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Ispesl: un dossier sui rischi psicosociali

Tiziano Menduto
 Tiziano Menduto
 Documentazione
10/12/2008: Sul sito dell’ISPESL sono presenti diversi documenti dedicati all’analisi e alla prevenzione dei rischi psicosociali. I problemi della rilevazione del rischio, la scala valutativa VAL.MOB. e una guida per il medico. Parte prima.
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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) è da sempre attento alle nuove domande di salute e sicurezza con cui gli operatori della prevenzione si trovano oggi a confrontarsi.
Da questo punto di vista è evidente che in questi ultimi anni sono in diminuzione le classiche patologie da lavoro tradizionale (polveri, fumi, gas e vapori, ...), mentre stanno aumentando  sia i problemi riconducibili al disagio lavorativo, sia le patologie attribuibili ad una origine multifattoriale.
Alle problematiche connesse a questo disagio, allo stress lavoro correlato e ai rischi psicosociali il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’ISPESL dedica uno specifico dossier che raccoglie diversi documenti utili a lavoratori, medici e datori di lavoro.
 

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In questa prima parte presentiamo brevemente i primi tre documenti (attualmente ne sono presenti sei) del dossier.
 
La rilevazione del rischio psicosociale
Il primo documento, intitolato “La rilevazione del rischio psicosociale: rassegna di metodologia e strumenti di misura”, è in realtà un articolo  pubblicato su Fogli d'Informazione a cura di Christian Nardella, Patrizia Deitinger e Antonio Aiello.
L’obiettivo di questo articolo è “fornire un contributo ai temi della sicurezza attraverso una rassegna dei principali strumenti di valutazione e prevenzione che hanno concentrato l’attenzione sugli aspetti multidimensionali del contesto organizzativo”.
 
L’articolo ricorda che la psicologia della salute ha spesso “utilizzato il concetto di valutazione dei rischi previsto per il controllo dei rischi fisici”.
Ma sono molte le differenze che si possono individuare tra la valutazione dei rischi fisici e la valutazione dei rischi psicosociali.
Se nella prima “l’esposizione a specifici fattori, come ad esempio alti livelli di radiazioni, viene riconosciuta di per sé come negativa per la salute di tutti i lavoratori, mentre altre sostanze sono prive di pericolo per tutti”, nella seconda un tale ragionamento non può essere applicato: i rischi psicosociali possono infatti essere definiti come “un’interazione tra le caratteristiche e il contesto del lavoro e le caratteristiche soggettive del lavoratore”.
 
Nelle conclusioni l’articolo ricorda che “porsi il problema della valutazione dei rischi psicosociali implica affrontare anche gli aspetti relativi alla gestione delle risorse umane”.
E se “da tempo si sottolinea come l’Italia abbia problemi di competitività su un mercato del lavoro sempre più complesso e globale”, non è possibile prescindere oggi dal “concetto di sostenibilità (ossia creare sistemi di lavoro sostenibili) nelle sue quattro dimensioni di:
- rigenerazione e sviluppo delle risorse umane;
- promozione della qualità della vita lavorativa e di prestazioni competitive;
- natura dei processi di cambiamento sostenibili per rinnovamento e apprendimento;
- creazione di occupazione”.
Si deve dunque “prendere atto di come non sia possibile affrontare le sfide che tale mercato pone costantemente, senza una adeguata gestione delle risorse umane, operando una convergenza tra qualità della vita lavorativa e competitività”.
Infatti solo un lavoratore che operi in una situazione di benessere, in un ambiente dove sia riconosciuta la sua professionalità, dove possa “essere partecipe dei processi lavorativi”, sarà fortemente motivato e disponibile ad impegnarsi nel proprio lavoro.
 
La scala VAL.MOB.
Il secondo documento è invece un articolo pubblicato su Prevenzione Oggi a cura di Antonio Aiello dell’Università di Cagliari e di Patrizia Deitinger, Christian Nardella e Michela Bonafede dell’ISPESL. 
L’articolo, intitolato “Uno strumento valutativo del rischio mobbing nei contesti organizzativi: la scala VAL.MOB.”, vuole costruire uno “specifico strumento psicometrico atto a valutare aspetti, fattori intervenienti e caratteristiche del mobbing, in un’ottica pluridisciplinare”.
Infatti il documento sottolinea la necessità di sviluppo ed accreditamento, presso la “comunità scientifico-professionale”, “di nuovi ed affidabili strumenti diagnostici e prognostici che insistano sulla complessa e multi sfaccettata natura del fenomeno mobbing”.
 
Per costruire lo strumento psicometrico sopraindicato, “con le dovute qualità di attendibilità metrico-valutative”, vengono presentati gli esiti di uno studio in cui sono stati intervistati 441 soggetti - suddivisi in due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo – attraverso un questionario multicomposto.
Tale questionario ha “permesso di indagare su sette principali dimensioni”:
- “aspetti di disagio;
- minacce e violenze;
- isolamento;
- comunicazione;
- socialità orizzontale e verticale;
- attaccamento al lavoro;
- clima affettivo/emozionale”.
 
Le analisi statistiche applicate ai dati – continua l’articolo – “hanno evidenziato che la scala denominata VAL.MOB. si caratterizza per:
- un’ottimale struttura fattoriale dotata di validità e attendibilità psicometrica;
- una buona capacità di “discriminare significativamente tra soggetti ‘mobbizzatì o meno, evidenziando una corretta discriminazione predittiva nell’84% dei casi”.
 
In particolare nella scala VAL.MOB. riguardo ai punteggi nei fattori Relazionale, Intrusività/Ingerenza, Dequalificazione e nella Scala Sintomatologica:
- “un grado di mobbing basso (B) è sostanziato da punteggi bassi”;
- un grado di mobbing medio-basso (MB) da punteggi medio bassi;
- un grado di mobbing medio-alto (MA) da punteggi medio alti;
- un grado di mobbing alto (A) da punteggi alti.
 
Per rafforzare la generalizzabilità della scala e la verifica dell'articolazione dei nessi tra mobbing e le altre variabili “è già stata avviata una fase di ampliamento ed estensione del presente studio a contesti lavorativi e socio-organizzativi altamente diversificati sotto vari profili”.
 
Una guida per il medico
Il terzo documento presente nel dossier, “Stress e Mobbing - Guida per il medico”, vuole essere uno strumento utile per il medico di famiglia, il medico del lavoro e per i professionisti sia per fare una diagnosi di mobbing che per organizzare la prevenzione.
Il documento, già presentato in un precedente articolo di PuntoSicuro, si colloca nell'ambito del Progetto Strategico (2000), che il Ministero della Salute ha voluto dedicare alla prevenzione dei rischi per la salute negli ambienti di vita e di lavoro.
In particolare questo progetto intende “richiamare l'attenzione degli operatori sanitari (medico di famiglia, psichiatra, psicologo, ecc.), in quanto interlocutori privilegiati di coloro che si trovano a soffrire personalmente le costrittività di una struttura organizzativa, per diversi motivi (cambiamento organizzativo, mancanza di una politica del personale, stili di leadership inadeguati, ecc.) disfunzionale”.
 
Nella seconda parte di questo articolo presenteremo altri tre documenti: il primo dedicato al  counselling nei luoghi di lavoro, il secondo alla valutazione dei fattori psicosociali secondo la versione italiana del job content questionnaire di R.A.Karasek e, infine, un’indagine conoscitiva sul fenomeno mobbing nel settore elettrico.
 
 
La rilevazione del rischio psicosociale: rassegna di metodologia e strumenti di misura”,  Fogli d'Informazione, gennaio/marzo 2007, a cura di Christian Nardella, Patrizia Deitinger e Antonio Aiello (formato PDF, 67 kB).
 
Uno strumento valutativo del rischio mobbing nei contesti organizzativi: la scala VAL.MOB.", Prevenzione Oggi, vol. 4, n. 3, luglio/settembre 2008, a cura di Antonio Aiello, Patrizia Deitinger, Christian Nardella e Michela Bonafede (formato PDF, 153 kB).
 
Stress e Mobbing - Guida per il medico”, Ispesl – Fondazione IRccs (formato PDF, 1.59 MB).
 
 
 
Tiziano Menduto



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