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Formazione dei lavoratori: difficoltà e prospettive

Redazione
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 Edilizia
24/09/2010: L’importanza della formazione nella prevenzione degli incidenti e le prospettive future alla luce del Testo Unico. La correlazione tra formazione e incidenti, le esperienze positive e negative, i suggerimenti per una formazione efficace.
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Il Decreto legislativo 81/2008 ha assegnato un ruolo strategico ai processi di informazione, formazione ed addestramento dei lavoratori e di tutti gli attori della sicurezza aziendale. Ed è ormai evidente a tutti, legislatori e non, l’importanza per la prevenzione degli incidenti di una formazione alla salute e sicurezza efficace.
 
Questo tema e gli aspetti critici correlati sono stati affrontati in un intervento al convegno nazionale “ Prospettive per il miglioramento della tutela della salute dei lavoratori”, un convegno che si è tenuto a Pisa nel maggio del 2009.
 
Nell’intervento di Aldo Fedi, dal titolo “ L’informazione e la formazione dei lavoratori”, si ricorda che “l’importanza della informazione e della formazione è ormai un dato accettato da tutti in ambito prevenzionistico”.
Per rinforzare questa connessione tra prevenzione e conoscenza, l’autore ricorda uno studio dal titolo “Una ricerca locale nell’ambito di un progetto ministeriale su Condizioni socio-economiche e mortalità a Reggio Emilia”  (a cura di Silvia Candela, Silvio Cavuto e Ferdinando Liberto) che dimostra “un rapporto significativo tra mortalità generale e titolo di studio”. Vi rimandiamo alla lettura – nelle slide dell’intervento - della tabella che riporta i dati relativi alla “mortalità generale in relazione a Titolo di studio nel periodo 1991-95”.
 

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Nell’intervento si constata come l’importanza della formazione “sia stata recepita anche dal legislatore nella stesura del D.L.vo 81/08” e sono riportate le definizioni e gli articoli del Testo Unico relativi alla formazione, informazione e addestramento.
In particolare si indica che nel Testo Unico l’informazione “non soltanto è prevista sui rischi per la salute e sicurezza, sulle procedure per il primo soccorso, la lotta antincendio e l’evacuazione dei lavoratori e sui nominativi dei vari incaricati, ma anche sui rischi specifici, sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e sulle misure di prevenzione adottate. E questo anche per i lavoratori a domicilio. Con l’avvertenza che deve essere facilmente comprensibile e previa verifica della comprensione della lingua utilizzata”.
E “il datore di lavoro deve assicurare un formazione sufficiente e adeguata, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo e assistenza, nonché ai rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda”.
 
Il problema è che, nonostante i contenuti delle disposizioni normative, la realtà nei luoghi di lavoro è, purtroppo, molto diversa da come dovrebbe essere sulla base della legislazione vigente.
Riprendiamo alcuni dei casi concreti riportati nell’intervento:
- in attuazione della LR 64/2003 “Norme per la prevenzione delle cadute dall’alto nei cantieri edili”, il Consiglio Regionale Toscano ha “finanziato incontri formativi rivolti ai lavoratori e organizzati da parte degli operatori dei servizi pubblici di prevenzione in collaborazione con organizzazioni sindacali, Enti Bilaterali del settore ed associazioni di categoria che avrebbero dovuto individuare cantieri e ditte disponibili ad ospitare interventi di formazione”. Tuttavia alla fine della prima fase del progetto (anni 2005-2007) “su un obiettivo di 696 interventi previsti ne sono stati realizzati soltanto il 38,5%”;
- in una indagine sulle condizioni di salute e sicurezza degli apprendisti nei luoghi di lavoro in un campione di 89 casi negli anni 2006-2007 nei comparti edilizia, calzaturiero, metalmeccanico, alberghiero e alimentare della zona Valdinievole (PT), è “emerso che la formazione è stata fatta soltanto al 40,4 % dei soggetti, su argomenti generali e non specifici, senza che esista un programma di formazione continua, con metodologie didattiche non interattive, prevalentemente fatta da consulenti esterni e con verifica finale di apprendimento solo in pochissimi casi”.
 
Di fronte ad una tale situazione occorre “valorizzare, innanzitutto, le esperienze positive e le buone prassi nel frattempo realizzate sia in ambito scolastico (es. Scuola Sicura, Sicurezza in cattedra e esperienze di materie curriculari) sia in ambito extrascolastico (es. formazione esterna per apprendisti, formazione professionale, LR 30/07 per lavoratori autonomi e hobbisti in agricoltura)” e su queste creare le basi del lavoro futuro.
Inoltre nuove opportunità vengono offerte dal Testo Unico. Il D.Lgs. 81/2008 stabilisce all’art.9 che alcuni enti pubblici operino “svolgendo in forma coordinata attività di progettazione ed erogazione di percorsi formativi, formazione per RSPP e ASPP, promozione e divulgazione della cultura e della sicurezza del lavoro nei percorsi formativi scolastici, universitari e delle istituzioni dell’alta formazione”.
 
Sempre nel Testo Unico all’art.10 si stabilisce che le Regioni, tramite le ASL del SSN, insieme ad altri enti, svolgono anche “attività di informazione e formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro in particolare nei confronti delle imprese artigiane, delle imprese agricole e delle piccole e medie imprese e delle rispettive associazioni dei datori di lavoro”.
Indicazioni che trovano riscontro nel successivo art.11 che “stabilisce che nell’ambito della Commissione Consultiva nazionale sono definite le attività promozionali della cultura e delle azioni di prevenzione con particolare riguardo a finanziamento di progetti formativi specificamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese, nonché riguardo al finanziamento delle attività degli istituti scolastici”.
 
Inoltre si ricorda l’Accordo Stato-Regioni del 20 novembre 2008 scorso “che ha destinato 30 milioni a Regioni e province autonome al fine di diffondere la cultura della sicurezza e per la realizzazione di una campagna straordinaria, per interventi di formazione progettati e realizzati anche dagli organismi paritetici e rivolti principalmente a presidi, insegnati e studenti, lavoratori stranieri, lavoratori con poca esperienza nelle mansioni svolte, lavoratori stagionali in agricoltura, datori di lavoro di piccole e medie imprese, RLS”.
Utile poi, per le aziende toscane, utilizzare le opportunità offerte dalla Legge regionale n.32 del 26 luglio 2002 “Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro” che “finanzia bandi relativi con un ruolo strategico delle Amministrazioni provinciali in materia di programmazione delle politiche del lavoro, della formazione e dell’istruzione con relativa ripartizione delle risorse”.
 
L’intervento, precedente alle modifiche operate dal D.Lgs. 106/2009, si conclude sottolineando l’importanza di affermare, “nei fatti, un ruolo centrale dei servizi pubblici, degli operatori della prevenzione e dei professionisti, con gli obiettivi di coprire il territorio e qualificare gli interventi”.
A tale scopo è opportuno:
- “definire correttamente le priorità circa i comparti a maggior rischio e i soggetti fragili quali giovani, apprendisti, soggetti con scarsi livelli di istruzione, istituti scolastici ad indirizzo professionalizzate, piccole e medie imprese, lavoro autonomo, RLS”;
- “avere una conoscenza adeguata del territorio, tramite un idoneo Sistema Informativo nazionale e regionale”;
- svolgere un efficace formazione dei formatori “in materia anche di nuove tecniche didattiche e di nuove tecnologie utilizzabili, puntando ad una integrazione efficace degli interventi a tutti i livelli”.
 
 
“L’informazione e la formazione dei lavoratori”, Aldo Fedi – Area Funzionale Prevenzione Valdinievole – Az.USL n. 3 Pistoia, slide (formato PDF, 187 kB), intervento al convegno nazionale “Prospettive per il miglioramento della tutela della salute dei lavoratori”.
 
 
 


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