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Piano nazionale della prevenzione, intersettorialità e partecipazione

Piano nazionale della prevenzione, intersettorialità e partecipazione
09/01/2020: Indicazioni sul Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 e su alcune parole chiave per migliorare le strategie di prevenzione e promozione della salute. L’importanza della collaborazione intersettoriale e della partecipazione.

Milano, 9 Gen  – In Italia “sta cambiando velocemente il lavoro, la composizione demografica dei lavoratori, i settori economici, modificando i quadri di danno riconducibili a vecchi e nuovi rischi per la salute”. E in questa situazione al Sistema Sanitario Nazionale è richiesto “un approccio organico e strutturato alla tutela del lavoratore che si ponga, da una parte, in continuità con le precedenti pianificazioni, dall’altra che assicuri la capacità di saper affrontare i nuovi scenari”. In questo senso il prossimo Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 è occasione per “focalizzare le priorità e indirizzare le risorse a tutela del lavoratore”.

 

A ricordarlo è la presentazione del III Forum annuale del Gruppo Tecnico Interregionale Salute e Sicurezza sul Lavoro, dal titolo “SesTAnti - Sessioni Tematiche di Anticipazione delle attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali — 2019” (Milano, 16-17 luglio 2019). Un Forum che ci permette non solo di avere qualche anticipazione sulla vision e sui principi del prossimo Piano Nazionale della Prevenzione, ma anche di approfondire due temi importanti per una strategia efficace di prevenzione: la intersettorialità e la partecipazione.

 

Nell’articolo ci soffermiamo su:



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Il Piano Nazionale della Prevenzione

Nell’intervento “Pianificazione: intersettorialità, sinergia per una strategia efficace”, a cura della Dr.ssa Adriana Giannini e la Dr.ssa Mara Bernardini (Servizio Prevenzione collettiva e sanità pubblica - Direzione Generale cura della persona, salute e welfare - Regione Emilia-Romagna), si ricorda che “l'inarrestabile incremento delle risorse assegnate allo sviluppo dei servizi sanitari impegnati nella cura delle malattie non dà luogo a sostanziali incrementi nei livelli di salute della popolazione, per cui si sottolinea la necessità di dare maggior impulso a interventi di health promotion cioè rivolti al complesso dei fattori (politici, sociali, culturali, educativi, ecc.) che influenzano la tutela e lo sviluppo della salute che oggi definiamo intersettoriali (Ministro canadese alla sanità e all'assistenza, Marc Lalonde, 1974)”.

 

Il documento presenta, con riferimento al lavoro per il Piano Nazionale Prevenzione (PNP) 2020 – 2025, la vision del PNP:

  • “focus sui determinanti di malattia
  • affermare il ruolo cruciale della promozione della salute e della prevenzione
  • adottare un approccio di sanità pubblica che garantisca equità e contrasto alle diseguaglianze
  • pone le popolazioni e gli individui al centro degli interventi migliorandone la salute e il benessere
  • basare gli interventi sulle migliori evidenze di efficacia
  • la sfida del costo-efficacia degli interventi, dell’innovazione, della governance
  • lo sviluppo di competenze per i professionisti, la popolazione e gli individui”.  

 

Questi i principi del PNP:

  • “per una promozione della salute e una prevenzione attuata attraverso azioni che si dipanino in un quadro strategico di quinquennio
  • recepisce gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e incorpora gli obiettivi già decisi all’interno di Piani nazionali
  • intende valutare i risultati raggiunti attraverso indicatori di outcome oppure di output dei processi sanitari per i quali sia dimostrabile una relazione tra output e outcome
  • la messa a regime di registri e sorveglianze come elementi infrastrutturali indispensabili
  • produrre un impatto sia di salute sia di sistema e quindi di essere realizzati attraverso interventi sostenibili e ‘ordinari’
  • la trasversalità degli interventi tra diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative”.  

 

E con riferimento anche ai Piani Regionali di Prevenzione, si presentano alcune parole chiave:

  • “intersettorialità e integrazione
  • equità
  • partecipazione
  • evidence based
  • costo efficacia” 

 

L’importanza della collaborazione intersettoriale

Riguardo all’intersettorialità si indica che “l’OMS definisce la collaborazione intersettoriale ‘una relazione riconosciuta tra due o più soggetti appartenenti a diversi settori della società, costituita allo scopo di intraprendere azioni finalizzate a raggiungere risultati di salute o risultati intermedi di salute, rispetto a una problematica specifica, secondo modalità più efficaci, efficienti o sostenibili rispetto a quelle che potrebbero essere intraprese dal solo settore sanitario’ (1998)”. L’intersettorialità – continua l’intervento - si basa “sul riconoscimento della salute quale processo complesso che implica interdipendenza tra innumerevoli determinanti:

  • personali,
  • genetici,
  • di genere,
  • stili di vita,
  • socio-economici,
  • ambientali,
  • culturali,
  • lavorativi,
  • ecc…”.

 

In questo senso la promozione della salute “è un processo complesso che richiede un largo coinvolgimento e una corresponsabilità di attori diversi:

  • i governi a tutti i livelli,
  • la società civile,
  • il settore privato,
  • il mondo scientifico e accademico,
  • i professionisti della salute,
  • le comunità,
  • e ogni singolo cittadino, per sviluppare una cultura della condivisione e una comune comprensione sui determinanti della salute e per definire ambiti sinergici di intervento”.

 

L’importanza della partecipazione

Si sottolinea che per agire efficacemente e in modo intersettoriale sui determinanti di salute “sono necessarie alleanze e sinergie tra forze diverse”.

E tradurre nella pratica l’intersettorialità “significa rafforzare:

  • la programmazione congiunta su obiettivi comuni e conseguentemente diminuire la frammentazione di programmi e interventi;
  • l’integrazione di servizi e funzioni;
  • l’organizzazione di percorsi formativi rivolti ai professionisti e ai soggetti di tutti i settori coinvolti e finalizzati al trasferimento di conoscenze e a favorire la costruzione di reti”. 

 

Nelle slide dell’intervento si ricorda l’approccio per setting, con riferimento al “promuovere la salute delle persone nei contesti in cui vivono, lavorano, apprendono, si divertono” e al macro Obiettivo 4.4 (Prevenire infortuni e incidenti sul lavoro e ridurre la gravità degli esiti; prevenire le malattie professionali e ridurre la gravità degli esiti: tutela della salute globale del lavoratore). 

Si segnala poi che l’intera struttura del LEA (livello essenziali di assistenza) Prevenzione:

  • “è coerente con l’impianto del PNP e affronta ampiamente tutte le macro aree previste dal Piano, dal controllo delle malattie trasmissibili, alla prevenzione e alla sicurezza nei luoghi di lavoro, alle tematiche ambientali e agli aspetti della sicurezza nutrizionale
  • richiama l’approccio intersettoriale e potenzia la partecipazione, attraverso la costruzione di reti locali e alleanze tra soggetti istituzionali, sociali, imprenditoriali e professionali per politiche e azioni finalizzate a promuovere il benessere in tutte le fasce di età, comprese quelle in cui gli individui sono in età lavorativa”. 

 

L’intervento si sofferma poi sulla partecipazione nel D. Lgs. 81/2008:

  • Con il D.Lgs. 81/2008 “la sicurezza nei luoghi di lavoro si consegue con la partecipazione di tutti, dallo stesso datore di lavoro, ai dipendenti, ai loro rappresentanti
  • Ancora prima, il D.Lgs. 626/94 propone un nuovo modello di gestione della sicurezza che si fondava sulla partecipazione dei lavoratori. Vennero introdotti tre aspetti quali la formazione, l'informazione e la consultazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti”.

 

Riprendiamo dalle slide un’immagine sui flussi relazionali introdotti con il nuovo assetto normativo:

 

 

Le slide riportano poi un elenco dei luoghi istituzionali della partecipazione

 

Ad esempio a livello nazionale:

  • “Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di SSL art. 5 D.Lgs. 81/08 (Ministero Salute, Ministero Lavoro e Politiche sociali, Ministero Intreno con VVF e Soccorso Pubblica, Ministero Infrastrutture e Trasporti, quattro Regioni – partecipazione consultiva INAIL e IPSEMA)
  • Commissione Consultiva permanente per la SSL art. 6 D.Lgs. 81/08 (Ministeri Lavoro, Salute, Sviluppo economico, Infrastrutture e trasporti, Interno, Difesa, Politiche agricole, alimentari e forestali, Istruzione, dell’università e della ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica quando reputato necessario, Regioni e esperti designati delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, dei datori di lavoro, in medicina del lavoro, igiene industriale e impiantistica industriale e INAIL). Ha in capo molteplici funzioni in materia di prevenzione e promozione della salute e sicurezza sul lavoro”. 

 

E a livello regionale:

  • Comitati regionali di coordinamento art. 7 D.Lgs. 81/08 con funzioni di programmazione coordinata di interventi, nonché uniformità degli stessi ed il necessario raccordo con il Comitato di cui all’articolo 5 e con la Commissione di cui all’articolo 6 - Composizione in Emilia Emilia-Romagna: ENTI: Direzione Regionale INAIL – INAIL Settore Ricerca, Certificazione e Verifica - INPS – IIL Nord Est (Venezia) – VVF – Ufficio locale Marittimo – Capitaneria di Porto di Ravenna – Autorità Portuale di Ravenna – ARPAE – Comune di Bologna – Aziende USL della Regione Rappresentanze sindacali (CGIL, CISL, UIL e Coldiretti) – Rappresentanze datoriali (Confindustria, CNA, Confcommercio e Confesercenti
  • Ufficio Operativo DPCM 21/12/2007 composto da rappresentanti degli organi di vigilanza che pianifica il coordinamento delle rispettive attività, individuando le priorità a livello territoriale
  • Comitato regionale di coordinamento art. 7 D.Lgs. 81/08 emiliano-romagnolo.

Nelle slide sono riportati diversi esempi degli argomenti proposti e trattati a livello regionale.

 

Concludiamo soffermandoci su cosa sia l’intersettorialità e partecipazione nella pratica:

  1. “costruire convergenze programmatiche e alleanze di scopo e coinvolgere un ampio e qualificato numero di stakeholder
  2. creare occasioni di confronto, scambio, contaminazione di competenze, riconoscimento di identità e ruoli diversi
  3. trovare gli ambiti di progettazione partecipata o co – progettazione su obiettivi comuni e conseguentemente diminuire la frammentazione di programmi e interventi, mettendo a disposizione tutte le competenze e le professionalità esistenti nei nostri servizi, le buone pratiche, i dati derivanti dai sistemi di sorveglianza al fine dell’empowerment di tutti i soggetti partecipanti”. 

 

Sono poi riportate alcune definizioni di progettazione partecipata, una progettazione “che prevede la partecipazione anche di coloro che saranno i fruitori dell’oggetto che si sta progettando”. Si può intendere come “il coinvolgimento dei destinatari dei progetti nel processo di produzione dell’attività progettuale”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale delle slide che riportano ulteriori esempi, suggerimenti, indicazioni, anche normative, sulla intersettorialità e partecipazione.

 

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:

Pianificazione: intersettorialità, sinergia per una strategia efficace”, a cura della Dr.ssa Adriana Giannini e la Dr.ssa Mara Bernardini (Servizio Prevenzione collettiva e sanità pubblica - Direzione Generale cura della persona, salute e welfare - Regione Emilia-Romagna), intervento all’incontro “SesTAnti - Sessioni Tematiche di Anticipazione delle attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali — 2019” - III Forum annuale del Gruppo Tecnico Interregionale Salute e Sicurezza sul Lavoro (formato PDF, 871 kB).

 



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