita o affini) ragionino su questa lunghezza d'onda perche ad oggi sicuramente sono piu' importanti le azioni implementate che le 4 righe da mettere in un DVR anche sesembra siamo in pochi a pensarla cosi.
Rispondi Autore: francesca - likes: 1
03/03/2020 (10:15:37)
Articolo molto interessante.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
03/03/2020 (11:10:49)
Anche AIAS e Assolombarda la pensano allo stesso modo.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
04/03/2020 (18:44:16)
ATS Insubria - Como e Varese - Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria
UU.OO.CC. Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro

15. IL DATORE DI LAVORO DEVE NECESSARIAMENTE AGGIORNARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN SEGUITO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19? Il Datore di Lavoro deve fornire informazioni ai lavoratori, anche mediante redazione di informative (o utilizzando opuscoli a disposizione, come quello redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che indica i 10 comportamenti da adottare per prevenire la diffusione del virus) e adottare precauzioni utili a prevenire l’affollamento e/o situazioni di potenziale contagio. Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale. Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative.

Il dettaglio sul sito dell'ATS Insubria.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
04/03/2020 (18:49:35)
Esattamente Pericolo aggiuntivo è ad esempio quello della cassiera del supermercato costretta per molte ore di fila ad entrare in contatto con miriadi di persone potenzialmente contagiose. Oppure quello degli impiegati dell'ufficio accettazione di una struttura sanitaria. Comunque queste ATS /ASL che si preoccupano di fermare chi pensa di aggiornare i DVR mi suona stranissimo, vorrei vedere se hanno aggiornato I LORIO DVR, visto che nel loro caso non possono certo dirsi esenti da rischi biologici ...
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
06/03/2020 (16:24:59)
Indicazioni della Regione Marche.

Aziende nelle quali l’esposizione a COVID-19, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta e presenta gli stessi determinanti di rischio presenti nella popolazione generale.
Rappresenta la situazione della stragrande maggioranza dei comparti lavorativi (ad eccezione delle attività menzionate al punto precedente) ovvero casi in cui i determinanti del rischio da COVID-19 sono, per i lavoratori, sovrapponibili a quelli della popolazione generale: il rischio biologico da COVID-19 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico e vanno semplicemente applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per le collettività umane ai fini di contenere la diffusione del virus.
Rispondi Autore: Avv Rolando Dubini - likes: 0
06/03/2020 (17:31:53)
Se occorre o meno aggiornare o valutare il rischio da agente biologico virale lo decide chi è competente in materia di rischio biologico lavorativo perché ha la necessaria competenza professionale in materia. E in quasi tutte le aziende questo soggetto qualificato è il Medico Competente, non certo chi conosce il rischio biologico per sentito dire. Dopo di che l'obbligo di valutare il rischio è un obbligo del datore di lavoro, non della Regione
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
08/03/2020 (14:14:46)
Valutare il rischio biologico da agenti virali
La situazione è sempre più grave. Ora tutta la Lombardia e molte provincie sono zona rossa. Gli spostamenti non sono più consentiti se non per comprovate ragioni lavorative, DPCM 7 marzo 2020, e quindi il datore di lavoro deve documentare le esigenze e deve giustificare nel DVR per quale motivo espone i lavoratori al rischio contagio consentendo i loro spostamenti per lavoro.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
10/03/2020 (08:26:01)
No, mi spiace.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
10/03/2020 (12:48:38)
Col divieto di spostamento per la popolazione generale, e viceversa l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
Col DPCM 9 marzo 2020, che ha esteso a tutto il territorio italiano la normativa relativa alle zone controllate (ex zone rosse), non vi è più il minimo dubbio che chi lavora ha ora un rischio aggiuntivo e maggiorato rispetto alla popolazione non lavorativa di fatto obbligata a restare a casa se non ha giustificati motivi dettati da oggettive necessità per spostarsi. E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Rispondi Autore: dpedone - likes: 0
11/03/2020 (13:38:18)
un dubbio:
il medico competente di azienda ospedaliera prevede nel protocollo esami x accertare la presenza di patologie infettive frequenti che possono danneggiare l’interessato ma anche terzi, tipo i markers dell epatite B e C , test di Mantoux, Quantiferon e Rx al torace....al bisogno, per escludere che il lavoratore ne sia portatore e infetti appunto colleghi e degenti. Questo mi fa pensare se oggi sia necessario, con il nuovo agente infettivo e ampliamento diffuso si debba passare, almeno nelle nuove assunzioni, a escludere il contagio al momento dell assunzione....magari facendo anche un semplice tampone....sbaglio?

grazie.
daniela
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
11/03/2020 (14:29:28)
Sempre per aggiungere contributi per i colleghi che leggono, anche a seguito del DPCM 09/03/2020, sul NON OBBLIGO di aggiornamento DVR, se non nei casi previsti

Stavolta, in aggiunta alle altre, si esprime la ASL Umbria 2, proprio a seguito del DPCM 09/03/2020:

INDICAZIONI PER IL DATORE DI LAVORO (E SUOI COLLABORATORI):

il nuovo Coronavirus responsabile del COVID-19 rientra nella classe dei Coronaviridae elencata tra gli agenti biologici dell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08, con attuale classificazione in gruppo 2.
Per le aziende nelle quali esiste a priori un rischio biologico di tipo professionale, per uso deliberato di agenti biologici e/o un rischio biologico di tipo professionale connaturato alla tipologia dell’attività svolta, è ipotizzabile che il Datore di Lavoro debba verificare se nella Valutazione dei Rischi ex art. 271 del D.Lgs. 81/08, le misure di prevenzione e protezione già adottate risultino adeguate o meno ai fini del controllo dell’esposizione a SARS-CoV-2 e della sua trasmissione.
Nella stragrande maggioranza dei comparti lavorativi l’esposizione a SARS-CoV-2, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta: il rischio biologico da SARS-CoV-2 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico e vanno semplicemente applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per la popolazione generale ai fini del contenimento della diffusione del virus.
Informazione/Formazione:
Le attività di formazione, informazione e addestramento, in relazione anche a quanto affermato nel DPCM dell’08/03/2020 e s.m.i., sono rimandate sino ad emergenza terminata a meno di non operare con modalità a distanza. Analoghe considerazioni per le abilitazioni con periodicità di rinnovo normate ed in scadenza.

Per approfondimenti, andare direttamente all'articolo presente sulla pagina USLUMBRIA2.it e cliccare la sezione NEWS
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
14/03/2020 (12:45:19)
Stamattina è stato pubblicato il
PROTOCOLLO CONDIVISO DI REGOLAMENTAZIONE PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID – 19
che ha il seguente incipit.

"L’obiettivo del presente protocollo condiviso di regolamentazione è fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19.
Il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico, per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione. Il presente protocollo contiene, quindi, misure che seguono la logica della precauzione e seguono e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell’Autorità sanitaria."

Mi sembrano chiare tre cose:

1) le Autorità considerano il rischio da Corona Virus un rischio generico e non un rischio specifico e neanche un rischio generico aggravato (per il significato basta andare sul sito dell'INAIL e leggerselo);

2) le norme di Igiene Pubblica, in caso di una epidemia/pandemia sono sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale e, quindi, nelle aziende non sanitarie, come previsto nel Protocollo, si applicano queste adattate alle specificità dell'azienda senza aver necessità di aggiornare nulla di quanto previsto dalle norme di Igiene Occupazionale.

3) le norme stabilite dal protocollo vanno applicate alle specificità di ogni azienda senza se e senza ma; se l'azienda non è in grado di applicarle per garantire la tutela della salute dei propri lavoratori, l'aziende deve chiudere.

Il resto sono solo chiacchiere.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
16/03/2020 (16:06:17)
Si è pronunciata anche l'AIDII (Associazione Igienisti Industriali) con una specifica comunicazione.
Non sono opinionisti ed il contributo è molto interessante.

In particolare, a pag. 4 si dice

Aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR): 

Nella maggioranza dei comparti lavorativi l’esposizione a SARS-CoV-2, potenziale o in atto, non è connaturata alla tipologia dell’attività svolta: il rischio biologico da SARS-CoV-2 è quindi riconducibile al concetto di rischio generico; pertanto vanno sempre, e a maggior ragione, applicate e rispettate tutte le disposizioni di prevenzione e protezione stabilite con norme e direttive ad hoc in sede nazionale e regionale, valide per la popolazione generale ai fini del contenimento della diffusione del virus.  Per le aziende nelle quali esiste a priori un rischio biologico di tipo professionale, per uso deliberato di agenti biologici e/o un rischio biologico di tipo professionale connaturato alla tipologia dell’attività svolta, è ipotizzabile che il Datore di Lavoro debba verificare se nella Valutazione dei Rischi ex art. 271 del D.Lgs. 81/08, le misure di prevenzione e protezione già adottate risultino sufficientemente adeguate o meno ai fini del controllo dell’esposizione a SARS-CoV-2 e della sua trasmissione. Il SARS-CoV-2 rientra nella classe dei Coronaviridae elencata tra gli agenti biologici dell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08, con attuale classificazione in gruppo 2.
Rispondi Autore: Gianmarco Montagna - likes: 0
20/03/2020 (19:48:18)
Chiedo scusa, ma non ho capito quasi nulla dell'ultimo intervento, nel quale vengono mescolati, senza distinzioni, riferimenti a normative italiane e francesi (queste ultime, oltre tutto, tradotte in maniera non corretta, perchė le definizioni delle norme francesi sono simili ma non uguali a quelle italiane).
Comunque mi sfugge la tesi finale: forse si afferma che il DVR di tutte le aziende italiane va aggiornato in base alle leggi francesi, che parlano di un documento diverso dal nostro DVR?
Letto così, mi sembra un "gioco di prestigio" di cui si vede il trucco...
Rispondi Autore: Alessandro Delena - likes: 0
20/03/2020 (21:33:50)
Wow adesso ci siamo spostati in Francia, siamo su puntosicuró! Ma dai...
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
21/03/2020 (12:32:15)
Torno a ripetere per l'ennesima volta.
Qui nessuno sta dicendo che i lavoratori non devono essere tutelati con l'applicazione di quanto previsto dai vari DPCM e dal Protocollo adattandolo alle specificità della singola azienda.
Qui si sta dicendo che quando i rischi di una pandemia sono generici, chi valuta e il rischio e determina le conseguenti misure, non è il datore di lavoro ma l'Autorità Pubblica con norme d'emergenza di Igiene Pubblica.
E' così in tutto il mondo.

Il rischio da epidemia/pandemia è un rischio specifico e un rischio generico aggravato per alcune ben definite categorie di lavoratori.
E' così in tutto il mondo.

Quello che è importante, quindi, non è perdersi dietro adempimenti formali ma attuare interventi sostanziali e concreti come indicato dalle Autorità Pubbliche.

Poi capisco che ci sia gente che intraveda il business durante e soprattutto post pandemia .... ma ciò, eticamente e professionalmente, non mi interessa.
Rispondi Autore: Maria Alessandra Tomasi - likes: 0
21/03/2020 (17:21:03)
Se serve, ma so che non serve, complimenti all'ing. Catanoso, in modo particolare per l'ultima frase del suo commento di oggi !
In un momento così traumatico e complesso per tutti abbiamo bisogno di chiarezza, concretezza, etica e professionalità.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (09:36:15)
E qual è la novità?

Le industrie alimentari (vedi allegato XLIV) e le industrie farmaceutiche citate nell'ordinanza (vedi anche quanto detto ieri da Conte) avevano già l'obbligo del DVR dal rischio biologico e, quindi, di aggiornarlo come già detto nel mio articolo del 27 febbraio scorso.
Poi, nell'ordinanza riguardante il solo territorio di Rimini, si ribadisce che l'operatività di questa tipologia di aziende è consentita previa adozione di specifici protocolli operativi a valle dell'aggiornamento del DVR. Aggiornamento che già doveva essere stato effettuato da questa tipologia di aziende fin da quando era stata proclamata la situazione d'emergenza in Italia, visto che ciò era già espressamente previsto dal D. Lgs. n° 81/2008.

P.S.. avrebbero fatto meglio, visto che hanno voluto fissare un nuovo distanziamento interpersonale, a utilizzare quanto previsto quanto consigliato dal CDC di Atlanta e cioè 6 ft (poco più di 1,80 mt).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (20:47:29)
Quando si cita una fonte, la si deve citare correttamente e non "a pezzi" e "a convenienza".

Direttiva 89/391/CEE
Articolo 1 - Oggetto
1. La presente direttiva ha lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
2. A tal fine, essa comprende principi generali relativi alla prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI e alla protezione della sicurezza e della salute, all'eliminazione dei fattori di rischio e di incidente, all'informazione, alla consultazione, alla partecipazione equilibrata conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali, alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, nonché direttive generali per l'attuazione dei principi generali precitati.

Articolo 6 Obblighi generali dei datori di lavoro
1. Nel quadro delle proprie responsabilità il datore di lavoro prende le misure necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, comprese le attività di prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI, d'informazione e di formazione, nonché l'approntamento di un'organizzazione e dei mezzi necessari.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:37:13)
La valutazione dei rischi per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori da TUTTI i rischi presenti nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro (incluso ovviamente il contagio da Coronavirus) di cui al Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008):
Art. 2 comma 1 lettera "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza".
Art. 2 comma 1 lett. "o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità".
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (16:47:40)
TUTTI I RISCHI ma solo se PROFESSIONALI.
Come al solito si dimentica, ma non è una novità, di citare altri articoli del D. Lgs. n° 81/2008:

- Art. 2 comma 1, lett. n) del D. Lgs. n° 81/2008
Prevenzione
Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i RISCHI PROFESSIONALI nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.

- Art. 2 comma 1, lett. l) del D. Lgs. n° 81/2008
Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi
Insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai RISCHI PROFESSIONALI per i lavoratori.


Il contagio da Corona Virus è un rischio professionale quello per chi lavora in aziende che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono attività elencate il allegato XLIV.
Queste devono aggiornare il loro DVR con il rischio da Corona Virus.

Per tutte le altre aziende rischio da Corona Virus è un rischio generico come ampiamente chiarito anche nell'Incipit del Protocollo del 14/03/2020, perché comune a tutto il resto della popolazione.
In tempi di emergenza, le norme di Igiene Pubblica sono sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale.
Le Autorità Sanitarie hanno già fatto la valutazione di questo rischio generico e definito tutte le misure da attuare nel citato Protocollo.
I datori di lavoro devono applicare, in funzione delle specificità della propria azienda, questo Protocollo.
Nel caso non l'applicassero, ne risponderanno in base all'art. 650 cp e, nei casi peggiori, con l'art. 438 cp.
In conclusione, ciò che conta è la puntuale e completa applicazione del Protocollo con una sua proceduralizzazione e non fare carta concorrendo alla deforestazione dell'Amazzonia.

Di questa idea lo sono:
- le Autorità come le Regioni (Veneto, Marche, Umbria, ecc.);
- giuristi di fama come il prof. Pascucci dell'UniUrbino, il prof. Lepore (UniRoma), l'avv. Fantini (già del MinLavoro), ecc.

Basta fare una ricerca sul web per trovare i loro pareri.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (20:38:02)
Condivido la saggia riflessione di Daniele Ranieri.
Nell’immediato, la questione sul Dvr appare più formale che sostanziale. Trovandoci, si spera, di fronte a una emergenza temporanea, la cosa essenziale da fare è agire con efficacia. Emanando misure chiare e coerenti. Dove poi vadano scritte, in questa situazione, non sembra essere un fattore decisivo.

Qualcuno, però, tenta di approfittarne per riesumare interpretazioni superate. La più rilevante sostiene che si possa escludere il Dvr dal trattamento dell’emergenza in corso per il fatto che questo documento è dedicato ai “rischi professionali”, restringendo il campo di questi alle sole mansioni e ai compiti legati alla produzione aziendale.

La valutazione dei rischi, secondo l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, prevede però l’analisi di “TUTTI I RISCHI”, non solo quelli inerenti la produzione (che sono ovviamente quelli più diffusi e rilevanti), ma di tutti quelli presenti dentro “l’organizzazione aziendale”. Quei rischi nei quali il lavoratore non incorrerebbe, o nei quali avrebbe meno probabilità d’incorrere, se non lavorasse.

Tra questi rischi ne esiste una famiglia denominata “rischi generici aggravati dal lavoro”. In sostanza chiunque può cadere da qualsiasi scala (rischio generico), ma un lavoratore che per svolgere la sua mansione sia costretto a salirle e scenderle diverse volte, magari pressato dall’urgenza di portare a termine il suo compito, ha una probabilità di cadere più alta di altri (il rischio è quindi aggravato dal contesto lavorativo). Questa famiglia di rischi è normalmente inserita nella valutazione dei rischi.

Un terremoto, la caduta di un fulmine, una epidemia virale, un atto terroristico, una rapina e tanti altri avvenimenti rientrano in questa definizione? Certamente sì, se il lavoro è tale da comportare l’aggravamento delle possibilità d’incontrare uno di questi eventi o di aumentarne il grado di danno rispetto alla popolazione genericamente intesa. L’elemento è sempre dato, da una parte dall’aumento della probabilità e del danno, dall’altra dalla “costrittività” dei lavoratori, che non hanno la stessa possibilità del resto della popolazione di sottrarsi ai rischi presenti “nell’ambito dell’organizzazione in cui prestano la propria attività” (art. 2 lett. q).

Qualche spiritoso, non mancano mai, può dire: “Ma allora anche il rischio che cada un meteorite va valutato dal DdL”. Spiritoso, ma poco preparato. Il rischio, quello generico, per essere valutato e inserito nel Dvr, deve avere “l’aggravante” data dal contesto lavorativo. Il meteorite, che, com’è noto, ha già probabilità remote di arrivare sul pianeta Terra, può cadere su tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo sia esso un deserto, speriamo, o addosso a una casa o una fabbrica. Non c’è nulla che nell’attività lavorativa possa rendere più probabile che cada in un punto piuttosto che in un altro. Inoltre, non esiste nulla di “tecnicamente possibile” per eliminare o ridurre il rischio. Non è così per i terremoti di cui, per esempio, esiste una mappa delle località a rischio, oltre a vari altri elementi che possono aiutare a prevedere e a ridurre il danno. Attraverso l’obbligo di costruzione antisismica, ad esempio, una particolare attenzione alle procedure di evacuazione, una diversa preparazione delle squadre di emergenza e primo soccorso rispetto al rischio specifico, una informazione e preparazione dei lavoratori (il Giappone è spesso citato come esempio). Stessa cosa vale se l’imprenditore colloca un lavoratore in locale completamente interrato in una zona a forte presenza di gas radon, o con temperature esterne stabilmente oltre i 30° (ma potrei dire vicino a una fonte inquinate, rumorosa). Il rischio che queste condizioni aggravino il rischio per la salute del lavoratore ci sono e vanno misurate, anche se non sono legate alla sua specifica professione e attività lavorativa.

D’altronde l’art.28 è di una chiarezza lampante. È evidente che se il legislatore avesse voluto ridurre la valutazione dei rischi ai soli rischi professionali l’avrebbe scritto esplicitamente e non avrebbe scritto “tutti i rischi” e basta. Dirò di più. L’Italia provò a restringere l’area dei rischi nel D.Lgs. 626/1994 all’art. 4. Il primo comma prevedeva:

Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.

Fino al 2008 il rischio stress, pur correlato al lavoro, non non veniva considerato un rischio professionale e per questo motivo non veniva valutato.

Nel 2001 l’Italia venne condannata, proprio su questo punto, dalla Corte di Giustizia europea, e dovette modificare l’articolo che così venne accolto nel D.Lgs. 81/2008. Ora, nel citato art. 28, l’elencazione dei punti quali le attrezzature ecc. viene preceduta da un ANCHE. Come dire: non solo. E poi si ribadisce che deve riguardare TUTTI i rischi riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori, dizione ripetuta in più punti della normativa senza alcuna specifica, che viene invece aggiunta per quanto riguarda, per esempio, l’attività del servizio di prevenzione. Questa si occupa di una parte della valutazione, essendo un’altra demandata ad altre figure, quali il medico competente e se necessario altre figure esterne.

Torniamo all’oggi. Sarebbe logico inserire il rischio biologico causato dal Covid-19 nel complesso procedimento di valutazione-adozione di misure di programmazione-monitoraggio dell’efficacia, cioè in quel processo con cui si arriva alla stesura e alle modifiche successive del Documento di Valutazione dei Rischi. All’interno di quella “valutazione globale” prevista dalle norme. Considerando anche quanto scritto nel Titolo X del Testo Unico.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (21:04:17)
Puoi condividere tutte le opinioni che vuoi.
Il discorso non cambia.

Poi tu e Ranieri andatevi a rileggere il punto 13 della Sentenza della Corte di Giustizia CE, Sez. 5, 15 novembre 2001 - C-49/00 dove potrete trovare scritto:

13. Inoltre, è importante precisare che i RISCHI PROFESSIONALI che devono essere oggetto di una valutazione da parte dei datori di lavoro non sono stabiliti una volta per tutte, ma si evolvono costantemente in funzione, in particolare, del progressivo sviluppo delle condizioni di lavoro e delle ricerche scientifiche in materia di RISCHI PROFESSIONALI.

Il problema era che con il 626, recepimento della direttiva 89/391/CEE, avevano circoscritto solo ai rischi derivanti dalle attrezzature di lavoro e dalle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute.
Palesemente lo Stato italiano non poteva circoscrivere a queste sole tipologie di rischi professionali la valutazione.
Per questo l'Italia era stata giustamente condannata.

Quindi ci troviamo con il parere di un sindacalista e di un avvocato.
Li rispetto ma non li condivido.
Io condivido i pareri dei giuristi che ho già citato prima (Pascucci, Lepore, Fantini, Pelusi, ecc.) e quello che hanno detto le Autorità sanitarie delle Regioni come il Veneto, le Marche, l'Umbria, ecc.

Comunque, finita l'emergenza potrai offrire il tuo supporto legale, a tutti i lavoratori che, avendo contratto la COVID-19, decideranno di far causa alle aziende.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (10:23:55)
Obbligatorio il DVR rischio biologico Covid19 (art. 271 DLgs 81/2008)
La consapevolezza dell'obbligo inderogabile di valutare il rischio biologico da Coronavirus ai sensi dell'art. 271 DLgs 81/2008 (DVR) cresce inesorabilmente. Come è logico che sia. È indiscutibile che nelle attività essenziali autorizzate dal governo il datore di lavoro deve valutare esattamente il rischio per decidere se l'attività può proseguire o deve comunque essere interrotta per l'impossibilità tecnica di garantire adeguata protezione dei lavoratori durante l'attività lavorativa svolta nell'interesse dell'imprenditore dal gravissimo rischio di contagio virale in atto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (17:33:07)
Niente da fare.
Non si capisce che la concreta e completa applicazione del Protocollo alle specificità dell'azienda, secondo quanto imposto dalle norme di Igiene Pubblica, declinandolo in funzione delle particolarità della stessa, è proprio quello che chiedono le Autorità Sanitarie per tutelare i lavoratori.
adesso aspettiamoci l'ennesimo copia-incolla per ricominciare il loop.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (18:05:09)
Desidererei che Dubini mi spiegasse quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.

Il motivo per cui sto continuando a replicare non è perché ce l'ho con Dubini ma perché non voglio che diventi prassi considerare i rischi esogeni, quale una pandemia da Corona Virus, come rischi professionali.

Che tal rischio sia un "Rischio generico" l'ha detto anche il Governo nell'incipit del Protocollo.
L'hanno detto varie Regioni: Veneto, Umbria, Marche, ecc.
L'hanno detto chi ne sa molto ma molto più di me in campo giuridico come il Prof. Pascucci, il prof. Lepore, il prof. Pelusi, l'avv. Fantini, ecc.
Tutti documenti che si trovano sul web.

Le norme per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro riguardano tutti i rischi professionali e non tutti i rischi indiscriminatamente.

In caso contrario, se passasse l'idea che qualunque tipo di rischio non professionale debba essere preso in considerazione, tutti noi RSPP e CSP/CSE, ci troveremmo ad essere coinvolti in concorso per i delitti di cui agli art. 589 e 590 cp con l'aggravante, ad esempio, di:
- non aver segnalato, quale RSPP di un'azienda di San Donato Milanese, il rischio di caduta di un aereo in fase di atterraggio a Linate (qualcuno mi dica quale misura dovrebbe adottare il datore di lavoro);

- non aver valutato, quale CSP e CSE, il rischio di caduta di alberi in cantiere a causa di una improvvisa tromba d'aria.

Ecco perché è importante ribadire quale sia la tipologia di rischi di cui ci dobbiamo preoccupare e considerare i rischi non professionali come rischi da gestire nell'ambito delle emergenze.

Questo è quello che avviene ovunque.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (20:16:49)
Coronavirus e tutela dei lavoratori
Anna D'Antuono
Tralasciando gli ambienti di lavoro in cui l’esposizione al COVID-19 è specifica (ambito sanitario, pronto soccorso, reparti malattie infettive, addetti alla sicurezza aeroportuale, addetti delle forze dell’ordine in aree oggetto di focolai, addetti dei laboratori di analisi, …) per cui il rischio è "professionale", occorre tutelare chi lavora negli ambienti di lavoro “in cui l’esposizione all’agente biologico è di tipo generico, e pertanto non rientra nel rischio specifico” (ambienti industriali, civili, scuole, terziario, grande e piccola distribuzione, attività commerciali, della ristorazione, trasporti, etc…).
In questi casi il Datore di Lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 “ha già valutato il rischio biologico e sicuramente avrà presente nel documento di valutazione una sezione per il cosiddetto “Rischio Biologico Generico”.
Col divieto di spostamento per la popolazione e l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus a nostro parere è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Rispondi Autore: signora Victoria Johnson - likes: 0
26/03/2020 (07:43:59)
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Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (10:55:36)
Questo è il parere di una Avvocato che si occupa di tutela dei consumatori per l'ADUC.

Non ho dubbi che sia una bravissima professionista nel suo settore dove avrà vinto molte battaglie per la tutela di noi consumatori.

Penso, però, che i pareri del prof. Pascucci, del prof. Lepore, dell'avv. Fantini, del prof. Pelusi, ecc., abbiano ben altro peso trattandosi di esperti del settore.
Settore che, invece, non è quello dell'avv. D'Antuono.

Intanto aspetto che Dubini, invece di fare i copia - incolla presi qua e là, mi risponda alla domanda che gli ho fatto su quale sia la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (11:44:51)
Solo l'attenta lettura del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 consente di far luce sull'obbligo inderogabile di valutare il rischio da agente biologico Coronavirus-Covid-19. Invito tutti ad una attenta rilettura che consente di individuare tale obbligo giuridico senza dubbio alcuno, In questo caso di gravissima emergenza sanitaria e lavorativa il metodo spannometrico è i pregiudizi estranei alla lettera della norma di diritto vigente non aiutano. Una cosa è certa in modo assoluto, fare la valutazione del rischio da coronavirus non viola nessuna legge. Lo stesso non può dire chi non la predispone. Oltretutto il DVR ha il vantaggio della data certa opponibile a chiunque. per il resto vale aurea saggezza giuridica romana: de minimis non curat praetor .
I fondamenti legali della valutazione di tutti i rischi professionali e di tutti i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa
Art. 2 – Definizioni - D.Lgs. n. 81/2008
“q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno;
o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”.
Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi3 - D.Lgs. n. 81/2008
1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) [valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività], anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall’articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo.
Articolo 271 - Valutazione del rischio [da esposizone ad agenti biologici] - D.Lgs. n. 81/2008
1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:
a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;
b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
c) dei potenziali effetti allergici e tossici;
d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.
2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.
3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.
4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’ALLEGATO XLIV [esemplificativo significa che le attività dell’esempio prevedono sicuramente l’esposizione non deliberata ad agenti biologici, ma significativa, e che poi è onere di ogni singolo datore di lavoro valutare se la sua attività preveda tale rischio al di là di detto elenco n.d.r ], che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi [dunque non solo rischi professionali, ma anche i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (15:44:28)
E mica risponde alla domanda.
Continua con il copia-incolla.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (18:04:55)
André Berni e Andrea Reghelin hanno sviluppato un ragionamento di grande interesse, che invito tutti a considerare con grande attenzione.
Il rischio epidemico è un rischio lavorativo? E’ cioè di pertinenza del datore di lavoro?
Il motivo del contendere, che è dibattuto da tutti gli esperti del settore, chi per ambito chi per pertinenza, è se il rischio epidemico a cui stiamo assistendo in questi giorni debba intendersi come rischio lavorativo correlato ad una mansione e sia di pertinenza o responsabilità o meno del Datore di Lavoro con il supporto del Medico Competente e del RSPP.
Senza voler tediare, la materia del rischio biologico fa riferimento a tre grandi scenari di rischio:
1) il primo caso è quello dell’uso deliberato dell’agente biologico; pensiamo ad un laboratorio in cui si sta cercando di isolare il virus per ricercare un possibile vaccino ( in questo caso la materia è disciplinata dal’ All. XLVI del d.lgs. 81/08);
2) il secondo caso è quello del cosiddetto rischio generico aggravato, o rischio da esposizione potenziale, nel caso in cui in funzione della mansione e del luogo di lavoro, il lavoratore sia esposto ad un aggravamento del rischio; si pensi nel caso ad un operatore ecologico in area di quarantena (rischio generico aggravato All. XLIV del d.lgs. 81/08;
 3) Il terzo caso è il cosiddetto rischio da esposizione occasionale caratterizzato dal fatto che gli agenti biologici si possono trovare in tutti gli ambienti di lavoro così come in qualsiasi altro contesto, a prescindere dalla mansione di lavoro e dalle condizioni ambientali.

Quali sono gli adempimenti per le organizzazioni?
La questione aperta è se le organizzazioni che devono farsi promotrici di iniziative in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, si debbano limitare a trasferire le disposizioni ministeriali e le ordinanze, se debbano predisporre e redigere procedure operative di lavoro, se debbano fare formazione e informazione o se debbano prendersi in carico una vera e propria valutazione dei rischi per determinare, in funzione del luogo di lavoro e della mansione, le misure di mitigazione idonee.
Quello di cui vogliamo parlare è dell’approccio metodologico rispetto ad uno scenario di emergenza e di come la valutazione del rischio, obbligo formale o mero adempimento, nella prassi odierna dagli stessi addetti al mestiere sia visto molto spesso come burocrazia, fastidiosa formalizzazione, inutile appendice.
... se dovessimo ricercare un tema che ci appassiona nel grande contenitore normativo del Testo Unico della Sicurezza, certamente lo troveremmo nell’art. 28 del D.lgs. 81/08. Nell’art. 28 del D.lgs. 81/08 a nostro avviso c’è quella che dovrebbe essere la vera filosofia di una valutazione dei rischi:
“b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione dei rischi;
c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri”.
Opportunità, necessità, o obbligo, il messaggio che vogliamo trasferire è che solo attraverso una valutazione ponderata al contesto, adeguata alle scelte strategiche aziendali si possano adottare le giuste procedure organizzative e gli adeguati piani di miglioramento, senza reazioni istintive, scelte emotive, o reazioni passive all’ adempimento.
Il focus deve essere posto sulla ricerca della miglior tutela possibile per i lavoratori
Ci piacerebbe che la discussione fosse riportata su un tema maggiormente comprensibile ai più, che è l’individuazione del modo più efficace per tutelare nel miglior modo possibile i lavoratori. Indipendentemente dall’esistenza di un obbligo giuridico di aggiornare il DVR (che noi pensiamo tra l’altro sussistente), da questo documento partono i processi di prevenzione dei lavoratori. L’aggiornamento di questo documento testimonia la continua attenzione del datore di lavoro sui nuovi rischi che fattori endogeni ed esogeni (come nel caso del Corona Virus) si introducono nell’organizzazione. Ma soprattutto da questo documento si origina la pianificazione delle misure di prevenzione a protezione dei lavoratori, le procedure di sicurezza e l’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (18:42:47)
Non ho dubbi che l'avv. Reghelin sia un esperto, come risulta dal profilo sul web, di consulenza legale direzionale nell’ambito della gestione degli aspetti legali dell’Information and Communication Technology (ICT law) e di 231 (che è ormai un contenitore enorme di reati fattispecie).

Personalmente, però, mi attengo a quanto detto da chi si occupa, da giuslavorista, del problema da decenni e cioè dal Prof. Pascucci, dal Prof. Lepore, dall'avv. Fantini e dal Prof. Pelusi, ecc..

Detto questo, se quel che conta è la tutela della salute dei lavoratori, l'adozione del Protocollo (per le aziende che non fanno uso deliberato di agenti biologici e non comprese nell'allegato XLIV) e la sua declinazione in funzione delle specificità della singola azienda, permette di raggiungere tale obiettivo.

Per declinare il Protocollo si può usare una procedura operativa che preciserà come questo sarà messo concretamente in atto.

Una procedura di questo tipo può essere strutturata come segue (contenuti non esaustivi):
1. Introduzione
2. Prevenzione del rischio da contagio
2.1 Interventi volti a contenere il rischio da contagio
2.1.1 Creazione task force aziendale
2.1.2 Informazione alle persone
2.1.3 Riduzione numero persone
2.1.4 Organizzazione aree di lavoro
2.1.5 Sanificazione delle aree di lavoro
3. Procedura di gestione in caso di positività ai test
3.1 Individuazione di casi sospetti in azienda
3.2 Attuazione misure indicate dalle Autorità
3.3 Misure immediate d’intervento
4. Messa conoscenza della procedura alle parti interessate
Allegati
Informativa Ingresso azienda – Istruzioni lavaggio mani - Informativa presso distributori automatici – Ingresso mensa - Informativa presso timbratrice - Spogliatoi, ecc.

Fare questo concretamente e non solo sulla carta, e te lo chiedo per l'ennesima volta visto che non hai mai voluto rispondere, non permette di garantire la tutela della salute e della sicurezza del lavoro dei lavoratori?

Allargare ai rischi NON PROFESSIONALI l'obbligo di valutazione e redazione del DVR comporta una estensione ingiustificata di quanto previsto fin dal 1989 con la Direttiva 89/391/CEE, una condotta penalmente inesigibile a carico del datore di lavoro e dei suoi collaboratori e un potenziale coinvolgimento, da parte di Procure in vena di protagonismo, di quei RSPP e CSP/CSE che non abbiano tenuto conto dei rischi non professionali.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (21:41:55)
Le aporie del prof. Pascucci
Non si capisce per quale motivo si deve valutare il rischio pandemia quando si manda il proprio dipendente all'estero, e viceversa non si dovrebbe fare la valutazione del rischio da pandemia quando si costringe il lavoratore ad andare al lavoro in Italia, anziché stare a casa, che è l'unica misura di prevenzione del contagio dettata da tutte le autorità competenti.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
26/03/2020 (22:37:44)
Perché, anche se sto a casa, con una pandemia, il contagio me lo posso beccare lo stesso visto che non sono chiuso dentro 24h su 24 né io e né i miei parenti ed esco per andare a comprarmi da mangiare, per andare al tabacchino, per andare in farmacia, per accompagnare mia madre per fare la dialisi, ecc.

Quando invece devo andare in Tanzania per lavorare ad una diga, in un territorio dove c'è una epidemia di dengue, io sono esposto ad un rischio generico aggravato proprio perché mi stanno inviando in un posto particolare dove solo in quel posto c'è il dengue e non ovunque come c'è oggi in Italia il Corona Virus.

È più chiaro così?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/03/2020 (02:27:45)
Paragonare il rischio di contrarre il virus stando a casa con il rischio di chi va a lavorare per ore dà l'idea di cosa significhi metodo spannometrico.

IL RISCHIO SANITARIO COME RISCHIO GENERICO AGGRAVATO CHE DETERMINA L'OBBLIGO DI EFFETTUARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Commissione per gli Interpelli
(ARTICOLO 12 DEL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81) INTERPELLO N. 11/2016 del 25.10.2016
"L’art. 28, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008 prevede, per il datore di lavoro, l’obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari ed adottare, conseguentemente, le misure di prevenzione e protezione che reputi idonee allo scopo.
Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta".

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
27/03/2020 (16:27:44)
Se non si riesce a capire che una cosa è essere mandato a lavorare in Tanzania dove c'è una epidemia di dengue e c'è solo lì (questo è il rischio generico aggravato) ………. e altra cosa è andare a lavorare in un'azienda (non sanitaria o che non usa agenti biologici deliberatamente) in Italia dove l'epidemia c'è in tutta Italia e pervade sia gli ambienti di lavoro che quelli di vita (questo è il rischio generico), non posso farci nulla.

La colpa è del Grande Biologo che, evidentemente, ai tempi era distratto.

In ogni caso aspetto sempre la risposta alla domanda fatta qualche post prima.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (02:14:13)
Raffaele Guariniello fa chiarezza come sempre. Ubi maior minor cessat.

COVID-19, IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO: OBBLIGO DEL DVR CORONAVIRUS (Guariniello)
TUTTI SI STANNO chiedendo se il datore di lavoro debba valutare il rischio coronavirus e individuare le misure di prevenzione contro tale rischio nel documento di valutazione dei rischi. A dare la risposta è, a ben vedere, l’art. 28, comma 2, lett. a), TUSL, ove si usa l’espressione “tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa”. Un’espressione altamente volutamente significativa, in quanto fa intendere che debbono essere valutati tutti rischi che possono profilarsi, non necessariamente a causa dell’attività lavorativa, bensì durante l’attività lavorativa: come appunto il coronavirus. Proprio quel “durante” induce a condividere la linea interpretativa accolta dalla Commissione per gli Interpelli nell’attualissimo Interpello n. 11 del 25 ottobre 2016: “il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i rischi legati alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento”.
Il Fatto Quotidiano 26/3/2020
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (08:58:49)
Si ricomincia con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.

Quando si cita qualcosa, bisogna farlo in modo completo e non funzionale a sostenete le proprie tesi.
Purtroppo, di questo, Dubini ci ha ormai abituati.

Allora, l'Interpello n° 11/2016 era stato proposto dalla UIL Trasporti:
"La UILTRASPORTI ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione relativamente alla sussistenza dell’obbligo, in capo al datore di lavoro, di considerare, nell’ambito della valutazione dei rischi, anche i rischi legati alla situazione ambientale (soprattutto nei paesi esteri) per il personale navigante delle compagnie aeree. In particolare, l’istante chiede di sapere: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), così come disciplinato dagli artt. 15, 17 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.

La risposta era stata la seguente:
"Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta."

Come si vede, appare evidente che l'aggravamento del rischio è dovuto ad una situazione specifica in un determinato contesto geografico in cui un lavoratore è inviato per svolgere l'attività.
Per questo motivo il DVR lo devo aggiornare prevedendo le misure per tutelare l'integrità psicofisica di un equipaggio inviato in un Paese a rischio guerra, attentato, epidemia, ecc. (ma questo l'avevo già spiegato nei precedenti post).

Una pandemia, invece, permea tutti gli ambienti di lavoro e di vita e, per questo, il rischio è considerato "rischio generico".

In merito a ciò che afferma il mentore di Dubini (da lui così definito già ai tempi della diatriba sui near miss nel 2015), va ricordato che il "rischio Corona Virus" non si manifesta SOLO durante il lavoro ma è presente anche negli ambienti di vita proprio perché si è davanti ad una pandemia.

Questa è la differenza sostanziale tra l'inviare i lavoratori in un particolare contesto ambientale dove c'è il virus e c'è SOLO lì e avere una pandemia diffusa a livello mondiale dove il rischio di contagio è diffuso ovunque e cioè sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita.

Non è difficile da capire.
Però se vivi in adorazione perpetua di un personaggio che si è sempre e solo occupato della Pubblica Accusa, diventa difficile comprenderlo.

Pertanto, negli ambienti di lavoro delle aziende (aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e in allegato XLIV), senza toccare il DVR che riguarda i rischi professionali, si deve tassativamente contestualizzare il Protocollo alle specificità dell'azienda per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Infine ripropongo a Dubini la domanda a cui continua a non rispondere ed il motivo è ormai chiaro:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (11:47:38)
De minimis non curat praetor.
Il DVR va fatto sempre e comunque. E deve essere aggiornato alle mutevoli circostanze lavorative. Il virus ha sconvolto il lavoro e qualcuno sostiene che non si deve aggiornare il DVR! Invece il DVR deve includere anche il rischio generico aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, come quello sanitario da agente biologico Covid-19. Rispettare la legge sanzionata penalmente sul DVR e sul suo aggiornamento non è un optional ma un obbligo non delegabile del datore di lavoro sanzionato penalmente. Datori di lavoro, se non aggiornate il DVR al rischio Coronavirus la prescrizione e la sanzione per violazione di legge contravvenzionale non viene fatta al consulente che ci ha detto di non aggiornare il DVR al Coronavirus ma a voi, ed eventualmente al medico competente, se è stato coinvolto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (11:59:07)
i continua con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.
Di meglio non riesce a fare.

Ripropongo la domanda che ho fatto e sarà così in seguito:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (13:24:20)
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
IL DATORE DI LAVORO DEVE NECESSARIAMENTE AGGIORNARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN SEGUITO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19?
Il Datore di Lavoro deve fornire informazioni ai lavoratori, anche mediante redazione di informative (o utilizzando opuscoli a disposizione, come quello redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che indica i 10 comportamenti da adottare per prevenire la diffusione del virus) e adottare precauzioni utili a prevenire l’affollamento e/o situazioni di potenziale contagio, quali quelle già suggerite nelle “Buone pratiche” approvate da ATS.
Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative.
ATS Bergamo
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (17:26:31)
Si continua con il copia incolla ossessivo-compulsivo.

ATS Bergamo.
"Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative"

Questi sono i rischi professionali del personale sanitario, delle aziende in allegato XLIV e di quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici.
Per questi, che già trattavano il rischio biologico nel loro DVR, il documento va aggiornato integrandolo con le prescrizioni del Protocollo.

Per le altre aziende, no.
Il rischio da Corona Virus non è un rischio professionale.
Leggiti l'incipit a pag. 3 del Protocollo.
E' un rischio generico anche se vai a lavorare perché sei in una pandemia.
Il rischio di contagio non c'è solo al lavoro ma anche nella vita sociale.
Questo vuol dire pandemia.

Per questa aziende, bisogna contestualizzare il Protocollo alle specificità delle imprese in funzione delle attività svolte e verificare che sia compiutamente applicato.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (17:47:55)
Repetita Iuvant
Valutazione rischi da riscrivere dopo il Covid-19
di Daniele Cirioli
Il contagio conclamato in Italia del nuovo virus, infatti, impone alle aziende l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi per la presenza del nuovo rischio biologico, nonché la fornitura dei dispositivi di protezione individuali (le mascherine).
. La principale criticità che devono affrontare datori di lavoro e consulenti è la sicurezza lavoro, aspetto di particolare importanza atteso che, ai sensi del Tu sicurezza (dlgs n. 81/2008), la responsabilita ricade esclusivamente sul datore di lavoro. Il coronavirus rappresenta un nuovo rischio biologico che impone al datore di lavoro di tutelare i lavoratori. In collaborazione con il medico competente, quindi, deve procedere innanzitutto ad aggiornare il documento di valutazione rischi; quindi deve individuare le misure di prevenzione, tra cui la fornitura di Dpi (dispositivi protezione individuale); deve fornire adeguata formazione agli addetti al pronto soccorso e ai lavoratori; e così via. Tra le misure da adottare rientrano, certamente, quelle indicate dal ministero della salute nella nota n. 1141/2020, vale a dire: lavarsi frequentemente le mani; porre attenzione all'igiene delle superfici; evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali; non recarsi al pronto soccorso, in ospedale o dal medico in caso di sospetto contagio, ma attendere i servizi sanitari di pronto soccorso.
Italia Oggi 22.2.2020

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (18:35:37)
Daniele Cirioli, cattolico, è sposato e papà di tre figli. Vive ad Alife (CE). Dottore di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro, è collaboratore di riferimento del quotidiano ItaliaOggi per le tematiche del lavoro e della previdenza.

Nessun dubbio sulla competenza nel suo settore.
Qui, però, parliamo d'altro senza dimenticare che è un articolo di un mese fa.

Faccio riferimento a quello che scrivono il prof. Pascucci, il prof. Lepore, l'avv. Fantini, il prof. Pelusi, ecc. che sono esperti del settore.

Del resto se qualcuno avesse un problema di emorroidi, non penso che andrà dal ginecologo.
E' vero che si tratta sempre di "cavità" ma è sempre meglio andare dal proctologo.
A ciascuno il suo.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (19:00:38)
Gutta cavat lapidem.
Secondo le disposizioni riguardanti l’Inail contenute nel Decreto Legge n°. 18 del 17 marzo 2020 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19” (il cosiddetto “Cura Italia”), il contagio da Covid-19 avvenuto in occasione di lavoro è da considerare a tutti gli effetti un infortunio.
Il punto 2 dell’articolo 42 del Decreto “Cura Italia”, infatti, chiarisce che “nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS – CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni Inail nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati”.
La Nota Inail n°. 3675 del 17 marzo 2020 specifica che, ai fini del computo della decorrenza della tutela Inail, il termine iniziale è quello della data di attestazione positiva dell’avvenuto contagio tramite il test specifico di conferma (il cosiddetto “tampone”) da parte delle autorità sanitarie.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (21:08:59)
Questa l'avevi già copia-incollata.

ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (01:15:57)
Vulpem pilum mutare, non mores.
Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro (INAIL)
Il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro. Questa sezione fornisce indicazioni di tipo generale e, laddove disponibili, specifiche per particolari ambienti di lavoro che possono essere d'aiuto nella fase di valutazione del rischio biologico.

Per stimare l'entità del rischio da esposizione ad agenti biologici, nel processo di valutazione è necessario:

identificare i pericoli anche potenziali
stimare la gravità delle conseguenze derivanti dall'esposizione a tali pericoli
identificare e quantificare i soggetti esposti
misurare l'entità di tale esposizione.
La valutazione del rischio biologico presenta tuttavia aspetti di incertezza notevoli, legati principalmente alla grande varietà di agenti da valutare, molti dei quali caratterizzati da complesse interazioni interspecifiche e ambientali che possono favorirne o limitarne la proliferazione, e alla diversa risposta di ciascun individuo all'esposizione.

Riguardo quest'ultimo punto, infatti, la valutazione del rischio deve tenere conto di tutti i lavoratori anche quelli temporanenamente o stabilmente più sensibili, quali ad esempio coloro che presentano una diminuzione delle difese immunitarie o le donne in gravidanza. Sarebbe molto utile, in fase di analisi dei rischi, conoscere:

la modalità di interazione microrganismo-ospite
il ciclo complessivo dell'infezione
eventuali fattori favorenti l'infezione o in grado di aumentare la patogenicità
la misura esatta della dose.
Tali informazioni, però, non sempre sono disponibili; la stima dell'esposizione, per esempio, valutabile attraverso la misura della contaminazione ambientale, presenta notevoli aspetti di incertezza: mancano metodiche di monitoraggio standardizzate, i dati sono spesso dispersi e non esistono valori limite di esposizione affidabili e definiti.

Inoltre, per la maggior parte degli agenti biologici non sono note le relazioni dose - effetto e dunque non si possono "definire" dosi utilizzabili come valori limite di esposizione. Ai fini preventivi, è comunemente adottato l'assunto conservativo secondo il quale non esiste una soglia di infettività, cioè è sufficiente anche un solo microrganismo a provocare l'infezione (Dose Minima Infettante, DI0 = 1) e, quando questa condizione è abbinata ad una elevata patogenicità (capacità di indurre una malattia in seguito ad infezione), trasmissibilità (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore ad un soggetto non infetto) e limitata neutralizzabilità (disponibilità di misure profilattiche o terapeutiche), l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio risulta l'eliminazione dell'esposizione.

Al termine del processo di valutazione del rischio il datore di lavoro è tenuto a predisporre gli interventi necessari alla riduzione, o eliminazione laddove possibile, dell'esposizione agli agenti biologici pericolosi e ad adottare le misure di prevenzione e protezione più idonee, commisurate all'entità del rischio.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (10:27:48)
Si continua con il copia-incolla ossessivo compulsivo.

Dice Inail
"Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro"

E quali sono queste aziende che cita l'INAIL?
Quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

Poi visto che sta saccheggiando gli aforismi in latino di Publio Ovidio Nasone, ecc., chiudo anche io con il latino:

"Vanum es ludere latrunculorum cum pullis columbae"


Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (11:51:14)
Par pari respondere dicto

In caso di organizzazione di attività di lavoro in luoghi ad elevato rischio di esposizione al virus, deve ritenersi legittimo e non sanzionabile disciplinarmente l’eventuale rifiuto opposto dal dipendente, in forza del principio per cui la violazione dell’art. 2087 c.c. legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, conservando il diritto alla retribuzione (cfr. Cass., Sez. lavoro, Sent., 19/01/2016, n. 836; Cass., Sez. lavoro, Sent., 01/04/2015, n. 6631).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (18:33:56)
Queste sono quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Qui parliamo di tutte le altre.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (20:31:32)
Parva volucris non ova magna parit
A quando una direttiva CE che regoli il rischio Pandemia e gli obblighi del datore di lavoro, direttamente collegata alla direttiva quadro 89/391 e dunque da recepire dentro il D.Lgs. n. 81/2008?
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
30/03/2020 (10:25:50)
Non la faranno mai perché la Pandemia o l'epidemia sono già rischi professionali per alcune categorie di lavoratori e sono coperti dai vari provvedimenti di recepimento nei vari Paesi membri UE.
Per le altre categorie di lavoratori sono rischi generici.

ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

De praesumptione semper ad deteriora invitat.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (13:09:17)
Certo che non capire che la valutazione del rischio biologico è obbligatoria non solo in caso di esposizione intenzionale, ma anche in caso di esposizione non deliberata, qualora emerga un rischio aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, e perfino in caso di esposizione occasionale ma prevedibile dimostra una incomprensione totale del dettato normativo del Dlgs n. 81/2008, che alla lettera a) dell'articolo 28 fa un preciso riferimento all'obbligo di valutare TUTTI i rischi presenti DURANTE l'attività lavorativa. Perciò in presenza di rischio durante l'attività lavorativa o il datore di lavoro valuta questo rischio, e l'attività prosegue, o può decidere di non valutare nulla, ma deve immediatamente sospendere l'attività lavorativa. Per non dire del ricorso massiccio allo smart working, che come dice giustamente il documento di Assolombarda del 2015, implica un obbligo inderogabile di valutare il rischio di questa modalità particolare di lavoro, con aggiornamento del DVR.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
31/03/2020 (18:32:58)
L'esposizione, anche non deliberata, deve avvenire durante l'espletamento della propria attività professionale e solo in quella.

Qui, invece, siamo in una pandemia, dove il rischio di contagio è presente anche al di fuori dell'attività lavorativa.
E' questa la differenza che fa sì che tale rischio, sempre per le aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e NON ricomprese tra quelle dell'allegato XLIV, venga definito dalle Autorità Pubbliche, come RISCHIO GENERICO.

E' semprelice da comprendere ……. sempre se lo si vuole.

Torno a rifare le due domande a cui continui a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

"Quando un ente di vigilanza andrà in un'azienda cosa verificherà?
Se il Protocollo è concretamente applicato oppure il nome dell'evidenza documentale in cui la contestualizzazione del Protocollo è stata descritta?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (19:48:09)
La Cassazione ha affermato con chiarezza il principio fondamentale del D.Lgs. n. 81/2008: la valutazione di TUTTI i rischi che si manifestano DURANTE il lavoro (art. 28 D.Lgs. n. 81/2008) deve essere effettuata col MASSIMO GRADO DI SPECIFICITÀ:
"Il datore di lavoro ha dunque l'obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all'interno dell'azienda e, all'esito, deve redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il documento di valutazione dei rischi previsto dall'art. 28 del D.lgs.n.81/2008, all'interno del quale è tenuto ad indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l'essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica (Sez. 4, n. 43786 del 17/09/2010, Cozzini e altri, Rv. 248943). E ciò perché in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato [Sez.4, n. 8622 del 04/12/2009 (dep. 03/03/2010), Giovannini, Rv. 246498]". Così Cassazione Penale, Sez. 4, 03 maggio 2019, n. 18323.

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