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Otto condanne per la morte di un sedicenne in un cantiere edile

Redazione
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 Edilizia
27/01/2000: La vittima rimase mezz'ora senza soccorsi, mentre i responsabili dell'impresa appaltante cancellavano le tracce dell'insicurezza del cantiere.
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Si e' concluso lunedi' il processo per la morte di un operaio edile, precipitato nella tromba dell'ascensore che stava intonacando.

I fatti si riferiscono al luglio 1996; un operaio sedicenne, che lavorava 'in nero' presso un palazzo in costruzione, mori' per le ferite riportate in seguito alla caduta nella tromba dell'ascensore, il cantiere non era dotato delle protezioni e delle misure di sicurezza previste dalla legge.

Inoltre il giovane rimase senza soccorsi per mezz'ora, mentre nel cantiere fervevano i lavori per cercare di mettere in sicurezza la struttura e simulare una diversa dinamica dell'infortunio. L'impresa appaltante si era affrettata a spedire la raccomandata per regolarizzare la posizione lavorativa del ragazzo.

La sentenza ha inflitto 8 condanne per omicidio colposo.
L'amministratore unico ed il responsabile della ditta che aveva l'appalto dei lavori nel cantiere sono stati condannati a 2 anni di reclusione; 3 anni invece per il titolare e il collaboratore dell'impresa che aveva in subappalto i lavori.

La pena piu' pesante, 4 anni di reclusione, e' stata inflitta al responsabile del cantiere, imputato non solo per omicidio colposo ma anche per frode processuale; altre tre persone sono state condannate a 2 anni per favoreggiamento, in quanto avevano taciuto ora e dinamica dell'infortunio ed avevano contribuito a sviare le indagini.

Per i genitori del giovane e' stato fissato un indennizzo pari a 400 milioni.
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